Si riapre il dibattito sui crimini degli Alleati nella II Guerra Mondiale. Perché proprio adesso?

Le democrazie sono gli Stati più violenti
Ad eccezione di tutti gli altri

di S.M.



Si apron le tombe, si contano i morti. Casualmente, sul Corriere della Sera, a tutta pagina e in due puntate, si può leggere una storia ricca di testimonianze dei massacri di prigionieri italiani condotti dalle truppe statunitensi in Sicilia nel luglio del 1943, quando l’Italia era ancora in guerra contro Stati Uniti e Gran Bretagna al fianco della Germania nazista. Nell’articolo si parla di decine di morti. I massacri dei prigionieri di guerra in Sicilia non furono casi unici, è bene ricordarlo. Se i bombardamenti indiscriminati sulle città sono crimini di guerra (e nessuno può affermare che non lo siano, stando alle Convenzioni di Ginevra) le vittime innocenti provocate dagli Anglo-Americani sono molte di più. Per la precisione, nel corso dei bombardamenti contro le città italiane e tedesche, i bombardieri strategici statunitensi fecero 36.000 morti (gli Inglesi ne fecero 378.000 di cui la metà nel solo bombardamento di Dresda). I prigionieri di guerra tedeschi, dopo la resa senza condizioni della Germania nel maggio del 1945, furono anche più sfortunati dei prigionieri italiani: considerati “massa disarmata” e nemmeno veri e propri “prigionieri di guerra” furono esclusi dalle Convenzioni di Ginevra e massacrati a decine di migliaia. I morti tedeschi nei campi di internamento alleati, i Rheinwiesenlager, ammontano a circa 56.000. E questo lo si sa da decenni, non da anni. Da decenni si conosce perfettamente ogni dettaglio dei crimini commessi dagli Anglo-Americani. Da decenni vi è un intenso dibattito sulle responsabilità di questi crimine e sulle statistiche delle vittime. E allora perché, proprio in questi giorni, saltano fuori documenti su episodi criminali, tutto sommato marginali rispetto a quell’apocalisse che fu la II Guerra Mondiale?
Il titolo del seminario canadese che ha dato lo spunto all’articolo del Corriere, è abbastanza indicativo: “Dal massacro di Biscari a Guantanamo”. Forse si è capito il perché di questo interesse postumo. Non è, per caso, che qualcuno sta suggerendo “gli Americani sono sempre stati violenti, anzi i più violenti in guerra?”. Non è, per caso, che si ripete un vecchio adagio, che recita “quando le democrazie scendono in guerra, sono le più violente nel combatterla”? Già alcuni storici e giornalisti, come il canadese James Bacque, avevano cercato di far passare gli Alleati come i peggiori criminali della II Guerra Mondiale, peggio dei Nazisti, dei Giapponesi e dei Sovietici. Bacque, gonfiando le statistiche, ignorando documenti fondamentali e sentendo solo testimonianze di parte tedesca, aveva cercato di dimostrare che più di un milione di Tedeschi erano stati assassinati a freddo dopo la fine della guerra. Studi successivi dimostrarono che questa cifra non stava né in cielo né in terra, ma l’idea dello sterminio commesso dagli Alleati rimane in molti storici, così come rimane la tentazione dei “negazionisti” di sminuire enormemente le cifre dello sterminio degli Ebrei. La tentazione di affermare che i nostri liberatori, in realtà, sono stati i nostri peggiori persecutori, è forte in molti storici di estrema destra e di sinistra. Ma esaminando la storia con occhi disillusi e lontani da distorsioni ideologiche, si può vedere bene che non è così. Gli Inglesi e gli Americani furono meno criminali rispetto alle altre Nazioni coinvolte nella II Guerra Mondiale, prima di tutto da un punto di vista quantitativo: le vittime innocenti dei crimini di guerra alleati ammontano a un totale di mezzo milione (comprese le atomiche su Hiroshima e Nagasaki); tante, ma niente in confronto alle 20 milioni di vittime innocenti provocate dalla sola Germania nazista, o ai 13 milioni di assassinati dall’Unione Sovietica e nemmeno ai 5 milioni di civili e prigionieri cinesi, asiatici ed europei sterminati dai Giapponesi. Inglesi e Americani, poi, furono meno criminali rispetto a tutte le altre parti in guerra anche da un punto di vista qualitativo: commisero sì crimini di guerra in combattimento, ai danni di prigionieri o anche di civili che abitavano in territorio nemico, ma non abbracciarono mai la filosofia dello sterminio sistematico delle “popolazioni nemiche”. I civili furono sterminati in tutte le regioni occupate, di volta in volta, dai Nazisti, dai Sovietici o dai Giapponesi, mai nelle regioni occupate da Inglesi e Americani. Nel caso dei Sovietici, rischiava lo sterminio (politico o di classe) anche la popolazione che, nel corso della guerra, non aveva subito l’occupazione straniera: i plotoni di esecuzione staliniani non si fermarono mai nell’Unione Sovietica rimasta “libera” dai Nazisti. Fra i 13 milioni di morti, assassinati a freddo dall’Armata Rossa e dalla polizia di Stalin, ben 10 milioni erano cittadini sovietici. Nell’Asia occupata dal Giappone, un cittadino su cento fu cancellato dalla macchina repressiva nipponica. Nell’Europa occupata dai Nazisti, un cittadino aveva, in media, solo 15 possibilità contro 1 di sopravvivere alla repressione del regime occupante e dei suoi connazionali collaborazionisti. Nelle regioni o nei Paesi occupati da truppe inglesi o americane… semplicemente la guerra era finita, la gente tornava a vivere la sua vita quotidiana, come prima o meglio di prima. E per questo possiamo ancora considerarli, senza temere di essere considerati faziosi, come dei liberatori.

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