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  1. #1
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    Predefinito 3° Congresso Nazionale dei DS



    Il Regolamento del Congresso DS



    Mozione FASSINO
    Piero Fassino,
    primo firmatario mozione "Per Vincere"

    Pensare il futuro dell’Italia nei grandi mutamenti che ridisegnano il mondo e l’Europa, mettere la nostra forza al servizio del Paese, dare al riformismo un programma e un soggetto politico più forte capace di guidare un’alleanza larga di centrosinistra e di dare ad essa un’anima. E dare all’Italia una nuova guida.

    Mozione MUSSI-BERLINGUER
    Fabio Mussi (Sinistra DS)
    primo firmatario mozione "Una sinistra forte"

    Battere la destra e Berlusconi perché l’Italia scelga per sé e promuova nel mondo: pace e nonviolenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia, democrazia partecipata.

    Mozione SALVI
    Cesare Salvi (Sinistra ds per il Socialismo)
    primo firmatario mozione "A sinistra per il socialismo"

    Questo Congresso dei Ds ha un rilievo tutto particolare. La posta in gioco, infatti, riguarda la risposta a due questioni decisive per l'avvenire dell'Italia.

    Mozione ECOLOGISTA
    Fulvia Bandoli,
    prima firmataria mozione "L'ecologia"

    “… per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace. La pace sulla terra dipende dalla nostra capacità di assicurare l’ambiente dove viviamo. Maathai è in prima linea nella battaglia per promuovere ecologicamente uno sviluppo sociale, economico e culturale in Kenya e in tutta l’Africa”.

  2. #2
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    GLI ORGANISMI DIRIGENTI

    Segretario: Piero Fassino
    Presidente: Massimo D'Alema

    Segreteria:

    Piero Fassino
    Roberto Barbieri
    Pierluigi Bersani
    Antonello Cabras
    Vannino Chiti
    Gianni Cuperlo
    Cesare Damiano
    Anna Finocchiaro
    Mimmo Lucà
    Maurizio Migliavacca
    Fabrizio Morri
    Barbara Pollastrini
    Andrea Ranieri
    Marina Sereni
    Livia Turco

  3. #3
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    Il Comitato Direttivo

    1. Gavino Angius
    2. Fulvia Bandoli
    3. Franco Bassanini
    4. Antonio Bassolino
    5. Giovanni Berlinguer
    6. Pier Luigi Bersani
    7. Goffredo Bettini
    8. Gloria Buffo
    9. Claudio Burlando
    10. Sergio Chiamparino
    11. Vannino Chiti
    12. Famiano Crucianelli
    13. Massimo D’Alema
    14. Vincenzo De Luca
    15. Alberta De Simone
    16. Leonardo Domenici
    17. Vasco Errani
    18. Piero Fassino
    19. Pietro Folena
    20. Marco Fumagalli
    21. Francesca Izzo
    22. Claudia Mancina
    23. Giovanna Melandri
    24. Giorgio Mele
    25. Marco Minniti
    26. Enrico Morando
    27. Fabio Mussi
    28. Pasqualina Napoletano
    29. Giorgio Napolitano
    30. Stefano Passigli
    31. Laura Pennacchi
    32. Luciano Pettinari
    33. Barbara Pollastrini
    34. Umberto Ranieri
    35. Alfredo Reichlin
    36. Cesare Salvi
    37. Anna Serafini
    38. Valdo Spini
    39. Francesco Tempestini
    40. Giorgio Tonini
    41. Livia Turco
    42. Walter Veltroni
    43. Massimo Villone
    44. Luciano Violante
    45. Vincenzo Visco
    46. Salvatore Vozza
    47. Mauro Zani

  4. #4
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    La Direzione Nazionale

