Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 59
  1. #1
    Forumista storico
    Data Registrazione
    07 Mar 2004
    Messaggi
    42,452
     Likes dati
    1,251
     Like avuti
    1,872
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Gli italiani sono un popolo cattivo?

    Secondo Giuseppe d'Avanzo sì,secondo voi?




    Le radici antiche
    dell'Italia cattiva
    di GIUSEPPE D'AVANZO

    L'Italia appare ad Adriano Sofri incattivita. Il Paese si guarda in cagnesco; ha sempre la bava alla bocca; è prigioniera di "una lotta politica recitata come una parodia dell'eterna guerra civile". Naturalmente Sofri non crede - al quadretto "artefatto, edulcorato" degli "Italiani, brava gente"; e tuttavia la violenza dell'oggi lo intimorisce. Ne è come stupefatto.

    Lo chiamo al telefono e mi dice che a farglielo pensare non è tanto (o non solo) quel che vede nel dibattito politico-parlamentare o quel che legge del discorso pubblico (e già basterebbe), ma soprattutto quel che osserva nel mare magnum della blogosfera, dove i sentimenti, le opinioni sono meno controllate, meno mediate, diciamo più nude e autentiche. Odio, vi scorge, un odio cieco e ottuso. Un'inimicizia assoluta e irreparabile, un'invidia, un rancore che Sofri avverte come orizzonte nuovo, condizione inedita in Italia per la sua forma, diffusione, distruttività, urgenza.
    Anche se so che la sua è soprattutto una provocazione, sono stupito dello stupore di Sofri perché egli non appartiene alla famiglia dei "buonisti" di casa nostra che, si sa, dietro la predicazione nascondono intolleranza; nichilismo; un amore incondizionato per il calduccio che assicura loro l'ordine costituito.

    L'Italia è stata sempre cattiva, cattivissima, feroce. Non è vero (non mi pare vero) che "la deformazione del volto umano dell'Italia", come diceva Aldo Moro, faccia data dal maggio del 1978. Magari. La cattiveria e l'odio reciproco sono stati e sono la nostra, più vitale e antica linfa. Quasi il nostro tratto originario, così primigenio da precipitare finanche nel senso comune.

    A Napoli l'invincibilità del risentimento italico ha addirittura una sua storiellina molto popolare. Uno straccione viene chiamato a Palazzo Reale e si vede offrire dal Re Borbone qualsiasi cosa desideri a condizione che un altro straccione, suo acerrimo nemico, ottenga il doppio. Il lazzaro fortunato ci pensa su, ci ripensa e poi, con un sorriso compiaciuto, sbotta contento: "Maestà, fatemi cieco a un occhio!".

    Se non si vuole credere alle storielle, si può credere alla storia. Scienza politica e storiografia definiscono cleavages le fratture strutturali di un Paese. Ogni Paese ha le sue, il guaio è - dicono gli storici - che le nostre sono fitte come la tela di un ragno molto laborioso. Il Nord contro il Sud; l'Italia laica contro l'Italia clericale; l'Italia industriale versus quella agricola e via dicendo.

    La divisività - non è una scoperta - è il nostro più autentico paradigma culturale, il canone interpretativo di lungo periodo e la rappresentazione mentale di noi stessi, a qualsiasi pagina si voglia aprire il libro della storia comune. Se si escludono i Balcani, non c'è stato altro spazio europeo che abbia avuto una sequenza secolare così ininterrotta e feroce di conflitti e divisioni interne. Qualsiasi potere straniero abbia avuto voglia di mettere tenda dalle nostre parti ha potuto farlo con l'appoggio di alleati "interni". Le sole creazioni originali di istituzioni politiche partorite dal genio italico - il Comune, la Signoria, che poi erano null'altro che la risposta a quella catastrofe geopolitica - hanno vissuto di guerre, tradimenti, stragi, saccheggi, incendi, "veneziani contro ravennati, veronesi e vicentini contro padovani e trevigiani, pisani e fiorentini contro lucchesi e senesi...". L'unità del Paese è stata vissuta, dai piemontesi, come colonizzazione ("Questa è Affrica: i beduini a riscontro di questi caffoni, sono fior di virtù civile") e, dai regnicoli, come ladrocinio. La Repubblica nasce addirittura da una guerra civile e la democrazia italiana a lungo nel dopoguerra vive, e anche prospera, sempre incapace di condividere un sentimento di cittadinanza, un accettato e "interiorizzato" quadro di valori, sempre scissa nelle "appartenenze separate" dell'ideologia.

