Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    08 Oct 2004
    Messaggi
    438
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Elezioni farsa in Iraq per gli Ulema sono "illegittime

    Esultano gli occupanti imperialisti
    Elezioni farsa in Iraq per gli Ulema sono "illegittime".Dubbi sul numero dei votanti
    Ritirare subito le truppe di occupazione, cominciando dalle italiane
    Le elezioni del 30 gennaio per nominare i 275 componenti del parlamento che dovrà scrivere la nuova costituzione dell'Iraq si presentavano come una farsa inscenata dagli occupanti imperialisti e dal governo fantoccio di Allawi per dimostrare l'avanzamento del falso processo di "democratizzazione" del paese. E così è stato. A cominciare dal ridicolo balletto da Washington a Baghdad sul numero dei votanti che è passato in poche ore da un 72% a un circa il 60%; altre fonti non governative stimavano un dato attorno al 50%. Senza dimenticare che comunque i tempi del voto e il meccanismo elettorale sono stati imposti all'Iraq dagli occupanti con l'avallo della risoluzione 1546 approvata l'8 giugno scorso dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, che il voto in un paese sotto controllo militare straniero è tutt'altro che "libero".
    Per le elezioni farsa hanno esultato soprattutto gli occupanti imperialisti, impegnati ad accreditarle come una "svolta" determinante per il futuro del paese, sotto il loro controllo. Impegnati a dimostrare che il boicottaggio del voto dichiarato dalla comunità sunnita e da organizzazioni della resistenza sarebbe fallito. Impegnati anche a contare altri soldati caduti sotto il tiro della resistenza, dai 30 marines americani sull'elicottero caduto il 26 gennaio presso il confine con la Giordania agli almeno 10 soldati inglesi sull'aereo abbattuto da un missile terra-aria a pochi chilometri da Baghdad.
    I risultati ufficiali del voto per il parlamento, per i consigli regionali delle 18 province e per l'Assemblea nazionale del Kurdistan nelle tre province curde del nord, dovrebbero essere resi noti entro il 10 febbraio. Il parlamento eletto, denominato Assemblea nazionale di transizione, sceglierà fra i suoi componenti i tre membri del Consiglio presidenziale cui spetterà il compito di nominare il governo. Secondo la scaletta predisposta dalla risoluzione Onu il compito principale del nuovo parlamento è quello di redigere entro la metà di agosto il testo della Costituzione che dovrà essere ratificata da un referendum entro i due mesi successivi. La carta costituzionale sostituirà quella provvisoria varata un anno fa sotto la giurisdizione del proconsole americano Paul Bremer. Entro il 15 dicembre si terranno nuove elezioni politiche.
    Il primo passaggio è stata la farsa prevista. Quando mancavano ancora due ore alla chiusura dei seggi il Comitato elettorale iracheno annunciava una partecipazione al voto del 72%, quella auspicata una settimana prima da Bush. Un dato incontrollabile che ha comunque dato la stura agli entusiastici giudizi sul successo delle elezioni; un dato inizialmente accreditato anche dalla settantina di osservatori internazionali, che hanno ratificato la regolarità del voto presidiando solo i pochi seggi loro assegnati dagli occupanti, in seguito corretto con un 55%. A urne chiuse il portavoce della Commissione affermava che il 72% era solo un'ipotesi, il dato "più probabile è quello di 8 milioni di voti su oltre 14 milioni di elettori, quindi il 60%". Non è dato sapere la differenza