Radicali decisivi in Piemonte e Lazio
SONDAGGI IN VISTA DELLE REGIONALI
GIUSEPPE SALVAGGIULO da Milano
Lazio, Piemonte e Liguria. In queste tre regioni l'alleanza del centrosinistra con i Radicali può essere la chiave vincente per determinare il risultato nelle elezioni del 3 e 4 aprile. Secondo gli esperti dei principali istituti demoscopici, lo dicono i risultati elettorali più recenti, l'equilibrio delle forze in campo tra centrodestra e Gad secondo i sondaggi e l'analisi delle prime fasi della campagna elettorale.
«Attualmente il peso elettorale dei Radicali è tra 1'1,5% e il 2,5% a livello nazionale: unito alla Gad porterebbe al pareggio tra le due coalizioni», spiega Nicola Piepoli. «L'alleanza converrebbe sia a loro che al centrosinistra. I Radicali potrebbero contrattare seggi in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, mentre il centrosinistra potrebbe vincere in alcune Regioni in bilico».
Quali? «Piemonte e Lazio, in misura minore Liguria», sintetizza Roberto Weber, presidente della Swg. In Piemonte, i Radicali hanno raccolto il 3,1% alle ultime elezioni europee.
Dopo aver coltivato un buon rapporto con il governatore di Forza Italia Enzo Ghigo, ora incontrano il candidato del centrosinistra, Mercedes Bresso dei Ds. Gli ultimi sondaggi danno le due coalizioni in equilibrio, quindi il sostegno della piemontese Emma Bonino può essere decisivo.
In Liguria i Radicali erano al 2,4% alle Europee. Quanto basterebbe a riportare in sostanziale parità la situazione tra Biasotti (governatore della Casa delle libertà, in leggero vantaggio) e Burlando (ex ministro, candidato della Gad).
Anche nel Lazio, Pannella e compagni hanno preso il 2,4% alle Europee «e se la configurazione degli schieramenti non cambia, il loro peso è determinante», dice Carlo Buttaroni, responsabile ricerche politiche di Unicab.
Molto dipende dalla corsa solitaria di Alessandra Mussolini, che gli ultimi sondaggi accreditano di un 3-4%, anche se il dato è gonfiato dalla popolarità della nipote del duce e dovrebbe ridursi nelle urne, spiegano gli esperti. In ogni caso, Alternativa sociale «è un elemento di disturbo» perché erode il vantaggio del governatore uscente Storace e rimette in corsa lo sfidante Marrazzo: con i Radicali a sostegno del giornalista televisivo, la partita è apertissima.
«Ma la somma aritmetica in politica non funziona», obietta Alessandra Ghisleri dell'istituto Euromedia Research: «Un conto sono le intenzioni di voto, un altro l'impatto effettivo nelle urne». La ricercatrice milanese ricorda un'analisi sulla composizione dell'elettorato radicale. La domanda era: in assenza di un simbolo riconoscibile, cosa votereste? Due terzi centrosinistra, un terzo centrodestra. «Questi ultimi potrebbero non seguire Pannella con il centrosinistra».
«Calcolo difficile, perché i Radicali sono un partito volatile», dice Piepoli. Anche per Buttaroni, «la forza diminuisce in caso di alleanza: nel 1994, quando ci fu un accordo con Berlusconi, i benefici elettorali per il centrodestra furono modesti».
Per Weber, «su cento elettori radicali, ottanta continuano a votare in caso di alleanza con il centrosinistra e cinquanta in caso di alleanza con il centrodestra». E una parte degli elettori della Gad si defilerebbe, in caso di alleanza con i Radicali? Il dubbio non sfiora Weber: «Non esiste al mondo: vanno a votare tutti, soprattutto se la leadership è forte, e quest'anno le candidature sono più forti che cinque anni fa. In più c'è la spinta di battere Berlusconi».
Per Weber, le battaglie dei Radicali sulla fecondazione assistita non spaventano gli elettori cattolici, quelle sulle riforme liberiste non provocano emorragie a sinistra. «Il fatto è che le radicalità sono più accentuate nel ceto politico che nel corpo elettorale. L'alleanza con i Radicali il centrosinistra l'avrebbe dovuta fare da tempo».
il Giornale 02-02-2005
Ps. Visti gli ultimi sviluppi è più facile una intesa Pr-Cdl e quindi un rafforzamento della vittoria in Piemonte , Lazio e Liguria dove ad oggi la Cdl è in vantaggio.




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