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    Il Pontefice partecipa alla deposizione dei fiori alla colonna dell'Immacolata a Roma

    Davanti a ventimila fedeli legge qualche verso del XXXIII canto del Paradiso

    Il Papa cita Dante Alighieri
    "Maria ci aiuti contro la corruzione"


    ROMA - "Maria ci dia il coraggio di dire no alla corruzione, ai guadagni disonesti, all'egoismo e alla violenza". Sceglie il giorno dell'Immacolata Papa Benedetto XVI per puntare l'indice contro il malcostume della società secolare. Lo fa in piazza di Spagna, davanti alla colonna che sorregge la statua della Madonna e a ventimila fedeli che per ore lo hanno atteso sotto la colonna dell'Immacolata a Roma.

    Papa Ratzinger percorre via Condotti su un'auto scoperta, benedicendo le due ale di folla che lo salutano. Poi il silenzio cala nella piazza e il pontefice inizia a leggere la sua preghiera di devozione alla Madonna: "No agli inganni del potere, del denaro, del piacere; alla corruzione e all'ipocrisia, all'egoismo e alla violenza. No al maligno, principe ingannatore di questo mondo e sì a Cristo che distrugge la potenza del male con l'onnipotenza del bene".

    Usa le parole di Dante Benedetto XVI come aveva già fatto a mezzogiorno, durante l'Angelus in piazza San Pietro. Ritorna a leggere il XXXIII canto del Paradiso per rivolgersi a Maria, "per noi mortali, di speranza fontana vivace". Ai piedi della colonna fatta innalzare nel 1856 da Pio IX per commemorare la proclamazione del dogma dell'Immacolata concezione, il Papa depone un cesto di rose accanto ai mille fiori che le autorità e decine di semplici fedeli hanno abbandonato come tradizione in onore a Maria.

    Benedetto XVI affida alla Vergine, la città di Roma e il mondo intero. Lo fa con una preghiera da lui stesso composta: "Dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro. Siamo venuti qua ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace".

    Non è la prima volta che un Papa cita Dante per sottolineare l'umiltà di Maria: "Tutte le volte che un Pontefice deve sottolineare le qualità della Madonna - osserva il professor Francesco Mazzoni, presidente emerito della Società dantesca italiana di Firenze - si rifà al XXXIII canto e questo, oggi, viene in risposta a un certo filone laicistico". Molti, secondo Mazzoni, sono i pontefici che si rifanno a Dante per sottolineare l'umiltà di Maria, a partire da Paolo VI in poi, citando espressamente la terzina "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio".

    Dopo la preghiera, il Papa ha lasciato piazza di Spagna seguito dalle auto degli altri prelati che l'hanno accompagnato alla Basilica di Santa Maria Maggiore dove il Pontefice ha venerato, in forma privata, la Salus populi romani, icona mariana da sempre adorata dai cattolici della città.

    (8 dicembre 2006)

    Fonte: Repubblica, 8.12.2006

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  2. #72
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    BENEDETTO XVI

    PREGHIERA DI OMAGGIO ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA


    8 dicembre 2006

    O Maria, Vergine Immacolata,

    anche quest’anno, ci ritroviamo con amore filiale ai piedi di questa tua immagine per rinnovarTi l’omaggio della comunità cristiana e della città di Roma. Qui sostiamo in preghiera, seguendo la tradizione inaugurata dai Papi precedenti, nel giorno solenne in cui la liturgia celebra la tua Immacolata Concezione, mistero che è fonte di gioia e di speranza per tutti i redenti. Ti salutiamo e Ti invochiamo con le parole dell’Angelo: "piena di grazia" (Lc 1,28), il nome più bello, con il quale Dio stesso Ti ha chiamata sin dall’eternità.

    "Piena di grazia" Tu sei, Maria, colma dell’amore divino dal primo istante della tua esistenza, provvidenzialmente predestinata ad essere la Madre del Redentore, ed intimamente associata a Lui nel mistero della salvezza. Nella tua Immacolata Concezione rifulge la vocazione dei discepoli di Cristo, chiamati a diventare, con la sua grazia, santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4). In Te brilla la dignità di ogni essere umano, che è sempre prezioso agli occhi del Creatore. Chi a Te volge lo sguardo, o Madre Tutta Santa, non perde la serenità, per quanto dure possano essere le prove della vita. Anche se triste è l’esperienza del peccato, che deturpa la dignità di figli di Dio, chi a Te ricorre riscopre la bellezza della verità e dell’amore, e ritrova il cammino che conduce alla casa del Padre.

    "Piena di grazia" Tu sei, Maria, che accogliendo con il tuo "sì" i progetti del Creatore, ci hai aperto la strada della salvezza. Alla tua scuola, insegnaci a pronunciare anche noi il nostro "sì" alla volontà del Signore. Un "sì" che si unisce al tuo "sì" senza riserve e senza ombre, di cui il Padre celeste ha voluto aver bisogno per generare l’Uomo nuovo, il Cristo, unico Salvatore del mondo e della storia. Dacci il coraggio di dire "no" agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all’ipocrisia, all’egoismo e alla violenza. "No" al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. "Sì" a Cristo, che distrugge la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore. Noi sappiamo che solo cuori convertiti all’Amore, che è Dio, possono costruire un futuro migliore per tutti.

    "Piena di grazia" Tu sei, Maria! Il tuo nome è per tutte le generazioni pegno di sicura speranza. Sì! Perché, come scrive il sommo poeta Dante, per noi mortali Tu "sei di speranza fontana vivace" (Par., XXXIII, 12). A questa fonte, alla sorgente del tuo Cuore immacolato, ancora una volta veniamo pellegrini fiduciosi ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace.

    Vergine "piena di grazia", mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perché l’autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l’Italia e per l’Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell’umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell’amore. MostraTi Madre specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l’uomo ad altri scopi e interessi.

    MostraTi Madre di tutti, o Maria, e donaci Cristo, la speranza del mondo! "Monstra Te esse Matrem", o Vergine Immacolata, piena di grazia! Amen!




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    L'Immacolata Concezione e la Santità di Maria

    Il peccato originale


    Per comprendere il significato del dogma dell'Immacolata Concezione è indispensabile avere un'idea esatta del peccato originale, poiché l'Immacolata Concezione significa proprio l'esenzione di Maria da questo peccato.

    Seguendo da vicino la trattazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 396 ss.), possiamo esprimerci in breve nel modo seguente. I nostri progenitori hanno disubbidito a Dio (cf. Gen 3), e così il peccato (che prima era stato commesso solo dagli angeli ribelli) entra anche nel mondo dell'uomo. Questo peccato, che viene chiamato peccato originale «originante», si trasmette per generazione a tutti gli uomini, che discendono dai progenitori, e diventa un peccato originale «originato». Scrive S. Paolo (Rm 5,19): «Per la disubbidienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori»; e ancora (5,12): «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato». In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Poiché tutto il genere umano in Adamo era «come un unico corpo di un unico uomo». Per questa unità del genere umano tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. È questo un mistero che non riusciamo ad apprendere pienamente. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma anche per tutta la natura umana: cedendo al tentatore Adamo ed Eva commettono un peccato «personale», ma questo peccato intacca la «natura umana», che essi trasmettono «in una condizione decaduta». Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali (i nostri progenitori erano stati costituiti in uno stato di grazia santificante arricchito di doni soprannaturali e preternaturali). Per questo il peccato originale è un peccato tutto speciale, poiché è «contratto» e non «commesso», è uno stato e non un atto.

    Da questo peccato ci libera Gesù Salvatore. Il battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge nuovamente l'uomo verso Dio, anche se le conseguenze di tale peccato rimangono, cioè la natura è indebolita e inclinata al male a motivo della concupiscenza. Infatti, anche se viene restituita la grazia santificante con tutte le virtù e i doni soprannaturali, non vengono restituiti i doni preternaturali (esenzione dalla morte, dalla sofferenza, dalla concupiscenza, dall'ignoranza).