tra quanti siano effettivamente gli elettori aventi diritto e quanti si siano registrati nelle liste per andare a votare, sui quali vengono fatti i calcoli della partecipazione al voto non riferiti quindi all'intero corpo elettorale. Ma anche stando al numero di voti e elettori annunciati dal portavoce della Commisione elettorale, il dato dei votanti sarebbe attorno al 55% e non al 60%; se si contano anche gli iracheni residenti all'estero, circa 1,2 milioni, la percentuale dei votanti scenderebbe a quasi il 50%. Da notare che degli 1,2 milioni di iracheni aventi diritto al voto e residenti all'estero si sono registrati per votare solo 280 mila. Lo sbandierato dato del 94% dei votanti fra gli iracheni all'estero è quindi in realtà poco più di un 20% del corpo elettorale.
    Le cifre fornite dal governo fantoccio sono state contestate dal consiglio degli Ulema sunniti che ha definito "illegittime" le elezioni. Il portavoce del consiglio, lo sceicco Omar, ha affermato che "il tasso di partecipazione non è stato così alto come si pretende e l'immagine data dai giornalisti non è reale perché i rappresentanti della stampa hanno avuto accesso solo a cinque seggi". "Le elezioni non possono risolvere i problemi dell'Iraq - ha aggiunto il portavoce - poiché questi dipendono dalla presenza di un potere che ci occupa e che si rifiuta persino di fissare un calendario per il ritiro". Gli Ulema chiedono la fine dell'occupazione del paese.
    La farsa del voto del 30 gennaio ha dato il via al percorso deciso dagli occupanti imperialisti che comunque resteranno in Iraq a tempo indeterminato, ovvero finché "non finiremo il lavoro" ha ribadito il nuovo segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Per la Rice, dalle urne "è emersa in Iraq la voce della libertà" come se il parziale esercizio del voto di una parte di iracheni fosse di per sé un'espressione di libertà a prescindere dalle condizioni di paese occupato nelle quali è l'Iraq. Questa è la "libertà" dell'imperialismo. Infatti concordi con le valutazioni degli Usa sono stati gli alleati nell'occupazione del paese, a partire da Gran Bretagna e Italia, ma anche i paesi imperialisti contrari alla guerra all'Iraq quali Francia, Germania e Russia, con l'aggiunta della Spagna di Zapatero. Tutti ansiosi di dare una mano per poter partecipare al processo di "ricostruzione e di democratizzazione" dell'Iraq, ovvero a partecipare alla spartizione della torta.
    Occorre invece che le truppe di occupazione dell'Iraq siano immediatamente ritirate, a cominciare da quelle italiane. Di tutt'altro avviso il governo Berlusconi, con il ministro degli Esteri Fini che ripete la formuletta ipocrita "l'Italia ritirerà le truppe non appena lo chiederà il governo legittimato dalle elezioni"; come non ricordare che il primo atto del governo fantoccio Allawi insediato dagli occupanti imperialisti a Baghdad fu la richiesta del mantenimento delle truppe straniere per garantire la "sicurezza" del governo. Anche la "sinistra" borghese italiana concorda a partire da Romano Prodi che ha definito la farsa elettorale "una grande prova di democrazia" e ha ribadito che "dobbiamo contribuire alla costruzione di una democrazia operante in Iraq, fino a che il popolo iracheno non sarà messo in grado di gestire il proprio futuro". Per chiudere con Fausto Bertinotti che chiede il ritiro delle truppe dopo aver affermato, in sintonia con la Rice, che "ogni volta che un popolo riesce a votare è un'esperienza che va apprezzata" (sic).

