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    La Romania in quegli anni registra un notevole sviluppo culturale...
    ...e molto spesso i maggiori esponenti sono legati a Codreanu e alla guardia di ferro.

    Spreste dirmi di più e consigliarmi qualcosa da leggere?:giagia:

    grazie!
    “Senza dualità dei sessi, niente matrimoni, senza matrimoni niente famiglie, senza famiglie nessuna società, l’individualismo puro è tirannia”.

    Pierre Joseph Proudhon

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Lo studio di Claudio Mutti, Le penne dell'Arcangelo. Intellettuali e Guardia di Ferro, pubblicato nel 1994 dalla Società Editrice Barbarossa, è uscito in edizione romena.
    Qui di seguito viene tradotta la lunga recensione che il poeta e saggista Gabriel Stanescu ha dedicato al saggio di cui sopra.




    I dibattiti degli ultimi decenni sui casi di Nietzsche e di Heidegger hanno coinciso con le accuse relative all'adesione al Movimento Legionario da parte di alcuni intellettuali di fama europea come Mircea Eliade ed Emil Cioran. Secondo una pratica seguita non soltanto dalle polizie segrete dei regimi totalitari, sono stati addirittura fabbricati dei documenti falsi per dimostrare la loro "colpevolezza", mentre gli avvocati della difesa, da parte loro, hanno cercato di "delegionarizzarli", invocando circostanze attenuanti o assolvendoli da ogni colpa.
    Claudio Mutti, un importante ricercatore del fenomeno sociopolitico e culturale interbellico della Romania, autore di numerosi studi tra cui anche una breve monografia su Mircea Eliade (1984), editore, traduttore e pubblicista italiano, perfetto conoscitore della lingua romena, ha osato intraprendere - sulla base di una solida documentazione bibliografica - un'ampia indagine sine ira et studio circa i rapporti di Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran, Constantin Noica e Vasile Lovinescu col Movimento Legionario. Il suo libro, che reca il titolo suggestivo Le penne dell'Arcangelo, è stato inizialmente pubblicato in Francia e in Italia, poi, nel 1997, è apparso in una traduzione romena curata da Razvan Codrescu presso l'editrice Anastasia.
    L'autore si propone in primo luogo di far luce nel fascicolo dei cinque intellettuali romeni, al di là delle accuse infami lanciate contro alcuni di loro e dello zelo dei loro apologeti e difensori. Infatti il volume comprende cinque brevi monografie (quella dedicata a Vasile Lovinescu risponde in minor misura allo scopo della ricerca, mentre le più documentate sono quelle dedicate a Nae Ionescu e a Mircea Eliade) e due appendici: L'Inquisizione contro Mircea Eliade e Il caso Eliade attraversa le Alpi.
    Lo studio si avvale di un'interessantissima prefazione firmata da Philippe Baillet, un eccellente conoscitore del fenomeno romeno interbellico. Tra l'altro, Baillet parla di una certa specificità del Movimento Legionario nel quadro dei fascismi e concorda con l'idea di altri ricercatori, secondo cui il Movimento Legionario non è altro che un "falso fascismo", dato il suo carattere religioso e data la dottrina del sacrificio che affonda le proprie radici nel cristianesimo romeno. In questo senso, l'appello fatto dal prefatore francese alla testimonianza di Mircea Eliade è rivelatore di per sé e non necessita di alcun commento. Lo storico delle religioni afferma, nel vol. II delle sue Memorie, che per Corneliu Codreanu "il Movimento Legionario non costituiva un fenomeno politico, ma era di essenza etica e religiosa. Aveva ripetuto tante volte che non gli interessa la conquista del potere, ma la creazione di un uomo nuovo. La necessità del sacrificio, leit motiv della dottrina legionaria, è spiegato da Baillet con la persistenza del tema arcaico giunto al cristianesimo per il tramite della poesia popolare (vedi la Ballata di Mastro Manole) della costruzione spirituale.
    Il contributo di Claudio Mutti è tanto più necessario, in quanto la nostra storiografia, con poche eccezioni, è metodologicamente tributaria di quel modo di pensiero unilaterale e tendenzioso che si esprime nel gergo democratichese. I manuali di storia qualificano il Movimento Legionario come una filiale della Germania hitleriana e lo accusano, tra l'altro, di aver propagato una "ideologia mostruosa". In molti studi romeni e non romeni, la Guardia di Ferro è per lo più etichettata, in maniera pura e semplice, come l'ala paramilitare del Movimento Legionario, mentre Guardia di Ferro è uno dei nomi che furono assunti dal Movimento Legionario. In realtà, il fenomeno è molto più complesso e variegato e la sua comprensione presuppone che il pensiero venga liberato da decine di pregiudizi relativi alla storia moderna e contemporanea della Romania.
