Casarini ora fa l’imprenditore «In piazza con le partite Iva»

Il leader no-global iscritto alla Cgia: basta tasse

Casarini ora fa l’imprenditore «In piazza con le partite Iva» - Corriere del Veneto

VENEZIA — Ha deciso di fare il grande passo: iscrizione alla Cgia, la Confederazione generale italiana dell’artigianato. «Già, ho aperto un’impresa individuale di consulenza sul marketing e design pubblicitario e la scorsa settimana l’ho registrata. Non sono contrario alle partite Iva. Anzi, sto con loro e prometto di dare battaglia insieme a loro perché siamo la classe più debole di quest’epoca». Ad annunciarlo non è un artigiano, anzi, un piccolo imprenditore qualsiasi. E’ Luca Casarini, il leader dei no-global che fino a qualche tempo fa infiammava le piazze contro il potere. Ora ha famiglia, un figlio di tre anni, e questa nuova attività in proprio. E sta già lottando per la sopravvivenza, contro il Fisco «iniquo e vessatore», contro lo Stato «che impone e non garantisce», contro gli studi di settore, «la mannaia dei politici di sinistra». Insomma, parla da piccolo e arrabbiato imprenditore del Nord Est.

«Parlo da chi è costretto a sostenere i costi impressionanti di un’impresa che si affaccia sul mercato. Siamo costretti a pagare senza avere un ritorno. Mi spiego: già siamo soli, non abbiamo alcun servizio da parte dello Stato perché non è che ti paga chessò, il commercialista, e siamo pure in balia delle fluttuazioni di mercato. Cioè, il lavoro devi cercartelo, non sei sicuro di averlo, te lo devi guadagnare, conquistare. E sei soggetto a una tassazione da lavoro stabile e sicuro. Tutto questo trasforma i piccoli imprenditori in schiavi del Fisco. Per esempio, perché devo pagare l’imposta sull’attività produttiva? Devo pagare perché lavoro, perché produco? Questa è una fabbrica sociale dove la partita Iva è la forma minima di lavoro. E invece di ricevere aiuti, paga».

Disobbedienza fiscale? «Io sono contro il Fisco iniquo. Dove finiscono i miei soldi delle tasse? Se mi proponesse l’asilo nido gratuito per mio figlio, o un sostegno all’università o agli ospedali, pagherei volentieri. Ma siccome finiscono per il 90% in spese di guerra, in superstipendi di manager pubblici, in emolumenti di politici, non ci sto. Ho capito che la cocaina costa ma non posso comprargliela io. Non voglio mantenere un baraccone».

Casarini sta con gli evasori? «Li capisco bene anche se io preferisco parlare di obiezione fiscale. La materia dev’essere ridiscussa dalla a alla z affinché i soldi non finiscano più a Roma per poi sparire nel nulla. E’ ipocrita la sinistra che guarda alle partite Iva come evasori. A dirlo sono soprattutto quei politici che non hanno mai fatto altro in vita loro. Si aprano una partita Iva e poi ne riparliamo. Ci provi anche Bersani».

Simpatizza per Bossi e Berlusconi? «Ma no. Quelli fingono di proteggerci, in realtà stanno a Roma. Il loro è un finto federalismo. Sono al potere, figuriamoci, sono lo Stato. Io sono per un federalismo vero, per una contrattazione più vicina con il potere».

Quanto dichiara Luca Casarini? «Vedremo, questa è la mia prima volta. Se va avanti così penso di non superare i 15 mila euro».

Dovrà fare i conti con gli studi di settore... «Altra mannaia, altro imbroglio. Serve allo Stato per mantenere i superstipendi e il resto. L’ho vista io la villetta di Visco a Pantelleria...».

Come si colloca il marxismo in questa sua scelta? «Mi considero un neomarxista critico. Francamente non ho mai avuto una grande passione per lo Stato che da noi è garantito da Fini e dalla sinistra nella forma del patriottismo costituzionale. Questo Stato che impone e non garantisce, ha 700 parlamentari pagati con soldi pubblici, e versa enormi quantità di denaro alle grandi aziende. No, preferisco l’autonomia».

Diranno: quando Casarini non lavorava urlava contro gli imprenditori, adesso che fa l’imprenditore li difende, comodo «Io sono sempre stato dalla parte dei più deboli. Ora sono contro la grande industria e a favore delle partite Iva che rappresentano il nuovo tessuto produttivo di base. Il mondo è cambiato, Marx non basta più. E poi lo diceva lui stesso: diffidare dei marxisti».

Andrea Pasqualetto

17 novembre 2009