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Visualizza Risultati Sondaggio: Jugoslavia 1988

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  • Alleanza Socialista del Popolo Lavoratore, socialista "autorevole"

    1 10.00%
  • Unione per le Riforme, socialdemocratico

    2 20.00%
  • Partito Comunista della Jugoslavia, comunista

    0 0%
  • DEMOS - tendenza social-liberale

    0 0%
  • DEMOS - tendenza cristiano-nazionale

    0 0%
  • DEMOS - tendenza liberale

    0 0%
  • DEMOS - tendenza islamica

    0 0%
  • DEMOS - minoranze etniche

    1 10.00%
  • Alleanza per una nuova Jugoslavia, monarchico - nazionalista / autoritario

    6 60.00%
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Risultati da 1 a 10 di 36
  1. #1
    Chap Socialist
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    Predefinito Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    1980: Il Glorioso Maresciallo Tito muore, lasciando dietro di sè lutto e scoramento, oltre a indici economici che mostrano il fiato. La Presidenza Federale, che ne prende il posto come ente collettivo formato dai rappresentanti delle 6 repubbliche e delle 2 province autonome della Federazione, nomina la croata Milka Planninc Primo Ministro, col compito di stabilizzare la situazione economica.

    1980-1984: Primo Governo Planninc. Di fronte alle crescenti richieste del Club di Londra perchè vengano saldati i conti, il governo Planninc, che oltre al debito estero fronteggia una fase di alta inflazione, alta disoccupazione, scarsa disciplina sul lavoro, rifiuta cortesemente le ricette di estrema aushterity proposte dal FMI. Le prime misure prese dal governo, però, non sono economiche. Di fronte alla crisi nella dirigenza serba, e ai moti filo-albanesi in Kosovo, la Planninc vince la sua diffidenza per le elitè belgradesi e si allea con Draza Markovic, un tecnocrate con tendenze autoritarie che è uno dei due uomini forti della Serbia, assieme al vecchio e corrottissimo Petar Stambolic. Il rinnovato asse croato-serbo permette l'imposizione dello stato di emergenza in tutto il Kosovo, nonostante le proteste della Slovenia. I nuclei propagandistici di Enver Hoxha sono brutalmente massacrati, ma per contenere le tensioni etniche si avvia una grandiosa serie di investimenti pubblici per sfruttare le risorse carbonifere e petrolifere della regione, dirottando fondi dal profluvio di università albanesi.
    Il passo successivo è una svalutazione del dinaro del 40%, e l'eliminazione della Bosnia dal novero delle regioni depresse destinatarie di aiuti federali, oltre al potenziamento della sua rete di industria pesante. Le regole sull'autogestione vengono alleggerite, e si permette a un'industria di esercitare maggiore controllo sulle sue filiali, oltre ad allentare i prerequisiti per joint-ventures con l'estero, consentire ai direttori di licenziare dipendenti inadempienti e indisciplinati, e persino per motivi economici tenuto conto di una graduatoria di merito. Inoltre, vengono cancellati quasi tutti i prerequisiti all'avvio di una nuova impresa, favorite fiscalmente le PMI e si permette il fallimento delle aziende, impedendo ai comuni di metterci bocca. Anche se non viene permessa l'emissione di azioni, vengono generalizzati e resi obbligatori i "certificati di lavoro passato", che garantiscono quote sul prodotto futuro dell'azienda ai dipendenti che abbiano rinunciato a parte del loro salario per favorire l'investimento, e che possono essere utilizzate come titoli di credito: in questo settore, si separa nuovamente l'emissione creditizia dall'influenza delle imprese, riportando i bassissimi tassi di interesse a un livello più umano. Le 6 banche centrali del Paese vengono riunificate in un'unica Banca Popolare, contenendo l'emissione di moneta, e si impedisce inoltre alle aziende di contrarre debiti sulla base di certificati di produzione futura.

