Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Se fosse vivo mio padre

    Se fosse vivo mio padre
    Chissa’ quante gliene direbbe a quelli la’.
    Lui che fino al 1964 ha ricevuto lettere e moduli da compilare per giustificarsi perche’ invece di andare nella Repubblica Sociale aveva deciso darsi alla macchia e entrare nella Resistenza a combattere i tedeschi ed i repubblichini, quelli cioe’ che ai tedeschi tenevano bordone, facendo retate, deportando gli ebrei, fucilando questi, perche’ loro erano con quelli…
    E adesso, questi italioti con poca memoria - che gli conviene – stanno per mandare in onda una legge (pardon, per le leggi si dice approvare) che equipara Resistenza e repubblica di Salo’.
    In nome della riconciliazione.
    Ma quale riconciliazione? Mio padre, buonanima, era dalla parte del giusto e non deve conciliarsi con nessuno. Anzi, ringrazio il Cielo che lo sforzo di quelli come lui abbiano fatto pendere la bilancia da questa parte, altrimenti, se avessero vinto quelli la’, avremmo dovuto subire pure l’onta di essere dichiarati traditori della Patria.




    PRIMAVALLE
    Impressionanti le foto dell’epoca con quei due bambini innocenti bruciati vivi e con le loro facce spiaccicate contro il vetro della finestra che non erano riusciti ad aprire…
    Ma adesso finalmente la Giustizia ha trionfato e pure i parenti mi pare abbiano espresso la loro soddisfazione per la svolta della vicenda. Vediamo:
    Dopo trent’anni che l’aveva fatta franca un maiale che gode della prescrizione si sente al sicuro e accusa i complici d’allora. Dice che per tutti questi anni aveva sentito una voce nel cuore che gli chiedeva:
    “Ma Scalzone? Ma Scalzone?” e lui finalmente si e’ liberato di un peso: “Scalzone non c’entra nulla sono stati questi altri” Un equivoco, perche’ la vocina gli sussurrava mascalzone, mascalzone tutto attaccato, comunque…

    Adesso, finalmente, dopo 32 anni verranno perseguiti i responsabili di quell’ignobile gesto. Poiche’ sulle vicende politiche la Magistratura si e’ sempre distinta per la celerita’ d’esecuzione, prevedo che dopo alterne vicende, pubblicazioni di dossier segreti, coinvolgimento dei Servizi, deviazioni, stralci, riletture, libri di parte pubblicati da editori maggiori, istant book (si fa per dire) pubblicati da editori minori, rivelazioni di Cossiga, coinvolgimento di Andreotti, riabilitazione di Pacciani, ed altre quisquilie e pinzillacchere, la sentenza definitiva che scagionera’ questi Eroi verra’ emessa tra una trentina d’anni, facciamo il 2037.
    Quindi, non scaldatevi tanto.
    Che tanto…


    Ansa 173
    La difesa di Saddam va a Taormina
    Anche Carlo Taormina entra a far parte del collegio difensivo di Saddam Hussein.
    E’ stato convocato ad Amman per assumere il mandato difensivo.Domani si terra’ ad
    Amman la prima riunione ufficiale del collegio per la messa a punto delle strategie difensive.
    Taormina ha gia’ proposto la sua linea: Saddam dichiara che e’ stato il vicino di casa e lo condannano a morte. La sentenza di solito viene eseguita all’alba, ma lui che ha ottimi agganci politici e’ sicuro di poterla posticipare al pomeriggio.


    Giancarlo Cimoli in un Convegno a Tor Vergata ha risposto alle domande dei giornalisti sui conti Alitalia. Mostra soddisfazione perche’ la perdita del 2004 sfiora gli 850 milioni ma il presidente di Alitalia è ottimista.
    E’ convinto di migliorare i conti “perché stiamo lavorando sugli sprechi tipici del monopolio”.
    Hai capito? Adesso il monopolio e’ un legaccio…Per l’anno prossimo prevede altri miglioramenti.
    Intanto hanno licenziato il commercialista e chiesto una consulenza al Mago Forrest…


    La difesa di Michael Jackson chiamerà in aula come testimoni una lunga lista di star a cominciare da Stevie Wonder che pero’ ha gia’ fatto sapere di non aver visto un cazzo.


    E per finire una magnifica notizia per il Made in Italy: e’ in arrivo un’importante commessa per la fornitura di armi leggere all’esercito iracheno continuando cosi’ il processo di pace dell’Area. E’ previsto un nuovo slogan presidenziale: Volete la pace? Sparatevi Beretta!



