GIORNATA DEI VALORI NAZIONALI: LA FIAMMA TRICOLORE AL CAMPO DELLA MEMORIA
di Ares

Il 10 febbraio scorso si è festeggiata la Giornata dei Valori Nazionali in ricordo dei martiri delle foibe.
La Sezione “Bruno Fioravanti” del MSI-Fiamma Tricolore di Nettuno si è riunita intorno al Monumento ai Caduti per un omaggio floreale e una delegazione ha raggiunto poi il Campo della Memoria per ricordare il sacrificio dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana sul confine orientale. Abbiamo intervistato il Dott. Pietro Cappellari, membro della Segreteria Europea della Fiamma Tricolore, che ha spiegato il perché dell’iniziativa:
«Per noi che rappresentiamo la continuità storica del MSI, la manifestazione di oggi racchiude significati profondi. Del resto, fummo i soli per 60 anni a parlare di foibe, di esodo, dell’Istria e della Dalmazia. Il mondo politico democratico ha semplicemente sempre ignorato la più grande tragedia che ha colpito la Nazione italiana nel corso della sua storia. Non si parla solo di diecimila morti, 350.000 profughi ma anche di una ferita, di un’amputazione territoriale e culturale, che ha colpito drammaticamente la nostra Patria e che è stata semplicemente rimossa per esigenze politiche. La sinistra doveva cancellare la sua colpevole partecipazione morale e materiale alla strage, mentre i partiti di centro dovevano accreditarsi come fidi – e vili – “amici” degli Americani e, quindi, semplicemente ignorarono il dramma che si stava svolgendo al confine orientale.
Bisogna ricordarla tutta la storia. E noi oggi rendiamo omaggio alle migliaia di combattenti della Repubblica Sociale Italiana che tra il 1943 e il 1945 difesero i confini orientali italiani dalle orde comuniste del Maresciallo Tito. Senza questi giovani, che finirono in maggior parte massacrati nelle “radiose” giornate della cosiddetta “liberazione”, oggi vedremo su Trieste, su Udine e su tutta la Venezia Giulia, sventolare la bandiera della Slovenia o della Croazia.
La rinuncia alle italianissime terre dell’Istria e la Dalmazia rappresenta una condanna senza appello di tutta la cosiddetta Prima Repubblica, dei suoi partiti, della sua politica. E’ con grande emozione che oggi assistiamo al riconoscimento di quella tragedia, anche se vediamo in molte manifestazioni l’esigenza non di ricordare, ma quella di storicizzare l’evento. Tante belle parole, tanti bei discorsi, fiori a destra e piagnucolii a sinistra che lasciano però, come sempre, il tempo che trovano. Qui non si tratta di costruire una memoria condivisa, che consideriamo ipotesi aberrante, quanto riconoscere quella tragedia nazionale. Se vi è stata una tragedia, se vi sono state delle vittime, ebbene, se vi è coscienza di quanto è avvenuto, allora ogni uomo libero non può che aspirare ad una sola cosa: la giustizia. Ma nessuno in Italia ha parlato mai di giustizia per le vittime delle foibe e dell’esodo. E’ questo che ci rammarica di più. Il Governo italiano ha semplicemente ignorato il problema fondamentale della tragedia dell’Istria e della Dalmazia: la giustizia appunto. Ad esempio, ancor oggi lo Stato italiano paga le pensioni ai partigiani comunisti che si macchiarono di crimini contro l’umanità e nessuno ha obbiettato nulla. Ed, infine, cosa dobbiamo pensare di un Governo che vuole ricordare la tragedia delle foibe e non dice nulla a proposito dell’entrata della Slovenia e della Croazia in Europa. Sono contraddizioni che pesano sul 10 febbraio. Molte esponenti locali che hanno voluto fare le “prime donne” in questo giorno se avessero riflettuto su ciò molto più dignitosamente se ne sarebbero stati a casa.
In questo giorno, noi della Fiamma Tricolore, con la certezza della cristallinità del nostro passato e, soprattutto, orgogliosi delle nostra coerenza, non solo ricordiamo i martiri delle foibe e i caduti della RSI ma chiediamo:
1) che il Governo revochi le pensioni ai partigiani che si macchiarono di crimini contro l’umanità;
2) che vengano riaperti i processi contro i vari “boia” slavo-comunisti e i loro complici italiani per il solo ristabilimento della verità storica;
3) che venga denunciato il trattato di Osimo del 1975 e si intavolino trattative con i Governi della Slovenia e della Croazia per il riconoscimento dei diritti italiani sulle terre dell’Istria e della Dalmazia;
4) che si tronchi sul nascere ogni ipotesi di bilinguismo nella regione Friuli-Venezia Giulia;
5) che si tuteli la cultura italiana su tutta la costa orientale del Mar Adriatico, iniziando con il ripristinio dei nomi geografici italiani a tutte le località e città come Fiume, Pola, Capodistria, Pisino, Veglia, Arbe, Monte Nevoso, Caporetto, Spalato, Ragusa, ecc.
6) che i tutti beni mobili e, soprattutto, immobili sequestrati agli Italiani dal Governo comunista del Maresciallo Tito tornino integralmente ai loro legittimi proprietari;
7) che si ponga il veto sull’entrata della Croazia nell’Unione Europea se non venissero risolti i problemi su accennati.
Solo se si avesse il coraggio di chiedere giustizia la giornata del 10 febbraio assumerebbe un vero significato, al di là dei bei discorsi di circostanza e dei fiori da campagna elettorale.
Oggi noi non dimentichiamo, semplicemente perché non abbiamo mai dimenticato. Oggi noi chiediamo giustizia, perché questo è sempre quello che abbiamo chiesto».