    Dato questo svantaggio, che consiste nel carattere lacunoso delle nostre conoscenze, non potremo mai offrire un'alternativa oggettiva, scientifica, del fenomeno in questione. Ebbene, lo studio di Claudio Mutti non è uno studio critico di storia letteraria e neanche uno studio storico, bensì uno studio sulla storia delle idee, che si propone di dissolvere non solo i nostri pregiudizi, nati dall'ignoranza, ma anche le accuse e i punti di vista ostili. L'autore cerca di determinare la specificità del Movimento Legionario nel quadro del fascismo o dei fascismi, giungendo alla conclusione che il fenomeno ha un carattere profondamente religioso, essendo esso inizialmente un movimento di rigenerazione nazionale nello spirito cristiano. In questo senso, Claudio Mutti cita il notevole punto di vista del medievalista italiano Franco Cardini, secondo cui la Guardia di Ferro è un movimento religioso-militare, più che un movimento politico: data la sua stretta connessione con le tradizioni romene, esso richiederebbe una ricerca sociologica e antropologico-etnologica, più che un'indagine ideologico-politica. La rivoluzione legionaria è una rivoluzione interiore, di rigenerazione morale, basata su una pedagogia comportamentale esemplare (vedi i campi di lavoro e le cooperative di commercio legionario). Secondo Petre Tzutzea, il legionarismo non sarebbe altro che il nazionalismo assoluto, con un errore alla propria base: il nazionalismo integrale, che a suo parere era, in quelle determinate condizioni storiche, impraticabile. Sempre Philippe Baillet, nella prefazione più sopra menzionata, definisce il Movimento Legionario non un partito politico, bensì un ordine in cui il neofita, prima di diventare membro di pieno diritto, deve superare diverse prove. Secondo l'espressione di Codreanu, la rivoluzione legionaria, "prima di essere un movimento politico, teorico, economico ecc. (...) è una scuola spirituale: se vi entrerà un uomo, dall'altra parte dovrà uscirne un eroe".
    Significativa, a questo proposito, è anche la citazione che Mutti riporta da un articolo di Mircea Eliade, Una rivoluzione cristiana (1937): "Tra le rivoluzioni che sono state fatte o stanno per essere fatte, nessuna si è svolta così integralmente sotto il segno della spiritualità, come quella della gioventù romena. Anzi, nessuna ha tentato una così completa 'riattualizzazione' del cristianesimo orientale. Da parecchie centinaia d'anni, sembrava che il cristianesimo orientale non potesse più creare forme storiche (...) Ed ecco, tutt'a un tratto, a dieci anni dalla sincope dell'Ortodossia russa (...) appare una nuova forma di vita storica, rivoluzionaria, alimentata dall'Ortodossia!" Altrettanto significativa è la testimonianza di fede dello storico delle religioni pubblicata in 'Buna Vestire' in quel medesimo anno: "Credo in questa vittoria, perché, prima di tutto, credo nella vittoria dello spirito cristiano. Un movimento scaturito e alimentato dalla spiritualità cristiana, una rivoluzione spirituale che lotta in primo luogo contro il peccato e la bassezza, non è un movimento politico. È una rivoluzione cristiana (...). Mai una nazione intera ha vissuto una rivoluzione con tutto il suo essere, (...) mai una nazione intera ha scelto come proprio ideale di vita il monachesimo, e come sposa la morte". Secondo Eliade, la rivoluzione legionaria è il cambiamento più significativo conosciuto dalla Romania moderna, per il fatto che questa rivoluzione tende a creare una nuova aristocrazia dello spirito, avendo dalla sua parte la coscienza della propria missione storica e "la redenzione della nazione".
    Come si spiega, dunque, l'adesione di questi intellettuali di prima grandezza al Movimento Legionario? Quale è stato il movente di una tale opzione e come si sono manifestati i cinque intellettuali in questione nel rispettivo contesto socio-politico e culturale? Riprendendo ad un livello superiore la tradizione del nazionalismo formulata da Eminescu, l'élite intellettuale romena del periodo interbellico ha aderito al Movimento Legionario; ciò in primo luogo è dovuto al fatto che, in Romania come altrove, i principali protagonisti del bolscevismo erano, all'epoca, elementi allogeni. Mentre il cuzismo ebbe un carattere fondamentalmente antisemita, il legionarismo (almeno se consideriamo la sua prima fase, fino all'assassinio di Codreanu), ha avuto un carattere religioso. In questo senso, Constantin Noica si preoccupa tra l'altro, nella sua pubblicistica, di differenziare il Movimento Legionario dal cuzismo. Dal suo punto di vista, il legionarismo ha scoperto il parassita che si trova all'interno della natura del Romeno, non il parassita esteriore.