    Non può sorprendere dunque la cattiveria dell'Italia di oggi. È - più o meno - quella di ieri, di avantieri, di cinque secoli fa. Stupisce - deve stupire - che appaia come un destino o che lo sia. È qui che c'è il meglio della provocazione di Sofri: indica la responsabilità dell'Italia incattivita nell'incapacità della politica italiana a "mettere qualcosa in comune". Perché quel cum appare ancora oggi in Italia come osceno, quasi uno scandalo? Perché lo avvertiamo come un desiderio frustrato e irrealizzabile o come un sopruso, un vincolo, un limite intollerabile? "Benché i muri siano caduti..." dice Sofri, con malinconia.

    Temo che Sofri sia prigioniero di un inganno che il tempo avrebbe dovuto liquidare; di una sottovalutazione della "natura" della politica italiana; dell'ipervalutazione delle capacità della politica italiana di "modernizzare" i suoi tratti distintivi. La faccio breve.
    Inganno. Era soltanto un'illusione che fossero "i grandi conglomerati tirannici" a produrre guerra, infelicità, inimicizia, aggressività. Con molta colpa abbiamo pensato che, una volta dissolti i totalitarismi, avremmo potuto inaugurare un'epoca di pace e di reciproca comprensione. È sotto gli occhi di tutti che non è così. Caduti i muri, si è affacciata alla scena "una specie umana del tutto nuova", l'homo democraticus.

    Massimo Cacciari, una decina di anni fa, lo tratteggiò così. Intollerante di ogni dipendenza, estraneo ad ogni foedus, gelosissimo della propria individualità, dogmaticamente certo della "naturale bontà" dei propri appetiti (come la "scienza" economica gli conferma), egli è però anche incapace di vera solitudine; è fragile; è impaurito; è bisognoso di protezione. Non appena i suoi "diritti" gli appaiono minacciati, si trasforma in massa. La sua pretesa assoluta di "libertà" - la volontà di trasformare il proprio particolare interesse in universale - provoca per necessità l'organizzazione di quegli interessi in un percorso che è del tutto indifferente alla forma del regime politico.

    L'apparire dell'homo democraticus fa piazza pulita di ogni contrapposizione tra individuo e società. La società, i suoi valori, la sua stessa necessità, le forme politiche in cui è organizzata, in cui l'hanno organizzata i partiti e la organizzano la politica, semplicemente evapora. Non esiste più. Quali valori o collanti possono tenere insieme quel mondo di singolarità assolute? Il cum, il "mettere qualcosa in comune" è allora l'autentica questione prioritaria di ogni progetto politico. Ricostruirlo, ripensare in modo realistico e disincantato alle forme politiche possibili dinanzi all'energia inarrestabile (e terrificante) dell'homo democraticus dovrebbe essere la sfida politica più responsabile e moderna.

    Ma la politica italiana? Rimuove semplicemente il problema. Anzi, lo accentua, lo esaspera, lo enfatizza ritrovando una sua antica tradizione, la sua radice più profonda. Mai il "vivere politico" in Italia, come auspicava Machiavelli, è stato la fine della separatezza individuale, l'ingresso degli individui nella sfera pubblica, la partecipazione responsabile alla vita collettiva, la definizione di un interesse collettivo. La politica italiana è stata sempre, esclusivamente, fazione e oligarchia. Quindi, esercizio d'autorità; governo (e appropriazione) delle risorse pubbliche; palude di consorterie. L'avvento dell'homo democraticus, la sua aggressività ne legittima tutti i difetti, ne esalta la negatività e la violenza. Il peggio che può capitarti in Italia è farti sorprendere non protetto da un sistema di relazioni, estraneo a una forma organizzata di interessi, isolato e senza famiglia. Può capitarti come a Piergiorgio Welby, straniero alle grandi chiese e alle consorterie e accompagnato soltanto dalla pattuglia dei radicali, di non aver diritto nemmeno a un degno funerale. L'Italia non è incattivita. È come è sempre stata.