    Forse è solo un sospiro prodiano,
    un apostrofo rosso tra le parole gna'famo
    (Sebastiano Messina sull'apostrofo nel nuovo logo dell'"Unione")

  2. #2
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    Predefinito

    Ansa 173
    La difesa di Saddam va a Taormina
    Anche Carlo Taormina entra a far parte del collegio difensivo di Saddam Hussein.
    E’ stato convocato ad Amman per assumere il mandato difensivo.


    Oh povero Saddam!!!

  3. #3
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    Domani si terra’ ad
    Amman la prima riunione ufficiale del collegio per la messa a punto delle strategie difensive.
    Taormina ha gia’ proposto la sua linea: Saddam dichiara che e’ stato il vicino di casa e lo condannano a morte. La sentenza di solito viene eseguita all’alba, ma lui che ha ottimi agganci politici e’ sicuro di poterla posticipare al pomeriggio.

  4. #4
    Per l'unità dei comunisti.
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    Sono d'accordo con te Aldo.
    E' in atto un losco tentativo di riabilitazione del fascismo con la scusa della riconciliazione. Non deve esserci nessun dubbio a denunciare la profonda diversità di episodi storici come la Resistenza e la repubblichina falsa di salò.
    In onore di chi è morto per la liberazione, per chi ci ha donato oltre la vita la liberà, ora e sempre Resistenza!
    ps: è vergognoso che chi ha partecipiato alla repubblica sociale oggi è ministro, come è vergognoso il revisionismo storico e omologazione in atto con questa destra eversiva.
    Emanuele

  5. #5
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    In nome della riconciliazione?
    Ma quale riconciliazione?
    Mio padre non deve riconciliarsi con nessuno !

    (E ringrazio il Cielo che sia morto prima di aver visto i fascisti al governo)

  6. #6
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    Ritorno mal volentieri sugli argomenti trattati, perche’ io pennello come gli impressionisti e gli approfondimenti li lascio a quelli piu’ bravi di me.
    Si parlava di Foibe e avevo scritto che se fosse vivo mio padre, buon anima, gliene direbbe quattro a quelli la’.
    Le mie considerazioni hanno aperto la stura ad una serie di allucinate argomentazioni, che mi pare impossibile siano tutte in buona fede, tanto sono distanti dalla realta’. Che se per rendere giustizia sommaria a questi e a quelli basti la sineddoche (una parte per il tutto) e si paragona la Resistenza di mio padre sui monti della Valtellina con le Foibe dei titini, mi pare fuorviante. La verita’, questa si’ la Storia ce l’ha insegnata: in ogni occasione ci sono stati italiani eroici e italiani vigliacchi.
    Per contrastare le leggi razziali di cui il fascimo fu complice e correo, alcuni italiani rischiarono la vita per nascondere gli ebrei nelle loro cantine, altri li denunciarono per incassare le cinquemila lire di taglia. Lo stesso accadde a Trieste dove alcuni scesero in piazza e si fecero sparare dalla democraticissima polizia inglese, altri denunciarono i concittadini all’invasore.

    Il problema di mio padre, secondo me, fu che non ebbe mai la certezza delle cose che fece. Fu un disertore quando salto’ dal treno che lo portava a Salo’, un eroe quando scese a Milano, un vile quando applaudi’ liberato in piazzale Loreto davanti a quei corpi martoriati, un eroe quando negli anni cinquanta si rievocarono le vicende di Dongo, e adesso sarebbe cosi’ cosi’ perche complice ideologico (ma quando mai?) dei titini nelle vicende delle foibe.
    Senza contare i patemi d’animo ogni volta che per vent’anni arrivavano da Roma carte e moduli da compilare per giustificare il fatto che non si fosse regolarmente congedato, e il rischio che (secondo lui) correva di essere dichiarato disertore!!

    Un po’ di coerenza, perla madonna ( non e’ una bestemmia, state tranquilli, l’ha detto pure la Cassazione). Nel mio piccolo succede anche a me. Quando ho cominciato a scrivere nel Web mi buttarono fuori dai migliori salotti internettiani per i miei discorsi reazionari, recentemente mi hanno buttato fuori da un paio di Forum perche’ sarei cattocomunista. Com’e’ possibile?
    Io scrivo sempre le stesse cose, non sarete mica voi che continuate a muovervi di qua e di la’?

