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    Predefinito La politica Transatlantica

    Dal quotidiano torinese di oggi...

    " La Stampa del 22/02/2005


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    «Nulla dividerà Europa e Usa»

    George W. Bush
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    PER oltre sessant’anni i nostri Paesi hanno affrontato insieme le grandi sfide della
    storia. Insieme ci siamo opposti al totalitarismo con la nostra forza e la nostra pazienza.
    Insieme abbiamo unito questo continente nel segno della democrazia. E insieme, ogni anno, festeggiamo le ricorrenze della libertà, dal D.day, alla liberazione dei campi di sterminio, alla vittoria delle coscienze nel 1989. La nostra alleanza transatlantica ha vanificato i piani dei dittatori, servito i più alti ideali dell’umanità e avviato un secolo di violenza a un corso nuovo e migliore. Il tempo passa ma non dobbiamo mai dimenticare i successi che abbiamo condiviso. E tuttavia, le nostre relazioni non si fondano solo sulla nostalgia.
    Nel nuovo secolo l’alleanza fra Europa e Nord America è l’asse fondante della nostra sicurezza. I nostri commerci sono uno dei motori dell’economia mondiale. L’esempio della
    nostra libertà politica ed economica dà speranza a milioni di persone oppresse dalla povertà e dalle dittature.
    Perciò la nostra forte amicizia è essenziale alla pace e alla prosperità del mondo e nessuna occasionale discussione, nessun disaccordo fra i nostri governi, nessuna forza sulla Terra ci potranno mai divide America ed Europa si trovano di fronte a una grande opportunità. Insieme possiamo di nuovo imprimere un corso diverso alla storia: dalla povertà e dalla disperazione verso lo sviluppo e la dignità dell'autodeterminazione; dalla vendetta e dalla violenza verso la giustizia e la composizione pacifica delle discordie. Per cogliere questo momento occorre una carica ideale: saper vedere in ogni persona il diritto e la capacità di vivere libera. Ma anche realismo: dobbiamo agire in modo saggio e appropriato 'davanti a sfide complesse. E ci vuole collaborazione, perché Europa ed America insieme possono affrontare ogni difficoltà. E mentre svaniscono le passate divergenze e i nostri grandi compiti diventano chiari, eccoci pronti per una nuova era dell'alleanza transatlantica.
    La nostra più grande opportunità, il nostro obiettivo immediato è la pace in Medio Oriente. Dopo molte false partenze, molte speranze svanite e vite umane perdute, è in vista una soluzione del conflitto israelo-palestinese. America ed Europa hanno un impegno morale: non staremo a guardare mentre in Terra Santa un'altra generazione cresce in un'atmosfera di disperata violenza. Condividiamo anche un interesse strategico: una pace duratura cancellerà una fonte di odio che sparge il suo veleno in tutto il Medio Oriente. Ci guida una chiara visione: siamo decisi a vedere la nascita di due stati democratici, Israele e Palestina, che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza. Il popolo palestinese merita un governo rappresentativo, onesto e pacifico. Il popolo israeliano ha bisogno della fine del terrore e di un partner affidabile per arrivare alla pace. Il mondo intero non deve darsi tregua fino a quando non si troverà una soluzione equa e definitiva di questo conflitto. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità. Gli stati arabi devono fermare l'incitamento alla violenza dei loro mezzi d'informazione, tagliare i finanziamenti pubblici e privati al terrorismo, togliere ogni supporto all'estremismo nelle scuole e stabilire normali relazioni con Israele. I leader palestinesi devono smantellare i gruppi terroristici, combattere la corruzione, incoraggiare la libera impresa e stabilire un'autentica autorità. Solo una democrazia può adempiere alle speranze palestinesi e rendere Israele sicuro. E quindi anche per Israele questo dovrebbe essere un obiettivo. E quindi deve congelare gli insediamenti, aiutare i palestinesi a costruire un'economia competitiva e far sì che il nuovo stato sia interamente percorribile, garantendo continuità territoriale con la West Bank. Via via che i palestinesi assumeranno pieno controllo di un territorio sempre più ampio, li aiuteremo a realizzare le istituzioni economiche, politiche e di sicurezza necessarie a governarlo in modo efficace. Sono passi necessari ma anche difficili perché il progresso richiede nuova fiducia e i terroristi faranno di tutto per distruggerla. Una Palestina libera e in pace può contribuire ad avviare le riforme in tutto il Grande Medio Oriente. Alla lunga non possiamo vivere sereni e sicuri se il Medio Oriente continua a produrre ideologie di morte e terroristi. Uno status quo di tirannia, con la falsa stabilità della stagnazione, non può che approfondire il risentimento in un'area tanto tra vagliata e provocare nuove tragedie nel mondo libero. Il nostri destini futuri sono legati. Le riforme non possono essere imposte dall'esterno, devono essere scelte. Non è sempre una strada facile, come ogni popolo libero può testimoniare, ma ci sono ottime ragioni per sperare. Lo vediamo in atto in molti Paesi, dal Marocco al Bahrain, all'Iraq all'Afghanistan.
