LA STORIA PATRIA INSEGNA A COPRENDERE IL PRESENTE
Lunedì 27 dicembre 2004 - I moti rivoluzionari del 1848 indussero San Pio IX ad abbandonare lo Stato Pontificio. Venerdì 24 novembre 1848, si salvò la vita rifugiandosi a Gaeta. Mazzini, Rosmini, Gioberti & Co., dettero prova di cosa vuol dire “democrazia all’italiana”. Cacciato il Papa con le armi, indissero le elezioni per eleggere la costituente. Il 21 e 22 gennaio 1849 si recò a votare meno del 7% della popolazione e tanto bastò ad insediare in marzo il triunvirato Mazzini, Armellini, Saffi. Naturalmente una “democrazia” instaurata con le armi e che si basa sul consenso di una piccola elite culturale, non dura. Affatto pago dei successi iniziali, Mazzini, come viatico ai prossimi incarichi di governo, dette all’assemblea una pillola di saggezza: «Una nuova epoca sorge, la quale non ammette il cristianesimo, ne riconosce l’antica autorità». Tra i primi atti della neonata Repubblica Romana vi è l’esproprio di tutte le proprietà della Chiesa. Conventi, chiese, ecc., tutto di proprietà del popolo. In realtà nemmeno il 7% del popolo. Nel frattempo, il triunvirato si guardò bene dall’impedire stragi di religiosi ed il sorgere di congreghe del buon consiglio del tenore: “Compagnia della morte”, “Società degli ammazzatori”, “Compagnia de sicarii”, “Compagnia infernale”. Il prestigio e la legittimazione internazionale di cui godeva il nuovo governo è riassunto nelle parole al Parlamento Spagnolo dell’ambasciatore presso la Santa Sede, Donoso Cortés. Aggiornando i connazionali sullo stato dell’arte della conferenza internazionale indetta a Gaeta da Pio IX (30 marzo/22 settembre 1849), disse: «Io mi proposi di parlar francamente e così parlerò. Io affermo necessario, o che il Sovrano di Roma ritorni a Roma, o che più non vi rimanga pietra sopra pietra. Il mondo cattolico non può consentire, e non consentirà giammai alla distruzione virtuale del cristianesimo, per una sola città in balia di pazzi frenetici. L’Europa civile non può consentire e non consentirà mai che crolli il culmine della Civiltà europea. Il mondo non può consentire, e non consentirà mai, che nella insensata città di Roma si compia l’avvenimento al trono di una nuova e strana dinastia, la dinastia del delitto. Le assemblee costituenti, che possono esistere ovunque, non lo possono in Roma; a Roma non può esservi potere costituente, al di fuori del potere costituito. Roma e gli Stati Pontifici non appartengono a Roma, non appartengono al Papa; appartengono al mondo cattolico». Nel frattempo, un’azione congiunta di Francia, Spagna e Austria, aiutò in modo determinante le truppe pontificie e riacquistare il controllo entro il mese di luglio del ’49, con relativa fuga precipitosa dei triunviri, imitati immantinente da Garibaldi. Il 12 aprile 1950, San Pio IX rientrò in Roma, acclamato dalla folla. Quest’ultima evidentemente composta dalla restante parte della popolazione non solidale alla rivoluzione, il 93% e oltre. Questa parte della storia patria merita d’essere approfondita. Ma in una prossima occasione. Valeva la pena accennarvi per far emergere due aspetti della politica italiana che, da allora, caratterizzano il malcostume imperante. In primo luogo, massoni, comunisti e socialisti attaccano il cattolicesimo già da allora. Quando Papa Woitila insiste sulle radici cristiano/cattoliche dell’Europa non dice affatto nulla di nuovo. Il problema è che non ce lo spiega nessuno. Nemmeno quei partiti (democrazia cristiana in testa) che si presumeva (a torto) fossero più disposti alla difesa della verità. Il secondo aspetto, quello più calzante alla circostanza, lo vediamo evolversi nel modo di affrontare la riforma dell’investigazione privata da parte del relatore del provvedimento alla Camera dei Deputati. A Nespoli nulla importa che la maggior parte degli investigatori siano contrari alla sua linea; non gli importa che Alleanza Nazionale la pensi diversamente da lui. Ciò che conta è il consenso della sua ristretta cerchia di frequentazioni. Comunisti compresi. La politica fatta da una ristretta elite è sempre imbastardita da interessi poco chiari. Di questa comunella poco simpatica ne sentirete parlare ancora per molto. Perchè una cosa è certa: non finisce qui! A no che non finisce qui!
I voltagabbana saranno smascherati in tutte le sedi. Elettorale compresa.




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