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Discussione: Islamici ed Islamisti

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Islamici ed Islamisti

    " Musulmano/islamico, islamista
    Islamico (=inerente all’Islam) è pertanto sinonimo di musulmano

    Islamista serviva in passato a designare uno studioso dell’Islam. Oggi questo nome viene applicato ai seguaci del fondamentalismo religioso islamico

    Musulmano (da muslim, “sottomesso”) è colui che crede nell’Islam (“sottomissione”), cioè nel sistema di credenze, riti e valori fondati sul Corano.

    Non tutti gli islamici sono islamisti (non tutti gli islamisti sono terroristi)
    [ da http://www.presentepassato.it/Percor...20I%20nomi.htm ]

    Shalom

  2. #2
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    da www.tempi.it

    " Quant’è moderno l’islamista

    Cosa c'è nella testa del terrorista islamico? Più che leggere il Corano, per saperlo si devono analizzare i totalitarismi europei e la modernità sia illuminista che romantica. Lo spiegano tre recenti libri ...

    Se ancora non siete partiti per le vacanze e la vostra libreria prediletta non ha ancora chiuso i battenti, se la questione islamista vi appassiona o semplicemente volete capire qualcosa di più circa quei pazzi con barba e turbante che continuano a minacciare attentati apocalittici dopo averne messi a segno più di un paio, vi consigliamo di concentrare le vostre letture estive su tre titoli: Al Qaeda e il significato della modernità di John Gray (Fazi Editore), Occidentalism. The West in the Eyes of its Enemies di Ian Buruma e Avishai Margalit (Penguin Books, purtroppo per voi a cinque mesi dalla sua apparizione il libro non è ancora tradotto in italiano) e Terrore e liberalismo. Perché la guerra al fondamentalismo è una guerra antifascista di Paul Berman (Einaudi). Si tratta di libri molto diversi fra loro, da passare al vaglio attentamente, per trattenerne il valore senza assorbire acriticamente tesi discutibili che pure essi contengono. Non sono le classiche “buone letture” per l’estate, in cui si fa proprio il 100 per cento di quel che si legge. E tuttavia questi tre titoli sono estremamente istruttivi perché mostrano che per strade diverse si giunge alla stessa conclusione: l’islamismo politico e l’ideologia jihadista non sono l’espressione di un conflitto fra civiltà troppo diverse e competitive per convivere, non sono una ribellione di spiriti religiosi contro lo spirito irreligioso e secolarista della modernità. Al contrario: il fondamentalismo islamico ed il terrorismo di Al Qaeda sono intrisi di modernità, attingono alla stessa sorgente millenarista da cui sono zampillati i totalitarismi del Novecento, lanciano l’anatema contro l’Occidente sulla base di premesse culturali già espresse da critici radicali dell’Occidente di sinistra e di destra come Marx e Nietzsche, Lenin e Fichte, gli anarchici, i giacobini, i nichilisti, ecc. Insomma, Al Qaeda è figlia della modernità, e l’islamismo non è il risultato di un revival religioso, ma di una crisi del sacro, perché in esso la religione è ridotta ad ideologia politica.