    Per chi non avesse seguito la questione questo e’ il riepilogo:


    AVVISO AI NAVIGANTI:
    Foibe: l’altra campana.
    http://www.medweb.it/docmag/2004/0304p36.pdf
    http://www.democrazialegalita.it/foibe07febb05.htm

    Ricevo e frwrd:
    Quante persone innocenti (anche partigiani come lui) ha buttato nelle foibe tuo padre? Te lo ha detto? Nessuna? Eppure qualcuno deve pur averlo fatto.
    Non lo sapeva? Ma allora dove viveva, su una pianta?
    Se vuoi vado avanti.
    (Ex sinistro)

    Appunto, gelatajo, la tendenza a voler sempre "equiparare" è indicativa di un pensiero che non va oltre la superficialità e quindi taglia corto. Per quanto mi riguarda, fossi un ex repubblichino mi offenderei e molto, a essere equiparato alle bande partigiane. Perché se tu sei convinto che fossero questi ultimi a essere nel giusto, io me ne frego di giusto e sbagliato, non è così che si valuta la storia né tantomeno il valore degli atti. La storia non è giustificazione a posteriori degli accadimenti. Quindi tuo padre poteva anche essere nel "giusto", ma il valore "eroico" (tu dirai, non capendo, "fanatico") di un combattente della Repubblica di Salò, che combatte non tanto più per una causa ormai persa quanto per un principio di Fedeltà, è molto più alto di quello dei suoi nemici
    (Francesco Grezzi)

    Mia cara, sì, io odio i comunisti. Li odio perché hanno insanguinato il pianeta e si permettono ancora di parlare. Hanno pensato e pensano che i loro delitti siano giustificati da un'etica superiore che li rende diversi e giusti anche nelle mostruosità che compiono.
    Il mio è un odio viscerale, mia cara, e ti assicuro che il vederli "rottamati" o relegati ai margini della cultura contemporanea mi rende davvero felice.
    Quello che faccio, qui come altrove, è solo divertirmi a dare qualche spallata ai residuati bellici. Così, per vederli crollare giù, sconfitti per sempre come meritano.
    E naturalmente aspetto di poter stappare una bottiglia di Dom Perignon nel giorno in cui i telegiornali daranno al mondo la bella notizia della morte di Fidel Castro, l'ultimo degli stronzi a finire nel cesso.
    (Nababbo Natale)






    §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

    La loro legge: SS uguali ai partigiani
    di Wladimiro Settimelli

    Sì, anche le Ss italiane che operarono direttamente al comando dei nazisti
    negli ultimi mesi di vita della Rsi, se passerà il progetto di legge
    presentato da Alleanza nazionale e ora all'esame del Senato, potrebbero
    essere ritenute «cobelligeranti». Insomma, essere equiparati ai partigiani e
    ai combattenti della libertà. Tale onore non toccherebbe, dunque, soltanto
    alla Guardia nazionale repubblicana, alle camicie nere della «Muti» e ai
    membri delle varie bande di torturatori e di assassini che operarono, prima
    della Liberazione, a Roma, a Firenze, a Milano e a Torino. Tra loro, come
    sta scritto in tutti i testi di storia, c'erano gli uomini di Bardi ,
    Pollastrini e Pietro Kock per quanto riguarda Roma o agli uomini del
    maggiore Mario Carità per Firenze.

    Legittimi combattenti
    Ma quello che più colpisce, appunto, è la eventuale possibilità che persino
    gli ancora vivi delle «Ss» italiane, vengano considerati e riconosciuti
    legittimi combattenti.

    Insomma, se il progetto di legge è assurdo e inaccettabile per i
    «repubblichini», mette in ansia e riempie di angoscia l'eventualità che la
    stessa situazione venga persino applicata a coloro che servirono
    direttamente agli ordini di Hitler.

    Gli arruolamenti nelle «Ss» avvennero previo diretto e inequivocabile
    accordo tra il governo di Salò e lo stato maggiore delle «Ss» a Berlino.
    Dunque, gli italiani arruolati nel «corpo scelto» del nazismo, un corpo
    «arianissimo» al servizio dei Reich, un corpo responsabili di sterminii
    impensabili e gestore anche dei campi di concentramento, a tutti gli effetti
    erano anche soldati di Salò. Certo, il loro trattamemnto, dal punto di vista
    economico, da quello dell'armamento e della vita nelle caserme era
    completamente diverso dagli altri arruolati e questo suscitò proteste e
    gelosie tra gli stessi fascisti. Anche le «Ss» italiane,ovviamente, furono
    considerate formazioni d'elite e un corpo armato del tutto particolare.
    Intanto, sottratto allo stato maggiore italiano, ai vari gerarchi come Ricci
    e Pavolini e allo stesso Mussolini.