    Presidenti:
    Franca Chiaromonte, Gianni Battaglia, Magda Negri

    Acciarini Maria Chiara
    Adamo Nicola
    Agostinelli Agostino
    Agostini Luigi
    Agostini Mauro
    Agostini Roberta
    Agostini Tiziana
    Allodi Guglielmo
    Amati Silvana
    Amato Antonio
    Amendola Enzo
    Amici Sesa
    Angius Gavino
    Annunziata Anna
    Arcuri Violetta
    Artali Mario
    Asor Rosa
    Alberto Aurisicchio
    Raffaele Auzzi
    Emanuele Azzi
    Carlo Alberto
    Baldarelli Francesco
    Bandoli Fulvia
    Barbieri Roberto
    Barbieri Silvia
    Barbolini Giuliano
    Barra Francesco
    Bassanini Franco
    Bassoli Fiorenza
    Bassolino Antonio
    Bastico Mariangela
    Battaglia Gianni
    Beliazzi Diego
    Belliti Daniela
    Benelli Daniela
    Benettollo Antonio
    Benvenuto Giorgio
    Berlinguer Giovanni
    Berlinguer Luigi
    Bernasconi Anna
    Bersani Pierluigi
    Bertonelli Ivana
    Bettini Goffredo
    Bianchi Romana
    Biasco Salvatore
    Bocchini Arianna
    Bogi Giorgio
    Boldrini Arrigo
    Bolognesi Marida
    Bordo Michele
    Borrello Giovanna
    Bottari Angela
    Bova Giuseppe
    Bracco Fabrizio
    Brandolini Marisol
    Bresso Mercedes
    Brogi Beppe
    Brutti Massimo
    Brutti Paolo
    Bubbico Filippo
    Bucciarelli Anna
    Buffo Gloria
    Burlando Claudio
    Cabras Antonio
    Caldarola Giuseppe
    Calvi Guido
    Calvisi Giulio
    Calzolaio Valerio
    Cantaro Antonio
    Canu Chiara
    Capodicasa Angelo
    Carboni Francesco
    Carli Carlo
    Carli Anna
    Carloni Annamaria
    Caronna Salvatore
    Carra Marco
    Carrozza Elio
    Cea Natalina
    Ceccuzzi Franco
    Ceh Ondina
    Cennamo Aldo
    Cenni Susanna
    Cervellini Massimo
    Cherchi Salvatore
    Chiamparino Sergio
    Chiaromonte Franca
    Chiocchetti Maurizio
    Chiti Vannino
    Cofferati Sergio
    Cogliani Teresa
    Cogo Margherita
    Colaceci Amalia
    Concia Paola
    Cordoni Elena
    Cosimi Alessandro
    Cozzolino Andrea
    Cracolici Antonello
    Crisafulli Vladimiro
    Crucianelli Famiano
    Cuperlo Gianni
    D’Alema Massimo
    D’Alessandro Prisco
    D’Alò Franca Geppino
    D’Amelio Rosetta
    Dameri Silvana
    Damiano Cesare
    De Biase Emilia
    De Girolamo Alfredo
    De Luca Vincenzo
    De Piccoli Cesare
    De Simone Alberta
    Di Marco Marika
    Di Salvo Tiziana
    Di Serio
    D’Antona Olga
    Di Siena Piero
    Diana Lorenzo
    Domenici Leonardo
    Donaggio Franca
    Dubois Tea Epifani Guglielmo
    Errani Vasco
    Falci Fiorella
    Falomi Antonello
    Fancelli Stefano
    Fassino Piero
    Fava Claudio
    Ferrara Lello
    Ferrari Davide
    Fiammenghi Miro
    Filippeschi Marco
    Finocchiaro Anna
    Folena Pietro
    Folino Vincenzo
    Forcieri Lorenzo
    Fossati Filippo
    Fragai Agostino
    Franco Vittoria
    Frisullo Sandro
    Fumagalli Marco
    Gaetani Rocco
    Gambini Sergio
    Gentili Sergio
    Ghilardotti Fiorella
    Giancarli Enzo