    Emil Cioran, dopo essersi dissociato pubblicamente dal proprio passato, in un'intervista rilasciata a Gabriel Liiceanu nel 1990 accusava il professor Nae Ionescu di aver trascinato la sua generazione in un gioco politico pericoloso e nefasto, poiché, come è noto, il professore di metafisica è stato considerato da molti come l'"eminenza grigia" del Movimento. Sempre Cioran, in un'altra intervista rilasciata nel 1972 a F. Bondy, spiega l'adesione dell'intellettualità romena al legionarismo con una sorta di alienazione, in particolare col carattere profondamente fatalista del Romeno, sicché la Guardia di Ferro avrebbe rappresentato per la sua generazione, né più né meno, "un antidoto contro tutti i mali, dalla noia alla blenorragia". Lo stesso Cioran, che negli anni Trenta era animato da un fanatismo illimitato dichiarava che i Balcani erano "lo spazio ideale della negligenza e del fallimento". Cioran procedette su una strada che, rispetto al Movimento Legionario, era parallela, perché egli era un antitradizionalista. Nella Trasfigurazione della Romania, Cioran è animato da un fanatismo inequivocabile. Ciò lo induce a parlare di una vera "trasfigurazione della Romania", una trasfigurazione non astratta, mediocre, vuota di senso, ma una trasfigurazione viva, animatrice, esaltante, rappresentativa della "mentalità dei giovani nella Nuova Romania". A Cioran ripugna il sistema parlamentare, considerato "vergogna della specie umana, simbolo di una mentalità degenere, senza passioni e senza convinzioni". La sua avversione per la democrazia egli la testimonierà anche ad Eliade: "Qualunque gesto di distruzione della democrazia in Romania è un atto creatore", sicché, per lui, "la rivoluzione legionaria è l'ultima possibilità della Romania".
    Per quanto concerne Nae Ionescu, questi si è dimostrato, nell'attività universitaria, adepto di un "cristianesimo metafisico": il professore aveva un culto per la tradizione della dottrina cristiana nel senso del suo sviluppo organico. Secondo l'espressione di Mircea Vulc[nescu, Nae Ionescu dimostrò di essere "un uomo di sinistra nella politica sociale e un reazionario di estrema destra nella tecnica politica". Egli fece del giornale "Cuv`ntul" la tribuna principale per la denuncia degli "abusi governativi" (dopo che il giornale era stato un organo ufficioso del Palazzo reale), criticando apertamente la politica di Carol II e della sua camarilla. Il professore dimostrò di essere, per via della sua grande autorità intellettuale, la guida diretta di alcune delle élites legionarie, con le quali mantenne un rapporto permanente. Non a caso, Nae Ionescu è stato considerato il maestro spirituale della generazione degli anni Trenta. Nel 1933 "Cuv`ntul" viene sospeso, mentre Nae Ionescu è arrestato, rinchiuso a Jilava e in altre carceri. Muore nel 1940, assassinato, a quanto pare, per ordine dell'amante di Carol II. Arrestato e internato a Miercurea Ciuc, con le sue conferenze (poi raccolte nel volume Il fenomeno legionario) Nae Ionescu trasforma il campo di concentramento in una vera e propria università. Era stata probabilmente l'idea di una simile scuola spirituale a ispirare Codreanu, allorché questi affermava che il Movimento Legionario non è un movimento politico. Il poeta Radu Gyr, rinchiuso anche lui nel campo di concentramento, ricordava: "Nae Ionescu dominava il campo, per la sua formidabile linea di pensiero e di analisi degli avvenimenti, per il prestigio con cui, malato, sopportava il dolore, per la dignità e la nobiltà con cui faceva fronte a tutti i cavilli delle guardie e a tutti i terribili rigori del campo di concentramento" (R. Gyr, in Al passo con l'Arcangelo, Parma 1982).
    Nessuno di questi corifei della "cultura impegnata" fu iscritto alla Legione nel senso formale e burocratico del termine, anche se esistono alcune testimonianze (la più eloquente è quella di Julius Evola) secondo cui Mircea Eliade avrebbe fatto parte del cuib "Axa" diretto da Mihail Polihroniade; nondimeno tutti quanti hanno vissuto - né poteva essere diversamente - lo spirito della loro epoca.

