Lega e Ulivo uniti contro l'arresto Ue
di Renzo Rosati
17/2/2005
Il Guardasigilli Castelli
La Lega punta ad affondare la legge, mentre la sinistra la vorrebbe più ampia: il risultato è che il governo viene battuto in aula sull'articolo 4 del provvedimento che recepisce il mandato d'arresto europeo
Il governo è stato battuto alla Camera sul una legge che ha fatto molto discutere negli ultimi due anni: quella che recepisce il mandato di cattura europeo. È accaduto perché la Lega, sull'articolo 4, ha votato assieme all'opposizione.
Un paradosso, almeno in apparenza, dal momento che il Carroccio è da sempre ostile ad estendere i poteri delle istituzioni comunitarie, mentre il centrosinistra aveva fatto del mandato di cattura - uno dei poteri logicamente più forti - un cavallo di battaglia.
Come si spiega?
«Il dato politico di questo voto è che il provvedimento avrà un ulteriore slittamento, il che è positivo. La bocciatura dell'articolo 4 è un incidente di percorso del resto della Casa delle libertà perché noi della Lega abbiamo sempre votato contro questa legge» ha dichiarato Carolina Lussana, responsabile del Carroccio per la Giustizia.
«È chiaro che le motivazioni del no all'articolo 4 da parte della sinistra -sono strumentali e diametralmente opposte alle nostre: noi votiamo contro perché siamo contrari alla filosofia del mandato d'arresto europeo, l'opposizione invece ha detto no perché vuole il dominio incontrastato della magistratura».
Insomma: la Lega punta ad affondare la legge, mentre la sinistra la vorrebbe più ampia. Diciamo che è quanto meno una spiegazione un po' arzigogolata.
Infatti il disegno di legge contestato dal Carroccio circoscrive in modo dettagliato i casi e le procedure in cui la magistratura di uno dei paesi della Ue può ottenere l'arresto di una persona in Italia.
Tuttavia l'articolo 4 prevede che il ministro della Giustizia, nel caso in cui riceva un mandato d'arresto europeo, lo trasmetta «senza indugio» all'autorità territoriale competente.
Per Roberto Castelli, guardasigilli leghista, potrebbe voler dire una cessione di poteri: aveva chiesto che la formula «senza indugio» venisse sostituita con «previa valutazione». Secondo l'opposizione invece il modo con il quale l'Italia vuol recepire questa norma comunitaria è troppo restrittivo: il centrosinistra chiede che le procure dei vari paesi possano operare nell'ambito Ue, anche procedendo ad arresti, senza dover passare per il ministero della Giustizia.
Lo spiega Anna Finocchiaro, responsabile Giustizia dei ds: «Sottolineo il risultato positivo che si è ottenuto eliminando dal testo la possibilità per il ministro di operare un filtro sulle richieste avanzate dalle magistrature di altri paesi europei. È un serio passo avanti sulla strada della cooperazione giudiziaria europea».
Già approvato da Montecitorio nella primavera 2004 con il voto contrario di Lega, Ds e Margherita, il testo - che appunto per l'Ulivo pone molti ostacoli all'effettiva applicazione del provvedimento - era stato modificato al Senato il 26 gennaio ed è dunque nuovamente all'esame della Camera. Dopo il voto di oggi il presidente di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, ha sospeso l'esame e convocato una riunione dei capigruppo per capire i tempi di approvazione della legge, che dovrà tornare nuovamente a palazzo Madama.
«Un incidente di percorso che preoccupa, per la gravità del voto del centrosinistra e della Lega, un segnale non positivo per l'Italia in Europa, nemmeno per quei leader del centro sinistra che vanno in giro per l'Europa a parlare male dell'Italia» ha detto il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca
Volontè, commentando il voto che ha visto la maggioranza andare sotto.
Ma anche tre deputati di Forza Italia e due dell'Udc hanno votato come la Lega. In definitiva, l'articolo è stato bocciato con 13 voti di scarto: i no sono stati 191, i sì 178, gli astenuti sono stati cinque.
Tra questi ultimi, un deputato di An, uno di Forza Italia ma anche tre Verdi. Numerose le assenze: non si sono presentati in aula 40 ds, 30 di Forza Italia, 26 di An, 23 della Margherita, sei del Prc, tre dei Verdi, quattro di Lega, Sdi e Pdci, e nove dell'Udc.
Al di là dei segnali politici e dei malumori nella maggioranza, non si può dire che la materia abbia mobilitato i due schieramenti. Una controprova della tenuta della coalizione di governo la si avrà fin da lunedì 21: quando approverà in aula il testo della riforma del risparmio, dove in commissione, con un voto trasversale, era stato introdotto il mandato a termine per il governatore della Banca d'Italia.
Il governo ha già fatto sapere di voler cancellare questo passaggio, per il quale si sono battuti due esponenti del centrodestra come Bruno Tabacci (Udc) e Giorgio La Malfa (repubblicano): ma neppure la Lega pare disposta a fare le barricate nell'interesse di Bankitalia.
forse manuelito qui troverà risposta alle sue domande
http://www.panorama.it/italia/capire...-A020001029356





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