    Giovannelli Fausto
    Giraldi Domenico
    Golfarelli Lella
    Grandi Alfiero
    Grignaffini Giovanna
    Guarino Edoardo
    Imbeni Renzo
    Impegno Berardo
    Intrieri Marilina
    Izzo Francesca
    Labate Grazia
    Labbucci Adriano
    Larizza Rocco
    Latorre Nicola
    Lazzari Fiorella
    Lembi Simona
    Lenzi Donata
    Leone Betti
    Leoni Carlo
    Licciardi Attilio
    Locchi Renato
    Lolli Giovanni
    Lorenzetti Mariarita
    Lotito Franco
    Lucà Mimmo
    Lucidi Marcella
    Lumia Giuseppe
    Luongo Antonio
    Macaluso Emanuele
    Mafai Miriam
    Magno Michele
    Magnolfi Beatrice
    Mammi Alessio
    Manca Daniele
    Manca Nicola
    Mancina Claudia
    Manciulli Andrea
    Manica Giuliana
    Manzella Andrea
    Manzini Paola
    Maran Alessandro
    Marantelli Daniele
    Marcenaro Pietro
    Marchi Maino
    Margini Mario
    Marinaro Francesca
    Martella Andrea
    Martini Claudio
    Matteucci Fabrizio
    Mazza Ugo
    Mazzarello Graziano
    Melandri Giovanna
    Mele Giorgio
    Meta Michele
    Mezzolani Armerino
    Micele Silvano
    Migliavacca Roberto
    Miglioli Ivano
    Migone Giangiacomo
    Minardi Luigi
    Minelli Raffaele
    Mineo Luciano
    Minniti Marco
    Mirabelli Franco
    Misticoni Stefania
    Mogherini Federica
    Mollaroli Adriana
    Montanari Roberto
    Montecchi Elena
    Morando Enrico
    Morri Fabrizio
    Motta Carmen
    Mussi Fabio
    Napoletano Pasqualina
    Napolitano Giorgio
    Napolitano Peppe
    Nappi Gianfranco
    Negri Magda
    Nicchi Marisa
    Nigra Alberto
    Oliverio Mario
    Olivieri Luigi
    Olivo Rosario
    Ottavi Michela
    Ottolenghi Federico
    Paganelli Lino
    Paltrinieri Manuela
    Pantaleo Domenico
    Panzeri Antonio
    Paolini Enrico
    Pariani Anna
    Parola Vittorio
    Passigli Stefano
    Peluffo Vinicio
    Pennacchi Laura
    Perifano Luigi
    Petruccioli Claudio
    Pettinari Luciano
    Piccoli Otello
    Piloni Ornella
    Pirani Paolo
    Pisa Silvana
    Pizzetti Luciano
    Pollastrini Barbara
    Pollio Sandro
    Profumo Maria Paola
    Pubusa Andrea
    Ranieri Umberto
    Reichlin Alfredo
    Riccò Gianfranco
    Riga Graziella
    Rodano Giulia
    Rossi Gianluca
    Rossi Nicola
    Ruffolo Giorgio
    Sabatini Sergio
    Sabattini Claudio
    Sacconi Guido
    Sales Isaia
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    Salvi Cesare
    Sanna Emanuele
    Sassi Enrico
    Sasso Alba
    Sbizzera Ferdinando
    Sbrollini Daniela
    Scalvenzi Lanfranco
    Scaramucci Alba
    Scotto Arturo
    Serafini Anna
    Sicchi Rita
    Signorino Elsa
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    Speranza Gianni
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    Ventura Michele
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    Violante Luciano
    Visco Vincenzo
    Vita Vincenzo
    Vitali Valter
    Vozza Salvatore
    Zani Mauro
    Zanonato Flavio
    Zanotti Katia
    Zingaretti Nicola

