ROMA - Sono stati tutti assolti, perché il fatto non sussiste, i quattro elicotteristi dell'Esercito accusati di codardia dopo il rifiuto di volare sui cieli dell'Iraq, sostenendo che i velivoli a cui erano stati destinati, i Ch47, avevano "carenze" nei sistemi di protezione, in particolare, nel dispositivo manuale antimissile.
"Abbiamo dimostrato - ha detto il loro difensore, Franco Coppi - che non lo hanno fatto per paura, ma solo per spirito professionale, dopo aver evidenziato carenze tecniche dei loro mezzi".
La notizia giunge ad un mese esatto dalla morte del maresciallo dell'Esercito Simone Cola ucciso da una raffica di khalashnikov in Iraq mentre era in volo su un elicottero AB-412 da più parti giudicato un velivolo non del tutto sicuro per missioni di guerra.
La sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale militare di Roma è destinata a rinnovare l'aspro dibattito sul mancato invio nelle zone irachene dei più sicuri A129-Mangusta rimasti invece nelle basi italiane.
I quattro elicotteristi assolti dla Tribunale si erano rifiutati di prestare servizio a Nassiriya in Iraq. La vicenda risale al dicembre 2003, subito dopo l'attentato in cui morirono 17 militari e due civili italiani.
Il generale Roberto Tonon, comandante del raggruppamento aviazione dell'esercito di Viterbo spiegò così i fatti: "I quattro piloti del gruppo di volo inviato in Iraq - disse - una volta messi al corrente della minaccia in loco, dichiararono di non sentirsi troppo preparati, insicuri e poco protetti e dichiararono al comandante che non se la sentivano di affrontare i rischi. Furono rimpatriati e il comando aprì un'inchiesta di carattere tecnico-disciplinare", conclusa oggi con il pronunciamento di assoluzione perché "il fatto non sussiste".
da Repubblica (9 febbraio 2005)




Rispondi Citando