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Discussione: "legittima Difesa"

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    Predefinito "legittima Difesa"

    CONTRIBUTO ALL’ASSISE FONDATIVA DI “LEGITTIMA DIFESA”

    MOVIMENTO POPOLARE DI LIBERAZIONE

    Il documento per la costituzione di “Legittima Difesa”, pur non avendo, per ovvie ragioni, pretese di esaustività ed essendo per forza di cose uno sforzo sintetico nell’approccio analitico ci sembra comunque un documento ben fatto che coglie i nodi essenziali del problema.
    Un documento che spiega da quale storia viene la parte migliore d’Europa, quella degli oppressi, degli sfruttati, delle lotte anticapitaliste che come un fil rouge hanno attraversato la storia del Vecchio Continente e che ancora oggi sono presenti, seppure in forme minoritarie.
    Vorremmo dare, tuttavia, nell’ambito del dibattito che si è aperto in seguito alla stesura del documento di “Legittima Difesa”, il nostro contributo con alcuni spunti di riflessione sul nascente soggetto.
    Il senso di riappropriazione della memoria, di ritrovare radici nelle società europee devastate dal nichilismo individualista che ha distrutto ogni vincolo comunitario, di appartenenza comune e di nazionalità, se non ridotta a puro sciovinismo succube del vincolo “occidentalista” è, secondo noi, una condizione necessaria per poter solo ipotizzare un percorso alternativo di pensiero ed azione antagonista.
    L’individuazione del nemico principale oggi è sin troppo ovvia per aggiungere altro a quanto già ben sottolineato nel documento, va considerato però che non si esce dal recinto posto a salvaguardia della sottomissione al pensiero filoamericano, se non si riesce a dare un impulso alla necessità di formare una visione del mondo alternativa a quella occidental-americana.
    In questo senso, un movimento politico-culturale che vuole essere latore di valori universalistici e che vuole contribuire alla rinascita della civiltà europea deve, obbligatoriamente, concentrare e dedicare le proprie forze all’analisi critica dell’attuale fase storica del capitalismo. Inoltre, se questo gruppo umano vorrà diffondere un messaggio basato sui principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza, dovrà, per forza di cose, avvicinarsi alla gente e cercare di comunicare nel modo più efficace possibile tali valori. Occorrerà attrezzarsi per tentare di avversare la dilagante alienazione che, per mezzo dell’ideologia-merce, ha creato una cesura tra gli individui e una separazione dalla propria natura umana.
    E’ un’impresa senza dubbio ambiziosa, che deve riallacciare il discorso con tutti i cittadini, cercando di rispondere ai loro bisogni principali, inserendoci nelle questioni che possono mettere in risalto le contraddizioni dei giochi di potere dei governi di turno. Bisognerà cioè adottare un “populismo” che, riempito di contenuti, andrà a colmare gli spazi politici che, inevitabilmente, saranno occupati prima o poi da altre forze.
    Molto è stato detto e numerosi dibattiti sono stati organizzati per discutere e criticare la vergognosa occupazione militare americana in Iraq, che è allo stesso tempo criminale ed immorale; ed è stato giustamente attribuito un valore di cruciale importanza alla coraggiosa resistenza che i partigiani iracheni stanno opponendo ai terroristi americani: senza il sacrificio delle loro vite, infatti, la realizzazione del progetto di supremazia globale statunitense sarebbe tragicamente dietro l’angolo.
    Chi si batte in Iraq, oltre a combattere per liberare il proprio paese dall’occupazione straniera, lo fa anche perché rifiuta un modello di società che sa che travolgerà, se i vincitori saranno gli USA, tutto quello che ritiene non funzionale agli schemi del capitale imperialista e cioè il Dio lì venerato, gli usi e i costumi, la lingua, tutto il patrimonio storico ereditato da un popolo in millenni di storia. Al loro posto catene di Mc Donald’s.
    Un patrimonio storico-religioso che si può criticare quanto si vuole, ma che rappresenta quel determinato popolo e che comunque va difeso senza giudicarlo con la nostra visione distorta da occidentali, perché esso rischia comunque di essere rimpiazzato dagli interessi oligarchici di un gruppo di multinazionali, e non certo da una società più democratica.
    Ora anche qui in Italia dobbiamo riuscire ad affermare una visione alternativa della società e della nostra storia in opposizione al modello americano dominante, espressione gramsciana delle classi dominanti “nazionali”, e per fare questo dobbiamo fare i conti con la migliore storia del nostro paese e dell’Europa per non essere semplicemente “esuli in patria”.
    La battaglia oggi delle classi dominate si gioca su questo terreno più che sul piano del rivendicazionismo economico o, meglio, si può coniugare la contestazione del modello sociale, se si riesce a connetterlo sul terreno più ampio e generale del modello americano nel suo complesso: culturale, politico, sul piano dei rapporti sociali e collettivi, sul piano financo artistico.
    A questo punto dobbiamo toccare la spinosa questione che è stata più volte affrontata, discussa e ribadita in molti articoli e assemblee pubbliche, nell’appello “People Smash America” del febbraio 2003, nella “Bozza di Manifesto per un Movimento di Resistenza all’Impero Americano” del maggio dello stesso anno, nel documento “Una Forza Popolare di Liberazione” del febbraio 2004, e in tante altre occasioni, di quello che intendiamo per antiamericanismo. Questa è la corrente di pensiero che si oppone all’ideologia che vede gli Stati Uniti come l’unica superpotenza imperialista mondiale, che si è rivestita del diritto-dovere di diventare un vero e proprio impero globale. Noi ci opponiamo all’americanismo, dottrina politica questa che affida agli USA il compito messianico di esportare la libertà e la democrazia in ogni angolo del mondo, a costo di schiacciare ogni tentativo di resistenza e di massacrare qualsiasi popolo si opponga a questo progetto farneticante.
    Non ci stancheremo mai di ripetere, però, che l’antiamericanismo non è una visione razzista della società americana e non dimentichiamo certo le lotte radicali degli operai americani, i wobblies, gli IWW (Industrial Workers of the World) dei primi anni del novecento, le lotte femministe, le lotte civili dei neri americani, e riteniamo che gli eredi di quei movimenti di protesta, così come tutti i cittadini americani che rifiutano il pensiero forte americanista, possono considerarsi certamente antiamericanisti, nello stesso modo in cui esistono italiani antifascisti e tedeschi antinazisti.
    Affermiamo, infine, che ogni lotta che si ponga oggi sul piano esclusivamente conflittuale tra destra e sinistra è inevitabilmente velleitaria ed inutile; oggi si gioca la partita della sopravvivenza delle generazioni future, e quel barlume di speranza che il socialismo possa riacquistare centralità nel cuore di tanti giovani è legato alla capacità di muovere i cuori e le menti contro l’ideologia che sta distruggendo ogni futuro non solo economico, ma di prospettiva esistenziale di milioni di persone: l’americanismo.
    Ogni impeto di giustizia, ogni richiamo alla fratellanza ed ai vincoli comunitari contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo sono nello stesso tempo pietre pesanti contro l’ideologia capitalista e americanista e paletti sufficienti a comporre un vasto arco di forze democratiche, popolari ed internazionaliste che, incuranti degli anatemi che proverranno da destra e da sinistra, sapranno costruire un pensiero forte alternativo all’ideologia di morte dell’uomo.

    I compagni di Socialismo e Liberazione
    ARAK

  2. #2
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    Ottima base per iniziare a trovare convergenze lasciandoci alle spalle i rottami dei fallimenti degli ismi e anti ismi novecenteschi.

 

 

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