Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Identitario Europeo
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    Predefinito 60 anni fa moriva Brasillach

    Il 6 Febbraio del 1945, veniva eseguita per fucilazione la condanna a morte del poeta , scrittore e patriota europeo robert Brasillach.
    Alla sua memoria è dedicato questo thread.

    Questa la sua ultima poesia, scritta poche ore prima di essere mandato a morte.

    Aux morts de février
    Les derníers coups de feu continuent de briller
    Dans le jour indistint où sont tombés les nótres.
    Sur onze ans de retard, sarai-je donc des vótres?
    je pense à vous ce soir, 6 morts de Février.
    5 Février 1945

    Ai morti di febbraio
    Le ultime fucilate continuano a lampeggiare
    Nel giorno nebbioso, nel quale sono caduti i nostri.
    Con undici anni di ritardo, sarò dunque fra voi?
    A voi penso stasera, o morti di febbraio.
    5 Febbraio 1945

  2. #2
    Identitario Europeo
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    Il Fascismo, abbiamo pensato già molto tempo fa, fosse una poesia, e la poesia stessa del ventesimo secolo (insieme al comunismo, senza dubbio)
    Io mi dico che ciò non può morire. I bambini che saranno i ragazzi di vent' anni più avanti, apprenderanno con meraviglia l'esistenza di questa esaltazione di milioni di uomini, i campi della giovinezza, la gloria del passato, le sfilate, le Cattedrali di Luce, gli eroi morti in battaglia, l' amicizia tra le gioventù di tutte le nazioni riconciliate.
    José Antonio, il fascismo immenso e rosso. E io non potrò mai dimenticare i raggi meravigliosi del fascismo universale della mia giovinezza.


    Robert Brasillach

  3. #3
    Per la metapolitica
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    In origine postato da cristiano72

    Il Fascismo, abbiamo pensato già molto tempo fa, fosse una poesia, e la poesia stessa del ventesimo secolo (insieme al comunismo, senza dubbio)
    Io mi dico che ciò non può morire. I bambini che saranno i ragazzi di ventanni più avanti, apprenderanno con meraviglia l'esistenza di questa esaltazione di milioni di uomini i campi della giovinezza, la gloria del passato, le sfilate, le Cattedrali di Luce, gli eroi morti in battaglia, gli amicizia tra le gioventù di tutte le nazioni riconciliate.
    José Antonio, il fascismo immenso e rosso. E io non potrò mai dimenticare i raggi meravigliosi del fascismo universale della sua giovinezza.


    Robert Brasillach
    Suggestivo...mi piace credere che il messaggio di Brasillach sia ancora vivo tra alcuni di noi.
    Io supporto:

    www.noreporter.org
    www.juliusevola.it

  4. #4
    avdacia imperat
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    da www.noreporter.org


    Tutto torna di moda. Tutto conviene al pensiero unico occidentale, che riabilita i figli d’Europa mai riconosciuti, per cercare di renderli accettabili e cucire loro un vestito di democratica rispettabilità. Un processo che non risparmia neppure quei figli giustiziati, perché non volevano piegarsi ad accettare quello stesso pensiero unico, contro il quale si erano sempre opposti. È, così, presto spiegata la ragione di un recente libro che riabilita nientemeno che Robert Brasillach, scrittore e poeta francese, fucilato nel febbraio del 1945 al termine di un processo-farsa, con l’accusa di avere creduto nell’Europa fascista, quell’Europa sconfitta dalla guerra anglo-americana, che dopo la “liberazione”, non doveva più avere alcun diritto di parola ed essere cancellata tout-court dalla società del tempo. Brasillach venne fucilato a trentasei anni, colpevole di un reato di opinione, perchè aveva scelto la “parte sbagliata” della barricata, quella di chi è stato sconfitto. Nei suoi confronti il generale De Gaulle fu inflessibile e decretò la sua condanna a morte: respinse la richiesta di grazia presentata dall’avvocato difensore del giovane scrittore e snobbò una petizione per salvargli la vita, firmata da oltre cinquanta intellettuali francesi, tra i quali Jean Cocteau, Francois Mauriac, Paul Claudel, Albert Camus, Paul Valery. Più tardi, lo stesso De Gaulle dichiarerà che la sua esecuzione era stata necessaria addirittura alla salvezza del Paese.
    Dopo cinquant’anni di oblio, in cui le opere di Robert Brasillach sono state tenute abilmente nascoste, adesso, come avviene ormai usualmente, ecco che la critica letteraria, folgorata sulla via di Damasco e della propria ipocrisia, si accorge di questo poeta, tenuto per decenni ai margini della letteratura europea; ecco che un libro (recensito anche dai grossi quotidiani italiani) ne celebra l’opera, cercando di amalgamare questo scrittore nella grande insalata culturale alla quale, oggi, siamo purtroppo abituati. In fondo, comunque, questa riabilitazione tardiva potrà servire quantomeno a far conoscere al “grande pubblico” la sua vasta produzione letteraria, finalmente svincolata da preconcetti ideologici e da grida di isterici moralisti.
    L’Europa non può dimenticare i versi di Brasillach, i sentimenti comunitari espressi nel suo romanzo “I sette colori” e la fierezza verso la comune Patria, di cui noi europei siamo figli purtroppo inconsapevoli: Robert Brasillach fu, tra l’altro, cultore della classicità e della Grecia antica, ma anche megafono della gioventù e della voglia di vivere. Poco prima di essere fucilato, nella prigione di Fresnes in cui era detenuto, così scriveva: «So che in questo preciso momento un certo numero di giovani pensa a me. So che tutti questi giovani sanno che non ho insegnato loro nient’altro che l’amore per la vita, la fiducia nella vita, l’amore per il nostro Paese: so ciò in maniera così certa che non rimpiango nulla di ciò che sono stato». E infatti, fu lo stesso Brasillach a costituirsi al “Tribunale dell’Epurazione”, dopo che nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura; lo fece perché gli antifascisti avevano arrestato la sua anziana madre, poiché sapevano che il “pericoloso poeta”, per salvarla, si sarebbe di certo consegnato alle autorità. E così fu. Al processo, non rinnegò mai i propri ideali e affrontò il plotone d’esecuzione gridando «viva la Francia, comunque».
    Brasillach sognava un’utopia, che vide realizzata nelle rivoluzioni nazionali che infiammarono l’Europa; fu un convinto nazionalista, ma anche un malinconico e restano memorabili i versi della sua poesia “Il mio paese mi fa male”, in cui piange nel vedere la Francia insanguinata, mortificata e calpestata da eserciti stranieri. Anche la sua idea di fascismo era tutt’altro che identificabile con qualsivoglia spirito autoritario, ed era semmai il frutto di un amore per la vita, espresso in modo assoluto: «Il cameratismo – scriveva – ha bisogno anche della confidenza, della reciproca fiducia, di simpatia, di gioia, di spirito di gruppo e, soprattutto, di non prendersi troppo sul serio. Il nostro cameratismo, in un mondo che cambiava, di giorno in giorno più violento e sottosopra, ci è sembrato un punto fermo, un approdo sicuro, forse l’unico che ci è rimasto. E poi ci ha regalato delle gioie, dei momenti indimenticabili, che non ritroveremo forse più vivi, scanzonati, liberi».
    Ecco chi era il poeta fucilato nel ’45 in nome della riconquistata libertà democratica.

