IL PARTITO E' PARTITO
di Paolo Bonari



DA "MEDIA QUOTIDIANO"

Terminato il 3° Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra, l’impressione che si ha è una sovrimpressione, un dejà-vu. Ma tutto questo non era già successo infinite altre volte? Non siamo sempre stati là, ad applaudire Piero Fassino, Walter Veltroni e Massimo D’Alema? Non abbiamo già sentito, visto tutto? Eppure stavolta (come sempre) siamo convinti che sia diverso. Concita De Gregorio ha scritto che mai nessun altro congresso del Partito era stato così “triste, solitario y final”. È vero, se intendiamo l’espressione di Osvaldo Soriano nel senso rigorosamente argentino e tanghista, se la pronunciamo piano, guardando le stelle, con un sottofondo musicale di Astor Piazzolla. Perché questa malinconia, questa struggenza? I capi hanno deciso così: perché distruggere, quando è possibile struggere? Abbiamo dimenticato tutto, per tre giorni: i problemi, i tic e i niet propri della storia della sinistra italiana. E lo abbiamo fatto con un rito collettivo, che ha impegnato i militanti e gli iscritti a guardare in alto, lassù dove osano i leader, sul palco in cui i nemici di un tempo si sono scoperti amici, compagni, amanti. Non si è parlato di Berlusconi, nello stesso modo in cui alla Convention dei Democratici di Boston del luglio dell'anno scorso non si era parlato di Bush: speriamo bene. Il Partito si è (di)mostrato capace di abbracciare l'intera società, l'Italia. "L'Italia che vogliamo", titolo del "contributo dei Democratici di Sinistra al programma di coalizione", si rivela fasullo. Il vero titolo è "L'Italia che saremo". Sì, perché ancora una volta il Congresso dei Ds ha assolto per i propri iscritti e per tutto il "popolo della sinistra" la funzione che assolve il Festival di Sanremo per l'italiano medio (l'italiano vero): una pausa dalla vita, una parentesi estatica, un danzare di dervisci rotanti. Il Congresso è stato il nostro “Festival dei Saremo”, come a Pesaro nel 2001, come a Torino nel 2000, come per il Pds, come per l’ultimo Pci. "Saremo socialisti, saremo come Tony Blair, saremo il primo partito d'Italia, saremo l'Italia, saremo solo noi, saremo i migliori di tutti, saremo gli eredi della tradizione, saremo i più moderni...". Ci è sembrato di stare al governo, per la prima volta dal 2001. E stavamo abbastanza comodi. Il soffitto del Palalottomatica è stato un enorme "come se". Come se Berlusconi fosse all'opposizione, con le sue urla isteriche e scomposte, a parlare a un'Italia che non lo sta più a sentire. Come se i Ds fossero veramente una grande "forza tranquilla" di mitterandiana memoria. Come se Prodi potesse di nuovo farci sognare le notti magiche di Italia '96. Come se la Storia fossimo (solo) noi. Finisce il Congresso. Comincia l'Italia.