L'ex di "Potere operaio" dopo la prescrizione rivela i nomi
di chi partecipò al rogo in un'intervista al "Corriere della sera"
Primavalle, la verità di Lollo
'Quella sera eravamo sei, non tre
"Uscirono subito dall'inchiesta, vivono liberi da trent'anni
Giurammo di non parlare, ma ora il silenzio non ha più senso"
ROMA - "Non siamo stati in tre a organizzare l'attentato. Eravamo in sei. Ho rispettato un silenzio di oltre trent'anni, oggi non ha più senso. Voglio dire tutta la verità sul rogo e sulla morte dei fratelli Mattei". Comincia così un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, da Achille Lollo, l'ex di Potere operaio che vive in Brasile da 18 anni, prima latitante e ora libero cittadino dopo la prescrizione della pena per il rogo di Primavalle. I tre militanti di Potere operaio furono condannati a 18 anni nel 1987 per incendio doloso e duplice omicidio.
"Oltre a me, Marino Clavo e Manlio Grillo - racconta Lollo - c'erano altri tre compagni. Hanno vissuto liberi e tranquilli questi 32 anni. In molti vennero a sapere la verità su Primavalle nei mesi successivi, compresi i vertici di Potop. La verità vera. Quando io venni arrestato nessuno degli altri cinque scappò. Erano strasicuri che non avrei parlato. Clavo e Grillo fuggirono all'estero qualche tempo dopo. Gli altri tre non ne ebbero mai bisogno, qualcuno o qualcosa li salvò dall'accusa".
A partecipare all'organizzazione di quella strage, sostiene Lollo, ci furono anche "Paolo Gaeta, Diana Perrone e Elisabetta Lecco. Liberi e tranquilli - dice - da 32 anni".
Se ha deciso di parlare solo adesso, aggiunge Lollo, è perché è intervenuta la prescrizione ed è inoltre scaduto un patto di "silenzio ideologico" che i sei si fecero all'indomani del blitz che portò alla morte dei fratelli Virgilio e Stefano Mattei, figli del segretario della sezione del Movimento sociale di Primavalle.
Dopo il rogo i sei giurarono che non avrebbero raccontato nulla di quanto avvenne quella notte del 15 aprile 1973 per trent'anni. Però, aggiunge l'ex di Potere operaio, ben presto Gaeta, Perrone e Lecco uscirono dalle indagini e divennero semplici testimoni. "Qualcuno o qualcosa - aggiunge Lollo - li salvò dall'accusa".
Ma Lollo, dopo aver ricostruito quanto avvenne la notte del rogo, continua a insistere su un punto: "Noi non abbiamo incendiato la casa di Mattei. Nessuno fece scivolare la benzina sotto la porta. l'innesco non si accese. E poi loro non vennero colti nel sonno, ci stavano aspettando. Da dietro la porta, prima di scappare, sentii una voce: 'Eccoli, arrivano...' Una voce che ho in testa da trent'anni".
da Repubblica.it


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