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  1. #1
    Ospite

    Exclamation Annan: basta divisioni, ora aiutiamo l'Iraq

    La sfida delle Nazioni Unite
    Annan: basta divisioni, ora aiutiamo l'Iraq
    Appello del segretario generale dell'Onu a tutti i Paesi,
    anche a quelli che si opposero alla guerra
    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    WASHINGTON -Dalle pagine delWashington Post ,Kofi Annan, il segretario generale dell’Onu, ha ieri rivolto un appello alla comunità internazionale «già amaramente divisa sull’Iraq, a riconoscere che condividiamo tutti un compito comune: indirizzare l’Iraq dal nuovo punto di partenza, il successo delle elezioni, verso un futuro pacifico, prospero e democratico». E ha sottolineato che tale compito ricade soprattutto su chi si oppose alla guerra, pur senza fare nomi: «Precisamente perché non fu d’accordo sulle prime operazioni in Iraq, l’Onu ha adesso una credibilità che è enormemente richiesta e ha accesso ai gruppi che devono partecipare al nuovo processo politico, se vogliamo che la pace prevalga. È ora che noi usiamo questo capitale».

    L’editoriale di Annan, intitolato Come far progredire l’Iraq , si è indirizzato principalmente agli Stati Uniti, è stata cioè un’accorata esortazione al presidente Bush a internazionalizzare la ricostruzione politica ed economica irachena: il segretario ha proposto che l’Onu divenga il tramite dell’Occidente e del mondo arabo a Bagdad. Ma è stato anche un richiamo a Paesi come la Francia, la Germania, la Russia e la Cina, alle sinistre europee e agli islamici a prendervi parte. «È un’opportunità elettrizzante - ha scritto Kofi Annan - è molto importante che la transizione abbia successo. Nessuno può non essere rimasto commosso dal coraggio dimostrato dagli iracheni recandosi alle urne. L’Onu è molto orgogliosa di averli potuti aiutare sul piano sia politico sia tecnico».

    A Bagdad, la Commissione elettorale ha annunciato che i risultati del voto saranno pubblicati oggi, e dalle prime indicazioni la lista dell’ayatollah Al Sistani avrebbe ottenuto il 51 per cento. Annan non vi ha fatto cenno, ma si è mostrato convinto che la comunità internazionale «possa contribuire al prossimo passo dell’Iraq, il varo della Costituzione». Ha spiegato che il suo emissario speciale è in contatto «coi gruppi in maggioranza sunniti che hanno disertato le urne ma sono disposti a perseguire i loro obbiettivi con il dialogo». E ha ricordato che bisogna compiere ogni sforzo per evitare che si escludano dal processo politico: «Più ampia sarà la gamma dei delegati, maggiore sarà il successo».

    Il segretario dell’Onu ha quindi delineato nei dettagli il compito della comunità internazionale: facilitare il referendum di ottobre sulla Costituzione; fornire ai nuovi ministeri una solida assistenza tecnica «che potrebbe anche avere luogo fuori dall’Iraq perché consisterebbe soprattutto in finanziamenti e addestramenti»; aumentare il numero dei funzionari internazionali «oggi limitato a 200 persone, tre quarti delle quali nel settore della sicurezza».

    Un invito implicito a ogni Paese ad assumere il ruolo a esso più consono. Riferendo che l’Onu ha già raccolto 500 milioni di dollari per 43 progetti di ricostruzione dell’Iraq, Annan ha citato come esempio il finanziamento del ministero della elettricità da parte del Giappone e del Belgio. Annan ha concluso il suo intervento con la richiesta che la comunità internazionale versi quanto più può al fondo Onu-Banca mondiale, attualmente di 1 miliardo di dollari, promettendo che i soldi «verranno spesi nel modo migliore», un implicito impegno a non ripetere lo scandalo «petrolio per cibo» sotto Saddam Hussein. Ha ammesso che la stabilizzazione e democratizzazione dell’Iraq non saranno facili: «Si trova in una regione complicata, ha una storia torturata, e alcuni gruppi sono decisi a impedire il cambiamento». Ma ha insistito che se tutti faranno la loro parte «questo grande esperimento del popolo iracheno non fallirà». Abbiamo un’opportunità concreta di ricominciare daccapo, questa volta tutti assieme, ha terminato, e su mandato del Consiglio di Sicurezza «l’Onu assumerà la guida di questo nuovo inizio».

