
Originariamente Scritto da
FalcoConservatore
A furia di sparigliare le carte, si tirano le cuoia. Ed è per questo che guardo con sfavore tutti i tentativi di modificare lo status quo. Dal punto di vista politico-elettorale, l'alleanza fra PDL e Lega Nord è un blocco praticamente indistruttibile, votato alla vittoria da qui a molte altre Legislature. Pensiamoci bene: una coalizione di ferro, composta in pratica da due soli partiti, a garanzia delle governabilità, con una ambizione clamorosa: raggiungere e superare la soglia del 51% dei voti. Un sogno diventato realtà: una stagione politica graditissima, favorevole alla realizzazione di un programma moderato e conservatore.
Ora, tale condizione si regge con tutta evidenza sulla persona e sulla leadership di Silvio Berlusconi, che ormai rappresenta il vero ed unico "asse" della politica italiana, a destra come a sinistra. In assenza del Cavaliere, ahimè, il PDL si scioglierebbe in un istante come neve al sole: un problema serio dai risvolti pericolosissimi per l'unità del centrodestra.
Unità che deve essere preservata senza forme autolesionistiche e senza sparigliamenti eccessivi. Le mosse di Gianfranco Fini puzzano tanto di piano personale per un progressivo scanciamento dal Premier, con tanto di ambizioni quirinalizie. Ogni giorno il Presidente della Camera segna una differenza, una discontinuità, un allontanamento dal sentimento comune e dal progetto berlusconiano, attraverso dichiarazioni ed affermazioni non sempre comprensibili e condivisibili.
Fini ha tutto il diritto di proporre una alternativa culturale, una strada nuova per la destra. Non si può biasimarlo per questo: del resto, gli eccessi monarchici del Premier sono evidenti, e Fini non è certo obbligato a seguire in ogni parte il piano di rafforzamento della leadership del Cavaliere. E tuttavia, di colpi di spada si può anche morire: ogni attacco, ogni comunicato fuori dal coro, può anche essere interpretato come un piano di sovvertimento degli attuali equilibri politici, in funzione anti-berlusconiana. Non c'è da stupirsi quindi se l'elettorato percepisce Fini come un bastian-contrario pregiudizievole e fastidioso, come un ostacolo all'attività di Governo, o addirittura come un traditore del centrodestra.
Fini può e deve coltivare le sue ambizioni e i suoi progetti politici futuri (lo fanno tutti, Berlusconi in primis, e senza premure di sorta), ma rischia una rottura definitiva con l'opinione pubblica di centrodestra. E un leader senza seguito non può sperare in un futuro glorioso, ma solo in un declino forse lento ma inarrestabile.
Fini deve stare molto attento per non alienarsi le sue residue simpatie, per non apparire come il vero capo dell'opposizione, e soprattutto per non fare la fine dei Follini e dei Fisichella, sconfitti dal più abile Cavaliere, sempre pronto a ribadire con la forza il proprio ruolo di dominus assoluto (e amato: le sue fortune sono indissolubilmente legate al grande sostegno dell'elettorato moderato). Le sue stilettate continue, infatti, rischiano alla fine di indebolire l'intera struttura del PDL, di danneggiare il centrodestra, di offuscare Berlusconi, l'unico in grado di portare avanti con efficacia il programma di Governo.
Una cosa è sicura: gli elettori non perdonerebbero mai a Fini un suo eventuale ruolo nella fine politica del Cavaliere.