    In che cosa consiste l'Immacolata Concezione

    Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata della grazia di Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento. Il dogma formulato dal Papa Pio IX l'8 dicembre 1854 suona così:

    «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia e un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia di peccato originale».

    Questa affermazione è il risultato di un travaglio durato lunghi secoli, come abbiamo già avuto modo di vedere nelle pagine precedenti. Vogliamo adesso considerare i fondamenti di questa definizione dogmatica nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.

    I fondamenti biblici

    IL PROTOVANGELO (Gen 3,15)


    Abbiamo già esaminato a suo tempo questo testo fondamentale, nel quale si parla dell'inimicizia fra la donna (figura di Maria) e il serpente (figura del diavolo). Anche prescindendo dalla questione se il testo indichi o non indichi chiaramente la vittoria della donna, rimane comunque fuori dubbio che fra la donna e il serpente c'è una radicale inimicizia: «Porrò inimicizia fra te e la donna...». Ciò è sufficiente a dare un solido fondamento al nostro dogma. Infatti se fra la donna e il serpente c'è un'inimicizia radicale, non si può pensare che anche per un solo istante nella donna ci sia stata, per così dire, un'amicizia con il serpente a motivo del peccato, sia pure del solo peccato originale. Fra la donna e il serpente c'è un'incompatibilità assoluta. Nella donna quindi non c'è alcuna macchia di peccato.

    IL SALUTO DELL'ANGELO (Lc 1,28)

    Le parole dell'angelo: «Ti saluto, o piena di grazia» (più letteralmente: «o ricolma del favore divino»), lette alla luce della Tradizione e del sensus fidei del Popolo di Dio, indicano una pienezza totale di grazia. Questa totalità riguarda sia l'estensione che la durata, cioè deve estendersi a tutta la vita di Maria, a cominciare dal primo istante della sua esistenza. Quindi sin dal primo istante Maria fu santa, senza alcuna macchia di peccato.

    IL SALUTO DI ELISABETTA (Lc 1,41-42)

    Alle due prove precedenti, che sono quelle fondamentali, alcuni autori ne aggiungono anche una terza tratta dalle parole di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno!». La benedizione divina di Maria è posta in parallelo con quella di Cristo nella sua umanità. Questo parallelismo lascia intendere che Maria, come Cristo, fin dal principio della sua esistenza, era esente da ogni peccato. È degno di nota poi, come abbiamo già accennato a suo tempo, che la benedizione della Madre venga posta prima di quella del Figlio.

    Sviluppo storico

    Presso i Padri e gli scrittori dei primi secoli la dottrina dell'Immacolata Concezione è implicita nel frequente parallelismo Eva-Maria (S. Giustino, S. Ireneo e Tertulliano), il quale comporta una doppia relazione: di somiglianza (come Eva uscì pura dalle mani di Dio, così Maria doveva uscire immacolata dalle medesime mani) e di opposizione (colei che doveva essere la riparatrice dei danni provocati da Eva non poteva trovarsi coinvolta in essi). Nello stesso periodo S. Ippolito dice che il Salvatore era «un'arca fatta con legni (la Beata Vergine Maria) non soggetti alla putrefazione della colpa». Analoghe espressioni troviamo in seguito in S. Gregorio Taumaturgo, S. Efrem e altri.

    Per quanto riguarda l'Occidente, abbiamo visto a suo tempo come in particolare S. Ambrogio e S. Agostino escludano da Maria ogni peccato, anche se un testo di S. Agostino, interpretato in senso sfavorevole all'Immacolata Concezione, peserà per secoli in modo negativo su tutta la teologia occidentale.

    In Oriente nel V secolo S. Procolo ammise uno speciale intervento di Dio nella formazione della futura Madre del Verbo, affinché fosse una nuova creatura, formata «da un'argilla monda» simile ad Adamo prima del peccato. Teodoro di Ancira oppone Maria ad Eva, dichiarando che «sebbene Maria sia inclusa nel sesso femminile, fu tuttavia esclusa dalla nequizia di quel sesso: fu una Vergine innocente, senza macchia, senza colpa, intemerata, santa di anima e di corpo, come un giglio che sboccia fra le spine».

    Nel VII secolo, sempre in Oriente, è S. Sofronio il primo che sembra accennare a una preservazione dalla colpa. Leggiamo infatti: «Hai trovato presso Dio una grazia che nessuno ha ricevuto (...). Nessuno, eccetto te, fu prepurificato».

    Verso la fine del VII secolo o agli inizi dell'VIII secolo cominciò a venir celebrata, in Oriente, la festa della Concezione di Maria, come risulta da Andrea di Creta. La prima omelia che si conosca sulla Concezione è quella di Giovanni d'Eubea, contemporaneo del Damasceno. All'oggetto primitivo della festa, che era l'annunzio della miracolosa Concezione di Maria fatta dall'angelo ai genitori (idea che risale al Protovangelo di Giacomo), non aveva tardato ad aggiungersi quello odierno, ossia quello della Concezione passiva della Madre di Dio, dichiarata, non di rado, santa e immacolata. Così Giovanni d'Eubea asserisce un intervento della Santissima Trinità nella formazione di Maria tale da crearla nello stato di giustizia originale.

    Nel IX secolo la festa diviene universale nella Chiesa greca.

    La festa della «Concezione», istituita dai Greci, restò per lungo tempo ignorata dai Latini. Importata da qualche monaco, venuto dall'Oriente, essa appare in Inghilterra verso il 1060 circa, ma scompare quasi subito, al tempo della conquista normanna (1066), senza lasciare altre tracce all'infuori di un ricordo, unito però a dei rimpianti. È così che essa può rinascere con slancio, grazie alla devozione popolare, verso il 1127-1128, su basi più solide, e passa in Normandia, poi, di là, in tutta l'Europa, nonostante la decisa opposizione di S. Bernardo. L'oggetto della festa, abbastanza indeterminato all'origine, si precisa a poco a poco, non senza un sofferto travaglio. Infatti molti sostenitori della festa non affermavano in senso stretto l'Immacolata Concezione, ma alcuni celebravano semplicemente le primizie della futura Madre di Dio, altri la sua santificazione nel grembo materno. Altri ancora sostenevano la santità originale di Maria, ma con significati molto diversi. Alcuni facevano partire la sua santità dal momento della concezione, altri dal momento della concezione spirituale, cioè dall'infusione dell'anima, che segna l'inizio dell'esistenza personale di Maria.

    Una diversità ancora maggiore si riscontrava nei tentativi di spiegazione teologica. Alcuni ad esempio ricorrevano alla strana ipotesi di una particella del corpo di Adamo che sarebbe restata immune dal peccato e trasmessa di generazione in generazione fino a originare Maria.

    La difficoltà del problema nasceva innanzitutto dall'idea agostiniana, che dominava tutto il medioevo, secondo cui il peccato originale si trasmetteva a motivo della libido che era necessariamente connessa con l'atto generatore, dopo il peccato originale. In conseguenza di ciò alcuni tentarono di spiegare l'Immacolata Concezione dicendo che l'atto generatore di Gioacchino e Anna era stato miracolosamente esentato dalla libido. Secondo altri (Eadmero) l'effetto della libido era stato miracolosamente sospeso dall'onnipotenza divina.

    Vediamo adesso le posizioni dei teologi più noti. Ad aprire il cammino fu S. Anselmo d'Aosta († 1109), ma chi sviluppò il suo pensiero in senso decisamente favorevole all'Immacolata Concezione fu il suo discepolo Eadmero († 1134). Egli fu il primo a scrivere un trattato sull'argomento, dove afferma che la fede popolare è universale su questo punto, e che questa sapienza è più saggia di quella dei dotti:

    «Non poteva forse Dio conferire a un corpo umano di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e lo voleva; e se lo ha voluto lo ha fatto» (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit).

