Poveri Giudei, voi diceste allora: Sanguis eius super nos et super filios nostros (Matth. XXVII, 25). Voi v'imprecaste il castigo, e 'l castigo è già venuto; la vostra nazione già porta e porterà la pena di quel sangue innocente sino alla fine del mondo»

S. ALFONSO M. DE LIGUORI, Considerazioni ed affetti sovra la Passione di Gesù Cristo esposta semplicemente secondo la descrivono i Sagri Vangelisti, Napoli, 1761, ora in Opere Ascetiche, vol. V, Roma, 1934, p. 162-163.
Uno degli errori più ricorrenti nei moderni cattolici è quello di ritenere gli odierni ebrei come ancora popolo di Dio. E ciò lo fanno fraintendendo un passo della lettera di S. Paolo ai Romani, che reciterebbe nella sua "moderna" traduzione (Rm 11):

Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch'io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino.
Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita.
Cosa gli risponde però la voce divina?
Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
Così anche al presente c'è un resto, conforme a un'elezione per grazia.
E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, come sta scritto: Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchi per non sentire, fino al giorno d'oggi.
E Davide dice: Diventi la lor mensa un laccio, un tranello e un inciampo e serva loro di giusto castigo! Siano oscurati i loro occhi sì da non vedere, e fà loro curvare la schiena per sempre! Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia.
Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale! Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti? Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami.
Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell'olivo, non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell'infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te! Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. Quanto a loro, se non persevereranno nell'infedeltà, saranno anch'essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo! Se tu infatti sei stato reciso dall'oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo! Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.
Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto: Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati.
Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch'essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia! O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
Il testo è di per sè non troppo chiaro, preso isolatamente dal contesto. Va letto complessivamente insieme ai due precedenti capitoli.
San Paolo, infatti, nei capitoli, IX, X, XI della sua Lettera ai Romani, mentre è dolente che i giudei non giungono alla salvezza, insegna:
1) la salvezza non è legata ad una discendenza, ad una stirpe;
2) se è allora un dono gratuito di Dio, Egli è libero di offrirla a chi vuole (cfr. Rm 15, 3);
3) Dio, quindi, chiama i gentili a diventare suo popolo, escludendo alcuni ebrei, quelli cioè che non hanno riconosciuto che Cristo era il Figlio di Dio: quelli che, invece, l'hanno riconosciuto, come Maria e gli Apostoli, sono entrati a far parte del suo nuovo popolo;
4) la maggior parte d'Israele, invece, non è entrata a farvi parte, ostinandosi a non credere a Cristo, non raggiungendo la giustizia, cioè la salvezza (cfr. Rm 9, 30-33);
5) l'ignoranza d'Israele - quello cioè che non ha accolto il messaggio di Cristo - è inescusabile (Rm 10, 19-21);
6) per questo gli israeliti sono stati accecati (Rm 11, 7-8) ed allontanati: "i figli del regno saranno cacciati fuori", predisse Gesù (Mt 8, 11-12; Lc 13, 29-30);
7) e ciò sarà sino a quando non si saranno convertite tutte le genti a Cristo.

S. Paolo, quindi, non dice che Israele è anche ora il popolo eletto, come è stato affermato da qualche parte. Dice soltanto che Dio, per via dei Padri, continua ad amare ed ad offrire anche ai figli del popolo ebraico la sua misericordia affinché si convertano, e cioè, finalmente, riconoscano Cristo quale Messia, ne accettino il messaggio divino, ed abbiano la vita eterna (cfr. Gv 17, 3). Rimane dunque stabilito che, di fatto, ora Israele è nell’indurimento; ma verrà un giorno, dopo l’entrata totale dei gentili, che esso si salverà per la misericordia ed i giudizi imperscrutabili di Dio.
La miglior riprova che i giudei non sono più OGGI popolo eletto è dato dalle stesse parole di Gesù, secondo cui gli ebrei non avrebbero rivisto più il volto del Signore fino a quando non avrebbero esclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore»; Mt 23, 37-39; Lc 13, 33-35. Cfr. Sal 118; Sal 119, 26).
Ed ancora si legge sempre nel Vangelo:

«Non avete mai letto nelle Scritture: «La pietra rigettata dai costruttori è quella che è divenuta la pietra angolare; dal Signore è stato fatto questo ed è cosa meravigliosa ai nostri occhi»? Perciò io vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. E chi cadrà su questa pietra, sarà sfracellato, ed essa stritolerà colui sul quale cadrà. I principi dei sacerdoti e gli scribi udite le sue parole capirono che parlava di loro e volevano impadronirsi di lui; ma avevano paura del popolo che l’aveva in conto di profeta»

(Mt 21, 41-45)
Le parole di Gesù sono chiare: "vi sarà tolto il regno di Dio!". Tali parole si realizzeranno visibilmente con la distruzione del tempio di Gerusalemme.
Per questo essi sono riprovati. Dio li ama nella misura in cui desidera che anch'essi giungano alla salvezza, riconoscendo il Cristo.
Se, dunque, «i figli» dei lontani padri, cioè gli odierni ebrei, su cui certamente grava la responsabilità dell’uccisione di Cristo, di fatto rimangono ostinati nel loro indurimento ed accecamento e nella loro costante opposizione ed ostilità contro Cristo e la Sua Chiesa, e se nonostante la prova più evidente di Cristo e la Sua Chiesa, e la prova più evidente di Cristo risorto e del nuovo popolo (i gentili) entrato a far parte del regno di Dio, dopo il colpevole ripudio ebraico di Gesù Messia, continuano l’opera e l’atteggiamento dei padri, e non si decidono ad entrare, come tanti hanno fatto, nel regno di Dio, è ovvio che cadano nello stesso abbandono in cui caddero i padri, i quali ripudiarono Cristo, Figlio di Dio.
La maledizione ha, però, una scadenza, perché anche l’indurimento ha una scadenza. Un giorno, il popolo ebraico troverà e seguirà la via verso Cristo. Se nonostante la sua disperazione tra cento altri popoli esso è da Dio conservato per la maledizione, come un segno del divino giudizio, esso è contemporaneamente conservato come segno della benedizione divina, che alla fine supererà la maledizione. Allora si compiranno in esso tutte le promesse fatte sin da principio, le quali non si sono potute realizzare per la sua resistenza. Allora si rivelerà l’amore di Dio per tutto il popolo convertito, non solo per un resto. «Perché i doni di grazia e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11, 29). La sordità e la cecità avranno fine allorché la pienezza dei gentili sarà entrata nel regno di Cristo.
La conversione e la salvezza del popolo eletto è legata al compimento del numero dei gentili. Allorché questo sarà raggiunto, verrà tolta la benda ora stesa sugli ciechi del suo cuore, per cui il popolo non riconosce Cristo (2 Cor 3, 15). Allora gli ebrei arriveranno ultimi là ove avrebbero potuto essere i primi (Mt 19, 30; 20, 16; Mc 10, 31; Lc 13, 30).
Questa è la dottrina da sempre professata dalla Chiesa. Non quella che viene confabulata da sedicenti cattolici.