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Unione Europea: dopo la Turchia, verso l’"euro-maghreb"?
In un ampio articolo apparso su “la Repubblica” del 13 gennaio 2005, Tahar ben Jelloun, intellettuale musulmano noto per le sue posizioni “moderate” e “laiche", ci rivela alcune possibili conseguenze geopolitiche dell’entrata della Turchia nell’Unione Europea.
Partendo dal fatto che i Paesi del Maghreb, a cominciare dal Marocco, sono fra i più accesi fautori dell’ingresso turco in Europa, egli ne dà questa spiegazione: “Se i Paesi del Maghreb si unissero e si presentassero in quanto entità geografica ed economica, sarebbe difficile per l’Europa non esaminare la loro domanda d’integrazione. (…) Il Maghreb si pone in questa problematica come se dovesse essere la tappa successiva: dopo la Turchia, il Maghreb". Ma poi, una volta entrato il Maghreb, si porrà anche la prospettiva di aggiungervi i Peesi arabi: “Mentre i Paesi arabi hanno fallito nel progetto di costituirsi in una entità forte, l’Europa potrà utilizzare quel fallimento per integrare al suo interno quelli, tra questi Paesi, con i quali ha avuto legami nel passato".
Ovviamente, Tahar ben Jelloun cerca di tranquillizzare gli europei presentando questa prospettiva in termini a loro graditi: “L’Europa non perderà il suo spirito, ma al contrario potrà arricchirsi e rinforzarsi al contatto con una cultura dove Oriente ed Occidente si uniscono senza attriti significativi. Non sarà lo scontro delle civiltà, ma la mescolanza delle culture, dei colori e delle spezie. (…)
Il Mediterraneo è una visione del mondo basata sullo scambio e la solidarietà". L’intellettuale musulmano cerca anche di prospettare l’Euro-Maghreb in chiave antiamericana: “L’Europa costruirà una nuova identità: gli Stati Uniti d’Europa, un’entità solida e solidale, simile e diversa, multiculturale e multirazziale, capace di affrontare politicamente ed economicamente la potenza americana lasciata a sé stessa nel suo progetto di spadroneggiare e d’intervenire quando e dove vuole. (…) L’Europa potrà, integrando Israele e la Palestina, regolare uno dei conflitti più sanguinosi e più lunghi degli ultimi decenni e soffiare il posto alla potenza americana, che decide il destino di quei popoli".
La creazione dell’Euro-Maghreb, come premessa all’integrazione del mondo arabo, costituirebbe anche un modo per neutralizzare le tendenze fanatiche e violente dell’Islam di quelle zone e per risolvere il problema dell’invasione extracomunitaria proveniente proprio da quelle coste: “Integrando questo Paese (il Maghreb), l’Europa corregge l’errore coloniale e lo invita ad accelerare il ritmo e l’audacia delle riforme che gli apriranno le porte della modernità. Allo stesso tempo, essa regola il suo debito con la costa meridionale del Mediterraneo, che ha trascurato e che oggi soffre di povertà. (…) Si coltiva l’appartenenza mediterranea e si conta sul consolidamento della modernità per sfuggire all’ondata fondamentalista. (…) Nello stesso tempo, l’Europa risolverà il problema dell’immigrazione legale o clandestina, perché i Turchi in Germania non saranno più immigrati stranieri in Europa, ma europei di un nuovo genere. Se l’Europa è abbastanza audace da seguire alcuni dei suoi visionari e integra quei famosi ‘barbari’, guadagnerà in potenza e in umanità, rinforzerà i suoi valori umanisti e farà mancare il terreno sotto i piedi a tutti gli estremisti di tutte le tendenze".
Così, la sirena Tahar ben Jalloun cerca d’incantare l’Europa spingendola ad allargare talmente i propri confini geopolitici e culturali, da includervi l’intero Mediterraneo e trasformare i popoli barbari in “moderni", gli extracomunitari in “europei di diverso tipo", i fanatici islamici in religiosi di un diverso genere. Se questo avvenisse, dell’Europa non resterebbe che il nome e coloro che vogliono distruggerla mediante “pluralizzazione” avrebbero vinto senza colpo ferire.
Ma che vonno questi?
Possibile che noi europei siamo sempre quelli a dovere tutto a tutti?
A seguire alcuni commenti.



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