    Le comuni radici millenaristiche
    «Come il comunismo e il nazismo – scrive John Gray, eccentrica figura di conservatore britannico no global – l’islam radicale è moderno. Sebbene pretenda di essere antioccidentale, è formato tanto dall’ideologia occidentale quanto dalle tradizioni islamiche. Allo stesso modo dei marxisti e dei neoliberisti, anche gli islamici radicali concepiscono la storia come il preludio a un mondo nuovo. Tutti sono convinti di poter riformare la condizione umana. Se esiste un solo mito moderno, è questo. Nel mondo nuovo come se lo figura Al Qaeda il potere e il conflitto scompariranno… ma in questo il mondo nuovo immaginato da Al Qaeda non è diverso dalle fantasie elaborate da Marx e Bakunin, da Lenin e Mao, e dagli evangelizzatori neoliberisti che di recente hanno annunciato la fine della storia». A chi obietta che Al Qaeda ed il fondamentalismo islamico non possono essere moderni perché affidano il governo della società umana al Corano (cioè alla norma divina) e non alla razionalità, Gray risponde che «pensatori come Fichte e Nietzsche glorificarono la volontà a scapito della ragione. Il rifiuto della ragione da parte dell’islam radicale dimostra quanto esso sia un movimento moderno… La credenza romantica che il mondo possa essere riformato da un atto di volontà è parte del mondo moderno, allo stesso modo dell’ideale illuminista di una civiltà universale basata sulla ragione. L’una sorse come reazione all’altro. Ambedue sono miti». Gli fanno eco Buruma e Margalit: «Nessun “occidentalista” (nel senso di “detrattore della civiltà occidentale”, ndt), nemmeno il più fervente combattente della guerra santa, può mai dirsi completamente libero dall’influsso occidentale… Ciò che rende il terrore dei rivoluzionari islamici così letale non è tanto l’odio religioso tratto da antichi testi, spesso basato su distorsioni degli stessi, ma la sintesi di zelo religioso ed ideologia moderna».
    Paul Berman evidenzia l’affinità fra le ideologie totalitarie del Novecento di origine europea (fascismo, nazismo e comunismo) e quelle di origine araba (baathismo e fondamentalismo islamico) individuando la loro comune origine millenarista. Il millenarismo è il frutto della lettura politicizzata di Apocalisse 17-20: la caduta di Babilonia ed il regno terreno di Cristo per mille anni prima del combattimento e del giudizio finali, con cui si esaurisce la storia, passano dallo statuto di rivelazione escatologica a quello di progetto politico e prognosi storica all’indomani della Prima Guerra mondiale. «C’è sempre stato un popolo di Dio, la cui vita pacifica era stata minacciata. Si trattava del proletariato o delle masse russe (per i bolscevichi e gli stalinisti), o dei figli della lupa romana (per i fascisti di Mussolini)… o della razza ariana (per i nazisti). C’erano sempre gli abitanti sovversivi di Babilonia, che commerciavano beni di tutto il mondo e corrompevano la società con i loro abomini. Erano la borghesia e i kulaki (per bolscevichi e stalinisti), o i massoni e i cosmopoliti (per fascisti e falangisti), e sempre, prima o poi, anche gli ebrei (per i nazisti, e in misura minore per gli altri fascisti, e infine anche per Stalin). (…) In ogni versione del mito, prima che arrivi il regno di Dio avviene sempre la guerra dell’Armageddon: il bagno di sangue dello sterminio totale… Sarebbe stata la Guerra di classe (per bolscevichi e stalinisti), o la Crociata (per i fascisti), o la Guerra razziale (per i nazisti)». In Sayyid Qutb, l’islamista egiziano che porta alle estreme conclusioni l’integralismo dei Fratelli Musulmani ed è considerato il capostipite di tutti gli estremisti islamici odierni (che di fatti lo venerano), Berman ritrova lo stesso impianto mitico-ideologico: «Qutb descrisse la sua grandiosa visione dell’islam e la sua situazione disperata, e il suo destino utopico, ma nell’Europa del Novecento tutti i movimenti totalitari descrivevano una grandiosa visione della civiltà moderna, situazioni disperate e destini utopici… E così fece anche Qutb. Pure nel suo caso c’era un popolo di Dio. Erano i musulmani. Il popolo di Dio era stato attaccato insidiosamente dall’interno della sua stessa società, da forze corrotte e inquinate. I nemici interni erano sostenuti da nemici sinistri, provenienti dall’estero. Erano i crociati e gli ebrei. Contro di loro si sarebbe scatenata una guerra terribile, condotta dall’avanguardia musulmana. Sarebbe stato il jihad. La vittoria, come sempre, era garantita. E il regno di Dio, che era esistito una volta in un passato lontano, sarebbe tornato. Sarebbe stato il regno della sharia. E il regno avrebbe creato una società perfetta, pulita da qualsiasi impurità e corruzione, come sempre nelle mitologie totalitarie. La dottrina di Qutb… era solo una nuova versione dell’idea totalitaria europea».