    S. Bernardo e Pietro Lombardo, fra i teologi più noti e più autorevoli del XII secolo, negarono l'Immacolata Concezione (come abbiamo già visto in questo argomento pesava l'eredità agostiniana, sia quanto all'interpretazione del famoso testo riguardante l'Immacolata Concezione, sia quanto alle modalità della trasmissione del peccato originale).

    Un secolo più tardi anche S. Alberto Magno e S. Tommaso furono dello stesso parere, soprattutto poiché non vedevano come conciliare questa dottrina con l'universalità della Redenzione di Cristo, supposta chiaramente in Rm 5,12: «Tutti hanno peccato».

    La situazione mutò nel XIV secolo, grazie a Guglielmo di Ware († 1300) e soprattutto al suo discepolo Giovanni Duns Scoto († 1308). Nella sua opera fondamentale, l'Opus Oxoniense, questi si limita a dimostrare la sola possibilità del privilegio mariano, insegnando però l'uguale possibilità dell'opposto, e sciogliendo tutte le ragioni sia favorevoli che contrarie alla sentenza maculista. Per Scoto perciò le due sentenze sono ugualmente possibili. Quale delle due sia stata attuata, lo sa soltanto Dio: «Deus novit». Egli afferma però che sembra probabile attribuire alla Vergine ciò che è più eccellente, purché ciò non ripugni all'autorità della Chiesa o della Scrittura. Allora infatti l'autorità ecclesiastica non si era ancora pronunciata (la Chiesa romana, come fa rilevare S. Tommaso, non celebrava la festa della Concezione), e la Scrittura sembrava apertamente contraria, asserendo l'universalità della colpa originale e della Redenzione. Per questo motivo Scoto procedette con molta cautela e, per il momento, non osò spingersi oltre. Solo più avanti, mosso indubbiamente dalla sua propensione a ritenere più probabile la tesi favorevole all'Immacolata, asserisce che in cielo si trova la Beata Vergine Maria, Madre di Dio, la quale mai gli fu nemica in atto per ragione del peccato attuale né per ragione dell'originale: lo sarebbe stata tuttavia se non fosse stata preservata. Sta in questa parola «preservata» la forza della tesi di Duns Scoto. Infatti Maria, secondo la legge comune, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale, ma grazie ai meriti di Cristo Salvatore fu preservata da tale colpa. In tal modo non soltanto la Beata Vergine è stata redenta da Cristo, ma lo è stata in modo più sublime di chiunque altro.

    Scrive bene il Melotti: «Scoto ha il grande merito di far cadere l'obiezione fondamentale formulata dai negatori con il suo argomento sul Perfetto Mediatore: la concezione immacolata di Maria, lungi dall'essere una mancanza di redenzione, è anzi la redenzione portata al massimo grado - è una redenzione «preservativa» -. Questa redenzione è non solo possibile, ma richiesta. Cristo infatti, essendo il perfetto mediatore, doveva porre un atto di mediazione perfetta: lo ha fatto a favore della Madre Sua».

    Si può anche aggiungere che tale redenzione perfetta andava applicata a Colei che era chiamata a collaborare in maniera tutta speciale e unica all'opera della redenzione.

    Durante tutto il XIV secolo il campo teologico si mantenne diviso fra i contrari e i favorevoli. Il constrasto era particolarmente forte tra i Francescani (più vicini al popolo, e quindi sostenitori dell'Immacolata Concezione) e i Domenicani (contrari, poiché più sensibili alle argomentazioni teologiche). Verso la metà del secolo, in Francia e in Aragona, per opera di alcuni maestri domenicani, si originò una violenta controversia. Le autorità ecclesiastiche imposero il silenzio e la ritrattazione ai suddetti maestri. Il frutto di questo dibattito fu un deciso progresso della tesi immacolista. Allora cominciò a comparire l'argomento biblico, specialmente quello fondato sul Protovangelo (Gen 3,15) e sul saluto angelico (Lc 1,28). Anche la festa della Concezione, in quel tempo, si diffuse ovunque, specialmente fra i religiosi.

    All'inizio del XV secolo la posizione immacolista era comune presso quasi tutti gli Ordini religiosi, eccettuati i Domenicani. Nel Concilio di Basilea (17 settembre 1439) fu emesso un decreto in cui si dichiarava che la dottrina favorevole all'Immacolata Concezione era pia, conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica, alla Sacra Scrittura e alla retta ragione, e perciò doveva essere seguita da tutti i cattolici, con proibizione a chiunque di insegnare il contrario. Ma il Concilio, nel tempo in cui emise questa definizione, non era più legittimo, per essersi sottratto alla dipendenza dal Romano Pontefice. Esso contribuì tuttavia in modo eccezionale all'affermarsi della pia sentenza, e rese universale di fatto la festa della Concezione.

    I teologi domenicani però non desistettero dalla loro decisa opposizione, tanto che Vincenzo Bandelli, Maestro Generale dell'Ordine (dal 1501 al 1506), giunse ad affermare che «è cosa empia ritenere che la Beata Vergine non sia stata concepita nel peccato originale».

    A questo punto cominciò a intervenire la Santa Sede. Sisto IV, francescano, il 27 febbraio 1477 promulgava la costituzione Cum praecelsa con la quale approvava solennemente la festa dell'Immacolata Concezione, celebrata in molti luoghi, con la Messa e l'Ufficio propri. Al tentativo di svuotare il significato di questa festa il Papa risponde con la Bolla Grave nimis, minacciando la scomunica. Alla fine si ebbe l'adesione alla sentenza immacolista da parte delle Università di Parigi (che la impose con giuramento nel 1469 ai suoi dottori), e di quelle di Oxford, Cambridge, Tolosa, Bologna, Vienna.

    Questa corrente decisamente favorevole all'Immacolata Concezione nella Chiesa latina provocò una reazione opposta nella Chiesa greca, per cui non pochi vescovi e teologi ortodossi si schierarono fra gli avversari del privilegio. Questa opposizione si accentuerà ancora di più con la proclamazione del dogma nel 1854.

    In Occidente invece la dottrina favorevole all'Immacolata si avviava verso il trionfo. L'indagine biblica e patristica si arricchì di nuovi dati, per cui nella sessione VI del Concilio di Trento (1556) non mancò una forte corrente favorevole alla definizione dogmatica del privilegio. Siccome però il Concilio era stato riunito per fare fronte al protestantesimo e non per dirimere controversie interne al mondo cattolico, l'assemblea conciliare si limitò ad aggiungere al decreto sul peccato originale la seguente significativa dichiarazione:

    «Dichiara tuttavia questo Santo Sinodo che non è nelle sue intenzioni di comprendere nel decreto relativo al peccato originale la Beata e Immacolata Vergine Maria, madre di Dio, ma che sono da osservarsi le costituzioni del Papa Sisto IV sotto le pene contenute in esse e che vengono rinnovate» (DS 1516).