    www.pmli.it

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 Oct 2004
    Messaggi
    15,123
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Se ne intendono gli ulema sunniti di elezioni legittime.
    Per esempio il referendum sulla conferma di Saddam (100% dei voti).
    E fa specie che voi di sinistra difendiate questa gente che col 20% della popolazione aveva il 100% del potere: peggio degli afrikaner!

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Jun 2009
    Messaggi
    13,051
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    si ..si tutto bello, ma senza i sunniti non si governa e questo lo sanno tutti ..dagli americani agli stessi sciiti..

    In Origine Postato da IlikeUSA
    Se ne intendono gli ulema sunniti di elezioni legittime.
    Per esempio il referendum sulla conferma di Saddam (100% dei voti).
    E fa specie che voi di sinistra difendiate questa gente che col 20% della popolazione aveva il 100% del potere: peggio degli afrikaner!

  4. #4
    stellarossa1959
    Ospite

    Predefinito

    Iraq: democrazia o farsa?
    di Tom Bosco

    Diventa sempre più difficile rimanere calmi e obiettivi di fronte alla torrenziale quantità di idiozie e disinformazione propinata dalla stragrande maggioranza dei media ogni giorno che passa. L’ultima in ordine di tempo è il rapimento in Iraq di Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto: una giornalista”vera”, di quelle che lavorano sul campo cercando di farsi un quadro autentico della situazione, al contrario della maggior parte dei colleghi che se ne stanno tranquillamente rinchiusi negli alberghi della capitale costruendo i propri servizi in base alle veline rilasciate dalle autorità militari delle forze di occupazione. Diciamocelo chiaramente: è proprio per questo che è stata rapita. Quando sento le ipotesi ufficiali secondo le quali probabilmente è stata sequestrata da integralisti sunniti, contrari al suo palese appoggio all’emancipazione delle donne islamiche, mi domando se chi ha formulato questa spiegazione sia davvero così sprovveduto da non riuscire a cogliere il nesso fra quanto è accaduto e il fatto che fosse appena uscita da una moschea dove aveva intervistato, per oltre quattro ore, un gruppo di profughi provenienti da Falluja. Chissà cosa avrebbe potuto raccontarci su quanto è davvero successo laggiù, basandosi sulle testimonianze in prima persona di coloro che vi si trovavano, e che hanno vissuto sulla propria pelle una delle più tragiche vicende di questa sporca guerra… Mi auguro con tutto il cuore che torni presto sana e salva fra noi, ma non posso impedirmi di riandare con la memoria a Enzo Baldoni, un altro esempio di giornalismo indipendente e tremendamente scomodo, sequestrato e barbaramente ucciso da un gruppo di “terroristi” che, con ogni probabilità, sono armati e controllati da non meglio identificati servizi segreti che hanno tutto l’interesse a mettere a tacere qualunque fonte di informazione alternativa a quella ufficiale e a delegittimare il movimento di resistenza irachena, ormai regolarmente associato al terrorismo e a personaggi come il fantomatico al-Zarqawi, l’ipotetico braccio armato di al-Qaeda in Iraq che, se chiedete a me, probabilmente nemmeno esiste. Di questo personaggio mi occuperò estesamente quanto prima, non dubitate. E non mancheranno informazioni piuttosto sorprendenti…

    Ma a proposito di disinformazione, credo che le recenti “elezioni” irachene, propagandate come un ”trionfo della democrazia”, siano un ottimo esempio di come si possa stravolgere la realtà dei fatti ad uso e consumo degli interessi costituiti che gestiscono questa guerra assolutamente illegale sin da quando questa sciagurata avventura ha avuto inizio. Sia chiaro: personalmente nutro il più grande rispetto e ammirazione nei confronti di tutti quegli iracheni che, nonostante gli enormi rischi per la propria incolumità, si sono recati a votare, anche perché nella maggioranza dei casi l’hanno fatto nella speranza di poter riprendere in mano il destino del loro paese e di poter deliberare “democraticamente” la fuoriuscita delle truppe di occupazione. Ma lo stesso Robert Fisk ha fatto notare come le telecamere dei media di tutto il mondo, le quali mostravano lunghe file di cittadini in attesa di poter votare, fossero confinate esattamente a cinque seggi, localizzati in aree a predominanza scita e letteralmente circondate da legioni di truppe e mezzi corazzati, in modo da fornire l’impressione di una grande partecipazione popolare. Lontano dalle telecamere, ci sono stati attacchi ai seggi a Baghdad, Balad, Bassora, Baquba, Hilla, Kirkuk, Mosul, Tal Afar, Al-Duluiya, Al-Mhawil, Al Muqtadiya e Samarra.

    Tanto per darvi un’idea del grado di manipolazione mediatica attorno a queste “elezioni”, sentite questa: i corrispondenti di Mafkarat al-Islam, quotidiano in lingua araba, sin dalle prime ore del mattino di domenica erano in giro per le vie di Baghdad allo scopo di documentare e verificare il regolare svolgimento di queste votazioni fortemente volute dall’amministrazione USA. Nel corso della giornata, hanno rilevato numerosi casi di veri e propri brogli. Sia il Partito Comunista Iracheno, organizzazione fantoccio spalleggiata dalle truppe di occupazione, sia il Partito di Unità Nazionale guidato dal “primo ministro” Allawi, avevano assoldato gruppi di donne, bambini, giovani e disoccupati portandoli diverse volte di fronte alle telecamere delle varie televisioni per mostrare come vi fosse un gran numero di votanti ai seggi elettorali. Stessa cosa per quel che riguarda il principale partito curdo di Jalal Talibani, che ha offerto soldi e gadget elettronici, ad esempio radioline portatili, a tutti quelli che si recavano ai seggi per votare.