    Attentatori suicidi, logica totalitaria
    Anche per quanto riguarda lo speciale rapporto con la morte dei combattenti islamici Berman non fa sconti: per lui non ci sono dubbi che un perverso connubio congiunge libertà e morte, progresso e omicidio-suicidio in tutte le ideologie totalitarie, non solo presso i seguaci di Osama Bin Laden o di Khomeini. Cita brani di Abdullah Azzam, maestro di Bin Laden («La Storia non si scrive se non col sangue. La gloria non costruisce il suo palazzo nobile se non con i teschi. Onore e rispetto non possono esistere se non fondandosi su feriti e morti»), e conclude: «Penserete che sicuramente questo modo di parlare è esotico, non può essere occidentale. Ma è il modo in cui parlavano i leader tedeschi sessant’anni fa. I bolscevichi non avevano paura di parlare così. “Viva la muerte!”, disse un generale di Franco. Non è esotico. È il culto totalitario della morte».
    Buruma e Margalit concedono che gli attentatori suicidi di Osama hanno un precedente islamico nella setta degli Assassini dell’XI-XII secolo, ma sottolineano le differenze con l’originale e rinvengono esempi di “culto della morte” di origine occidentale molto simili alle invocazioni talebane e di Al Qaeda nel Romanticismo tedesco. «La felicità sta nella morte sacrificale» di Karl Theodor Körner e «il piacere della morte… che chiama la nostra anima come una regina dalla sua prigione» di Thomas Abbt assomigliano sorprendentemente al «i nostri giovani amano la morte più di quanto i vostri figli amino la vita» del mullah Abu Gaith. A queste e ad altre citazioni ragionate Buruma e Margalit affiancano osservazioni acute su quegli aspetti della psicologia dell’uomo moderno che i movimenti totalitari possono sfruttare per i loro fini: la depressione che sovente accompagna la condizione di mediocrità della massa dei singoli nell’epoca moderna può essere redenta attraverso il sacrificio eroico: «Il fascismo esercitava un’attrazione precisamente sugli uomini mediocri, perché dava loro un barlume di gloria per associazione, facendoli sentire parte di una nazione superiore, e nel nazismo di una razza superiore, dotata di virtù e qualità spirituali superiori. I movimenti religiosi politicizzati spesso attraggono le persone per la stessa ragione. Il sacrificio di sé per una causa più grande, per un mondo ideale, purificato dell’avidità umana e dell’ingiustizia, è l’unica strada a disposizione dell’uomo moderno per sentirsi eroico». Dalla psicologia si passa alla filosofia della storia con Berman, col suo splendido, definitivo giudizio circa l’inevitabile necrofilia delle ideologie totalitarie: «Questi vari movimenti europei annunciarono numerosi programmi molto fantasiosi per il miglioramento umano, e questi programmi erano sempre poco pratici… non poterono mai essere realizzati. La morte invece era pratica. La morte era l’unico risultato rivoluzionario che si potesse davvero raggiungere. L’unità del genere umano, il regno della purezza e l’eternità: questi obiettivi erano fuori portata… Ma l’unità, la purezza e l’eternità erano raggiungibili subito sotto forma di morte in massa». Una verità terribile, vera oggi per il fondamentalismo islamico come lo fu ieri per i totalitarismi europei.


    di Casadei Rodolfo
    "


    Shalom

  3. #3
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    Predefinito Re: Islamici ed Islamisti

    In origine postato da Pieffebi
    " Musulmano/islamico, islamista
    Islamico (=inerente all’Islam) è pertanto sinonimo di musulmano

    Islamista serviva in passato a designare uno studioso dell’Islam. Oggi questo nome viene applicato ai seguaci del fondamentalismo religioso islamico

    Musulmano (da muslim, “sottomesso”) è colui che crede nell’Islam (“sottomissione”), cioè nel sistema di credenze, riti e valori fondati sul Corano.

    Non tutti gli islamici sono islamisti (non tutti gli islamisti sono terroristi)
    [ da http://www.presentepassato.it/Percor...20I%20nomi.htm ]

    Shalom

    Deo gratias.

  4. #4
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    Amen

  5. #5
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  6. #6
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    dal quotidiano LIBERO di oggi...

