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    Predefinito POLITICA / Gianfranco, la suocera di Silvio

    IL BESTIARIO

    Gianfranco, la suocera di Silvio


    Invece di sparigliare, Fini venga allo scoperto

    di Giampaolo Pansa

    lunedì, 4 maggio 2009


    Ci sono due persone che dovrebbero lasciare Silvio Berlusconi e andarsene per la loro strada: Veronica Lario e Gianfranco Fini. Della prima non parlo. La sua è una vicenda privata da osservare con rispetto e senza intervenire. Soltanto lei può decidere che cosa fare. Ma di Fini possiamo parlare, eccome!

    Con Fini siamo di fronte a un leader politico che oggi sta ai vertici del sistema repubblicano: la presidenza della Camera dei deputati, terza carica dello Stato. Dunque quello che fa riguarda tutti, pure chi non l’ha votato. E a proposito del “fare di Fini”, il Bestiario intravede due atteggiamenti che coesistono. Il primo non sorprende. Il secondo sì.

    Del primo ho già scritto sul Riformista. Raccontando il lungo percorso di Fini e le sue svolte continue, sempre coerenti. Quella iniziale risale a quattordici anni fa: gennaio 1995, Fiuggi, il mutamento dell’insegna del partito, dal Msi ad Alleanza nazionale. Poi nel novembre 2003 il viaggio in Israele e la condanna del fascismo come male assoluto. Infine, nel settembre 2008, l’affermazione che la destra deve fare propri i valori dell’antifascismo.

    In quell’autunno, Fini era da pochi mesi presidente della Camera. Le sue parole misero in allarme molti militanti di An che dissentivano dal leader. Venne infine lo scontro sul dramma di Eluana Englaro, sul testamento biologico e lo Stato etico. Un succedersi di eventi che hanno visto Fini in un disaccordo incessante con Berlusconi. Poi emerso di nuovo nel discorso finiano del 28 marzo di quest’anno, al congresso costitutivo del Pdl.

    Dopo la discussione in Senato sul caso Englaro, nel Bestiario dell’8 febbraio scrissi, alla buona: «Non penso che il leader di An voglia soltanto distinguersi da Berlusconi per avere forza nella spartizione del potere dentro il futuro Pdl. Posso sbagliarmi, ma nella testa di Fini e nel suo partito sta accadendo qualcosa. Dovremo valutarlo con attenzione».

    Adesso, tre mesi dopo, sappiamo quello che per ora è avvenuto. An è confluita senza incertezze nel Pdl. Il suo gruppo dirigente, i militanti e, forse, gli elettori stanno quasi tutti con il Cavaliere. E insieme a Silvio cercheranno di costruire un granitico centro-destra, con il proposito di rimanere al potere per molto tempo. Quello che invece non conosciamo bene è quanto stia accadendo nella testa di Fini.
    Una sola cosa mi sembra accertata: il presidente della Camera non ha smesso di fare la guerriglia al Cavaliere. Anzi, nelle ultime settimane l’ha intensificata, su tante questioni. Mi viene in mente un’immagine caustica che, sotto Mussolini, dipingeva un gerarca potente, abituato a rompere le scatole al Duce: “La suocera del regime”. Qualche avversario di Fini potrebbe risuscitarla e far nascere un personaggio nuovo per la ribalta italiana: Gianfranco, la suocera di Silvio.

    In realtà, credo che Fini non sia soltanto un’aspirante suocera del Supercapo. Da quel poco che si capisce, vorrebbe dar vita a una destra molto diversa da quella che sta nel Pdl. I suoi la descrivono con una batteria di aggettivi: europea, laica, liberale, solidarista, attenta alle idee più che al potere. Certo, queste etichette non dicono quasi nulla. Dice di più il lavoro degli strumenti di cui dispone Fini: la Fondazione Farefuturo e il giornale online, “Ffwebmagazine”.