    Ennio Caretto
    13 febbraio 2005

    Corriere

  2. #2
    Giacobino 1799
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    Purchè non intervenga "Frimigoni"...





    www.conbassolino.it

  3. #3
    Ospite

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    E mentre all'ONU si chiede il coinvolgimento di chi è stato alla finestra per contribuire al rafforzamento della democrazia irachena Prodi e la sua banda dell'unione decidono di dire no al finanziamento della missione italiana allineandosi alle posizioni più antimericane dei comunisti, li voglio vedere poi quando Prodi dovrà fare i vertici con la Condi



    «Abbiamo preso sul problema iracheno una decisione unanime. È stata quindi una riunione importante, inizia una nuova fase della vita politica italiana».

  4. #4
    Giacobino 1799
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    In Origine Postato da Manuel
    E mentre all'ONU si chiede il coinvolgimento di chi è stato alla finestra per contribuire al rafforzamento della democrazia irachena Prodi e la sua banda dell'unione decidono di dire no al finanziamento della missione italiana allineandosi alle posizioni più antimericane dei comunisti, li voglio vedere poi quando Prodi dovrà fare i vertici con la Condi



    «Abbiamo preso sul problema iracheno una decisione unanime. È stata quindi una riunione importante, inizia una nuova fase della vita politica italiana».
    Mbè? Li farà come li fanno Chirac, Schroeder e Zapatero.
    Kofi Annan non sapeva ancora che gli sciiti hanno preso il 60%. E Al Sistani ha già dichiarato, qualche giorno fa, che il Corano dovrà essere alla base della nuova costituzione irachena. Come la mettiamo?

  5. #5
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    Per chi crede ancora nelle favole di una sostituzione dei contingenti militari già presenti per la sicurezza del popolo iracheno....


    Domenica 13 Febbraio 2005, 120


    Iraq: Annan, Caschi Blu? Deboli E Male Equipaggiati
    (AGI) - Monaco di Baviera, 13 feb. - "In quel Paese c'e' stata finora una presenza militare molto forte. Se dovesse essere avvicendata da un contingente debole e male equipaggiato, cio' comporterebbe i suoi problemi". Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, non nasconde le difficoltà di un'eventuale sostituzione delle truppe della coalizione a guida Usa in Iraq con i caschi blu dell'Onu. "E' ovvio - aggiunge - che se il Consiglio di Sicurezza, nel suo apprezzamento, decidesse di seguire tale percorso, allora e' naturale che dovremmo considerare l'opzione". Annan non ha del tutto escluso un'ipotesi del genere, ma si e' limitato a rimettere al Consiglio di Sicurezza un'eventuale decisione in tal senso, di cui ha sottolineato tutte le difficolta'. Al segretario generale del Palazzo di Vetro, presente a Monaco di Baviera per l'annuale conferenza internazionale sulla Sicurezza, e' stato chiesto dai giornalisti se le operazioni di stabilizzazione e di mantenimento dell'ordine e della sicurezza, ora affidate alle forze alleate, potranno in avvenire essere trasferite ai caschi blu: "Riceveranno le Nazioni Unite le truppe appropriate, e truppe della consistenza di cui c'è bisogno perche' svolgano un'adeguata mole di lavoro?", si e' domandato retoricamente Annan. (AGI)

  6. #6
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    In Origine Postato da Manuel
    Per chi crede ancora nelle favole di una sostituzione dei contingenti militari già presenti per la sicurezza del popolo iracheno....


    Domenica 13 Febbraio 2005, 120


    Iraq: Annan, Caschi Blu? Deboli E Male Equipaggiati
    (AGI) - Monaco di Baviera, 13 feb. - "In quel Paese c'e' stata finora una presenza militare molto forte. Se dovesse essere avvicendata da un contingente debole e male equipaggiato, cio' comporterebbe i suoi problemi". Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, non nasconde le difficoltà di un'eventuale sostituzione delle truppe della coalizione a guida Usa in Iraq con i caschi blu dell'Onu. "E' ovvio - aggiunge - che se il Consiglio di Sicurezza, nel suo apprezzamento, decidesse di seguire tale percorso, allora e' naturale che dovremmo considerare l'opzione". Annan non ha del tutto escluso un'ipotesi del genere, ma si e' limitato a rimettere al Consiglio di Sicurezza un'eventuale decisione in tal senso, di cui ha sottolineato tutte le difficolta'. Al segretario generale del Palazzo di Vetro, presente a Monaco di Baviera per l'annuale conferenza internazionale sulla Sicurezza, e' stato chiesto dai giornalisti se le operazioni di stabilizzazione e di mantenimento dell'ordine e della sicurezza, ora affidate alle forze alleate, potranno in avvenire essere trasferite ai caschi blu: "Riceveranno le Nazioni Unite le truppe appropriate, e truppe della consistenza di cui c'è bisogno perche' svolgano un'adeguata mole di lavoro?", si e' domandato retoricamente Annan. (AGI)

    ma tu di professione oltre il leccaculo attrverso la massoneria lo metti in culo aglialtri vero? La mia citta è piena di massoni e sono tuta gente riprovevole e stupida come te copmpresi i d.s che governano la toscana
    sordidi personaggi che pontificano e intanto lavorano grazie all'aiuto della setta sei un bastardo nato tu e tutti quei lecca braghe come te..

