NORDCOREA/ PYONGYANG: ABBIAMO LA BOMBA E ABBANDONIAMO I COLLOQUI
10/02/2005 - 100
Strappo del regime di Kim Jong Il sui negoziati nucleari
Seoul, 10 feb. (Apcom) - La Corea del Nord ammette per la prima volta di avere la bomba atomica e contemporaneamente annuncia che non tornerà al tavolo del negoziati sul suo programma nucleare. E adesso sono prevedibili minacciosi sviluppi dopo il comunicato del ministero degli Esteri di Pyongyang, battuto dall'agenzia ufficiale KCNA.
Washington nei confronti della Corea del Nord aveva sempre seguito finora la via diplomatica, avviando lunghe e complesse trattative a fianco di Corea del Sud, Giappone, Russia e Cina. Questi colloqui a sei adesso sarebbero da gettare nel dimenticatoio. "Ci siamo già ritirati dal Tnp (Trattato di non proliferazione nucleare) e abbiamo fabbricato armi atomiche come misura di autodifesa di fronte alla politica via via più esplicita dell'amministrazione Bush di isolamento e soffocamento della Dprk" (la sigla della Repubblica popolare democratica di Corea) dice il comunicato.
Pyongyang annuncia anche di essere "costretta a sospendere la nostra partecipazione" ai colloqui a sei sul nucleare "a tempo indeterminato", proprio quei colloqui interrotti da cinque mesi che avrebbero dovuto riprendere a breve.
Non solo, il paese comunista di Kim Jong Il assicura che "rafforzerà il suo arsenale di armi nucleari" per difendere il suo sistema politico.
L'alto responsabile statunitense John Bolton, sottosegretario di Stato responsabile del controllo degli armamenti, al momento in visita a Tokyo, ha detto oggi che gli Usa sono convinti che Pyongyang continua a perseguire il programma nucleare: "L'assenza di progressi nei negoziati a sei vuol dire che ne approfittano per progredire verso una maggiore capacità. Il tempo non gioca a nostro favore".
Evidentemente no; anche se Pyongyang reagisce sempre con ampio e meditato ritardo. Questo comunicato è la risposta al discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato la settimana scorsa da George W. Bush: "Gli Stati Uniti hanno rivelato le loro intenzioni di rovesciare il sistema politico della Dprk ad ogni costo, brandendo la minaccia di un bastone nucleare. Questo ci costringe a prendere misure per rafforzare il nostro arsenale di armi nucleari per difendere l'ideologia, il sistema, la libertà e la democrazia scelte dalla Dprk" tuona il comunicato.
Il presidente Usa aveva in effetti evitato le provocazioni, parlando anzi di cooperazione con gli alleati, pur sottolineando il pericolo rappresentato dalla Corea del Nord. Toni morbidi rispetto alla denuncia dell' "asse del male" (Corea del Nord, Iraq e Iran) di tre anni fa. La Corea del Nord denuncia le recenti dichiarazioni del segretario di Stato Condoleezza Rice, che aveva definito Pyongyang "avamposto della tirannia".
Gli osservatori si aspettavano la prossima ripresa dei negoziati a sei che avrebbero dovuto convincere la Corea del Nord a rinunciare a dotarsi dell'arma atomica. In settembre, Pyongyang aveva rifiutato di consentire la quarta serie dei negoziati.
La dichiarazione odierna giunge mentre il ministro sudcoreano degli Esteri Ban Ki-Moon è a Washington, proprio per discutere della ripresa dei negoziati.
La crisi nucleare attorno alla Corea del Nord dura dall'ottobre 2002, quando Pyongyang denunciò gli "accordi cornice" sul nucleare del 1995, annunciò l'uscita dal Tnp, l'espulsione degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e la ripresa delle attività nucleari nel reattore di Yongbyon, una centrale da soli 5 megawatt, considerata in realtà un centro per il processamento del combustibile nucleare allo scopo di produrre plutonio, utile alla costruzione di ordigni nucleari. La Corea del Nord, in seguito, ha anche affermato di aver inserito in processo 8mila barre di combustibile nucleare esausto, a cui l'Aiea aveva posto i sigilli.




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