    Nella fondazione e nel magazine, Fini ha con sé intellettuali e giornalisti molto capaci, anche di fare notizia. Per esempio, è dal giornale online che è cominciato il tormentone di Veronica e del “ciarpame” delle veline da candidare alle elezioni europee. Ed è facile pronosticare che di lì verranno sempre nuove, e cattive, sorprese per il Cavaliere.

    Me lo fa pensare un verbo che sento ripetere spesso dai finiani: sparigliare, bisogna sparigliare. È un termine che viene dal gioco dello scopone, ma che in politica ha un significato forte: scompigliare le carte, rompere il gioco, quello di Berlusconi naturalmente. Poiché non sono un militante, ma soltanto un cronista curioso, mi piace vedere che cosa succede nei partiti quando viene insidiato il gioco dominante. Nella defunta Democrazia cristiana, c’era sempre un capo che tentava di sparigliare. Anche per questo, ma non solo, la Balena Bianca finì per tirare le cuoia.

    Dunque non mi meraviglia che succeda lo stesso dentro il Partitone Azzurro di Berlusconi. Da dove viene allora la sorpresa che ho confessato all’inizio? Viene dal fatto che lo spariglio si stia tentando sotto la bandiera del presidente della Camera. Forse sarò deviato da una cultura vecchia, ma penso che il leader di Montecitorio non dovrebbe mai fare della movida politica. E nemmeno lasciarla fare ai suoi, alla sua fondazione e al suo magazine online.

    Non pensiate che voglia tagliare la lingua a qualcuno. Il dissenso e la diversità di opinioni sono il sale di tutte le democrazie. Ma ha lo stesso valore la chiarezza. La confusione è già alta sotto il cielo d’Italia e la situazione non è per niente eccellente. Vedere il presidente della Camera in conflitto continuo con il premier, pur vivendo dentro la stessa parrocchia, non fa bene al nostro precario sistema istituzionale.
    Se Fini condivide questo giudizio, ha una sola strada da percorrere. È quella di non rimanere più con Berlusconi. Deve lasciarlo, mettersi in proprio, dare vita a un movimento d’opinione, se non a un partito. Potrebbe servire al nostro paese un nuovo soggetto politico? Questo nessuno lo sa. Ma di certo servirà a dissipare gli equivoci che rischiano di creare un sacco di guai proprio a Fini.


    http://www.ilriformista.it/stories/I...stiario/64297/
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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: POLITICA / Gianfranco, la suocera di Silvio

    Fini come Follini?


    Fini come Follini? Confesso che questa infelice similitudine sta agitando i miei pesieri da alcune settimane. E mi viene da chiedere se, per come si stanno mettendo le cose, la carriera politica di Gianfranco Fini seguirà lo stesso tragico destino dell'ex UDC: da leader dell'opposizione interna a trascurabile figura della sinistra.

    Facciamo qualche passo indietro: Fini ha un progetto diverso da quello del Cav. e non ne fa un mistero. Ma il Congresso fondativo del PDL si chiude, nonostante i pesanti distinguo, con una conciliazione e qualche risultato importante. Il popolo berlusconiano non è più soltanto una massa adorante Re Silvio, ma è un embrione di partito politico, animato da una classe dirigente e da una dialettica interna. Il leader della destra è stato il motore di questo cambiamento e chi scrive glie l'ha più volte riconosciuto.

    Così come abbiamo seguito con interesse il suo think tank di riferimento, la Fondazione FareFuturo, e abbiamo postato alcuni articoli tratti dal web magazine ad essa collegato. Perchè nessuno può negare che i finiani siano gente in gamba, attivi e con una strategia culturale degna di nota.

