Tunisi, 08 febbraio 2005 - Mano a mano che si avvicinava la data dell' incontro di oggi tra Abu Mazen e Ariel Sharon, sulle sponde del Mar Rosso, si sono moltiplicati i segnali di buona volontà e, seppur con cautela, è aumentata anche una certa dose di ottimismo nel mondo politico. Abu Mazen, si fa notare, si é prodigato per soddisfare le condizioni preliminari poste da Israele e, gesto tra i più significativi, ha emanato un decreto che vieta ai civili di circolare armati nei territori palestinesi .

Ottenendo anche assicurazioni dai gruppi armati sulla sospensione degli attacchi agli israeliani a patto che questi ultimi sospendano le loro operazioni militari. E a guardia di queste 'buone intenzioni' ha posto al vertice del ministero dell'Interno un duro quale Nasser Youssef, che pure non gode delle simpatie dei più intransigenti essendo il responsabile della durissima repressione posta in atto negli anni '90 nei confronti di taluni gruppi armati.

Tutte cose che hanno, a quanto pare, impressionato favorevolmente Sharon, che ha promesso a sua volta, tra l' altro, di porre fine agli 'assassinii mirati' di militanti palestinesi.

Ma qual' é l' atteggiamento del solito, ormai classico 'uomo della strada', questa volta maghrebino? Condivide l' ottimismo seppur cauto dei politici ? Ebbene, la risposta é no, pur se con vari distinguo.

Innanzitutto é parere comune che, a questo punto, la responsabilità di un eventuale fallimento della trattativa sarebbe solo e unicamente israeliana. Sharon, si dice, ha espresso soddisfazione per le decisioni di Abu Mazen, ma pare restio a far cessare le operazioni militari nei territori occupati. Reticenza che, come sempre, viene imputata al fatto che Israele gode dell'appoggio incondizionato degli Stati Uniti.

Che pure, lo ha annunciato Bush nei giorni scorsi, hanno destinato ai palestinesi la considerevole somma di 350 milioni di dollari. Servono forse anche a risarcire almeno in parte le tante, ingiustificate distruzioni compiute dall' esercito di Tel Aviv nella striscia di Gaza nel corso delle innumerevoli azioni di rappresaglia?

Israele che, non va dimenticato, anche per questo é stato recentemente accusato dall' Onu di crimini di guerra. E poi, ci si chiede ancora, cos'altro offre Israele se non il ritiro dai territori occupati ? Territori che, ritengono gli scettici, rimarrebbero comunque sempre 'sotto sorveglianza', essendo a loro parere impensabile una rinuncia di Israele al controllo delle frontiere marittime ed aeree della striscia di Gaza.

Per concludere, questa l' analisi spicciola, da'bar', ma significativa: i palestinesi hanno mostrato tutta la loro buona volontà; la controparte vuole veramente la pace o, quanto meno, avviare seriamente una tregua, abbandonando per sempre il progetto di un Grande Israele?

La speranza é sempre l' ultima a morire...

Franco Chiavegatti