    Arruolatevi!
    L'arruolamento, si svolse in maniera rapidissima, perfino nei campi di
    prigionia italiani in Germania. È dunque chiaro che alcuni si arruolarono
    solo per tornare in Italia. Altri, successivamente, si unirono alle
    formazioni partigiane portando via dalle caserme tutto quanto potevano.
    Altri ancora, i peggiori, valutarono attentamente il fatto che, in Italia, e
    nelle zone sotto controllo fascista, con la divisa delle «Ss» addosso, era
    possibile spadroneggiare, rubare, torturare, senza doverne rispondere
    direttamente ai comandi italiani. Molti altri si arruolarono per poter
    servire fino alla fine il potere di Hitler, con il «rigore» tipicamente
    nazista e la insindacabilità concessa alle «Ss» anche sul suolo italiano.

    Le «Ss» nostrane raggiunsero, ben presto, la forza di alcuni battaglioni ed
    erano, dunque, diverse centinaia.

    Per quali operazioni vennero usati gli uomini? Ovviamente per rastrellare e
    catturare i partigiani, gli antifascisti o i giovani che si erano rifiutati
    di presentarsi per il servizio di leva. È inutile aggiungere che
    parteciparono ad alcuni terribili massacri e che si distinsero nell'incendiare
    paesi e paesetti. Quando si trattava di deportare la popolazione civile, in
    pratica si «nascondevano» sotto la divisa nazista evitando persino di
    parlare in italiano per non farsi riconoscere. Così capitò spesso che certe
    stragi e certi rastrellamenti apparvero come opera dei soli soldati
    tedeschi. Nell'«armadio della vergogna» e nel corso delle indagini su certe
    stragi terrificanti in Emilia, Toscana, Piemonte e in Liguria, pare siano
    apparsi, nel dopoguerra, i nomi di alcune comnpagnie di «Ss» italiane.

    Scartoffie.
    Naturalmente, quei nomi sono sempre rimasti sepolti sotto le scartoffie e
    nessuno di quei personaggi, per ora, è stato chiamato a rispondere del
    proprio operato. Molti di loro, alla fine della guerra, partirono per il Sud
    America. Ora, con la proposta di legge di Alleanza nazionale, anche loro
    potrebbero diventare come i partigiani e gli altri combattenti della
    libertà. Per questo, martedì, nell'immediato pomeriggio, proprio al Senato,
    i rappresentanti delle Associazioni partigiane e della Resistenza, dei
    perseguitati politici, dei deportati nei campo di sterminio, della
    Federazione dei combattenti per la libertà, delle Associazioni ebraiche,
    terranno una conferenza stampa.

    Saranno presenti anche l'ex presidente della Repubblica Scalfaro e il
    partigiano Vassalli. Non mancheranno anche alcune famosissime medaglie d'oro
    della Resistenza.



    http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=40880

    Predrag Matvejevic': le foibe e i crimini che le hanno precedute
    15.02.2005
    Il noto scrittore di Mostar, docente all'Università La Sapienza di
    Roma, interviene sulla questione delle foibe e del giorno del ricordo
    con un articolo pubblicato sul quotidiano fiumano Novi List. La
    condanna di tutti i crimini e il rischio delle strumentalizzazioni.
    Ringraziamo Matvejevic' per averci reso disponibile il suo testo
    Predrag Matvejevic
    Di Predrag Matvejevic', Novi List, 12 febbraio 2005 (titolo originale
    "Foibe" su fasistic(ki izum

    Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Luka Zanoni

    Queste righe sono state scritte nel Giorno del ricordo in Italia, 10
    febbraio 2005 - quel dispiacere lo condivido con molti cittadini di
    questo Paese. I crimini delle fosse e quelli che in esse vi sono
    finiti, ciò che le ha precedute e che le ha seguite, l'ho condannato
    da tempo - mentre vivevo in Jugoslavia, quando di ciò in Italia si
    parlava raramente e non abbastanza. Ho scritto pure sui crimini di
    Goli Otok, di cui sono state vittime molti comunisti, Jugoslavi e
    Italiani che erano più vicini a Stalin e Togliatti che al
    "revisionismo" di Tito. Ho parlato anche della sofferenza degli
    esiliati italiani dall'Istria e dalla Dalmazia, dopo la Seconda Guerra
    mondiale - l'ho fatto in Jugoslavia, dove probabilmente era più
    difficile che in Italia. Non so di preciso quanti scrittori italiani
    ho presentato, che allora erano costretti ad andare via e quelli che
    sono rimasti: Marisa Madieri, Anna Maria Mori, Nelida Dilani, Diego
    Zandel, Claudio Ugussi, Giacomo Scotti, ecc. Non ricordo quanti
    articoli ho pubblicato sulla stampa delle minoranza italiana, poco
    conosciuta in Italia, così da poterla appoggiare, desiderando che
    fosse meno sola e meno esposta - e anche loro mi hanno appoggiato
    quando decisi di andarmene.

    Le fosse, o le foibe come le chiamano gli Italiani, sono un crimine
    grave, e coloro che lo hanno commesso si meritano la più dura
    condanna. Ma bisogna dire sin da ora che a quel crimine ne sono
    preceduti degli altri, forse non minori. Se di ciò si tace, esiste il
    pericolo che si strumentalizzino e "il crimine e la condanna" e che
    vengano manipolati l'uno o l'altro. Ovviamente, nessun crimine può
    essere ridotto o giustificato con un altro. La terribile verità sulle
    foibe, su cui il poeta croato Ivan Goran Kovac(ic' ha scritto uno dei
    poemi più commoventi del movimento antifascista europeo, ha la sua
    contestualità storica, che non dobbiamo trascurare se davvero
    desideriamo parlare della verità e se cerchiamo che quella verità
    confermi e nobiliti i nostri dispiaceri. Perché le falsificazioni e le
    omissioni umiliano e offendono.

    La storia ingloriosa iniziò molto prima, non lontano dai luoghi in cui
    furono commessi i crimini. Prenderò qualcosa dai documenti che abbiamo
    a disposizione: il 20 settembre 1920 Mussolini tiene un discorso a
    Pola (non scelse a caso quella città). Annuncia: "Per la creazione del
    nostro sogno mediterraneo, è necessario che l'Adriatico (si intende
    tutto l'Adriatico, ndt.), che è il nostro golfo, sia in mano nostra;
    di fronte alla inferiorità della razza barbarica quale è quella
    slava". Il razzismo così entra in scena, seguendo la "pulizia etnica"
    e il "trasferimento degli abitanti". Le statistiche che abbiamo a
    disposizione fanno riferimento alla cifra approssimativa di 80.000
    esuli Croati e Sloveni durante gli anni venti e trenta. Non sono
    riuscito a confermare quanti poveri siano stati portati dalla
    Calabria, e non so da dove altro, per poterli sostituire. Gli Slavi
    perdono il diritto, che avevano prima in Austria, di potersi avvalere
    della propria lingua sulla stampa e a scuola, il diritto al predicare
    in chiesa, e persino l'iscrizione sulla tomba. Le città e i villaggi
    cambiano nome. I cittadini e le famiglie pure. Lo Stato italiano
    estesosi dopo il 1918 non tenne in considerazione le minoranze e i
    loro diritti, cercò o di denazionalizzarli totalmente o di cacciarli.
    Proprio in questo contesto per la prima volta si sente la minaccia
    delle foibe. Il ministro fascista dei lavori pubblici Giuseppe Caboldi
    Gigli, che si attribuì l'appellativo vittorioso di "Giulio Italico",
    scrive nel 1927: "La musa istriana ha chiamato con il nome di foibe
    quel luogo degno per la sepoltura di quelli che nella provincia
    dell'Istria danneggiano le caratteristiche nazionali (italiane)
    dell'Istria" ("Gerarchia", IX, 1927). Lo zelante ministro aggiungerà a
    ciò anche dei versi di minacciose poesie, in dialetto: "A Pola xe
    arena, Foiba xe a Pizin" ("A Pola c'è l'arena, a Pazina le foibe").
    Mutuo questo detto da Giacomo Scotti, scrittore italiano di Rijeka.