    La nostra scommessa è incoraggiare questo progresso. Dobbiamo porci al fianco dei riformatori, incoraggiare i movimenti democratici, appoggiare le transizioni. Europa e America non dovrebbero aspettarsi che queste riforme avvengano tutte in una volta, non è mai capitato nella nostra storia. Ma dobbiamo aspettarci standard più elevati dai nostri amici. Il governo dell'Arabia Saudita può dimostrare la sua leadership nell'area concedendo ai suoi cittadini maggiori possibilità di autodeterminazione. L'Egitto, che ci ha mostrato la via della pace in Medio Oriente, può mostrarci ora quella della democrazia.
    Il nostro comune obiettivo è messo alla prova in Libano, una nazione che soffre sotto l'influenza di un vicino oppressivo. Il regime siriano deve fermare chi fomenta la violenza e la sovversione in Iraq e smettere di dare asilo ai gruppi terroristici che cercano
    di distruggere le speranze di pace fra israeliani e palestinesi. E deve andarsene dal Libano. I libanesi hanno il diritto di essere liberi e gli Stati Uniti e l'Europa hanno un interesse comune a far sì che questo accada. Nei mesi scorsi il mondo ha visto uomini e donne andare alle urne in elezioni destinate a passare alla storia, da Kabul, a Ramallah, a Baghdad e, senza l'interferenza siriana, le elezioni parlamentari libanesi, in primavera, possono essere un'altra pietra miliare della libertà. I nostri sforzi sono stati premiati in Afghanistan, dove sta sorgendo una democrazia che riflette la storia e le tradizioni nazionali e apre la strada agli altri Paesi dell'area. Insieme dobbiamo anche dimostrare agli iracheni che il mondo è con loro. Alcune nazioni europee si sono unite alla battaglia per liberare l'Iraq, altre non l'hanno fatto. Ma tutte le nazioni hanno interesse al successo di un Iraq libero e democratico che combatterà il terrore, sarà un emblema di libertà e una fonte di stabilità nell'area. È tempo che le democrazie mature diano un aiuto tangibile alla neonata democrazia irachena.
    In Iran il mondo libero condivide un obiettivo: il regime iraniano deve smettere di foraggiare il terrorismo e rinunciare alle armi nucleari. A tutela delle nazioni libere nessuna opzione può essere esclusa. L'Iran, tuttavia, è diverso dall'Iraq. La diplomazia sta muovendo i primi passi. Ci, aspettiamo anche delle riforme. E ora che il regime ascolti gli iraniani e rispetti i loro diritti. Attraverso tutto il Medio Oriente, dai Territori palestinesi al Libano all'Iraq all'Iran.... Io credo che l'avanzare della libertà nel mondo vi costruirà anche la pace. I leader europei hanno dimostrato questa visione in Ucraina. Il presidente Kwasniewski in Polonia, Adamkus in Lituania e Javier Solana per l'Ue hanno aiutato a risolvere la crisi delle elezioni e a riportare l'Ucraina nel campo della libertà. Ora che quel Paese ha un governo liberamente letto e il presidente Yushchenko lavora a fondamentali riforme, l'Ucraina dovrebbe essere accolta dalla famiglia euroatlantica. Dobbiamo aiutare le nuove democrazie e così dobbiamo continuare a stare vicini alla Georgia dove la protesta pacifica ha sventato un furto elettorale e liberato le forze del cambiamento democratico.
    Credo che il futuro della Russia sia nella comunità europea e transatlantica. E tuttavia, per arrivare a questo, il governo russo deve rinnovare i suoi sforzi per la democrazia e lo stato di diritto. Sappiamo che le riforme non possono avvenire da un giorno all'altro. Ma dobbiamo sempre ricordare alla Russia che la nostra alleanza vuole una stampa libera, un'opposizione vitale, la condivisione del potere e lo stato di diritto. Mentre lavoriamo per la libertà negli altri Paesi dobbiamo anche lavorare per rinnovare i valori che la rendono possibile. Dobbiamo rifiutare l'antisemitismo; condannare la violenza e lavorare per integrare le minoranze nella società e insegnare il valore della tolleranza alle nuove generazioni.
    L'11 settembre abbiamo capito che una definizione limitata di sicurezza non è abbastanza. Confrontandoci con l'attuale minaccia abbiamo accettato la sfida a lungo termine insita nel voler diffondere speranza, libertà e prosperità come grandi alternative al terrore. Sconfiggeremo al contempo gli agenti del terrore e le sue cause. Questa non è una strategia americana, o europea od occidentale. Diffondere la libertà nel nome della pace è una causa per tutta l'umanità. E la nostra alleanza ha la capacità e il dovere di spostare l'ago della bilancia della storia in favore della libertà. Sappiamo che ci sono molti.ostacoli e che la strada è lunga. Come ha detto Albert Camus: «La libertà è una gara di resistenza».
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    Saluti liberali