    " Terroristi islamici e comunisti sono parenti

    di FRANCESCO CARELLA

    « La guerra di civiltà? Per una parte della sinistra italiana non esiste. E sa perché? » . No, professore. Me lo dica. « Il fondamentalismo islamico è un parente stretto del bolscevismo » . Addirittura. « Eh, sì. Il conflitto di civiltà nasce, quando l'Unione Sovietica si organizza come una grande fortezza, dichiarando guerra all'Occidente e alla democrazia liberale. I bolscevichi s'impossessano del potere e rifiutano lo Stato di diritto, l'individualismo, il mercato, i valori e le istituzioni fondamentali della democrazia » . E si può già parlare di guerra di civiltà? « Altroché » . Il comunismo, però, è stato sconfitto dalla storia. « Il comunismo è morto, ma il problema è rimasto. Ed è proprio qui che entra in scena l'Islam » . Chiariamo subito una cosa: qual è l'anello di congiunzione? « Il trait d'union è rappresentato dall'odio per l'Occidente. In tal senso, vi è un documento di estrema importanza, redatto direttamente da Khomeini e finora sottovalutato, in cui si parla dell'Islam come di una realtà da mettere alla testa del " proletariato esterno", sostituendo, in tale ruolo rivoluzionario, il comunismo sovietico. Lo stesso Ayatollah, poche settimane prima di morire, scrive una lettera a Gorbaciov in cui chiede al segretario del Pcus di riconoscere pubblicamente " che il comunismo aveva fallito nel suo tentativo di distruggere la materialistica civiltà capitalistica e che, pertanto, sulla scena mondiale non restava che una sola forza spirituale in grado di perseguire l'obiettivo di liberare i popoli che si trovavano nella prigione dell'Occidente e del grande Satana " » . L'Islam fondamentalista come una « nuova fortezza che va all'assalto dell'Occidente » ? « Le parole di Khomeini non lasciano spazio ad equivoco alcuno » . Il che significa che l'Islam è da considerare come una religione di guerra? « L'Islam è, senza ombra di dubbio, una religione di guerra. Nel Corano è netta la distinzione fra la " Casa dell'Islam" e la " Casa della miscredenza". La guerra santa, contrariamente a quello che sostengono alcuni studiosi attenti solo al " politicamente corretto", fu concepita da Maometto come un dovere religioso. C'è scritto nel Corano : "... rendete saldi quelli che credono, io getterò il terrore nel cuore di quelli che non credono e voi colpiteli sulle nuche ( decapitateli) e recidete loro tutte le estremità delle dita" » . Vengono in mente le parole pronunciate da un collaboratore di George W. Bush, poche ore dopo l'attentato alle Twin Towers. Disse: « Questa è una guerra che può durare anche cinquant'anni, perché è una lotta contro un'idea » . « Ed è proprio così. L'internazionale jihadista combatte per costruire lo Stato teocratico ed abbattere la più grande conquista dell'Occidente, vale a dire la democrazia liberale fondata sui diritti di libertà e sulla distinzione fra potere politico e potere religioso » . Lei è uno studioso di Arnold Toynbee. Questi, in un'opera degli anni sessanta, " A Study of History", parla della potente forza " attrattiva" della civiltà occidentale. Abbiamo ancora un tale potere presso le altre culture? « Sì. La nostra è una " civiltà attraente", nel senso indicato da Toynbee, al punto che Khomeini la definisce satanica e fonte di continue tentazioni. I fondamentalisti sanno bene che l'Occidente è portatore di una civiltà " contagiosa" ed è per questo che vogliono chiudere a doppia mandata i loro Paesi. Vogliono evitare ogni possibile contaminazione e, soprattutto, impedire che le popolazioni musulmane possano esprimersi liberamente » . Lei sostiene nel suo ultimo libro, " Jihad: le radici", che la cultura islamica risponde " all'attrazione occidentale" organizzandosi in due partiti, quello " erodiano", favorevole all'integrazione e al dialogo ( ma minoritario) e quello degli " zelòti", fondamentalista, violento, ma in maggioranza. Chi vincerà? « Al momento, nessuno può dirlo. Certamente, in Iraq, con l'alta partecipazione al voto, è stata scritta una bella pagina dal partito " erodiano" contro il gruppo " degli zelòti". Capire questo, sarebbe già un grande passo avanti per sostenere, oggi, gli " erodiani" iracheni e domani quelli di altri Paesi islamici » . Perché la sinistra italiana si ostina a non capirlo? « Il grande problema è che la maggioranza della sinistra italiana non è altro che l'erede storico della tradizione bolscevica. Si tratta di un'eredità politico- culturale pesante come un macigno. Pensi che un intellettuale comunista, Alberto Asor Rosa, in suo libro, sostiene che l'obiettivo dell'élite colta progressista sia quello di aiutare l'Occidente a dissolversi. L'Occidente, a suo dire, dovrebbe suicidarsi. Si rende conto? Ma c'è qualcos'altro che impedisce alla sinistra di leggere con chiarezza quel che accade nel mondo » . A che cosa si riferisce ? « Penso all'antiamericanismo e alla sua grande diffusione nella sinistra. Gli antiamericani si definiscono pacifisti, ma mentono spudoratamente. Sfido chiunque a ricordare una sola manifestazione contro l'Armata rossa durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan. La verità è che i pacifisti, con puntualità quasi maniacale, appaiono solo quando gli Stati Uniti d'America sono impegnati in un conflitto. Si tratta di puro antiamericanismo, mascherato da pacifismo » . Un'ultima domanda. In questi giorni si discute molto della figura di Bettino Craxi e delsuo ruolo nella sinistra italiana. Se fosse stato ancora in vita e politicamente attivo, quali sarebbero state le sue posizioni sui temi di cui stiamo discutendo? « Craxi era uno statista dotato di grande senso pragmatico. Conosceva i ritardi storici dei comunisti italiani e, nello stesso tempo, aveva molti amici nel mondo musulmano. Non avrebbe fatto sconti ai terroristi islamici e avrebbe aiutato in tutti i modi possibili il partito degli " erodiani". Quanto agli " zelòti" in salsa italiana, li avrebbe combattuti a muso duro » .
    "


    Shalom

 

 

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