Il "berlusconismo" è la negazione assoluta della democrazia e della dottrina sociale della Chiesa ma molti cattolici, anche i più autorevoli, ancora non se ne accorgono.
Lo scrive a chiare lettere p. Bartolomeo Sorge nell'editoriale di febbraio - titolato "Appello di fine legislatura" - di "Aggiornamenti Sociali", il mensile dei gesuiti del centro san Fedele di Milano.
Non usa mezzi termini il direttore di "Aggiornamenti Sociali" per denunciare tutti i mali del "berlusconismo" - cioè il "fare politica prevalentemente nell'interesse proprio e dei propri amici (e dei ceti medio-alti)" - e per suonare la sveglia a tutti "quei 'cattolici' che lo ritengono in linea con la dottrina sociale della Chiesa solo perché ha approvato la legge sulla procreazione assistita, si oppone al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali o finanzia gli oratori".
Visto che la ricerca del "bene comune" è il "principio cardine delle democrazia moderna e dell'insegnamento sociale della Chiesa", scrive p. Sorge, "appare subito quanto il 'berlusconismo' sia lontano dall'una e dall'altro. Infatti la concezione neoliberista a cui esso si ispira lo porta, all'opposto, a privilegiare gli interessi personali e privati e a concepire il bene comune come la somma del benessere degli individui. Favorisce perciò i ceti medio-alti piuttosto che le fasce deboli della popolazione, nella persuasione che se i ricchi stanno meglio, anche i poveri ne trarranno vantaggio".
Poco male se il "berlusconismo" fosse solo "una delle tante concezioni politiche che si confrontano liberamente nel rispetto delle regole democratiche"; il problema, anzi la "pericolosità per la stessa vita democratica", prosegue il gesuita, è che "una sola persona ha in mano tutti i poteri: da un lato dispone direttamente del legislativo e dell'esecutivo, dall'altro condiziona l'economico e il mediatico.
L'unico potere che finora le sfuggiva era quello giudiziario; ma anch'esso sta per essere messo sotto controllo, attraverso la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, il cui rinvio alle Camere da parte del Capo dello Stato può solo ritardarne l'approvazione, cosicché non resta che sperare nell'intervento inevitabile della Consulta".
Qualche segnale di risveglio c'é, nota il gesuita, "i cittadini onesti stanno aprendo gli occhi": i risultati delle elezioni amministrative, europee e politiche "suppletive" (per eleggere alcuni parlamentari nazionali in sostituzione di altri); lo sciopero generale dello scorso 30 novembre contro la Finanziaria.
Nel suo lungo editoriale p. Sorge ha parole di rimprovero e di sprone anche per il centro-sinistra: "Di fronte ai guasti del 'berlusconismo' e al profondo scontento del Paese verso il Governo - scrive -, il comportamento del centro-sinistra appare incomprensibile. Mentre il Governo rimane a galla a forza di voti di fiducia e cercando di ammansire i membri inquieti della maggioranza con un posto di vicepremier, di ministro o di sottosegretario, non si comprende come il centro-sinistra non trovi la forza di superare al suo interno le vecchie logiche di appartenenza e gli interessi di parte.
Il collante della opposizione non dovrà mai essere il solo antiberlusconismo. I dirigenti del centro-sinistra devono essere consapevoli che, continuando così, non avranno mai la fiducia dei tanti scontenti del 'berlusconismo'. Devono capire che è una forma di suicidio politico deludere la fiducia degli oltre 10 milioni di italiani (un terzo dell'elettorato) che alle elezioni europee 2004 hanno votato la lista 'Uniti nell'Ulivo', convinti che fosse l'inizio di un cammino nuovo.
E poi, anche l'opposizione (non meno della maggioranza) ha il dovere morale di cercare il bene comune: come rischiare di far perdere al Paese una simile occasione storica di rinnovamento?".
Innanzitutto con un programma, risponde p. Sorge: "La elaborazione del programma deve precedere e accompagnare il formarsi della federazione. Non può essere, però, una sola corrente politica a elaborare un programma per la ricostruzione del Paese nella prossima Legislatura. Occorre che i riformisti di diversa matrice (liberal-democratica, socialdemocratica, cattolico-democratica e ambientalista) si incontrino ed elaborino insieme un progetto comune di societภche sia appetibile anche per le nuove generazioni". "In secondo luogo, una cultura politica riformistica dovrà voltare le spalle alla concezione privatistica dell'economia, tipica del 'berlusconismo', che riduce al minimo il ruolo dello Stato e tende a privatizzare tutto: dalla sanità alla previdenza, dai beni culturali a quelli ambientali".
Infine, "occorre subito confrontarsi e coagulare il consenso culturale e politico possibilmente di tutti i riformisti ovunque si trovino", "non più solo attraverso il confronto tra le segreterie dei partiti, ma aprendosi realmente al dialogo con la società civile, con i movimenti e i tanti altri soggetti che abitano gli spazi della variegata area popolare democratica del nostro Paese".




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