    Abbiamo supportato Fini convinti che il suo allontanarsi talvolta dall'ufficialità di partito avrebbe rappresentato un'opportunità di crescita per lo stesso, un contributo al raggiungimento di una piena democrazia interna. L'abbiamo fatto convinti che la corda delle relazioni politiche e umane tra Silvio e Gianfranco si sarebbe potuta magari a volte tendere, ma difficilmente spezzare. Pena, la rottura di quel bel giocattolo che la politica italiana ci ha finalmente regalato: un partito di centro-destra moderno e occidentale.

    Adesso però questo gioco a "sparigliare", come ottimamente lo ha definito Pansa sul Riformista, sta oggettivamente danneggiando, oltre che Silvio, il "nostro" PDL, ragion per cui ci sentiamo in dovere di intervenire criticamente e chiederci a gioco voglia giocare, in definitiva, Gianfranco Fini.

    Lo scherzetto delle candidate "veline", buttato online in chiave anti-Silvio dai finiani, ha pesato (inconsapevolmente) sulla rottura del matrimonio dei Berlusconi ed è qualcosa che inevitabilmente lascerà un segno profondo, soprattutto se le cose dal punto di vista elettorale non dovessero andare per il meglio.

    Per giunta, invece di starse per un po' fuori dai riflettori, è di ieri l'ultima stilettata del Presidente della Camera rivolta a Maroni. Un atteggiamento da "signor no" molto pericoloso, che oltre ad allontanare Fini dagli elettori del PDL lo mette in collisione con il suo stesso partito.

    La politica italiana è affare complicato in cui ragioni e torti si aggrovigliano, motivo per cui è assai più facile rompere che costruire. Nel 2003, sempre con il centrodestra al governo, la "suocera" di Berlusconi si chiamava Marco Follini. Poichè è facile attaccare il Cavaliere per il conflitto d'interessi e tante storture illiberali e antidemocratiche che la sua discesa in campo si porta dietro, Follini aveva buon gioco a sparigliare. Diede alle stampe un libretto polemico sull'identità dei moderati e da allora il suo mettersi di traverso portò non solo alla caduta del centrodestra ma anche al suo definitivo allontanamento dal partito e dalla coalizione. Da allora l'Harry Potter nazionale è diventato una sorta di esule politico che ha trovato momentaneamente riparo a sinistra, tra gli avversari di sempre.

    Non sarà mica che anche Gianfranco, di questo passo, rischi di commettere gli stessi errori di Follini e di fare, suo malgrado, la stessa fine?
    Non sarebbe infatti il primo caso di un esponente della "destra" doc che si accasi sulle sponde avversarie. Ricordiamo i Montanelli e i Travaglio. E per ultimo Domenico Fisichella. Amante della legge e dell'ordine, se non addirittura del trono e dell'altare, che per aver voluto fare una guerra personale a Berlusconi hanno finito con lo smarrire la propria storia e la propria identità politica, riducendosi inconsapevolmente a fare il gioco delle sinistre.

    Purtroppo se i tempi di una successione "pilotata" nel PDL non saranno maturi l'eventuale caduta del re porterebbe inevitabilmente con sè anche l'intero partito e di questo magro risultato Fini non potrebbe certo giovarsene. Finirebbe infatti stritolato dalle faide intestine e costretto probabilmente a lasciare quello che è ancora il "suo" partito per una lista personale di dubbia consistenza.

    Oggi chi applaude Fini è, in larga misura, chi odia Berlusconi. Per la stessa ragione il leader non si aspetti dagli attuali adulatori troppi ringraziamenti qualora il gioco sporco dovesse malauguratamente portare i frutti sperati.


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  3. #3
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    A furia di sparigliare le carte, si tirano le cuoia. Ed è per questo che guardo con sfavore tutti i tentativi di modificare lo status quo. Dal punto di vista politico-elettorale, l'alleanza fra PDL e Lega Nord è un blocco praticamente indistruttibile, votato alla vittoria da qui a molte altre Legislature. Pensiamoci bene: una coalizione di ferro, composta in pratica da due soli partiti, a garanzia delle governabilità, con una ambizione clamorosa: raggiungere e superare la soglia del 51% dei voti. Un sogno diventato realtà: una stagione politica graditissima, favorevole alla realizzazione di un programma moderato e conservatore.