    Nel XVII secolo si ebbero gli interventi di altri tre Papi: Paolo V, che proibiva di attaccare in pubblico l'Immacolata Concezione; Gregorio XV, che impediva di attaccarla anche in privato; Alessandro VII, che con la costituzione Sollicitudo omnium Ecclesiarum (8 dicembre 1661) determinava, contro le false interpretazioni dei pochi avversari rimasti, l'oggetto preciso della festa, dichiarando che si trattava della preservazione dell'anima della Vergine dalla colpa originale, nel primo istante della sua creazione e infusione nel corpo, per speciale grazia e privilegio di Dio, in vista dei meriti di Cristo suo Figlio, Redentore del genere umano. Rinnovò inoltre i provvedimenti dei suoi predecessori contro i sostenitori della sentenza contraria. L'effetto di questa Costituzione fu incalcolabile. Diocesi, re e popoli si misero sotto la protezione dell'Immacolata. Varie Congregazioni vennero fondate in suo onore. I teologi raddoppiarono le loro fatiche per difendere il singolare privilegio e appianare la via alla definizione. Molti (tra cui ad esempio S. Alfonso) giunsero fino al punto di obbligarsi con voto a versare il proprio sangue, se fosse stato necessario, per la difesa del privilegio.

    Clemente XII il 6 dicembre 1708 estendeva per legge la festa dell'Immacolata a tutta la Chiesa. Durante il secolo l'entusiasmo dei fedeli e dei dotti andò sempre crescendo, come crebbero anche le suppliche rivolte ai Romani Pontefici per la definizione dogmatica.

    Chi si decise ad accogliere queste richieste fu Pio IX, il quale non appena asceso al soglio pontificio (1846) iniziò le pratiche necessarie. Interpellati tutti i vescovi (2 febbraio 1849) ne ebbe una risposta plebiscitaria: su 665 risposte 570 erano entusiasticamente favorevoli, otto contrarie, le rimanenti più o meno incerte sull'opportunità della definizione. La commissione incaricata diede risposta favorevole alla domanda «se vi siano nella Sacra Scrittura testimonianze che provino solidamente l'immacolato concepimento di Maria».

    In tal modo il Papa Pio IX poté procedere alla solenne definizione dogmatica l'8 dicembre 1854, alla presenza di oltre duecento fra cardinali e vescovi, e di una incalcolabile moltitudine di fedeli esultanti.

    Analisi della definizione dogmatica

    Riportiamo le parole esatte della Definizione dogmatica dell'Immacolata, contenute nella Bolla Ineffabilis Deus:

    «Noi dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, sia stata preservata intatta da ogni macchia di peccato originale, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in considerazione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è dottrina rivelata da Dio, e perciò va creduta fermamente e costantemente da tutti i fedeli» (DS 2803).

    Il testo, come si vede, si riferisce alla persona di Maria, e non specificamente alla sua anima, come invece faceva la Bolla Sollicitudo di Alessandro VII, e come facevano anche le prime otto stesure della definizione. Il Papa Pio IX ha voluto così evitare la distinzione scolastica fra la concezione biologica e l'infusione dell'anima.

    Si parla poi del «primo istante della sua concezione», senza precisare quando effettivamente essa si realizza. La Bolla non dice in quale preciso istante comincia a esistere la persona. Quello che è certo è che la persona di Maria ha cominciato a esistere sin dal primo istante senza alcuna macchia di peccato.

    La definizione esprime la verità dogmatica negando ogni macchia di peccato, cioè in senso negativo, ma è evidente che questa assenza di peccato non può aversi se non con l'infusione della grazia. Quindi si può dire in modo equivalente che Maria Santissima ha avuto la grazia santificante sin dal primo istante della sua esistenza.

    Il privilegio di Maria è unico, come lascia intendere l'aggettivo «singolare», e precisa il Papa Pio XII quando nell'Enciclica Fulgens Corona (8 settembre 1953) specifica che si tratta di un «singolarissimo privilegio, a nessuno mai concesso».

    L'Immacolata Concezione è avvenuta in considerazione dei meriti di Cristo. Questo punto fondamentale rende conciliabile il privilegio di Maria con l'universalità della redenzione di Cristo. Come abbiamo avuto modo di vedere, era soprattutto su questo punto particolare che si concentravano le principali resistenze degli oppositori.

    È stato scritto giustamente:

    «La dottrina dell'immacolato concepimento di Maria è doppiamente cristocentrica. Dimostra, innanzitutto, che nessuno è salvo se non in Cristo, e ciò vale per gli uomini di ogni tempo, anche per quelli vissuti molti secoli prima di Cristo; in secondo luogo dimostra che la redenzione preventiva di Maria è totalmente un dono meraviglioso che Dio le diede come futura madre di Cristo».

    Possiamo anche aggiungere con Holstein: «L'affermazione del privilegio mariano comporta una comprensione più profonda e più acuta della Redenzione. Come il dogma della maternità divina fu il corollario, per così dire, di una visuale più chiara e di una formulazione più distinta del mistero dell'Incarnazione, così il dogma dell'Immacolata Concezione, nella sua stessa giustificazione teologica, e non soltanto nei suoi argomenti di convenienza o nelle lezioni spirituali che se ne possono ricavare, implica un approfondimento della teologia della Redenzione (...). Come nel Magnificat, è Dio l'oggetto delle nostre lodi quando celebriamo l'Immacolata Concezione: Dio che si è compiaciuto, in Maria, di fare "grandi cose"».

    Approfondimento teologico

    L'Immacolata Concezione non è una verità a sé stante, ma si inserisce armoniosamente nell'insieme delle altre verità di fede. Può essere molto utile considerarla alla luce delle Tre Persone divine.

    A) NELLA LUCE DEL PADRE

    L'Immacolata Concezione è un segno dell'amore assolutamente gratuito e preveniente del Padre. Leggiamo in Ef 1,4: «Dio ci ha scelti in Cristo fin da prima della creazione del mondo perché fossimo santi e immacolati al suo cospetto nella carità». La grazia è sempre gratuita, non meritata, almeno la prima grazia. «Siamo stati giustificati gratuitamente per la sua grazia» (Rm 3,24). L'Immacolata Concezione è il segno più chiaro ed evidente della gratuità dell'amore divino. Maria Santissima non ha meritato l'Immacolata Concezione. Essa è un puro dono.

    Scrive il De Fiores:

    «Nell'Immacolata Concezione non è questione di fede o accettazione libera da parte di Maria riguardo alla salvezza: questa rimane un segno luminoso della gratuità dell'amore di Dio, che si attua ancor prima della risposta responsabile della creatura. L'Immacolata proclama, alla testa della schiera dei salvati: "Soli Deo gloria!". La preservazione dal peccato e la pienezza di grazia non sono frutto della sua fede o libertà orientata a Dio e neppure delle sue opere; esse si iscrivono, al pari di tutti i singoli atti di giustificazione, nell'elezione salvifica del Padre che decide dall'eternità di amare gli uomini gratuitamente al di là del peccato e del merito. L'Immacolata Concezione manifesta l'assoluta iniziativa del Padre e significa che fin dall'inizio della sua esistenza Maria fu avvolta dall'amore redentivo e santificante di Dio».

    B) NELLA LUCE DEL FIGLIO

    L'Immacolata Concezione mostra la perfezione della redenzione operata dal Figlio, il Verbo incarnato. Abbiamo già visto l'argomentazione elaborata da Giovanni Duns Scoto riguardo al perfetto Mediatore, o Redentore. Gesù si rivela Redentore veramente perfetto quando non soltanto libera, ma addirittura preserva dal peccato. Quindi l'Immacolata Concezione, lungi dal compromettere la necessità e l'universalità della redenzione, la esalta al massimo grado. Come diceva Santa Teresa di Lisieux, l'innocente è colui al quale non è stato perdonato molto, ma tutto!

    Inoltre l'Immacolata Concezione si addice perfettamente a Colei che è chiamata a essere la Madre di Dio. Nella Colletta della Messa dell'Immacolata leggiamo: «O Dio, che nell'Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio...». E così pure nel Prefazio: «Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio...». Maria è stata concepita immacolata poiché era destinata a essere la Madre di Dio. Questo privilegio è tutto relativo al Figlio.