  2. #2
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    dal quotidiano IL GIORNALE

    " il Giornale del 23/02/2005


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    Berlusconi: «L'Occidente ora è più unito»
    Piena sintonia tra il premier e Bush, autori di un fuori programma tra baci e abbracci: «Silvio,can I help you?»

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    «Silvio, can I help you with your press conferente?)). Per dare la misura del clima amichevole che ormai segna, come un tratto costante, i rapporti tra Silvio Berlusconi e George Bush bisogna partire dalla fine della lunga giornata del premier italiano, spesa tra la Nato e il Consiglio europeo di Bruxelles. Il massimo inquilino di Palazzo Chigi sta riassumendo con i giornalisti i contenuti dell'incontro Ue-Usa quando, a sorpresa, spunta alle sue spalle il presidente americano che si avvicina al premier italiano e si «offre» di aiutarlo «nella sua conferenza stampa». Berlusconi, che sta rispondendo a una domanda, si gira stupito e sorride a Bush che lo abbraccia e lo bacia sulla guancia sinistra. Il siparietto si conclude ma ci sono le parole a corredare e spiegare un rapporto e un legame umano sempre più forte «C'è una amicizia personale dovuta al fatto che come carattere siamo molto simili», dice Berlusconi. «Uno degli apprezzamenti che mi ha rivolto il presidente Bush è che quando parla con me gli sembra di parlare con un vecchio compagno di scuola. Io ho una educazione classica e immagino che anche lui l'abbia C'è una totale franchezza nei rapporti. Sì è sì, no è no. Ce li diciamo chiari in faccia». Una franchezza che si riverbera anche sui contenuti del faccia a faccia tra i due presidenti che va in scena a metà mattinata. «È stato un incontro come al solito molto cordiale. C'è grande sintonia nelle valutazioni di tutte le situazioni internazionali, grande amicizia e, direi, anche affetto. Bush ha riguardo per la nostra linearità e per il fatto che manteniamo gli impegni con gli aiuti che diamo per la crescita della democrazia in Irak. Così come c'è stata unanimità da parte di tutti nel dichiarare la comune volontà per. dare sostegno alla crescita della nascente democrazia in Irak, garantendo la sua autonomia». Se l'Europa dissipa, perlomeno a parole, la sua diffidenza verso il teatro di democrazia e violenza iracheno, l'Italia resta ferma sulla sua posizione e mostra di non coltivare affatto la tentazione della fuga. «Penso che alla fine dell'anno potremo tirare le somme sulla situazione delle forze militari e di polizia irachene», annuncia Berlusconi. «Abbiamo tutti in mente che si debba fare un programma che si basi sulla capacità delle forze irachene di controllare l'ordine pubblico. Tutti hanno manifestato la più ampia volontà di dare un contributo per l'addestramento di queste forze, nessuno escluso, compresa la Spagna che vuole produrre un impegno importante. Ma ora parlare di "exit strategy" per 1'Irak è ancora presto». «continuare a credere» in questa organizzazione che «ha garantito democrazia, pace e sicurezza per decenni e che va fortificata perché può essere utilizzata in molte situazioni, laddove la democrazia non c'è ancora e per arrivare alla pace». La