    Ora, tale condizione si regge con tutta evidenza sulla persona e sulla leadership di Silvio Berlusconi, che ormai rappresenta il vero ed unico "asse" della politica italiana, a destra come a sinistra. In assenza del Cavaliere, ahimè, il PDL si scioglierebbe in un istante come neve al sole: un problema serio dai risvolti pericolosissimi per l'unità del centrodestra.

    Unità che deve essere preservata senza forme autolesionistiche e senza sparigliamenti eccessivi. Le mosse di Gianfranco Fini puzzano tanto di piano personale per un progressivo scanciamento dal Premier, con tanto di ambizioni quirinalizie. Ogni giorno il Presidente della Camera segna una differenza, una discontinuità, un allontanamento dal sentimento comune e dal progetto berlusconiano, attraverso dichiarazioni ed affermazioni non sempre comprensibili e condivisibili.

    Fini ha tutto il diritto di proporre una alternativa culturale, una strada nuova per la destra. Non si può biasimarlo per questo: del resto, gli eccessi monarchici del Premier sono evidenti, e Fini non è certo obbligato a seguire in ogni parte il piano di rafforzamento della leadership del Cavaliere. E tuttavia, di colpi di spada si può anche morire: ogni attacco, ogni comunicato fuori dal coro, può anche essere interpretato come un piano di sovvertimento degli attuali equilibri politici, in funzione anti-berlusconiana. Non c'è da stupirsi quindi se l'elettorato percepisce Fini come un bastian-contrario pregiudizievole e fastidioso, come un ostacolo all'attività di Governo, o addirittura come un traditore del centrodestra.

    Fini può e deve coltivare le sue ambizioni e i suoi progetti politici futuri (lo fanno tutti, Berlusconi in primis, e senza premure di sorta), ma rischia una rottura definitiva con l'opinione pubblica di centrodestra. E un leader senza seguito non può sperare in un futuro glorioso, ma solo in un declino forse lento ma inarrestabile.

    Fini deve stare molto attento per non alienarsi le sue residue simpatie, per non apparire come il vero capo dell'opposizione, e soprattutto per non fare la fine dei Follini e dei Fisichella, sconfitti dal più abile Cavaliere, sempre pronto a ribadire con la forza il proprio ruolo di dominus assoluto (e amato: le sue fortune sono indissolubilmente legate al grande sostegno dell'elettorato moderato). Le sue stilettate continue, infatti, rischiano alla fine di indebolire l'intera struttura del PDL, di danneggiare il centrodestra, di offuscare Berlusconi, l'unico in grado di portare avanti con efficacia il programma di Governo.

    Una cosa è sicura: gli elettori non perdonerebbero mai a Fini un suo eventuale ruolo nella fine politica del Cavaliere.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    A furia di sparigliare le carte, si tirano le cuoia. Ed è per questo che guardo con sfavore tutti i tentativi di modificare lo status quo. Dal punto di vista politico-elettorale, l'alleanza fra PDL e Lega Nord è un blocco praticamente indistruttibile, votato alla vittoria da qui a molte altre Legislature. Pensiamoci bene: una coalizione di ferro, composta in pratica da due soli partiti, a garanzia delle governabilità, con una ambizione clamorosa: raggiungere e superare la soglia del 51% dei voti. Un sogno diventato realtà: una stagione politica graditissima, favorevole alla realizzazione di un programma moderato e conservatore.

    Ora, tale condizione si regge con tutta evidenza sulla persona e sulla leadership di Silvio Berlusconi, che ormai rappresenta il vero ed unico "asse" della politica italiana, a destra come a sinistra. In assenza del Cavaliere, ahimè, il PDL si scioglierebbe in un istante come neve al sole: un problema serio dai risvolti pericolosissimi per l'unità del centrodestra.

    Unità che deve essere preservata senza forme autolesionistiche e senza sparigliamenti eccessivi. Le mosse di Gianfranco Fini puzzano tanto di piano personale per un progressivo scanciamento dal Premier, con tanto di ambizioni quirinalizie. Ogni giorno il Presidente della Camera segna una differenza, una discontinuità, un allontanamento dal sentimento comune e dal progetto berlusconiano, attraverso dichiarazioni ed affermazioni non sempre comprensibili e condivisibili.

    Fini ha tutto il diritto di proporre una alternativa culturale, una strada nuova per la destra. Non si può biasimarlo per questo: del resto, gli eccessi monarchici del Premier sono evidenti, e Fini non è certo obbligato a seguire in ogni parte il piano di rafforzamento della leadership del Cavaliere. E tuttavia, di colpi di spada si può anche morire: ogni attacco, ogni comunicato fuori dal coro, può anche essere interpretato come un piano di sovvertimento degli attuali equilibri politici, in funzione anti-berlusconiana. Non c'è da stupirsi quindi se l'elettorato percepisce Fini come un bastian-contrario pregiudizievole e fastidioso, come un ostacolo all'attività di Governo, o addirittura come un traditore del centrodestra.

    Fini può e deve coltivare le sue ambizioni e i suoi progetti politici futuri (lo fanno tutti, Berlusconi in primis, e senza premure di sorta), ma rischia una rottura definitiva con l'opinione pubblica di centrodestra. E un leader senza seguito non può sperare in un futuro glorioso, ma solo in un declino forse lento ma inarrestabile.

    Fini deve stare molto attento per non alienarsi le sue residue simpatie, per non apparire come il vero capo dell'opposizione, e soprattutto per non fare la fine dei Follini e dei Fisichella, sconfitti dal più abile Cavaliere, sempre pronto a ribadire con la forza il proprio ruolo di dominus assoluto (e amato: le sue fortune sono indissolubilmente legate al grande sostegno dell'elettorato moderato). Le sue stilettate continue, infatti, rischiano alla fine di indebolire l'intera struttura del PDL, di danneggiare il centrodestra, di offuscare Berlusconi, l'unico in grado di portare avanti con efficacia il programma di Governo.

    Una cosa è sicura: gli elettori non perdonerebbero mai a Fini un suo eventuale ruolo nella fine politica del Cavaliere.
    Sono assolutamente d'accordo.
    Marino

  5. #5
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    Bene. Mi pare si stia facendo strada quello che anch'io, nel mio piccolo, dicevo su questo forum non tantissimi giorni fa.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco d'Efeso Visualizza Messaggio
    Bene. Mi pare si stia facendo strada quello che anch'io, nel mio piccolo, dicevo su questo forum non tantissimi giorni fa.
    Marco la mia linea è sempre una: favorire l'affermazione di un centrodestra (possibilmente liberal-conservatore) italiano.

    Come non ero ieri pro-Fini, oggi non sono pro-Berlusconi. Cerco, se possibile, di sottolineare i contributi positivi da qualsiasi parte vengano.

    Non mi piacciono le posizioni per partito preso. Nè quelle che criticano Fini a prescindere, nè quelle che lodano Berlusconi a prescindere.

    Fini ha dato un interessante contributo al PDL durante il congresso fondativo. L'ho sottolineato. Poi però FareFuturo si è intestardito a fare la fronda al governo. Ed anche questo ho sottolineato.