    Ricordiamo ancora come il Concilio Vaticano II metta in rapporto l'Immacolata Concezione con la prontezza e la perfezione con cui Maria accolse l'annuncio dell'Angelo relativo all'Incarnazione del Verbo, e vi acconsentì:

    «Abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente».

    Maria fu concepita immacolata per poter essere totalmente disponibile all'opera della Redenzione compiuta dall'eterno Figlio del Padre.

    c) NELLA LUCE DELLO SPIRITO SANTO

    Maria Immacolata mostra nel modo più perfetto la santificazione operata dallo Spirito Santo. Infatti, come dice il Concilio,

    «(Maria) è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura».

    Lo Spirito Santo abita e vive in lei, sin dal primo istante della sua esistenza, come sottolinea in modo tutto particolare S. Massimiliano Kolbe, che giunge a parlare, sia pure in modo sempre teologicamente corretto, di una «quasi incarnazione» dello Spirito Santo in Maria.

    Quella santificazione che noi riceviamo nel battesimo, che ci riempie della grazia dello Spirito Santo, con le virtù e i doni a essa connessi, Maria l'ha ricevuta in pienezza sin dall'inizio. Essa è fin dal primo istante il Tempio dello Spirito Santo.

    L'esenzione dalla concupiscenza

    Il dogma afferma dunque che la Beata Vergine fu preservata sin dall'inizio della sua esistenza da ogni macchia di peccato originale, ma non si pronuncia sull'esenzione o meno dalle conseguenze del peccato originale (morte, sofferenza, concupiscenza, ignoranza). Infatti l'esenzione dal peccato originale non implica necessariamente l'esenzione da tutti i mali che da esso derivano. Ora, sembra evidente che, come Cristo, anche la Beata Vergine fu soggetta ai limiti umani comuni, poiché questi non comportano alcuna imperfezione morale. Per quanto riguarda invece la concupiscenza, è sentenza comune dei teologi che Maria ne sia stata preservata fin dal concepimento: infatti gli stimoli della concupiscenza sono spesso rivolti a oggetti moralmente illeciti, e rappresentano un ostacolo per chi aspira alla perfezione morale. Non è quindi compatibile con la pienezza di grazia di Maria e con la sua perfetta purità e illibatezza l'ammettere che ella sia stata soggetta agli stimoli della concupiscenza.

    Né si può dire che questa mancanza di concupiscenza diminuirebbe il merito di Maria, come non ha diminuito in alcun modo il merito di Cristo: la concupiscenza infatti è occasione, ma non condizione indispensabile per il merito. Maria si è arricchita di meriti non per la lotta contro il desiderio sensuale, ma per il suo amore verso Dio e l'esercizio delle altre virtù, come la fede, l'umiltà, l'obbedienza.

    L'esenzione da ogni colpa attuale

    Il Concilio di Trento dichiara:

    «Nessun giusto può evitare per tutta la sua vita tutti i peccati, anche i veniali, senza uno speciale privilegio di Dio, come la Chiesa ritiene della Beata Vergine» (DS 1573).

    Pio XII, da parte sua, nell'Enciclica Mystici Corporis afferma che la Vergine Madre di Dio «fu immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria».

    In base a queste affermazioni del Magistero, della Tradizione e del senso comune del Popolo cristiano i teologi ritengono che l'esenzione della Vergine Maria da ogni macchia di peccato attuale sia una verità prossima alla fede (fidei proxima).

    Abbiamo visto nella parte storica come questo privilegio mariano non sia stato colto immediatamente con piena chiarezza da parte di tutti, ma come poi la sua accettazione sia diventata patrimonio comune dei teologi e dei fedeli, sia in Oriente che in Occidente.

    Vediamo l'approfondimento di S. Tommaso nella Somma Teologica (III, q. 27, a. 4):

    «Quelli che Dio sceglie per un compito speciale, li prepara e li dispone in modo che siano idonei ai loro doveri, secondo l'affermazione di S. Paolo (2 Cor 3,6): "Ci ha resi ministri adatti di una nuova Alleanza". Ora, la Beata Vergine fu scelta per essere la madre di Dio. Non si può quindi dubitare che Dio con la sua grazia l'abbia resa idonea a ciò, secondo le parole dell'Angelo (Lc 1,30 s.): "Hai trovato grazia presso Dio: ecco tu concepirai", ecc. Ma ella non sarebbe stata degna madre di Dio se avesse talvolta peccato. Sia perché l'onore dei genitori ridonda sui figli, come dice la Scrittura (Pr 17,6): "Onore dei figli i loro padri", per cui all'opposto la colpa della madre sarebbe ricaduta sul Figlio. - Sia anche perché ella aveva un'affinità singolare con Cristo, che da lei prese il corpo. Ora, S. Paolo (2 Cor 6,15) afferma: "Quale intesa tra Cristo e Beliar?". - Sia ancora perché in lei abitò in modo del tutto singolare, non solo nell'anima, ma anche nel seno verginale, il Figlio eterno, che è "la Sapienza di Dio" (1 Cor 1,24), di cui sta scritto (Sap 1,4): "La sapienza non entra in un'anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato"».

    «Dobbiamo quindi affermare in modo assoluto che la Beata Vergine non commise mai alcun peccato attuale né mortale né veniale, così da avverare le parole del Cantico (4,7): "Tutta bella sei tu, amica mia, in te nessuna macchia", ecc.».

    La pienezza di grazia

    È l'aspetto positivo della santità, quello sul quale insistono maggiormente i dottori orientali, per i quali Maria è prima di tutto la Panaghia, la Tutta Santa. Leggiamo ancora una volta S. Tommaso, nell'articolo della Somma in cui egli si domanda se la santificazione iniziale della Vergine le abbia dato la pienezza della grazia (III, q. 27, a. 5). Dopo aver ricordato le parole dell'Angelo: «Ave, piena di grazia» (Lc 1,28), e il commento di S. Girolamo secondo cui «in Maria la grazia si riversa tutta insieme nella sua pienezza», l'Aquinate scrive così:

    «Quanto più si è vicini a una causa, tanto più se ne risentono gli effetti, come scrive Dionigi (De cael. hier. 4, 1) notando che gli Angeli, in quanto più prossimi a Dio, partecipano delle perfezioni divine più degli uomini. Ora, Cristo è il principio della grazia: secondo la divinità come causa principale, secondo l'umanità invece come causa strumentale, in base alle parole evangeliche (Gv 1,17): "La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo". Ma la Beata Vergine era vicinissima a Cristo secondo la natura umana, che egli prese da lei. Essa quindi dovette ricevere da Cristo una pienezza di grazia superiore a quella di tutti gli altri».

    Rispondendo poi a una difficoltà riguardante il confronto fra la pienezza di grazia in Cristo e in Maria S. Tommaso così risponde:

    «Dio dona a ciascuno la grazia che gli compete secondo il compito per cui lo sceglie. Poiché dunque Cristo, in quanto uomo, fu predestinato e scelto per essere "Figlio di Dio con potenza secondo lo spirito di santificazione" (Rm 1,4), egli ebbe come privilegio personale tanta pienezza di grazia da farla poi ridondare su tutti, poiché "dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto" (Gv 1,16). Invece la Beata Vergine Maria ottenne tanta pienezza di grazia da essere vicinissima all'autore della grazia: in modo da accogliere in sé colui che è pieno di ogni grazia, e dandolo alla luce far giungere in certo qual modo la (sua) grazia a tutti».

    La seconda difficoltà fa forza sul fatto che Maria crebbe nella grazia, quindi non poteva averla in pienezza sin dall'inizio. Ecco la risposta:

    «Nell'ordine naturale prima c'è la perfezione dispositiva, per esempio, quella della materia rispetto alla forma. Al secondo posto si ha la perfezione superiore della forma: infatti il calore proveniente dal fuoco è più forte di quello che ha disposto la legna a prendere fuoco. Al terzo posto poi c'è la perfezione del fine raggiunto: come quando il fuoco, salito al suo luogo naturale, esplica tutte le sue qualità».