    GABRIEL STANESCU

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Claudio Mutti, Julius Evola sul fronte dell'Est, Edizioni all'insegna del Veltro, pp. 108, 9,50

    Claudio Mutti ha ricostruito l'azione che Julius Evola svolse nella seconda metà degli anni trenta a Praga, in Romania e in Ungheria. Per quanto riguarda Praga, scopriamo (…) un Evola insospettato che, in veste di diplomatico, cercò di porre fine alla crisi dei Sudeti con una soluzione che la Storia non ha registrata. In Romania e in Ungheria, la presenza dell'opera evoliana non è mai venuta meno (…) In gran parte, lo studio di Claudio Mutti poggia sulle testimonianze orali di persone che hanno svolto un ruolo nella formazione delle correnti di pensiero tradizionaliste ed evoliane, ma si avvale anche di documenti inediti o sconosciuti nell'Europa occidentale. Per esempio, in appendice viene pubblicata una recensione di Rivolta contro il mondo moderno scritta da Mircea Eliade per una rivista romena dell'epoca, nonché alcune lettere di Evola a due dei suoi corrispondenti romeni: Mircea Eliade e Vasile Lovinescu. (…) Sono noti i rapporti che Evola intrattenne con Codreanu e col movimento legionario romeno, ma dalle pagine di questo libro emergono le figure di molte altre personalità della politica e della cultura con cui Evola fu in relazione; evidentemente il filosofo fu molto meno "marginale" di quanto alcuni amano ripetere. ("Résistance", 8, maggio-giugno 1999)

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Claudio Mutti, Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri.
    La fortuna di Guénon tra i Romeni
    , Edizioni all'insegna del Veltro, pp. 161, 12,86

    Sulla portata del pensiero tradizionale in un paese come la Romania fornisce nuovi elementi quest'ultima fatica di Mutti, specificamente dedicata alla fortuna di Guénon tra i Romeni. Come si desume dal titolo stesso, il libro tratta anzitutto di Mircea Eliade, Mihai Vâlsan e Vasile Lovinescu alias Geticus, tre scrittori che in un modo o nell'altro sono debitori nei confronti dell'opera di René Guénon. (…) Praticamente ignoti fuori dei confini romeni sono invece i nomi di Anton Dumitriu e di Marcel Avramescu (…) Quelle menzionate più sopra sono soltanto le più rilevanti tra le personalità romene influenzate in un modo o nell'altro dall'opera di René Guénon. Il libro ne nomina alcune decine, tra le quali figurano due uomini politici attuali: l'ex vice primo ministro Gelu Voican Voiculescu (autore di una monografia su Guénon) e il ministro degli Esteri attualmente in carica, Andrei Plesu (…) Lo studio in questione, che si basa su una documentazione abbondante e rigorosa (tra cui numerose lettere inedite di Guénon e di Vâlsan), è preceduto da una presentazione del professor Enrico Montanari, titolare della Cattedra di Storia delle Religioni alla Sapienza di Roma. ("Orion", 182, novembre 1999)

