1-FAMIGLIA
Mentre la Lega da sempre è scudo alla famiglia come cellula centrale della nostra società, i radicali la considerano un peso o comunque un vincolo poi così non importante.
2-I FIGLI
La Lega promuove la natalità e la difesa della vita umana in ogni sua forma. I radicali sono a favore della fecondazione eterologa e in passato sono stati i primi sponsors del referendum sull'aborto.
3-DROGA
La Lega è contro ogni sostanza stupefacente e a favore di politiche che contribuiscano a tenere i giovani lontano dalla droga.
I radicali sono anti-proibizionisti e vorrebbero la libera vendita degli spinelli.
4-VALORI
La Lega difende i valori tradizionali della nostra società e della nostra terra. I radicali sono favorevoli all'eutanasia, all'aborto, al divorzio, a non porre alcun limite alla scienza ed alle unioni omosessuali
Radicali, il poker truccato sul tavolo delle regionali
Paolo Bassi
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«Stiamo valutando, ma non credo che una decisione verrà subito...». Questa è quanto ha sibillinamente fatto sapere ai giornalisti Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, a poche ore dall’apertura del vertice del suo partito, che si sta svolgendo a porte chiuse in un albergo di Roma. Capezzone, che solo giovedì aveva lodato alcune affermazioni di Berlusconi, ha però affermato anche, che oggi «il cuore di due radicali su tre batte per il centrosinistra». Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte. Un doppiogiochismo, che dovesse finire con l’approdo di Pannella, Bonino e compagni sulle rive della Gad, farà piangere ben poca gente nella Cdl. Di sicuro non la Lega, che fra tutte le forze dello schieramento di governo, è stata la più ferma nel valutare negativamente l’ipotesi di un accordo per le prossime regionali.
La Cdl, ha fatto sapere in sostanza il Carroccio, si accordi pure con la “Rosa nel pugno”, ma non nelle realtà dove è già presente il simbolo di Alberto da Giussano. Ossia, lontano dai confini della Padania e tanti auguri.
Un atteggiamento giustamente pragmatico, che prende le distanze dal mercato delle vacche cui si sta assistendo in questi giorni. Il termine per la presentazione delle liste è ormai prossimo, e in entrambi gli schieramenti si fa il possibile per siglare accordi anche con il demonio pur di aggiudicarsi un simbolo in più a sostegno di un governatore, un candidato in meno a creare problemi. Insomma, gioie e dolori di un sistema che obbliga alle alleanze prima del voto.
Ma se già dissapori e frizioni si creano in coalizioni formate da soggetti tutto sommato omogenei, figuriamoci cosa può succedere se a turbare questi “equilibri instabili”, si aggiungono dei corpi estranei. Come i Radicali appunto, che per motivi diversi, non sono vicini né alla Cdl, né all’Ulivo. Dal centrodestra li divide l’etica, la morale, le politiche per la famiglia, per la vita, contro la droga, la religione e i valori. Al tempo stesso, dal centrosinistra, li divide l’economia, la guerra, l’ecologismo, la globalizzazione, il filo americanismo e filosionismo.
Eppure, da una parte e dall’altra, non si rinuncia al corteggiamento. Non per amore, è evidente, ma per interesse. L’interesse a fare bottino dei voti, che ancora riescono a raggranellare i “liberali, liberisti, libertari”.
Ma sono poi così importanti questi suffragi?
In merito, è lecito nutrire qualche dubbio.
Forse possono essere utili nelle competizioni dove i due schieramenti sono dati alla pari. Secondo alcuni sondaggi in Lazio, Abruzzo, Liguria e Calabria, la partita sarebbe apertissima. Ma qui, viste queste premesse, sono utili tutti i voti. Compresi i 100 che può prendere la lista civica nel paesino sulla Sila, o i 400 che si può portare dietro la lista locale nel lido del ponente ligure o nella comunità montana sul Gran sasso. In un sistema a turno unico com’è quello per le regionali, si lotta fino all’ultima preferenza. Ne basta una da una parte non da quell’altra, per far vincere questo o quel candidato.
In tutte le altre realtà, la loro presenza è perfettamente inutile. Teniamo poi conto, il loro effettivo peso elettorale. La “lista Bonino”, fece un clamoroso exploit alle elezioni europee del 1999, complice un’intelligente campagna “preventiva” d’immagine, soprannominata “Emma for president”, che spingeva per la Bonino candidata al Quirinale e che fece molto parare di sè. Dentro alle urne per il parlamento Ue, finirono 2.625.881 voti per i “rosè”. Un bel 8,5 per cento. Numeri che nel corso del tempo, hanno subito una discreta cura dimagrante. E pochi mesi fa, europee del 13 giugno 2004, si sono assestati a 783.710, pari a un decisamente meno esaltante 2,3 per cento. Eletti a Strasburgo, solo Marco Pannella ed Emma Bonino. I due leader, gli unici due nomi, che possono ancora traghettare consensi. Poi null’altro o poco più: non sindaci, non presidenti di Province. Solo qualche sparuto consigliere qua e là, eletto grazie al “traino” delle competizioni più importanti. Ergo, presenza sul territorio: zero.
Politici scaltri Bonino e Pannello. L’una, immagine spendibile, la donna tutta d’un pezzo che fa la spola fra i palazzi del potere comunitario e il suo appartamento da single a Il Cairo; l’altro, il buon conoscitore dei giochi di palazzo, il tribuno dal fiato inesauribile e dalla sigaretta perennemente fra le labbra, il talent scout di giovani politici, molti dei quali passati alla ribalta.
Molto probabilmente, c’è proprio lui a fare da ispiratore alle mosse di queste ore. Nelle stanze chiuse e fumose dell’Ergife, si sta cercando di definire la strategia per fare l’ultima puntata al rialzo. Quella che spinge gli altri giocatori a lasciarti la posta che c’è sul tavolo. Quella che a poker, spesso, si fa bluffando. Come un bluff, potrebbe rivelarsi, l’importanza dei Radicali per queste elezioni. Panella forse lo sa, e non a caso propone ai due schieramenti di incaricare i cinque principali istituti di sondaggio per stabilire realisticamente quale sarà il peso del suo nelle prossime regionali. Ma i tempi sono stretti. Si deve chiudere entro il 10 febbraio. E anche questo, Pannella lo sa.
Da "La Padania" pag. 6.
[Data pubblicazione: 05/02/2005]




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