    Le "foibe" sono, quindi, un'invenzione fascista. Dalla teoria si è
    passati velocemente alla prassi. Il quotidiano triestino "Il Piccolo"
    (5.XI.2001) riporta la testimonianza dell'ebreo Raffaello Camerini che
    era ai lavori forzati in Istria, alla vigilia della capitolazione
    dell'Italia, nel luglio 1943: la cosa peggiore che gli successe fu
    prendere gli antifascisti uccisi e buttarli nelle fosse istriane, per
    poi cospargere i loro corpi con la calce viva. La storia avrebbe poi
    aggiunto a ciò ulteriori dati. Uno dei peggiori criminali dei Balcani
    fu di sicuro il duce ustascia Ante Pavelic'. Jasenovac fu un Auschwitz
    in piccolo, con la differenza che in esso si facevano lavori perlopiù
    "manualmente", ciò che i nazisti fecero "industrialmente". E le fosse,
    ovviamente, furono una parte di tale "strategia". Mi chiedo se anche
    uno degli scolari italiani in uno dei suoi sussidiari poteva leggere
    che quello stesso Pavelic' con le squadre dei suoi seguaci più
    criminali per anni godette dell'ospitalità di Mussolini a Lipari, dove
    ricevette aiuto e istruzioni dai già allenati "squadristi" fascisti.
    Quelli che oggi parlano dei programmi scolastici in Italia e sul luogo
    delle foibe, non dovrebbero trascurare di includere anche questi dati.
    E anche altro vale la pena di ricordare: il governo di Mussolini aveva
    annesso la maggior parte della Slovenia insieme con Lubiana, la
    Dalmazia, il Montenegro, una parte della Bosnia Erzegovina, l'intera
    Bocca di Cattaro. A quel tempo, tra il 1941 e il 1943, di nuovo,
    furono cacciati dall'Istria circa 30.000 Slavi - Croati e Sloveni - e
    fu occupata la regione. Le "camicie nere" fasciste portarono a termine
    fucilazioni individuali e di massa. Fu falciata un'intera gioventù. I
    dati che provengono da fonti jugoslave fanno riferimento a circa
    200.000 uccisi, particolarmente sulle coste e sulle isole. La cifra mi
    sembra che sia però ingrandita - ma anche se solo un quarto
    rispecchiasse la realtà, sarebbe già molto. In Dalmazia gli occupanti
    italiani catturarono e fucilarono Rade Konc(ar, uno dei capi del
    movimento, il più stretto collaboratore di Tito. In determinate
    circostanze hanno pure aiutato il capo dei cetnici serbi in Dalmazia,
    il pope Ðuijic', che incendiò i villaggi croati e sgozzò gli abitanti,
    vendicandosi con gli ustascia per i massacri che avevano commesso
    contro i Serbi. Così da fuori prese impulso pure la guerra civile
    interna. A ciò occorre aggiungere l'intera catena dei campi di
    concentramento italiani, i più piccoli e i più grandi, dall'isoletta
    di Mamula nel profondo sud, davanti a Lopud nelle Elafiti, fino a Pago
    e Rab nel golfo del Quarnaro. Erano spesso stazioni di transito per la
    mortale risiera di San Sabba di Trieste, e in alcuni casi anche per
    Auschwitz o Dachau. I partigiani non furono protetti dalla Convenzione
    di Ginevra (in nessun luogo al mondo) così che i prigionieri furono
    subito fucilati come cani. Molti terminarono la guerra con gravi
    ferite, corporali e morali. Tali erano quelli in grado di commettere
    crimini come le foibe.

    Non c'è nessun dato in nessun archivio, militare o civile, sulla
    direttiva che sarebbe giunta dall'Alto comando partigiano o da Tito:
    le unità di cui facevano parte molti di quelli che avevano perso i
    familiari, i fratelli, gli amici, commisero dei crimini "di propria
    mano". Purtroppo, il fascismo ha lasciato dietro di sé talmente tanto
    male che le vendette furono drastiche non solo nei Balcani.
    Ricordiamoci del Friuli, nella parte confinante con l'Italia, dove non
    c'erano scontri tra nazionalità: i dati parlano di diecimila uccisi
    senza tribunale, alla fine della guerra. In Francia ce ne furono oltre
    50.000. In Grecia non so quanti.