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Nae Ionescu, Il fenomeno legionario, Edizioni all'insegna del Veltro, pp. 104, 9,50

    Il fenomeno legionario raccoglie i testi di una serie di conferenze tenute da Nae Ionescu - complessa ed affascinante figura di intellettuale e giornalista, morto in circostanze perlomeno sospette - ai militanti del movimento di Codreanu, detenuti nel campo di concentramento di Miercurea Ciucului, dopo la repressione del 1938 ordinata da re Carol II. ("Il Bargello", giugno-luglio 1999)

    Da questo libro, gli integralisti cattolici potranno apprendere che Nae Ionescu riteneva addirittura incompatibile la qualità di cattolico con quella di romeno; e i reazionari scopriranno che egli rifiutava recisamente di collocarsi "a destra". Infatti, in quanto esponente di una forma di Lebensphilosophie e capofila di una sorta di "rivoluzione conservatrice" romena, egli mirava a realizzare una sintesi armonica tra un nazionalismo sottratto all'egemonia reazionaria e una versione della modernità che prescindesse da liberalismo e democrazia parlamentare. ("Rinascita", 3 giugno 1999)

  6. #6
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    grazie
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    Pierre Joseph Proudhon

  7. #7
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    libri consigliatissimi.
    Il prof.Mutti credo sia tra i maggiori conoscitori del mondo e della cultura rumena in Italia.
    Non ti sbagli di sicuro!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ierocle Visualizza Messaggio
    Nae Ionescu, Il fenomeno legionario, Edizioni all'insegna del Veltro, pp. 104, 9,50

    Il fenomeno legionario raccoglie i testi di una serie di conferenze tenute da Nae Ionescu - complessa ed affascinante figura di intellettuale e giornalista, morto in circostanze perlomeno sospette - ai militanti del movimento di Codreanu, detenuti nel campo di concentramento di Miercurea Ciucului, dopo la repressione del 1938 ordinata da re Carol II. ("Il Bargello", giugno-luglio 1999)

    Da questo libro, gli integralisti cattolici potranno apprendere che Nae Ionescu riteneva addirittura incompatibile la qualità di cattolico con quella di romeno; e i reazionari scopriranno che egli rifiutava recisamente di collocarsi "a destra". Infatti, in quanto esponente di una forma di Lebensphilosophie e capofila di una sorta di "rivoluzione conservatrice" romena, egli mirava a realizzare una sintesi armonica tra un nazionalismo sottratto all'egemonia reazionaria e una versione della modernità che prescindesse da liberalismo e democrazia parlamentare. ("Rinascita", 3 giugno 1999)
    ma tanto gli integralisti "cattolici" mica leggono...iango:iango:

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Su "Heliodromos" num.18 primavera 2007 c'è la traduzione,fatta dal Prof.Claudio Mutti,di due poesie del grande poeta simbolista rumeno Tudor Arghezi,splendida quella intitolata "Fat Frumos" che significa -Bel giovane- e che il nostro dedicò al capo della guardia di ferro,riprendendo un tema caro del folk-lore e della letteratura romena. La riporto.

    Fat Frumos-Bel giovane

    di Tudor Arghezi


    Dove mai sarà andato Fat Frumos... ::


    Dove mai sarà andato Fat Frumos...
    poesia [ ]

    - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
    di Tudor Arghezi [Tudor_Arghezi]

    2004-12-26 | | Submited by Nicole Pottier


    Dove mai sarà andato Fat Frumos,
    sul suo cavallo, ché non lo si vede
    in nessun luogo più, per quanto il sole
    alto risplenda e si abbassi la luna?

    Deserti e afflitti, per l’ultima volta
    dal cielo i monti con lor cime vogliono
    vederlo nella valle di granito,
    vivo se è vivo, oppur morto se è morto.

    Il suo canto, che tutta questa terra
    circonfondeva tal quale in un sogno,
    sì che anche l’occhio dei falchi restava
    chiuso in ascolto, s’è interrotto a un tratto.