    «Similmente nella Beata Vergine ci fu una triplice perfezione di grazia. Prima quella dispositiva, che la rese idonea a essere madre di Cristo, e questa fu la perfezione prodotta dalla sua santificazione. La seconda perfezione di grazia fu invece prodotta dalla presenza in lei del Figlio di Dio incarnato nel suo seno. La terza perfezione poi è quella finale, che ella possiede nella gloria».

    «Che poi la seconda perfezione sia superiore alla prima, e la terza alla seconda, risulta (...) dal progresso nel bene. Infatti nella sua prima santificazione ottenne la grazia che la inclinava al bene; nel concepimento del Figlio di Dio ebbe la consumazione della grazia che la confermava nel bene; nella glorificazione infine ebbe il coronamento della grazia che la costituiva nel godimento di ogni bene».

    La terza difficoltà fa notare che Maria non esercitò mai certe grazie, come quella della sapienza, o quella dei miracoli, o quella della profezia. Quindi tali grazie sarebbero state inutili. Risponde S. Tommaso:

    «Non si può dubitare che la Beata Vergine, come Cristo, abbia ricevuto in modo eccellente sia il dono della sapienza, sia la grazia dei miracoli e della profezia. Ma l'uso di queste e di altre grazie simili non fu concesso a lei nel medesimo modo che a Cristo, bensì come conveniva alla sua condizione. Ebbe infatti l'esercizio del dono della sapienza nella contemplazione, come risulta dalle parole (Lc 2,19): "Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore". Non ebbe invece l'uso della sapienza nell'insegnare, poiché ciò non si addiceva a una donna, secondo le parole di S. Paolo (1 Tm 2,12): "Non concedo ad alcuna donna di insegnare". - Non era poi opportuno che compisse miracoli durante la sua vita, poiché allora i miracoli avevano il compito di confermare la dottrina di Cristo: perciò era bene che facessero miracoli soltanto Cristo e i suoi discepoli, che erano i portatori dell'insegnamento cristiano. Per questo anche di S. Giovanni Battista è detto (Gv 10,41) che "non fece alcun miracolo", perché tutti si volgessero a Cristo. - Ebbe invece l'uso della profezia, come risulta dalle parole (Lc 1,46 ss.): "L'anima mia magnifica il Signore", ecc.».

    Possiamo così affermare che in Maria ci fu la santità più perfetta in tutti i sensi, sia nel senso negativo dell'esenzione da ogni peccato, sia nel senso positivo della pienezza di ogni grazia, cioè della pienezza dell'organismo soprannaturale, che comprende la grazia santificante, le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo.

    Maria modello di santità

    Il Concilio Vaticano II ricorda ai fedeli che

    «la vera devozione a Maria non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una vana credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e siamo spinti a un amore filiale verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù».

    Queste ultime parole ci introducono nel tema dell'«Imitazione di Maria», sul modello medioevale, che parlava di «Imitazione di Cristo». La Beata Vergine infatti, nei più recenti documenti del Magistero e nella sensibilità dei fedeli, è vista in modo particolare come Colei che realizza nel modo più perfetto tutte le virtù.

    Il Concilio ritorna spesso su questo tema, e presenta Maria come «eccellentissimo modello nella fede e nella carità». In particolare la presenta come modello per i sacerdoti:

    «Un esempio meraviglioso di tale prontezza (nel corrispondere alle esigenze della propria missione), i presbiteri lo possono trovare nella Beata Vergine Maria, che sotto la guida dello Spirito Santo si consacrò al mistero della redenzione umana»;

    per i religiosi e le religiose:

    «Per l'intercessione della dolcissima Vergine Maria Madre di Dio, la cui vita è regola per tutti, essi progrediranno ogni giorno di più e apporteranno frutti di salvezza più abbondanti»;

    per i laici:

    «Modello perfetto di vita apostolica è la Beata Vergine Maria, Regina degli Apostoli, la quale, mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperò in modo del tutto singolare all'opera del Salvatore».

    Mi sembra di poter concludere che se il capitolo VIII dedicato alla Vergine Maria è il coronamento di tutta la Costituzione conciliare Lumen Gentium sulla Chiesa, esso lo è in modo tutto particolare in riferimento al capitolo V, che è un po' l'anima non solo della Costituzione ma di tutto il Concilio, e che ha per titolo: «L'universale chiamata alla santità nella Chiesa». Maria è l'esempio e il modello di questa santità a cui tutti dobbiamo tendere.

    FONTE

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    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 289-290

    9 DICEMBRE [1]


    Consideriamo Maria Immacolata che viene al mondo nove mesi dopo la sua Concezione, e conferma di giorno in giorno le speranze della terra. Ammiriamo la pienezza di grazia che Dio aveva posta in essa, e contempliamo i santi Angeli che la circondano del loro rispetto e del loro amore, come la futura Madre di Colui che deve essere il capo della natura angelica e dell'umana. Seguiamo l'augusta Regina nel Tempio di Gerusalemme, dove viene presentata dai genitori sa Gioacchino e sant'Anna. Di tre anni appena, è già iniziata ai segreti del divino amore: "Mi alzavo sempre nel cuore della notte - ha detto essa stessa in una rivelazione a sant'Elisabetta d'Ungheria - e mi portavo davanti all'altare del Tempio dove chiedevo a Dio di farmi osservare tutti i precetti della sua legge, e lo supplicavo di concedermi le grazie di cui avevo bisogno per essergli gradita. Gli chiedevo soprattutto che mi facesse vedere il tempo in cui sarebbe venuta quella Vergine santissima che doveva dare alla luce il Figlio di Dio. Lo pregavo di serbare i miei occhi per vederla, la mia lingua per lodarla, le mie mani per servirla, i miei piedi per camminare ai suoi ordini e i miei ginocchi per adorare il Figlio di Dio fra le sua braccia".

    Questa Vergine estremamente degna di lode eri tu s6tessa, o Maria! Ma il Signore te lo nascondeva ancora; e la tua celeste umiltà non ti avrebbe mai permesso di fermare anche un solo istante il pensiero su così alta dignità come se potesse essere riservata a te. Del resto, tu avevi legata la tua fede al Signore. Nel timore che la felice prerogativa di Madre del Messia recasse un disturbo, per quanto minimo, al voto di verginità che ti univa a Dio solo, tu avevi, prima ed unica tra le fanciulle d'Israele, rinunciato per sempre all'onore di pretendere a un favore così sublime. Il tuo matrimonio con il casto Giuseppe fu dunque un trionfo di più per la tua incomparabile verginità, come era, nei decreti della somma Sapienza, un modo ineffabile di assicurarti un appoggio nelle sublimi necessità che avresti conosciute. Noi ti seguiamo, o sposa di Giuseppe, nella casa di Nazareth dove si svolgerà la tua vita; ti contempliamo qui come la Donna forte della Scrittura, mentre attendi tutti i tuoi doveri, e come l'oggetto delle compiacenze del gran Dio e dei suoi Angeli. Raccogliamo le tue preghiere per la venuta del Messia e i tuoi omaggi alla sua futura Madre; e supplicandoti di associarci al merito dei tuoi desideri verso il divino Liberatore, osiamo salutarti come la Vergine predetta da Isaia alla quale, e non ad un'altra, spetta la lode e l'amore da parte della Città riscattata.

    -----------------------------------------------------------------------
    NOTE

    [1] Anche l'Ottava dell'Immacolata Concezione fu soppressa con il Decreto della Congregazione dei Riti del 28 marzo 1955. Riteniamo utile conservare in questi giorni le considerazioni che dom Guéranger scrisse per l'Ottava.