    In Istria e a Kras dalle foibe sono stati esumati fino ad ora 570
    corpi (lo storico triestino Galliano Fogar ne riporta persino un
    numero minore, notando che nelle fosse furono gettati anche alcuni
    soldati uccisi sui campi di battaglia, non solo Italiani). Oggi
    possiamo sentire la propaganda che su svariati media italiani fa
    riferimento a "decine di migliaia di infoibati". Secondo lo storico
    italiano Diego de Castro nella regione furono uccisi circa 6.000
    Italiani. Non serve aumentare o licitare quel tragico numero, come in
    questo momento sembrano fare i giornali italiani, con 30.000 o 50.000
    uccisi. Bisogna rispettare le vittime, non gettare sulle loro ossa
    altri morti, come hanno fatto gli "infoibatori".

    Per ciò che riguarda invece i luoghi che tutti questi dati occupano
    nell'immaginario, non mi sembra che sia benvenuta la propaganda che
    come tale è diffusa dal film "Il cuore nel pozzo", che in questi
    giorni è stato visto in televisione da circa 10 milioni di Italiani,
    pubblicizzato in un modo incredibilmente aggressivo. Nessuna
    testimonianza storica parla di una madre che i partigiani portano via
    dal figlio e poi la buttano nelle foibe! Questa è un'invenzione
    tendenziosa dello sceneggiatore. Il cinema italiano ha una eccellente
    tradizione nel neorealismo, una delle più significative di tutta la
    moderna cinematografia - non gli servono dei modelli simili al
    "realismo sociale", dei film sovietici girati negli anni sessanta del
    secolo scorso. E nei preparativi, che in questi giorni sono stati
    organizzati, o nelle trasmissioni tv più guardate, sarebbe stato
    meglio se ci fosse stato qualche ministro che avesse, rispetto al
    fascismo, un diverso passato piuttosto che quelli che abbiamo visto in
    scena. Ciò sarebbe servito da modello e autenticità alle
    testimonianze.

    La Jugoslavia non esiste più. Croati, serbi, sloveni e gli altri
    nazionalisti si compiacciono quando la destra italiana gli offre nuovi
    argomenti per accusare lo Stato che essi stessi hanno lacerato.
    (Ricordiamoci che il film è stato girato in Montenegro, nella Bocca di
    Cattaro, con un attore serbo che interpreta il ruolo del partigiano
    sloveno.) Così di nuovo si feriscono i popoli le cui cicatrici ancora
    non sono state medicate. È questo il modo migliore - in particolare se
    se allo stesso tempo si nasconde tanto quanto non corrisponde a
    verità? Perché, non c'è una qualche via migliore? Il dispiacere che
    condividiamo può essere reso in un modo più degno e nobile, la storia
    in modo meno mutilato e difettoso? Non è fino a ieri che vicino a
    Trieste passava la più aperta frontiera tra l'Oriente e l'Occidente,
    al tempo della guerra fredda e della grande prosperità della città di
    San Giusto? Gli Italiani e i Croati in Istria, in questi ultimi anni,
    non hanno forse trovato un linguaggio comune per opporsi al
    nazionalismo tudjmaniano molto più di quanto non sia stato fatto
    altrove in Croazia? E alla fine a chi serve questa strumentalizzazione
    di cui siamo testimoni?

    Non siamo ingenui. Si tratta di una mobilitazione eccezionalmente
    riuscita del berlusconismo nello scontro con l'opposizione, con la
    sinistra e le sue relazioni col comunismo che, secondo le parole di
    Berlusconi, ha sempre e solo portato "miseria, morte e terrore", e
    persino anche quando sacrificò 18 milioni di vittime di Russi nella
    lotta per la liberazione dell'Europa dal fascismo. Questa campagna
    meditata è iniziata 5-6 anni fa, al tempo in cui fu pubblicato "Il
    libro nero sul comunismo", distribuito pubblicamente dal premier ai
    suoi accoliti. Essa è condotta, pubblicamente e dietro le quinte,
    abilmente e sistematicamente. Il suo vero scopo non è nemmeno quello
    di accusare e umiliare gli Slavi, ma danneggiare i propri rivali e
    diminuire le loro possibilità elettorali. Ma gli Slavi - in questo
    caso perlopiù Croati e Sloveni - ne stanno pagando il conto.

    Esiste una sorta di "anticomunismo viscerale" che secondo le parole di
    un mio amico, il geniale dissidente polacco Adam Michnik, è peggio del
    peggiore comunismo. Il sottoscritto forse ne sa qualcosa di più: ha
    perso quasi l'intera famiglia paterna nel gulag di Stalin. Ma per
    questo non disprezza di meno i fascisti.

    §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

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