  7. #7
    Ospite

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    All'orizzonte un Iraq federale e laico
    Grande perdente il partito dei catastrofisti. Alla gente interessa il miglioramento concreto del tenore di vita - Audio
    Di MAGDI ALLAM

    I risultati delle prime elezioni libere in Iraq hanno un grande vincitore e un grande perdente. Il grande vincitore è il popolo iracheno che con oltre 8 milioni di elettori, circa il 60 per cento degli aventi diritto, ha sfidato il terrorismo e bocciato la sua strategia mirante a trasformare l’Iraq nel fronte di prima linea della guerra santa di bin Laden e dei baasisti contro l’Occidente e i paesi musulmani moderati. Il grande perdente è il partito dei catastrofisti che, partendo dalla condanna assoluta e pregiudiziale dell’America, aveva immaginato e auspicato uno scenario da guerra civile con una crescita incontrollata e generalizzata del terrorismo.
    Una prima lettura dei risultati indica che ci sarà un sostanziale equilibrio tra gli esponenti islamici e laici in seno al futuro parlamento. Contrariamente a quanto non si pensi, la Lista irachena unitaria che fa riferimento al grande ayatollah al Sistani, che ha ottenuto il 48 per cento dei voti e 131 seggi su 275, comprende sia personalità religiose sia laiche. Così come laici sono certamente il raggruppamento curdo che ha ottenuto il 26 per cento dei voti e 70 seggi, e la Lista irachena del premier Iyad Allawi che ha ottenuto il 13 per cento dei voti e 38 seggi.
    Questo risultato lascia intendere che l’Iraq del futuro sarà uno Stato federale e sostanzialmente laico. Sulla federazione tra regioni che si uniscono sulla base della contiguità territoriale c’è un’intesa di fondo tra curdi, sciiti e sunniti moderati. Quanto all’identità sostanzialmente laica sarà il compromesso tra quanti auspicano l’applicazione della sharia quale unica fonte della legislazione e quanti pur riconoscendo il riferimento identitario all’islam, intendono salvaguardare il principio della laicità di uno Stato di diritto.
    Se ci si sintonizza con il pensiero e le speranze reali degli iracheni ascoltando le televisioni e le radio che trasmettono dall’Iraq, si scopre che ciò che veramente interessa la maggioranza della popolazione è il miglioramento concreto del proprio tenore di vita e l’affermazione della sicurezza ovunque nel paese. Intervistati subito dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni, molti hanno chiesto al nuovo parlamento e al nuovo governo di operare per la lotta alla disoccupazione, la creazione di posti di lavoro per tutti, per assicurare i beni di prima necessità a partire dalla fornitura dell’energia elettrica. In aggiunta alla sicurezza combattendo il terrorismo. Non ho sentito nessuno parlare o preoccuparsi dell’ occupazione militare. Non perché non si voglia il ritiro degli americani, degli inglesi e degli italiani. Ma perché c’è la consapevolezza che oggi è nell’interesse generale che queste forze multinazionali, che sono legittimate da due risoluzioni delle Nazioni Unite, restino nel paese. Ed è così che mentre in Occidente si litiga e ci si divide su questioni ideologiche, gli iracheni pensano solo ai fatti pratici della quotidianità. Ebbene anche questa è una lezione che dovremmo trarre dal voto iracheno: smetterla di essere più iracheni degli iracheni.

    13 febbraio 2005

  8. #8
    Hanno assassinato Calipari
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    "Il programma YURI il programma"
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    Magdi Allam

    il finto esperto, sembra il fratello di Pisanu in quanto a cazzate che dice

  9. #9
    Ospite

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    In Origine Postato da yurj
    Magdi Allam

    il finto esperto, sembra il fratello di Pisanu in quanto a cazzate che dice
    "Il grande perdente è il partito dei catrastofisti" by by

  10. #10
    Liberale
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    In Origine Postato da yurj
    Magdi Allam

    il finto esperto, sembra il fratello di Pisanu in quanto a cazzate che dice
    A me sembra l'unico vero esperto del Medio-Oriente.

    Dopo l'11 settembre sono spuntati esperti del Medio-Oriente come funghi, di cui pochi veramente credibili e fra questi di certo non possiamo escludere Magdi Allam.

 

 
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