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    Immaculate Conception

    The doctrine


    In the Constitution Ineffabilis Deus of 8 December, 1854, Pius IX pronounced and defined that the Blessed Virgin Mary "in the first instance of her conception, by a singular privilege and grace granted by God, in view of the merits of Jesus Christ, the Saviour of the human race, was preserved exempt from all stain of original sin."

    "The Blessed Virgin Mary..."

    The subject of this immunity from original sin is the person of Mary at the moment of the creation of her soul and its infusion into her body.

    "...in the first instance of her conception..."

    The term conception does not mean the active or generative conception by her parents. Her body was formed in the womb of the mother, and the father had the usual share in its formation. The question does not concern the immaculateness of the generative activity of her parents. Neither does it concern the passive conception absolutely and simply (conceptio seminis carnis, inchoata), which, according to the order of nature, precedes the infusion of the rational soul. The person is truly conceived when the soul is created and infused into the body. Mary was preserved exempt from all stain of original sin at the first moment of her animation, and sanctifying grace was given to her before sin could have taken effect in her soul.

    "...was preserved exempt from all stain of original sin..."

    The formal active essence of original sin was not removed from her soul, as it is removed from others by baptism; it was excluded, it never was in her soul. Simultaneously with the exclusion of sin. The state of original sanctity, innocence, and justice, as opposed to original sin, was conferred upon her, by which gift every stain and fault, all depraved emotions, passions, and debilities, essentially pertaining to original sin, were excluded. But she was not made exempt from the temporal penalties of Adam -- from sorrow, bodily infirmities, and death.

    "...by a singular privilege and grace granted by God, in view of the merits of Jesus Christ, the Saviour of the human race."

    The immunity from original sin was given to Mary by a singular exemption from a universal law through the same merits of Christ, by which other men are cleansed from sin by baptism. Mary needed the redeeming Saviour to obtain this exemption, and to be delivered from the universal necessity and debt (debitum) of being subject to original sin. The person of Mary, in consequence of her origin from Adam, should have been subject to sin, but, being the new Eve who was to be the mother of the new Adam, she was, by the eternal counsel of God and by the merits of Christ, withdrawn from the general law of original sin. Her redemption was the very masterpiece of Christ's redeeming wisdom. He is a greater redeemer who pays the debt that it may not be incurred than he who pays after it has fallen on the debtor.

    Such is the meaning of the term "Immaculate Conception."

    Proof from Scripture

    Genesis 3:15


    No direct or categorical and stringent proof of the dogma can be brought forward from Scripture. But the first scriptural passage which contains the promise of the redemption, mentions also the Mother of the Redeemer. The sentence against the first parents was accompanied by the Earliest Gospel (Proto-evangelium), which put enmity between the serpent and the woman: "and I will put enmity between thee and the woman and her seed; she (he) shall crush thy head and thou shalt lie in wait for her (his) heel" (Genesis 3:15). The translation "she" of the Vulgate is interpretative; it originated after the fourth century, and cannot be defended critically. The conqueror from the seed of the woman, who should crush the serpent's head, is Christ; the woman at enmity with the serpent is Mary. God puts enmity between her and Satan in the same manner and measure, as there is enmity between Christ and the seed of the serpent. Mary was ever to be in that exalted state of soul which the serpent had destroyed in man, i.e. in sanctifying grace. Only the continual union of Mary with grace explains sufficiently the enmity between her and Satan. The Proto-evangelium, therefore, in the original text contains a direct promise of the Redeemer, and in conjunction therewith the manifestation of the masterpiece of His Redemption, the perfect preservation of His virginal Mother from original sin.

    Luke 1:28

    The salutation of the angel Gabriel -- chaire kecharitomene, Hail, full of grace (Luke 1:28) indicates a unique abundance of grace, a supernatural, godlike state of soul, which finds its explanation only in the Immaculate Conception of Mary. But the term kecharitomene (full of grace) serves only as an illustration, not as a proof of the dogma.

    Other texts

    From the texts Proverbs 8 and Ecclesiasticus 24 (which exalt the Wisdom of God and which in the liturgy are applied to Mary, the most beautiful work of God's Wisdom), or from the Canticle of Canticles (4:7, "Thou art all fair, O my love, and there is not a spot in thee"), no theological conclusion can be drawn. These passages, applied to the Mother of God, may be readily understood by those who know the privilege of Mary, but do not avail to prove the doctrine dogmatically, and are therefore omitted from the Constitution "Ineffabilis Deus". For the theologian it is a matter of conscience not to take an extreme position by applying to a creature texts which might imply the prerogatives of God.

    Proof from Tradition

    In regard to the sinlessness of Mary the older Fathers are very cautious: some of them even seem to have been in error on this matter.
    • Origen, although he ascribed to Mary high spiritual prerogatives, thought that, at the time of Christ's passion, the sword of disbelief pierced Mary's soul; that she was struck by the poniard of doubt; and that for her sins also Christ died (Origen, "In Luc. hom. xvii").
    • In the same manner St. Basil writes in the fourth century: he sees in the sword, of which Simeon speaks, the doubt which pierced Mary's soul (Epistle 259).
    • St. Chrysostom accuses her of ambition, and of putting herself forward unduly when she sought to speak to Jesus at Capharnaum (Matthew 12:46; Chrysostom, Hom. xliv; cf. also "In Matt.", hom. 4).

    But these stray private opinions merely serve to show that theology is a progressive science. If we were to attempt to set forth the full doctrine of the Fathers on the sanctity of the Blessed Virgin, which includes particularly the implicit belief in the immaculateness of her conception, we should be forced to transcribe a multitude of passages. In the testimony of the Fathers two points are insisted upon: her absolute purity and her position as the second Eve (cf. 1 Corinthians 15:22).

    Mary as the second Eve

    This celebrated comparison between Eve, while yet immaculate and incorrupt -- that is to say, not subject to original sin -- and the Blessed Virgin is developed by:
    • Justin (Dialog. cum Tryphone, 100),
    • Irenaeus (Contra Haereses, III, xxii, 4),
    • Tertullian (De carne Christi, xvii),
    • Julius Firmicus Maternus (De errore profan. relig xxvi),
    • Cyril of Jerusalem (Catecheses, xii, 29),
    • Epiphanius (Hæres., lxxviii, 18),
    • Theodotus of Ancyra (Or. in S. Deip n. 11), and
    • Sedulius (Carmen paschale, II, 28).