    Sono emerse precise testimonianze secondo le quali nel distretto di al-Karakh ath-Thani, presso Baghdad, a coloro che si recavano nei seggi veniva chiesto di votare per uno specifico candidato e, in svariati casi, erano gli stessi funzionari a compilare le schede per conto degli elettori. In quello di Mahallat ash-Shaykh Ma'ruf al-Karakhi vi sono stati quattro casi confermati di voti falsi nel giro di cinque minuti: membri dell’Iraqi National Congress Party (quello del discusso Ahmad Chalabi) introducevano nel seggio cittadini non iracheni, con tutta probabilità iraniani, ai quali venivano rilasciati dei falsi certificati di cittadinanza grazie ai quali poi votavano, naturalmente proprio per il partito di Chalabi… Quanto sopra è stato rilevato anche da un osservatore delle Nazioni Unite, il quale ha dichiarato a un’agenzia di stampa straniera: “Abbiamo appena scoperto quattro casi di frode, e non sappiamo quanti possano esservene stati senza essere rilevati.”

    I corrispondenti hanno inoltre parlato di interviste a votanti e funzionari combinate espressamente da alcune emittenti televisive (al-'Arabiyah Satellite Network, Iraqi Qanat ash-Sharqiyah, la televisione ufficiale del governo iracheno e la statunitense CNN) e poi distribuite a tutti gli altri network.

    Nel distretto di al-Karradah, che avrebbe dovuto avere circa 22.000 elettori, si sono presentati appena in 700, tutti a votare per candidati filogovernativi.

    Il giornale israeliano Ma'ariv ha pubblicato una foto del suo corrispondente, Jaki Huji, di origini irachene ma cittadino israeliano, mentre votava per le elezioni irachene in un seggio in Giordania. Costui ha dichiarato che anche un suo collega del quotidiano Haaretz è riuscito a votare, e la stessa cosa hanno fatto altri due a Washington e a Londra. A tutto questo si aggiungano i numerosi rapporti secondo i quali, alla vigilia delle elezioni, le forze armate della coalizione hanno intrapreso un’estesa campagna di arresti nei confronti di leader religiosi sunniti, che hanno portato al fermo di ventotto tra imam, predicatori, studenti e mufti, con l’accusa di incitamento al boicottaggio e alla resistenza armata contro gli invasori.

    Comunque sia, un altro elemento da tenere in considerazione è il fatto che molti iracheni si sono recati a votare in quanto correvano il rischio di vedersi sospendere il diritto a ricevere gli approvvigionamenti alimentari garantiti dalle forze di occupazione… in altre parole, non più “oil for food” (petrolio in cambio di cibo) bensì “vote for food” (voto in cambio di cibo).

    Ora, andate a rileggervi quanto si è scritto e detto in questi giorni su queste elezioni irachene. Fatto? Bene. E adesso, godetevi questa chicca:

    “Oggi i funzionari statunitensi sono rimasti sorpresi e commossi dall’esito delle elezioni presidenziali nel Vietnam del Sud, malgrado la campagna terroristica dei vietcong per sabotare le votazioni. Secondo i resoconti da Saigon, ieri l’83% dei 5,85 milioni di elettori registrati hanno espresso le loro preferenze. Molti di loro hanno rischiato le rappresaglie minacciate dai vietcong. Il successo di queste elezioni è da molto tempo considerato un cardine nella politica del presidente Johnson, volta ad incoraggiare lo sviluppo di un processo costituzionale nel Vietnam del Sud.”

    (Peter Grose, in un articolo a pagina 2 del New York Times intitolato ‘Gli Stati Uniti incoraggiati dal voto in Vietnam’, 4 settembre 1967)

 

 

Discussioni Simili

  1. Elezioni farsa in Iraq
    Di pietro nel forum Politica Estera
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 14-12-05, 13:25
  2. IRAQ :ecco perche' sono state elezioni farsa
    Di pietro nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 03-02-05, 16:04
  3. Iraq: elezioni farsa
    Di Quetzalcoatl nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-02-05, 11:36
  4. IRAQ :le elezioni farsa
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-02-05, 11:26
  5. RICORSO - LE ELEZIONI SONO ILLEGITTIME manca la voce qualunquista
    Di qualunquista nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 08-12-04, 01:03

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito