Smentendo Bush, Mosca annuncia che continuerà a cooperare con Teheran
MOSCA - La Russia continuerà a collaborare con l’Iran per la realizzazione della centrale nucleare di Bushehr e si fa garante del fatto che il governo degli ayatollah non miri a dotarsi sotto banco della bomba atomica. Smentendo le parole del presidente George W. Bush, secondo il quale l’Iran rappresenta una minaccia nucleare, il presidente Vladimir Putin ha ieri affermato che Mosca si impegnerà a sorvegliare «il rigoroso rispetto degli obblighi» di non proliferazione da parte di Teheran.
«L’Iran non ha intenzione di fabbricare armi nucleari», ha assicurato Putin a margine di un incontro a Mosca con il segretario del consiglio di sicurezza nazionale di Teheran, Hassan Rohani, aggiungendo di essersi persuaso della buona fede del regime sciita sulla base delle sue «ultime mosse».
«Questo vuol dire - ha concluso senza troppi giri di parole - che noi continueremo a cooperare in tutti i campi con l’Iran, compreso quello dell’energia nucleare». Putin, che ha detto di avere in preparazione una visita nella capitale iraniana, ma senza precisare le date, ha ricordato che Mosca pone un solo limite alla cooperazione con Teheran: «il rispetto rigoroso (da parte iraniana) di tutti gli obblighi assunti con la Russia e nel contesto internazionale».
Una sottolineatura non nuova, ma non sufficiente a diradare le perplessità di Washington, destinate senz’altro a riproporsi sul tavolo del vertice in programma tra una settimana a Bratislava tra lo stesso Putin e George Bush.
Rohani, dal canto suo, ha incassato la dichiarazione di fiducia del suo interlocutore con evidente soddisfazione. «Se nel 2003 molti nel mondo avevano sospetti verso la nostra attività nel settore nucleare - ha chiosato -, adesso nessuno può più avere dubbi sul carattere esclusivamente pacifico delle nostre operazioni. Lo testimoniano anche i rappresentati dell’agenzia atomica internazionale» (Aiea). L’alto funzionario iraniano ha ribadito quindi l’impegno del suo governo a proseguire nel dialogo con la diplomazia europea (Germania, Gran Bretagna e Francia), a garanzia della disponibilità ad accettare i controlli internazionali, e la fiducia nel «ruolo di mediazione della Russia».
Con le dichiarazioni di ieri, il Cremlino ha confermato dunque di non voler cedere alle pressioni americane. Almeno non del tutto. Teheran Putin e il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Igor Ivanov, chiedono di accelerare il dialogo con la diplomazia europea e quello con l’Aiea, e di «ratificare rapidamente il protocollo aggiuntivo sulle garanzie» di una piena apertura alle ispezioni internazionali. In cambio mostrano però di non recedere dalla «intenzione di aiutare l’Iran a sviluppare un programma pacifico nel campo dell’energia nucleare».
Il dossier iraniano non potrà non essere uno degli argomenti più delicati del summit di Bratislava, un incontro che si annuncia tra segnali contrastanti: come confermano da un lato i recenti proclami di amicizia nei confronti di Bush rinnovati da Putin durante un incontro con Henry Kissinger e le sue dichiarazioni concilianti sulla prospettiva di «una partnership prioritaria» con gli Usa; ma anche, sul lato opposto, le reciproche punzecchiature sulla politica internazionale, dal Golfo allo spazio ex sovietico (Georgia, Ucraina), o le proteste del ministro degli esteri Serghiei Lavrov contro le troppe lezioni di democrazia e le “campagne anti-russe” scatenate a suo dire in Occidente in risposta alle “legittime” riforme accentratrici promosse dal Cremlino sulla scena politica interna.
[Data pubblicazione: 19/02/2005]




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