    Questi provvedimenti vengono incontro alle richieste slovene, permettendo di assorbire lo shock kosovaro e contestualmente di far ingoiare a Lubiana la cancellazione dei sussidi diretti all'export, che raggiungono il 10% delle spese statali, l'abolizione di ogni vincolo interno alla libera circolazione di merci e persone, degli strettissimi controlli sui capitali e una serie di restrizioni draconiane alle importazioni: i fondi vengono interamente accantonati per pagare i debiti a breve termine, mentre il pagamento di quelli a lungo termine viene rinegoziato col FMI in modo da spalmarlo su un arco di tempo più sostenibile.

    Viene inoltre varata una viuuuulenta politica antitrust, smembrando le potenti concentrazioni economiche installatesi in tutte le repubbliche della federazione.

    I risultati sono ambivalenti: se le politiche espansive, la svalutazione e l'allentamento del controllo sul debito aumentano ulteriormente l'inflazione, si fanno sentire in fretta gli effetti positivi della stretta monetaria-consumistica e della lotta ai trusts, bloccando la crescita dell'indice dei prezzi e arrivando a ridurlo. Sono comunque anni di lacrime e sangue, ma la liberalizzazione interna del mercato permette all'ingente risparmio privato iugoslavo (che arriva fino al 25% del reddito medio di una famiglia), e in particolare agli ex emigranti tornati a casa che dispongono di ingenti riserve di valuta, di rientrare rapidamente nel mercato, con una fioritura di piccole e medie imprese che va rapidamente a colmare le nicchie lasciate vuote dai grandi monopoli. Le politiche di restrizioni all'import e controlli sui capitali, nel frattempo, stabilizzano la bilancia commerciale.

    1984-1988: Milka Planninc viene rieletta plebiscitariamente dalla Presidenza collettiva, e si avvia a una serie di rigorose riforme istituzionali. Sfruttando i buoni rapporti intessuti nei quattro anni precedenti, la Planninc procede a una drastica ristrutturazione dello Stato. Vengono precisati i limiti di competenza federali, repubblicani e comunali; per ovviare al problema delle minoranze etniche, vengono create delle Regioni a Statuto Speciale, con meno competenze legislative delle vecchie province autonome ma maggiore autonomia finanziaria. Oltre a Kosovo e Vojvodina, per contentare la Serbia ne vengono istituite una serba in Bosnia, e due in Croazia (Krajna e Slavonia); la Croazia viene a sua volta accontentata con una regione a statuto speciale in Erzegovina; la Bosnia, dove cresce un sentimento di accerchiamento e di paura, viene tranquillizzata temporaneamente con una regione islamica nel Sangiaccato montenegrino. Si intensificano i legami con la Cina a livello politico ed economico, mia inizia anche una marcia verso l'UE. Gli italiani sono nuovamente liberi di acquisire proprietà in Jugoslavia, in cambio di protezione per la minoranza slovena in Friuli.
    Inoltre, il governo viene reso responsabile davanti al Parlamento e si abolisce la presidenza collettiva, sostituita con una Camera delle Repubbliche direttamente eletta, che elegge a due terzi inderogabili dei voti un Presidente-garante.
    Frattanto, in Serbia, il giovane Slobodan Milosevic viene sconfitto al congresso della sezione belgradese: i corrotti fratelli Stambolic che lo appoggiano sono infatti traditi dall'influente generale Ljubcic, che si schiera a fianco di Markovic e del suo protetto, un giovane medico belgradese di cui non ricordo il nome e che guida la federazione giovanile del partito serbo.
    Alla fine del 1988, presagendo il prossimo crollo delle democrazie popolari, Milka Planninc apre al multipartitismo e indice nuove elezioni generali.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    monarchia. Cetnici per tutti i gusti, richiamate il re e fucilate tutti i socialisti.

  3. #3
    Chap Socialist
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Il sistema elettorale è un maggioritario a doppio turno, modello francese: con questo primo sondaggio, vedremo il primo turno elettorale.

    Siccome ci voglio scrivere sopra una ucronia dettagliata, non è detto che accetti il risultato delle urne magari, possiamo fare due sondaggi

    I partiti :


    Alleanza Socialista del Popolo Lavoratore

    Partito erede della Lega dei Comunisti, si dichiara a metà tra eurocomunismo e socialdemocrazia. Guidato da Milka Planninc, propone di proseguire la transizione alla democrazia ma senza tangere il sistema economico, basato sull'autogestione delle fabbriche, almeno nei suoi principi fondamentali. Vuole una progressiva virata verso un sistema istituzionale americano. Per una politica di equilibrio tra le potenze, candida alla presidenza il generale serbo Nikola Ljubcic.


