Una giornata dedicata al sesso
di Beppe Severgnini
Nel pomeriggio assisto alla lezione di Steven Pinker, Harvard College Professor of Psychology (Steven Pinker), autore del classico “How the Mind Works” (come funziona la mente). Per ringraziarlo dell’invito, gli regalo il mio “La Bella Figura” (dedica: “To SP, how the ITALIAN mind works”).
Pinker illustra i moventi psicologici dietro le scelte sessuali, poi spiega quali sono i tre elementi della coppia di lungo periodo: monogamia (favorita da due ormoni, ossitocina e vasopressina), maggiori legami con i figli che con le famiglie d’origine, età non troppo distante (se uno dei due è molto più giovane, inevitabilmente farà piani per il “dopo). Stuoli di undergraduates - moltissimi Asian-Americans - prendono religiosamente appunti.
Mi chiedo se qui a Harvard siano attivi come al MIT, in materia. Altro che studiosissimi “nerds”. The Tech, il giornale del campus, dedica un’inchiesta di dodici pagine sull’attività sessuale studentesca: frenetica, pare. Il campione è alto: 1.749 studenti del MIT (su 4.190) hanno risposto a un questionario via mail. Tre quarti giudicano la qualità della loro vita sessuale “molto alta” o “alta”. Buon per loro.
Interessante la classifica di verginità per corso di laurea (in testa chimica, all’ultimo posto scienze politiche), e quella del “Floorcest” (fare sesso con studenti dello stesso dormitorio): in testa, staccato, Senior House col 57,1% (identica percentuale sia per i maschi sia per le femmine: curioso, visto che il 13% degli studenti del MIT dice di aver avuto incontri omosessuali). Senior House, che evidentemente tiene alla reputazione e s’allena, guida anche la classifica della “masturbation frequency” (35,8%). Tre quarti dei maschi dell’intero campus dichiara di dedicarsi all’attività “giornalmente o quasi giornalmente” o “una o due volte alla settimana” (tra le donne, si scende a un quarto). Mi chiedo: ma dove trovano il tempo di studiare, questi?
Due redattrici di The Tech, Christine Yu e Lena Chen, provano una serie di vibratori e altri “sex toys” e ne forniscono dettagliatissime recensioni (c’è anche un recensore maschile, che si firma col nome evocativo di “Hand Solo”). Scusate, dimenticavo una statistica: soltanto per il 51% degli studenti il sesso orale “conta come sesso”. La presidenza Clinton ha lasciato il segno.
Embedded @ Mit di Beppe Severgnini Corriere Della Sera




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