    Vorrei che si cercasse tutti di avere un atteggiamento più equilibrato, scevro da simpatie e odii politici. D'altra parte, chiunque succederà a Berlusconi sarà il nostro leader, è bene ricordarcelo prima di sparare a zero su questo o quel politico del PDL.
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  7. #7
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    L'ETEROGENESI DI FINI...
    Da "Il Foglio"


    L'occasione - una lezione all'Università Luiss - non è di quelle che si prestano a lanciare chissà quali messaggi politici, eppure il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mentre descrive agli studenti romani i passaggi decisivi che hanno portato l'Msi a diventare prima Alleanza nazionale e poi a confluire nel Pdl, fa intuire molto intorno ai suoi attuali rapporti con il premier Silvio Berlusconi e sull'idea finiana di Pdl.

    Nel giorno in cui il leader di An prende per l'ennesima volta le distanze dal pacchetto sicurezza voluto da Roberto Maroni, alla vigilia del voto definitivo e proprio mentre la Lega pressa sul governo affinché ponga la fiducia per blindare il provvedimento; e nel momento in cui - secondo la stampa di retroscena - i rapporti personali tra il presidente della Camera e il premier Berlusconi sarebbero ai minimi termini, Fini utilizza una lezione di storia all'università per auspicare la riforma della Costituzione (come forse piace al Cav.) ma contemporaneamente per rivendicare autonomia d'azione e di pensiero dal premier.

    Come? Raccontando la storia dell'Msi che diventa An senza citare mai Berlusconi, se non per dire come chiosa: "E contemporaneamente anche lui fondava un nuovo partito...".
    Fini parla da fonte primaria, da uomo che ha vissuto la storia che racconta, ma parla anche da uomo delle istituzioni, da abile diplomatico, e dunque lancia sì messaggi politici, ma tra le righe.

    Difatti ricostruisce i caratteri dell'Msi, criticandone la natura "nostalgica" nei confronti del fascismo ma esaltandone le qualità "democratiche riferite alla vivacità della dialettica interna" al partito. E il pensiero dei cronisti maliziosi vola subito alle parole da lui scandite al congresso che ha sciolto An e poi a quello che ha fondato il Pdl: quegli accenni accompagnati da pause sostenute intorno alla necessaria "qualità del dibattito interno nel Pdl";

    ma anche alle critiche rivolte al presunto "cesarismo" e poi agli articoli di Alessandro Campi, politologo ascoltatissimo da Fini, dove più volte è ricorsa l'espressione "riscoprire la virtù del conflitto". Una qualità che - pensano in molti dentro An - a questo nuovo partito forse manca.

    Così nella ricostruzione di Fini, l'Msi non diventa soltanto l'origine coerente della svolta di Fiuggi e della nascita del Pdl ma il movimento sociale diventa quasi un termine di paragone attualissimo con il moderno Pdl. Nell'opera politica di Giorgio Almirante - ha fatto intendere Fini - c'erano "segnali" di lungimiranza che oggi dovrebbero fare riflettere, e ispirare l'azione politica.

    "Nel 1981 - ricorda Fini - Almirante aprì a una stagione di riforme, anche di tipo presidenzialista, anticipando così Craxi". Il presidenzialismo è un altro "carattere" del Pdl - questo lo pensa anche il premier e capo del partito - che la terza carica dello stato vorrebbe esaltare.

    Eppure Fini vagheggia un presidenzialismo di tipo francese: un modello che Berlusconi non ha mai fatto proprio; un sistema, peraltro, che in questi giorni è messo in discussione dalla fronda leghista (che ammicca al Pd) e che neanche nel Pdl, orientato verso un più generico rafforzamento dei poteri del premier, raccoglie simpatie sufficienti (al di là di alcune generiche assicurazioni pubbliche).

    Capita la stessa cosa anche alle ipotesi di riforma elettorale che ieri Fini - sempre nell'ottica di una disamina storica - ha esaltato assieme al referendum elettorale, individuato come "motore" del cambiamento. E infatti, secondo lui, la grande discontinuità che portò l'Msi a trasformarsi in An non fu tanto la discesa in campo di Berlusconi quanto, assieme alla caduta del Muro e a Mani pulite, "la riforma elettorale maggioritaria uninominale scaturita dal referendum voluto da Mario Segni".