  5. #5
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Onestamente voterei la mozione ecologista.

  6. #6
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    gli unici che salvo della minoranza anzi c'è uno tra i compagni che stimo di più della sinistra ecologista.

    comunque le vipere mussiane qui a venezia se la sono presa anche coloro perchè dividono le forze contro gli indemoniati fassiniani

  7. #7
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    OGGI A VICENZA ELETTO SEGRETARIO IL 26 enne Luca Balzi, vicino a posizioni liberalDS, della Fassino. 69 voti a favore, 20 astenuti.
    La mussi ha indicato l'astensione, anke se così poi nn è completamente stato.
    Il voto è stato Palese.
    Nella direzionale della sezione di Vicenza Città ci sono 15 Fassiniani, 14 Mussiani e 2 Salviani. I salviani e i fassiniani sono sicuramente a favore di Luca, mio caro amico e sicuramente ottimo segretario.
    Spero nel buonsenso della mussi ke ci sono le regionali e spero ke nn cerchino di nn fare campagna elettorale. Sarebbe gravissimo!!!

  8. #8
    Obama for president
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  9. #9
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    Congresso / Bandoli, Chiti, Mussi, Salvi in chat su L'Unità OnLine
    di red

    Una chat per discutere insieme del congresso Ds. Anzi, quattro chat. Le domande le faranno i lettori de l'Unità. Le risposte le daranno in diretta su L’Unità OnLine i rappresentanti delle quattro mozioni che si sono confrontate fino ad oggi nei congressi locali. Un'intervista aperta, senza rete né filtri. Qual è il bilancio degli ultimi mesi? Come sta cambiando il più grande partito della Sinistra italiana? Quali programmi e quali idee per il futuro?

    Chi volesse prenotarsi ed inviare qualche domanda in anticipo può farlo all'indirizzo congresso@unita.it, precisando nome, cognome, località e, soprattutto, a chi si vuol rivolgere la domanda.

    Questi gli appuntamenti

    Lunedì 31 gennaio ore 12 Cesare Salvi

    Lunedì 31 gennaio ore 16 Fulvia Bandoli

    Martedì 1° febbraio ore 11,30 Fabio Mussi

    Mercoledì 2 febbraio ore 11 Vannino Chiti

  10. #10
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    Arrow Le Interviste, Il Sindaco di Bologna

    «Cofferati:Ora apriamo alla società e all’Alleanza»

    C’è dentro, ormai. Partecipe e coinvolto. Sergio Cofferati è andato al congresso della sua sezione. Poi, a quello della Federazione Ds di Bologna. Qui ha detto la sua. E non ha votato per alcuna mozione, coerente con la critica mossa alle modalità «tese più a rimarcare le differenze che ad aprire il confronto» di queste assise. Ma il suo contributo ha pesato comunque. E si è riflesso anche sul documento e gli ordini del giorno conclusivi della discussione congressuale. Tutti collegialmente definiti, al di là della stessa iniziativa dei cosiddetti 22 non allineati che il neo sindaco di Bologna ha seguito con simpatia («Sì, mi piace perché mi è sembrata raccogliere l'anelito di apertura e di libera ricerca»). E tutti, proprio perché espressivi di un più alto livello di sintesi, votati all'unanimità o quasi. «Una novità politica, un passo avanti importante», commenta Cofferati: «Tanto più ora che i Ds devono farsi carico, per la loro parte (e non è poca), di concorrere a superare le pesanti difficoltà in cui si ritrova l’alleanza».

    Allora, la dialettica politica non è d'impedimento ad elaborazione più ampie e perfino ad approdi comuni?

    «Non saprei dire quanto abbia pesato sulla ricerca di convergenze realizzatasi a Bologna la storia recente e l'esigenza diffusa di dare continuità agli elementi positivi della stagione elettorale amministrativa. Né saprei dire se questa esperienza sia possibile anche altrove. Rilevo solo che è capitato qui, in una città tornata ad essere significativa per la sinistra italiana grazie alla forte avanzata dei Ds sulle amministrative precedenti, il ritorno alla politica di tanti giovani e donne, la costruzione di uno schieramento largo con tutti i partiti del centrosinistra ma anche con il coinvolgimento di associazioni e movimenti. Lo trovo confortante».

    A questo risultato, però, si è arrivati a ridosso del confronto e del voto sulle mozioni. Perché non ritenere che queste basi di chiarezza abbiano favorito la convergenza politica?

    «Non vorrei nemmeno dire che una manifestazione di disponibilità così piena, da parte di tutti, dimostra che le mie aspettative su un congresso che si proiettasse verso un orizzonte comune proprio prive di fondamento non erano. Ma è evidente che se il congresso a mozioni contrapposte avesse l'effetto di risolvere le grandi scelte di fondo per poi passare oltre, questo effetto si sarebbe manifestato a Bologna e dappertutto. Non mi pare che sia stato così, almeno finora. E mi auguro che Bologna possa offrire questa possibile esperienza politica a un più ricco confronto congressuale».

    Può riconoscere, però, che le differenze riproposte con le mozioni, addirittura due nella stessa area della sinistra, corrispondono a una reale articolazione dei Ds?

    «So bene che le differenze ci sono, e considero importante affrontarle. Il problema è come. Lo ha detto anche Fassino: i Ds hanno superato l'angoscia della sopravvivenza, che tre anni fa aveva segnato il congresso di Pesaro...».
    Quando lei era schierato con il correntone...
    «Sì, quel dilemma quasi esistenziale richiedeva da ciascuno di noi risposte schiette, leali, responsabili. Ma siamo cresciuti, come Ds, anche grazie a quella autentica dialettica politica. Che adesso possiamo ben volgere al futuro, aprendo due anelli di congiunzione: da una parte, con quella parte della società sensibile ai valori della sinistra e, dall'altra, con gli alleati con cui costruire la prospettiva dell'alternativa. E, francamente, non credo che la modalità delle mozioni contrapposte sia la migliore risposta a questa esigenza. Certo, rende esplicite le differenze. Però, nel mettere in evidenza le differenze, che poi - come si è visto a Bologna - non sono tali da impedire la sintesi politica, lascia in un cono d'ombra gli elementi di unità. Che pure, prima o poi, bisognerà recuperare».

    Se è per questo, Fassino ha già proposto una gestione unitaria per il dopo congresso.

    «Benissimo. Perché, allora, rinviare a dopo la sintesi nuova che sarebbe possibile cercare nel vivo del congresso?».

    Non sarà perché è da compiere la scelta discriminante della Federazione con le altre forze riformiste della coalizione che, come si vede in questi giorni, suscita forti passioni e tormenti?

    «Il fondamento di ogni grande scelta è nel progetto che la sostanzia. Purtroppo noi ci attardiamo tanto sulle forme, trascurando troppo i contenuti».

    Non parlano da soli i contenuti divaricanti, tra la sinistra riformista e la sinistra radicale o antagonista, che hanno lacerato il centrosinistra nella legislatura vinta da Romano Prodi nel 1996 e, poi, anche in non pochi passaggi cruciali dell'opposizione a Berlusconi?

    «Parlano, eccome. Non a caso al congresso di Pesaro richiamai le diverse idee del riformismo in cui si dibatte la sinistra italiana. Ebbene, Bologna è la culla del riformismo italiano e qualcosa può dirci la radicata pratica amministrativa in cui storicamente le diverse sensibilità riformiste hanno un significativo banco di prova».

    Idee diverse per una sola pratica riformista?

    «Pensiamo all'idea riformista del socialista Zanardi, che abbiamo appena ricordato come il “sindaco del pane” nel cinquantesimo anniversario della morte, perché amministrando Bologna tra il 1914 e il 1919, si fece carico delle privazioni inaudite che la prima grande guerra mondiale provocava sui ceti popolari, organizzando la produzione o l'acquisizione del pane, del carbone e di altri prodotti vitali e vendendoli nella quantità e nella qualità corretta proprio qui, a palazzo D'Accursio, attraverso l'istituzione dell'ente autonomo di consumo. E pensiamo al sindaco Dozza quando si trovò come competitore Dossetti che nel suo programma presentava un'idea organica dei quartieri come luogo del decentramento e della partecipazione: vinte le elezioni, Dozza riconosce la giustezza della proposta dell'avversario e la fa sua, realizzando la struttura dei quartieri che ancora oggi anima la vita democratica della città. Se si misurano con i parametri del dibattito politico di oggi, l'intervento nell'economia e nelle politiche sociali di Zanardi passerebbe per radicale, mentre la dialettica tra il riformismo di ispirazione laico-socialista di Dozza e quello di orientamento cattolico di Dossetti apparirebbe come moderato. Ma sono, in tutta evidenza, tratti distinti di una cultura riformista dalle comuni radici».

    Ma perché non rendere evidente che è la comune vocazione riformista il nerbo del progetto alternativo?

    «Se l'alveo è così vasto, e la cultura riformista tanto diffusa, i suoi diversi caratteri difficilmente sono comprimibili nella semplificazione a un solo soggetto. Si misurano sull'azione concreta. E nel concreto si scoprono trasversalità altrimenti non spiegabili: sul valore identitario del grande tema della pace, per dire, abbiamo visto coagularsi una maggiore sintonia tra una certa cultura cattolica, che pure si vuole moderata, e la parte più radicale della sinistra. Ecco perché continuo ad avvertire come un limite una discussione astratta sulle forme dei soggetti politici».

    Vale anche a parti invertite, ovvero la Gad come prioritaria rispetto alla Fed?

    «Lasciamo perdere questi orribili acronimi. Andiamo alla sostanza della questione, ovvero di quale rappresentanza politica costruire, e come, in un sistema bipolare. Il maggioritario propone un luogo fisico per la convergenza, dovendo comunque esserci, in ogni verifica elettorale, una proposta che tenga insieme tutti per essere in grado di vincere. Quel che ti fa vincere, al dunque, è il programma. E se già i meccanismi elettorali spingono alla ricerca di una proposta comune, non si capisce perché questa debba essere un punto di approdo faticoso e non un “a priori”. Rilevare questo dato non significa pretendere, da nessuno, la rinuncia alla propria idea. Ma vale la pena recuperare una riflessione».

    Quale riflessione auspica?

    «La Federazione, presentata in forme tutt'altro che lineari (prima la lista unica per le europee, poi la prospettiva del partito riformista e infine il ripiego cooperativo tra partiti e, alle prossime regionali, pure le liste diversificate), ha finito per alludere alla compresenza di due aree dentro lo schieramento vasto: una riformista e l'altra radicale. Se così fosse sarebbe l'idea del riformismo a soffrirne di più, perché inevitabilmente finirebbe per essere identificata come moderata, se non risultare sostanzialmente moderata nel dualismo con l'antagonismo di sinistra».

    Non c'è anche da riflettere sulla frantumazione che priva il centrosinistra di un soggetto politico maggioritario, a cospetto di un centrodestra dominato dal partito pigliatutto di Berlusconi?

    «Sono anch'io convinto, e non da adesso, che una coalizione abbia bisogno di maggiore coesione e di minore frantumazione. Ma non credo che la semplificazione e la riduzione abbia una sola opzione possibile. In ogni caso, non una opzione organizzativa che prescinda dalla qualità e dall'efficacia del progetto politico. Tanto più vista la situazione determinatasi in questi giorni, con le difficoltà delle liste federate alle regionali che vanno a cumularsi alle difficoltà sulle ultime candidature».

    Nonostante queste tensioni possono essere interpretate alla luce delle persistenti differenze sul merito del progetto, oltre che della Federazione, anche dei rapporti all'interno della più larga alleanza?