    S’è staccato dai boschi ed è scomparso
    dal piano; trsite, come priva d’anima,
    questa terra non trova più ragione
    che ci sia il giorno e discenda la sera.

    Suonava il flauto suo; intorno, decine
    di candidi villaggi affascinati,
    centinaia di giovani e di vergini
    ne ascoltavan le doine all’imbrunire.

    Si svegliavano all’alba alla sua doina,
    Si innamoravan alle sue canzoni,
    si sentivan leggeri i fidanzati
    e più belli, clacando l’erba soffice.

    Farfalle ballerine nevicavano
    su lui a schiere; amico di cinghiali
    e di cervi, le fiere lo guardavano
    comme fanciulle amabilmente timide.

    Nessuno ha idea di dove mai sia andato
    Fat Frumos della chioma folta e nera,
    dagli occhi azzurri come lapislazzuli,
    delle sottili sopracciglia arcuate?

    Giù dai monti, a cavallo per le rupi,
    è sceso e quantto notti ha sfavillato
    la terra sotto gl’impazienti zoccoli
    che han lottato col vento e con la pietra.

    Prese il flauto, ma prese anche la scure
    e armi pesanti, in mano a lui leggere;
    e passò, come freccia per il bosco,
    come fulmine apportator di sole.

    Attraversò tutto il Paese; e quando
    il Danubio non volle dargli il passo,
    lo fendette balzandovi nel mezzo,
    col petto in acqua e con il casco fuori;

    e quel nero stallone che sbuffava
    con le nari a fior d’acqua, avresti detto
    che transportava Dio, o quanto meno
    un messo di Traiano oppur del Papa.

    La razza tetra, laida e sanguinaria
    che dimora nel mondo sublunare
    minacciava le doine e la bellezza
    fiera di Fat Frumos, la sua gauezza.

    E Fat Frumos, interrompendo il canto,
    sentì nel sangue divampare fiamme;
    nella voce, nel pane e nella terra
    il calore senti del cielo avito.

    E nella vita sua una luce vuova,
    e un appello veniente delle Altezze
    e dovunque una voce sconoqsciuta
    e un esortar di segni e di sussurri

    ignoti fino allora, che sorgevano
    per dissolversi l’uno dopo l’altro,
    mentre in ciel comparivano figure
    alate, esseri bianchi si affollavano.

    Si alzavan grandi flutti, risuonava
    come fiaco il fogliame e l’orizzonte
    era come un vassoio sagittato.
    Clamor di plausi e murmure di ferro
    in una tessitura sanguinosa
    di esistenze e di lance raffrenate.

    Ora il nemico è andato ad ammazzarlo;
    che lo anneghi in un vortice di sangue
    o disserri la sua tenebra fitta,
    misericordi ma senza pietà,

    comme vorrà, ché il degno successore
    di Stefano e di Vlad Impalatore
    alza per l’avversario are di roccia,
    ma pure forche, erette e ben piantate.

    Tu, o Patria, attendi che di nuovo i loro
    canti si insinuin silenziosamente
    tra i rami, dall’oriente all’occidente,
    e dall’una frontiera fino all’altra.

    Traduzione di Claudio Mutti

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Letteratura rumena anni '30

    Quest'altra poesia fu scritta per la morte di Codreanu dal filosofo, poeta e drammaturgo Lucian Blaga (1895-1961).


    Lucian Blaga



    Novembre



    Foglia umida, mandragora,
    suonan tra i faggi le gocce.

    Si spalancan forre e gole,
    vengon solo ombre al pascolo.

    Vecchi satiri rossicci
    mugolan dietro i macigni,

    e i capretti nel meriggio
    sono avvolti dalla tenebra.

    Giaccion dentro ai nascondigli
    giorni morti, voci estinte.

    Frutto acquatico del cuore,
    nasce il pianto tra le palpebre.

    Ho perduto, ahi, che ho perduto?
    Il sentiero, il focolare.

    Ho perduto sole e luna,
    chi compenserà il mio vuoto?


    (Traduzione di Claudio Mutti)

 

 
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