    Unione per le Riforme: guidato dal riformista croato ed ex ministro del Tesoro Ante Markovic, chiede maggiore apertura democratica, maggiore collaborazione col FMI e una struttura confederale per la Jugoslavia. La sua apertura al mercato viene temperata dalla richiesta di ammortizzatori sociali e della cogestione. Per l'adesione alla UE, ma non alla NATO. Candida premier il militare sloveno piuttosto anticomunista Janez Jansa e presidente il vecio Ante Markovic. Per un premierato.

    Partito Comunista della Jugoslavia, scissione dalla Lega dei Comunisti di osservanti stretti: è filosovietico antigorbacioviano, guarda all'esperienza cinese e chiede maggiore centralizzazione a tutti i livelli economici. Molto popolare in Serbia, Montenegro e in certe zone della Slovenia, si è col tempo spostato su posizioni "grandi serbe" a danno degli "infidi" croati e dei "mafiosi " bosniaci. Guidato da Slobodan Milosevic, candida presidente Ivan Gracanin, coriaceo e cazzuto generale attivo nella repressione antikosovara.

    DEMOS: Eterogeneo cartello elettorale che raggruppa tutti i movimenti di opposizione all'ex regime. Ne fanno parte una tendenza social-liberale, guidata dal giovane ex comunista Zoran Djindic, una tendenza cristiano-nazionale spiccatamente grande-serba e grande-croata, guidata da Franjo Tudjman e dal patriarca serbo Pavle, una tendenza liberale atlantista e monetarista modello Friedman-Reagan-Thatcher, il gruppo delle minoranze etniche (italiani, ungheresi cattolici - visto che la Vojvodina industriale resta prevalentemente leale ai socialisti-, macedoni e tedeschi) e il gruppo islamico. Quest'ultimo è radicato in Bosnia, nel Sangiaccato e in Kosovo, ed è diviso a sua volta in due tendenze : una facente riferimento agli ex nuclei hoxiani in Albania, tatticamente alleata a quella islamico-oltranzista filo iraniana dell'imprigionato intellettuale bosniaco Izetbegovic, e una moderata, guidata dal poeta Ibhraim Rugova e dal maneggione e bancarottiere bosniaco Fikret Abdic. In economia, la coalizione è liberista, con diversi gradi di "Stato minimo", in politica estera atlantista, ma divisa tra euroscettici e euroentusiasti, in politica interna appoggia una forma confederale con forti esecutivi interni, ma ci sono forti tensioni sull'assetto politico tra centralizzatori repubblicani e autonomisti.
    Alleanza per una nuova Jugoslavia, monarchico - nazionalista / autoritario.
    Candida presidente il poeta serbo Dobrisa Kosic, ex comunista ora su posizioni paleolibertarian, e come primo ministro Igor Bakvar, sloveno capo di un comitato per i diritti civili.

    Alleanza per una nuova Jugoslavia: partito monarchico di tendenze scioviniste, confessionali e anche un pò xenofobe, propone il ritorno alla monarchia ma su basi ampiamente confederali. Anti-islamico, anti-comunista, protezionista, isolazionista, insomma il partito che già so vincerà le elezioni Ha compattato serbi e croati nella prospettiva di spartirsi la Bosnia, discriminare le minoranze islamiche, annientare il sistema di statuti speciali e lanciare rivendicazioni territoriali : il Banato rumeno, la Venezia Giulia italiana, il Burgenland austriaco, la Macedonia greca e bulgara. Guidato da Vuk Draskovic, ovviamente non esprime un candidato alla presidenza.

  4. #4
    Chap Socialist
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Exit polls:

    Prevedibile maggioranza assoluta socialista in molti collegi di Bosnia Islamica, Vojvodina, Montenegro, Macedonia. In queste aree dovrebbero ottenere un buon risultato le aree di Demos legate alle minoranze etniche, e in Bosnia e Macedonia anche l'Unione per le Riforme.