    «Ma proprio questo mi preoccupa: che si debbano interpretare le divergenze, e non dichiararle e discuterle in modo esplicito. Proviamo ad invertire i termini del dilemma. Se la fatica della individuazione delle residue candidature è accentuata dal fatto che il confronto programmatico stenta, per cui la scelta del candidato moderato, riformista o radicale si carica di una diversità di merito politico, è questa condizione di sospetto che va tolta di mezzo. Come? Affrontando i contrasti per quel che sono, in modo trasparente, con tutte le mediazioni che si rendono necessarie. A quel punto sarà irrilevante chi rappresenterà il progetto, se moderato, riformista o radicale, perché la condivisione della candidatura sarà legata alla credibilità e alla capacità di meglio interpretare la sintesi condivisa. Perché altrimenti, volenti o nolenti, si torna alle condizioni del primo Ulivo, quando l’accordo elettorale fatto con Rifondazione senza progetto politico ha determinato il progressivo logoramento del centrosinistra».
    Non basta che Bertinotti assicuri di riconoscere il pronunciamento della maggioranza, ora nelle primarie in Puglia e poi in quelle nazionali, prefigurando questa sede come dirimente delle opzioni programmatiche più controverse?
    «Le primarie hanno una indubbia utilità per la legittimazione del candidato. Dubito, però, che sia risolutiva del merito di contrasti programmatici non precedentemente risolti. È questa la via maestra per arrivare al progetto condiviso che legittima tutti a candidarsi. Temo, anzi, che primarie sulle persone, che alludano implicitamente alle diversità rappresentate dall'appartenenza politica, finiscano per alterare la stessa costruzione del progetto, per l'evidente disparità tra il peso degli eventuali candidati alle primarie e la ben più articolata rappresentanza politico-elettorale dell'alleanza. Né mi convince il pur significativo impegno ad adeguarsi all'opinione della maggioranza, giacché comunque si sancirebbero gli elementi che diversificano il candidato vincente da quello che perde. E non credo si possa rinviare le verifica della necessarie mediazioni all'azione di governo, perché se le diversità rispuntassero a quel punto porterebbero o alla paralisi o all'incrinatura dell'alleanza. Abbiamo, tutti noi, il dovere di garantire agli elettori che nulla di ciò che già ha pregiudicato la credibilità e la stabilità dei governi di centrosinistra potrà mai più ripetersi».

    Sul terreno delle scelte programmatiche emergono anche diverse priorità. Quali ritiene possano unificare il vasto campo di forze del centrosinistra?

    «Nello schema delineato da Prodi al Pallido di Milano credo che tutti abbiano la possibilità di contribuire ad un'idea di futuro. E' l'avvenire del paese che questo centrodestra sta sempre più brutalmente rovinando».

    E' scontro su ogni fronte, ormai?

    «Vengono progressivamente aggrediti sia i pilastri della coesione politica, dall'ordinamento della giustizia alle stesse regole costituzionali, sia le basi della coesione sociale, con una sistematica alterazione dei meccanismi di formazione e di redistribuzione della ricchezza che crea nuove disparità e ingiustizie...».

    Rispunta anche l'attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Come a ideologizzare il finale di partita?

    «Possibile, anche se allo stato sembra essere più l'espediente revanscista di un ministro marginalizzato che il colpo di coda delle pulsioni assolutiste di un tempo. È comunque un segno dei tempi che le associazioni imprenditoriali non avallino più tanto avventurismo».

    Vuol dire che si stanno scomponendo e ricomponendo i blocchi sociali?

    «Che il centrodestra non poggi più sul blocco di interessi del 2001 è, in qualche modo, confessato dal gran agitarsi di Berlusconi per un taglio delle tasse esplicitamente incapace di rilanciare l'economia. Ma parliamo della costituzione materiale del paese, ed è del tutto evidente che attraverso questa pesante redistribuzione si punta anche a disarticolare il campo delle forze avversarie. Per questo la nostra azione di contrasto, e - perché no - anche di contenimento del danno per il paese, deve essere resa subito efficace da un'idea di alternativa credibile. Affrontare questa sfida è compito di tutte le forze del centrosinistra. E i Ds, che come partito di maggioranza relativa hanno una parte cospicua da assolvere».

    Con il congresso?

    «Sì, i Ds possono, meglio: credo proprio che debbano, fare del loro congresso l'occasione per ricreare un clima di unità e suscitare nuove passioni».

 

 
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