di FAUSTO CARIOTI
INTERVISTA A MUGHINI
Di ROMA - Giampiero Mughini siede su una poltrona del 1905, firmata da Josef Hoffman, scuola artistica della Secessione viennese. Gli altri oggetti che lo circondano non valgono meno. Mobili disegnati da Ettore Sottsass e Paolo Deganello, fogli firmati da Sergio Tofano. Al piano di sopra c'è il ritratto di Mao siglato da Andy Warhol. In questa casa-museo, che un po' per scherzo un po' sul serio ha ribattezzato "Muggenheim", lui si muove con l'eleganza di un gatto di razza. «Qui», spiega, «siamo in una zona della mia anima, dove sono le cose a me più care. Qui ci sono gli oggetti che raccontano la storia simbolica e culturale del Novecento negli aspetti che restano validi e importanti, che non sono quelli delle ideologie politiche in cui avevo creduto da ragazzo». Le ideologie hanno contato molto per la sua generazione. «La mia generazione ha mimato la guerra civile del 1943-'45 come in una rappresentazione teatrale. C'era il mito della resistenza rossa. E dall'altra parte c'erano miti altrettanto bestiali. Un dare e ricevere spaventoso». E lei? «Io non ho mai partecipato un solo minuto a certe follie, non ho mai gridato né pensato che "uccidere un fascista non è un reato"». Che pensava lei dei fascisti? «Pensavo fossero diversi da noi. Nostri nemici, certo. Ma alcuni di noi erano fuori dalla legge del taglione. Purtroppo eravamo in pochi». Achille Lollo ha aperto bocca sulla strage di Primavalle e subito è partito il doloroso revival degli anni Settanta. «Primavalle fu un colpo per tutti noi. Per la prima volta apprendemmo che gente di sinistra aveva fatto una canagliata pazzesca». Capiste subito chi erano state le canaglie? «Io non ebbi trenta secondi di dubbio. E chi volevi che l'avesse fatta? L'estrema sinistra contro il segretario della sezione Msi di Primavalle, ovvio. Una canagliata fatta non per uccidere, ma per minacciare». Una canagliata impunita. «I fatti dicono che c'è stato un crimine, ci sono stati tre fuggiaschi e la legge, a un certo punto, ha agito ingiustamente: la prescrizione ha permesso a tre cialtroni, se non tre delinquenti, di non pagare il prezzo dovuto». L'avvocato Randazzo ha denunciato i mandanti della strage. «Un'iniziativa che disapprovo totalmente. Non ci furono mandanti». No? «Non fu un'azione mandata. Nacque dalle viscere di un movimento dell'estrema sinistra, da un gruppo di esasperati.


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