    Gli ultimi cinque minuti, finalmente, Fini li dedica al Pdl in sé. Dopo aver sollevato il sopracciglio tutte e due le volte che il moderatore scandiva la parola "destra", il presidente della Camera ha definito il nuovo partito: "L'ambizione - ha detto proprio così - è quella di portare a sintesi la tradizione cattolica, quella liberale e quella nazionale con il mastice dell'aggettivo ‘sociale'". Applausi e i giornalisti non devono fare domande.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    Marco la mia linea è sempre una: favorire l'affermazione di un centrodestra (possibilmente liberal-conservatore) italiano.

    Come non ero ieri pro-Fini, oggi non sono pro-Berlusconi. Cerco, se possibile, di sottolineare i contributi positivi da qualsiasi parte vengano.

    Non mi piacciono le posizioni per partito preso. Nè quelle che criticano Fini a prescindere, nè quelle che lodano Berlusconi a prescindere.

    Fini ha dato un interessante contributo al PDL durante il congresso fondativo. L'ho sottolineato. Poi però FareFuturo si è intestardito a fare la fronda al governo. Ed anche questo ho sottolineato.

    Vorrei che si cercasse tutti di avere un atteggiamento più equilibrato, scevro da simpatie e odii politici. D'altra parte, chiunque succederà a Berlusconi sarà il nostro leader, è bene ricordarcelo prima di sparare a zero su questo o quel politico del PDL.
    Guarda che le mie osservazioni nascono da semplici constatazioni empiriche.

    Fini aveva già tentato di smarcarsi a suo tempo alleandosi con Segni. Dopo quel fallimento è rientrato nei ranghi.

    Ma per riuscirne prima con 'sparate' isolate [voto amministrativo agli immigrati, posizione sulle staminali], ora con continuità tale da porlo quasi oggettivamente fuori dalla coalizione.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    L'ETEROGENESI DI FINI...
    Da "Il Foglio"


    E infatti, secondo lui, la grande discontinuità che portò l'Msi a trasformarsi in An non fu tanto la discesa in campo di Berlusconi quanto, assieme alla caduta del Muro e a Mani pulite, "la riforma elettorale maggioritaria uninominale scaturita dal referendum voluto da Mario Segni".
    Ricostruzione in pura malafede, che ha come unico scopo quello di svincolarsi dallo sdoganatore Berlusconi.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco d'Efeso Visualizza Messaggio
    Guarda che le mie osservazioni nascono da semplici constatazioni empiriche.

    Fini aveva già tentato di smarcarsi a suo tempo alleandosi con Segni. Dopo quel fallimento è rientrato nei ranghi.

    Ma per riuscirne prima con 'sparate' isolate [voto amministrativo agli immigrati, posizione sulle staminali], ora con continuità tale da porlo quasi oggettivamente fuori dalla coalizione.
    Citazione Originariamente Scritto da Marco d'Efeso Visualizza Messaggio
    Ricostruzione in pura malafede, che ha come unico scopo quello di svincolarsi dallo sdoganatore Berlusconi.
    Lo svincolamento è innegabile; ma bisogna capire se l'obiettivo è il rilevamento del PDL e la candidatura come Presidente del Consiglio nel 2013 (difficile però assumere la guida dell'intero PDL senza l'assenso esplicito e benigno del Cavaliere), o la Presidenza della Repubblica (ma anche qui serve il placet di Berlusconi e la sua rinunzia al Quirinale...ma allora nel 2013 cosa farà Silvio?). Insomma, la situazione è ancora ingarbugliata; "eredi" del Cavaliere e candidati al Governo nel 2013 ancora non ci sono.

    Non bisogna però inquadrare in questo schema logico ogni singola dichiarazione di Fini; la critica alle affermazioni di Salvini ci sta tutta.

 

 

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