    Profondamente naturale, avrebbe detto Ennio Flaiano, e gli animali assalgono il più debole, i vecchi, gli isolati, quelli che non hanno la forza per difendersi o non l'hanno mai avuta. Toccherebbe alla politica "civilizzarla", ma la nostra mediocre politica, inconsapevole anche del male che incarna e dell'arretratezza che rappresenta, è parte del problema. Non è purtroppo la soluzione.

  2. #2
    Minimalista
    Data Registrazione
    15 Apr 2009
    Messaggi
    15,315
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1,078
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Se lo dice Adrianooooooooo

  3. #3
    Mediano d'assalto
    Data Registrazione
    23 Feb 2003
    Messaggi
    24,218
     Likes dati
    62
     Like avuti
    70
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non so se sono un popolo cattivo, sicuramente sono un popolo che analizza se stesso in maniera grottescamente provinciale.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Cyborg nazzysta teleguidato da Casaleggio
    Messaggi
    26,843
     Likes dati
    664
     Like avuti
    3,823
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    "Cattivo" è difficile definirlo.

    Siamo un mosaico culturale, in cui il potere costituito (come il popolo) ha quasi sempre per tradizione e vizio italico la caratteristica di pensare prima al quadro personale, poi al quadro "delle conoscenze" e poi al resto.
    Portati alla guerra tra bande in ogni situazione e contesto per semplice e vanesia affermazione di se stessi e fondamentalmente scettici su ogni soluzione fino al nichilismo politico.
    Diciamo refrattari alle grandi idealità ed anche alle "forme dello stato" per antica conoscenza e disillusione dello spirito animatore delle medesime, perlomeno nell'ambito italiano.
    A questo si aggiunge una piu' recente aggressività elevata, costituita piu' che altro da un orizzonte di insicurezza personale e sociale e dalla totale sfiducia su un possibile orizzonte di cambiamento a causa della "leva" dei due uguali e contrari, che in Italia ha sempre il "rito" del compromesso.

    Come diceva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo"

    "Occorre che cambi tutto, affinchè tutto rimanga come era prima".
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  5. #5
    tenates
    Ospite

    Predefinito

    Qualcuno mi spieghi cosa si intente per "cattiveria" ; grazie?

  6. #6
    philanthropist
    Data Registrazione
    09 Jun 2009
    Messaggi
    59,720
     Likes dati
    4,847
     Like avuti
    11,404
    Mentioned
    1728 Post(s)
    Tagged
    9 Thread(s)

    Predefinito I sondaggi del c.... di Blob

    Gli italiani non sono un popolo, sono un agglomerato di persone eterogenee.

    -N-


    (seriamente, cosa abbiamo in comune io e Blob?)

  7. #7
    iscritto ma annoiato
    Data Registrazione
    05 Sep 2006
    Messaggi
    10,659
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Gli italiani non sono un popolo, sono un agglomerato di persone eterogenee.

    -N-


    (seriamente, cosa abbiamo in comune io e Blob?)
    la differenza culturale è che blob si basa su naomi klein e tu su paris hilton, poi dipende dai gusti a chi piace una e a chi piace altra.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 May 2002
    Messaggi
    20,725
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    sicuramente io la retorica che siamo buona gente e che quando bombardiamo all'estero la gente ci ama perché italiani non la bevo

  9. #9
    Re del Fondoscala
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    61,858
     Likes dati
    2
     Like avuti
    8
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    in confronto agli slavi siamo agnellini

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 May 2002
    Messaggi
    20,725
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da O'Rei Visualizza Messaggio
    in confronto agli slavi siamo agnellini
    e rispetto ai cinesi?

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 14-08-09, 14:56
  2. Gli italiani sono un popolo a rischio di estinzione
    Di oggettivista nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 11-04-08, 13:05
  3. Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 11-07-06, 12:25
  4. L'Italia e gli italiani sono un popolo....
    Di Volodate nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 29-04-04, 10:02

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito