Cooperative rosse e mansarde abusive
I condoni fatti da Berlusconi servono solo ai delinquenti, dice la sinistra.
Loro che sono sempre bravi, giusti, santi, vogliono la sanatoria, vogliono il condono, anche se la regione rossa abbia rifiutato di applicare la legge dello Stato perchè emessa da Berlusconi.
L’abuso edilizio più denunciato d’Italia è un pugno in un occhio. Cinquanta denunce, quattro procedimenti penali, tre interrogazioni al Parlamento e oltre 40 tra Regione Provincia e Comune, sei sanatorie: tutto questo per una palazzina che fa metà arcobaleno, arancione gialla e rossa (come la coop che l’ha costruita), circondata da più tradizionali condomini con i mattoni a vista. Attorno, nella ricca San Lazzaro di Savena dove abitano Gianni Morandi e Vasco Rossi, fioriscono le gru. La storia si trascina dal 2000 tra intoppi giudiziari; silenzi delle amministrazioni, minacce. I due sindaci diessini hanno bollato la pratica come «una forma di propaganda politica». A Romano Prodi, che ha inaugurato la «Fabbrica del programma» ulivista parlando di edilizia, basterebbe una passeggiata in questa periferia felsinea per capire come vanno le cose.
La casa, destinata alle forze dell’ordine (esercito, carabinieri, polizia, finanzieri), è stata costruita in regime di edilizia convenzionata la Regione stanziò quasi un miliardo tra contributi a fondo perduto e agevolazioni sui mutui alla Edilcasa, cooperativa rossa iscritta alla Lega coop che aveva affidato i lavori all’impresa di Giancarlo Raggi, il presidente del collegio edile Api di Bologna. La puzza di bruciato si solleva quando agli acquirenti viene comunicato che sarebbero slittati i rogiti e la stipula dei mutui agevolati, con pesante aggravio di spesa per quanti (quasi tutti) dovevano prolungare i prefinanziamenti ottenuti dalle banche a tassi elevati.
All’origine del ritardo stava una richiesta di variante edilizia. La coop voleva alzare il sottotetto per ricavarne mansarde collegate agli appartamenti dell’ultimo piano. Locali ufficialmente definiti «lavanderie, stenditoi e vani tecnici». «In realtà erano attici di lusso abusivi - tuona Emilio Follo, presidente del circolo di An di San Lazzaro, uno degli animatori della protesta. Le norme sull’edilizia convenzionata impongono di non superare i 95 metri quadrati di superficie totale; con le mansarde si va quasi al doppio».
ll sospetto era che la Edilcasa volesse costruire case di lusso con le agevolazioni pubbliche, naturalmente guadagnandoci. Lo mette nero su bianco il senatore leghista Luigi Peruzzotti in un’interpellanza le sovvenzioni regionali sarebbero state «utilizzate per la realizzazione di opere diverse da quelle convenzionate a vantaggio degli interessi della cooperativa edilizia che, al termine della costruzione, potrebbe procedere addirittura alla “commercializzazione privata” di certe parti».
Partono gli esposti. Al sindaco viene chiesto di controllare e reprimere gli abusi, ma la giunta rossa di San Lazzaro tace. Nell’ottobre 2001 in consiglio comunale l’assessore all’urbanistica Renato Bailotta annuncia che «il comune compirà le verifiche e prenderà eventuali provvedimenti dopo che sarà comunicata la fine dei lavori» perché «la coop edificatrice ha ancora modo di sanare le situazioni non a norma». Un’ammissione implicita. «Il comune poteva bloccare subito gli abusi pagati con i soldi pubblici - protesta Pollo -, invece ha lasciato fare. Tanto tra le giunte di sinistra e le coop rosse le cose si aggiustano sempre».
Il centrodestra di San Lazzaro chiede una commissione di inchiesta, ma la maggioranza si oppone perché non si occupa di «liti condominiali». Finalmente un vigile effettua un sopralluogo. Ecco cosa trova in uno dei sottotetti, di per sé non abitabili: «Nel locale indicato come stenditoio è stato realizzato un soggiorno, arredato con tavolo, sedie, libreria, vetrinetta, divano. Una parete non prevista in planimetria divide il soggiorno con, un locale notte costituito da un guardaroba, un letto, un angolo studio con computer. Non sembra trattarsi di mobilia accatastata sotto forma di deposito, come dichiarato dal proprietario». Parquet, aria condizionata e perfino un bagno, anche se il vigile tentenna: «Dietro una parete di vetrocemento è sembrato di intravedere una doccia». Altre irregolarità vengono accertate in appartamenti vicini. Arrivano le richieste di sanatoria. «Curioso che vengano concessi condoni edilizi nonostante che la giunta regionale abbia rifiutato di applicare sul suo territorio le direttive del governo Berlusconi», ironizza Follo. Che aggiunge un particolare inquietante: uno degli inquilini, un poliziotto della questura, la vera anima di questa «controinchiesta» sugli abusi della coop, sarebbe stato oggetto di intimidazioni e minacce su cui sta indagando la magistratura.
La Regione, dopo anni di mancata vigilanza (un’interrogazione del senatore Stefano Morselli, An, parla di «responsabilità omissive di pubblici amministratori del Comune e della Regione»), minaccia di togliere le sovvenzioni a un edificio «ibrido», «in parte convenzionato e in parte no». Le perizie ordinate dal pm Antonello Gustapane confermano gli abusi, ma non risulta che siano stati presi provvedimenti. Anche l’Agenzia delle entrate di Bologna ha svolto accertamenti su presunti illeciti fiscali.
STEFANO FILIPPI


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