    giuliana de carlis

  5. #5
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    Chiedo scuso per gli errori di traduzione in quel passo di Brasillach, ora ho rieditato e dovrebbe andare meglio.

    Non mi arrischio invece a tradurre la poesia

    I

    Mon pays m'a fait mal par ses routes trop pleines
    Par ses enfants jetés sous les aigles de sang,
    Par ses soldats tirant dans les déroutes vaines,
    Et par le ciel de juin sous le soleil brûlant.

    II

    Mon pays m'a fait mal sous les sombres années,
    Par les serments jurés que l'on ne tenait pas,
    Par son harassement et par sa destinée,
    Et par les lourds fardeaux qui pesaient sur ses pas.

    III

    Mon pays m'a fait mal par tous ses doubles jeux,
    Par l'océan ouvert aux noirs vaisseaux chargés,
    Par ses marins tombés pour apaiser les dieux,
    Par ses liens tranchés d'un ciseau trop léger.

    IV

    Mon pays m'a fait mal par tous ses exilés,
    Par ses cachots trop pleins, par ses enfants perdus,
    Ses prisonniers parqués entre les barbelés,
    Et tous ceux qui sont loin et qu'on ne connaît plus.

    V

    Mon pays m'a fait mal par toute sa jeunesse
    Sous des draps étrangers jeté aux quatre vents.
    Perdant son jeune sang pour tenir les promesses
    Dont ceux qui les faisaient, restaient insouciants.

    VI

    Mon pays m'a fait mal par ses fosses creusées
    Par ses fusils levés à l'épaule des frères,
    Et par ceux qui comptaient dans leurs mains méprisées
    Le prix des reniements au plus juste. salaire.

    VII

    Mon pays m'a fait mal par ses fables d'esclave,
    Par ses bourreaux d'hier et par ceux d'aujourd'hui,
    Mon pays m'a fait mal par le sang qui le lave,
    Mon pays me fait mal. Quand sera-t-il guéri?

  6. #6
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    Profeticamente, aveva scritto (e mi fa venire in mente, oltre lui stesso, anche Adriano Romualdi..) :

    Quelli che muoiono poco dopo i trenta non sono consolidatori ma fondatori. Portano al Mondo lo scintillante esempio della loro vitalità e delle loro conquiste. Frettolosamente accennano qualche strada al lume della loro gioventù sempre presente. Abbagliano, interpretano, meravigliano […] danno la fiamma, l'avvenire. Non si immaginerebbe Alessandro, vecchio e saggio, legislatore d'Oriente; la sua parte sta nel mettere di fronte Occidente e Oriente. Dopo di che sbrigatevela da voi. Tali sono gli esseri che scompaiono prima delle menomazioni, prima dell'equilibrio. prima della riuscita. Non sono venuti nel mondo a portare la pace ma la spada.

    (Robert Brasillach)

 

 

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