    Prevedibile complessiva maggioranza socialista in Serbia e Croazia. Nella prima, secondo posto combattuto tra comunisti e estrema destra, con DEMOS distante quarto, a prevalenza cristiano-nazionale e socio-liberale. Nella seconda, nonostante Markovic sia croato, prevedebile match all'ultimo sangue tra socialisti e DEMOS cristiano-nazionale / liberale per il primo posto, buon risultato ma non determinante per l'estrema destra, grazie al peso politico di Franjo Tudjman. Inesistenti o quasi i comunisti, ad eccezione delle regioni autonome serbe, dove è prevedibile che socialisti, comunisti ed estrema destra si spartiscano circa l'80%-90% dei voti.

    Prevedibile prevalenza delle opposizioni in Slovenia, con lotta serrata per il primo posto tra Unione Democratica e DEMOS. Inesistenti o quasi i comunisti e l'estrema destra.

    Prevedibile netta vittoria del DEMOS islamico in Kosovo, e sua buona affermazione nel Sangiaccato, che resta comunque a sicura prevalenza socialista.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Minoranze etniche, con tendenza a collaborare sia con islamici che con cristiani.
    Scopo ultimo, non ufficialmente dichiarato, arrivare al collasso della Jugo perchè ogni etnia possa essere riassorbita nella sua legittima nazione. Istria.Dalmazia-Fiume-Ragusa all'Italia insomma.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Povero Vuk Draskovic, un moderato, monarchico, eroe per quanto mi riguarda, messo nel ruolo dello xenofobo da parte di chi ha aperto il sondaggio.
    Si vede che a sinistra si vede la realtà colorata di rosso....


    Cmq voterei monarchici o minoranza italiana a seconda se fossi slavo o italiano.
    Ultima modifica di Gilbert; 17-11-09 alle 10:32

  7. #7
    Chap Socialist
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Citazione Originariamente Scritto da Gilbert Visualizza Messaggio
    Povero Vuk Draskovic, un moderato, monarchico, eroe per quanto mi riguarda, messo nel ruolo dello xenofobo da parte di chi ha aperto il sondaggio.
    Si vede che a sinistra si vede la realtà colorata di rosso....


    Cmq voterei monarchici o minoranza italiana a seconda se fossi slavo o italiano.
    Moderato un par de ciufoli, era un nazionalista esagitato che voleva lo smembramento della Bosnia ! :gratgrat:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Moderato un par de ciufoli, era un nazionalista esagitato che voleva lo smembramento della Bosnia ! :gratgrat:
    Un moderato, appunto.
    Visto che il leader degli ultras del Belgrado non s'è ancora dato alla politica, Vuk Draskovic fino alla vittoria!
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  9. #9
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Moderato un par de ciufoli, era un nazionalista esagitato che voleva lo smembramento della Bosnia ! :gratgrat:
    appunto! Era moderatissimo poverino.
    Anche io penso che sia una bestemmia la repubblica di Bosnia Erzegovina.
    Idiozia creata dall'ONU che mette insieme gente che si odia.
    Draskovic é un grande poveretto. Ed é uno dei pochi con le mani pulite.

  10. #10
    Chap Socialist
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    Predefinito Rif: Elezioni nella Repubblica Democratica Federativa di Jugoslavia

    Citazione Originariamente Scritto da Gilbert Visualizza Messaggio
    appunto! Era moderatissimo poverino.
    Anche io penso che sia una bestemmia la repubblica di Bosnia Erzegovina.
    Idiozia creata dall'ONU che mette insieme gente che si odia.
    Draskovic é un grande poveretto. Ed é uno dei pochi con le mani pulite.
    Draskovic e le sue camice azzurre hanno le mani insanguinate come gran parte della vecchia dirigenza serba. Fa ridere poi che un ex comunista di ferro come lui si sia riscoperto monarchico Dio Patria e Famiglia :sofico:

    La Bosnia esisteva già nel medioevo, neh ...

 

 
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