Nato a cui si guarda oggi, dice ancora Berlusconi, è una organizzazione da «ammodernare» in modo da «renderla capace di essere produttiva anche al di fuori del teatro europeo occidentale e, quindi, di poter andare a garantire la democrazia e la libertà anche in Paesi che destano preoccupazione perché non sono democratici. Paesi dove può allignare il fondamentalismo che genera il terrorismo». Sullo sfondo di un quadro a tinte rosa, restano le «ombre russe», conseguenti alla querelle nata con le elezioni in Ucraina. Un nodo che Berlusconi dovrà contribuire a sciogliere in prima persona. «Vladimir Putin rappresenta certamente una risorsa nel rapporto tra Unione europea e Russia e nel rapporto con gli Stati Uniti. Dobbiamo avere fiducia nell'uomo Putin», dice Silvio Berlusconi. «La Russia deve fare i conti con tutte le difficoltà di una enorme macchina burocratica, che a volte vuol dire anche corruzione, una corruzione che in certi casi si deve combattere con interventi che possono apparire autoritari. Credo che il confine tra l'autoritarismo non accettabile e il piglio forte nel difendere la libertà di tutti sia molto difficile da individuare». Di qui il suggerimento indirizzato questa volta all'amico Putin: «Deve fare attenzione. Attenzione a non intraprendere azioni che possano essere interpretate come non chiaramente democratiche».
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    Saluti liberali

  3. #3
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    In origine postato da Pieffebi
    [
    persona. «Vladimir Putin rappresenta certamente una risorsa nel rapporto tra Unione europea e Russia e nel rapporto con gli Stati Uniti. Dobbiamo avere fiducia nell'uomo Putin», dice Silvio Berlusconi. «La Russia deve fare i conti con tutte le difficoltà di una enorme macchina burocratica, che a volte vuol dire anche corruzione, una corruzione che in certi casi si deve combattere con interventi che possono apparire autoritari. Credo che il confine tra l'autoritarismo non accettabile e il piglio forte nel difendere la libertà di tutti sia molto difficile da individuare». Di qui il suggerimento indirizzato questa volta all'amico Putin: «Deve fare attenzione. Attenzione a non intraprendere azioni che possano essere interpretate come non chiaramente democratiche». [/i] "

    Saluti liberali [/B]
    PFB,

    dopo aver letto su alcuni siti notizie sulla politica della Russia di Putin nei paesi di cerniera con i paesi già inseriti nella ex URSS,temo che oltre la guerra al terrorismo ci sarà da vedersela con le mai sopite aspirazioni imperiali dei Russi verso i paesi di confine ad occidente (Ukraina)- a sud.(Georgia ed altri-Iran).
    Berlusconi scoprirà che nelle relazioni internazionali devono prevalere gli interessi di Stato alle presunte amicizie personali.
    (Questo vale anche nei confronti di Bush ma non verso gli USA)

  4. #4
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    E un'aspirazione antica. Dall'Impero Zarista a quello Comunista dell'URSS, oggi a quello post-comunista putiniano......... Cambia il pelo non il vizio. Tuttavia alla fine si troverà un compromesso. Spero.

    Shalom

 

 

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