Come si sa i curdi iracheni hanno partecipato massicciamente alle elezioni. Anzi, di più: si sono votati fra loro un referendum indipendentista. Referendum “parallelo”, ossia illegale: un privilegio che si sono presi i collaborazionisti più fedeli degli occupanti. Per questo motivo i curdi, che fanno quel che vogliono nella loro zona (grazie anche all’attiva cooperazione del Mossad) hanno impedito il voto alle minoranze cristiane, assire e caldee e all’etnia turcomanna, che certamente avrebbero votato contro la secessione.
Il fatto ha altamente allarmato Ankara: il Kurdistan iracheno e indipendente sta diventando il polo d’attrazione, e la futura base militare, per il secessionismo dei curdi di Turchia.
Ne fa fede un rude avvertimento del ministro degli esteri turco Abdullah Gul, che ha intimato alla coalizione di “assumersi le sue responsabilità e mettere fine immediatamente allo spostamento di persone nel Kurdistan iracheno”. La Turchia è giunta a minacciare un suo intervento militare in Irak contro i curdi.
E’ una crisi grave. Ankara contava molto sull’alleanza semisegreta con Israele, e l’adesione alle finalità anti-musulmane della Casa Bianca, per strappare ampi benefici, come l’entrata nella UE. A causa di questa alleanza ha dato il suo assenso (e la sua cooperazione) all’invasione americana dell’Irak, ricevendo assicurazioni sulla questione curda.
Ora si accorge che i neocon compensano male i loro vassalli; la reazione dell’orgoglio turco può essere imprevedibile.
Sicché, nel corso di un vertice (segreto) fra il primo ministro palestinese Abu Mazen e il capo di stato maggiore israeliano, che ha avuto luogo in Turchia su richiesta israeliana, è comparso anche Douglas Feith, terzo viceministro alla Difesa americano, sharoniano e neocon.
Il fatto è che Feith ha appena annunciato le dimissioni, inseguito da sospetti di aver passato documenti riservati Usa ad Israele; è dunque un ministro dimezzato. I turchi non si sono lasciati incantare, anche perché delle tante promesse ebraiche non hanno visto concretersene nemmeno una.
Perciò sabato arriverà ad Ankara Condoleeza Rice, con lo scopo di rabbonirli. Come farà, è una questione interessante: ogni concessione ai turchi rischia di alienare i collaborazionisti curdi.
di Maurizio Blondet




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