    The absolute purity of Mary

    Patristic writings on Mary's purity abound.
    • The Fathers call Mary the tabernacle exempt from defilement and corruption (Hippolytus, "Ontt. in illud, Dominus pascit me");
    • Origen calls her worthy of God, immaculate of the immaculate, most complete sanctity, perfect justice, neither deceived by the persuasion of the serpent, nor infected with his poisonous breathings ("Hom. i in diversa");
    • Ambrose says she is incorrupt, a virgin immune through grace from every stain of sin ("Sermo xxii in Ps. cxviii);
    • Maximus of Turin calls her a dwelling fit for Christ, not because of her habit of body, but because of original grace ("Nom. viii de Natali Domini");
    • Theodotus of Ancyra terms her a virgin innocent, without spot, void of culpability, holy in body and in soul, a lily springing among thorns, untaught the ills of Eve, nor was there any communion in her of light with darkness, and, when not yet born, she was consecrated to God ("Orat. in S. Dei Genitr.").
    • In refuting Pelagius St. Augustine declares that all the just have truly known of sin "except the Holy Virgin Mary, of whom, for the honour of the Lord, I will have no question whatever where sin is concerned" (De naturâ et gratiâ 36).
    • Mary was pledged to Christ (Peter Chrysologus, "Sermo cxl de Annunt. B.M.V.");
    • it is evident and notorious that she was pure from eternity, exempt from every defect (Typicon S. Sabae);
    • she was formed without any stain (St. Proclus, "Laudatio in S. Dei Gen. ort.", I, 3);
    • she was created in a condition more sublime and glorious than all other natures (Theodorus of Jerusalem in Mansi, XII, 1140);
    • when the Virgin Mother of God was to be born of Anne, nature did not dare to anticipate the germ of grace, but remained devoid of fruit (John Damascene, "Hom. i in B. V. Nativ.", ii).
    • The Syrian Fathers never tire of extolling the sinlessness of Mary. St. Ephraem considers no terms of eulogy too high to describe the excellence of Mary's grace and sanctity: "Most holy Lady, Mother of God, alone most pure in soul and body, alone exceeding all perfection of purity ...., alone made in thy entirety the home of all the graces of the Most Holy Spirit, and hence exceeding beyond all compare even the angelic virtues in purity and sanctity of soul and body . . . . my Lady most holy, all-pure, all-immaculate, all-stainless, all-undefiled, all-incorrupt, all-inviolate spotless robe of Him Who clothes Himself with light as with a garment . ... flower unfading, purple woven by God, alone most immaculate" ("Precationes ad Deiparam" in Opp. Graec. Lat., III, 524-37).
    • To St. Ephraem she was as innocent as Eve before her fall, a virgin most estranged from every stain of sin, more holy than the Seraphim, the sealed fountain of the Holy Ghost, the pure seed of God, ever in body and in mind intact and immaculate ("Carmina Nisibena").
    • Jacob of Sarug says that "the very fact that God has elected her proves that none was ever holier than Mary; if any stain had disfigured her soul, if any other virgin had been purer and holier, God would have selected her and rejected Mary". It seems, however, that Jacob of Sarug, if he had any clear idea of the doctrine of sin, held that Mary was perfectly pure from original sin ("the sentence against Adam and Eve") at the Annunciation.

    St. John Damascene (Or. i Nativ. Deip., n. 2) esteems the supernatural influence of God at the generation of Mary to be so comprehensive that he extends it also to her parents. He says of them that, during the generation, they were filled and purified by the Holy Ghost, and freed from sexual concupiscence. Consequently according to the Damascene, even the human element of her origin, the material of which she was formed, was pure and holy. This opinion of an immaculate active generation and the sanctity of the "conceptio carnis" was taken up by some Western authors; it was put forward by Petrus Comestor in his treatise against St. Bernard and by others. Some writers even taught that Mary was born of a virgin and that she was conceived in a miraculous manner when Joachim and Anne met at the golden gate of the temple (Trombelli, "Mari SS. Vita", Sect. V, ii, 8; Summa aurea, II, 948. Cf. also the "Revelations" of Catherine Emmerich which contain the entire apocryphal legend of the miraculous conception of Mary.

    From this summary it appears that the belief in Mary's immunity from sin in her conception was prevalent amongst the Fathers, especially those of the Greek Church. The rhetorical character, however, of many of these and similar passages prevents us from laying too much stress on them, and interpreting them in a strictly literal sense. The Greek Fathers never formally or explicitly discussed the question of the Immaculate Conception.

    The Conception of St. John the Baptist

    A comparison with the conception of Christ and that of St. John may serve to light both on the dogma and on the reasons which led the Greeks to celebrate at an early date the Feast of the Conception of Mary.
    • The conception of the Mother of God was beyond all comparison more noble than that of St. John the Baptist, whilst it was immeasurably beneath that of her Divine Son.
    • The soul of the precursor was not preserved immaculate at its union with the body, but was sanctified either shortly after conception from a previous state of sin, or through the presence of Jesus at the Visitation.
    • Our Lord, being conceived by the Holy Ghost, was, by virtue of his miraculous conception, ipso facto free from the taint of original sin.

    Of these three conceptions the Church celebrates feasts. The Orientals have a Feast of the Conception of St. John the Baptist (23 September), which dates back to the fifth century; it is thus older than the Feast of the Conception of Mary, and, during the Middle Ages, was kept also by many Western dioceses on 24 September. The Conception of Mary is celebrated by the Latins on 8 December; by the Orientals on 9 December; the Conception of Christ has its feast in the universal calendar on 25 March. In celebrating the feast of Mary's Conception the Greeks of old did not consider the theological distinction of the active and the passive conceptions, which was indeed unknown to them. They did not think it absurd to celebrate a conception which was not immaculate, as we see from the Feast of the Conception of St. John. They solemnized the Conception of Mary, perhaps because, according to the "Proto-evangelium" of St. James, it was preceded by miraculous events (the apparition of an angel to Joachim, etc.), similar to those which preceded the conception of St. John, and that of our Lord Himself. Their object was less the purity of the conception than the holiness and heavenly mission of the person conceived. In the Office of 9 December, however, Mary, from the time of her conception, is called beautiful, pure, holy, just, etc., terms never used in the Office of 23 September (sc. of St. John the Baptist). The analogy of St. John's sanctification may have given rise to the Feast of the Conception of Mary. If it was necessary that the precursor of the Lord should be so pure and "filled with the Holy Ghost" even from his mother's womb, such a purity was assuredly not less befitting His Mother. The moment of St. John's sanctification is by later writers thought to be the Visitation ("the infant leaped in her womb"), but the angel's words (Luke 1:15) seem to indicate a sanctification at the conception. This would render the origin of Mary more similar to that of John. And if the Conception of John had its feast, why not that of Mary?

    Proof from Reason

    There is an incongruity in the supposition that the flesh, from which the flesh of the Son of God was to be formed, should ever have belonged to one who was the slave of that arch-enemy, whose power He came on earth to destroy. Hence the axiom of Pseudo-Anselmus (Eadmer) developed by Duns Scotus, Decuit, potuit, ergo fecit, it was becoming that the Mother of the Redeemer should have been free from the power of sin and from the first moment of her existence; God could give her this privilege, therefore He gave it to her. Again it is remarked that a peculiar privilege was granted to the prophet Jeremiah and to St. John the Baptist. They were sanctified in their mother's womb, because by their preaching they had a special share in the work of preparing the way for Christ. Consequently some much higher prerogative is due to Mary. (A treatise of P. Marchant, claiming for St. Joseph also the privilege of St. John, was placed on the Index in 1833.) Scotus says that "the perfect Mediator must, in some one case, have done the work of mediation most perfectly, which would not be unless there was some one person at least, in whose regard the wrath of God was anticipated and not merely appeased."

    The Feast of the Immaculate Conception

    The older feast of the Conception of Mary (Conception of St. Anne), which originated in the monasteries of Palestine at least as early as the seventh century, and the modern feast of the Immaculate Conception are not identical in their object.

    Originally the Church celebrated only the Feast of the Conception of Mary, as she kept the Feast of St. John's conception, not discussing the sinlessness. This feast in the course of centuries became the Feast of the Immaculate Conception, as dogmatical argumentation brought about precise and correct ideas, and as the thesis of the theological schools regarding the preservation of Mary from all stain of original sin gained strength. Even after the dogma had been universally accepted in the Latin Church, and had gained authoritative support through diocesan decrees and papal decisions, the old term remained, and before 1854 the term "Immaculata Conceptio" is nowhere found in the liturgical books, except in the invitatorium of the Votive Office of the Conception. The Greeks, Syrians, etc. call it the Conception of St. Anne (Eullepsis tes hagias kai theoprometoros Annas, "the Conception of St. Anne, the ancestress of God").

    Passaglia in his "De Immaculato Deiparae Conceptu," basing his opinion upon the "Typicon" of St. Sabas: which was substantially composed in the fifth century, believes that the reference to the feast forms part of the authentic original, and that consequently it was celebrated in the Patriarchate of Jerusalem in the fifth century (III, n. 1604). But the Typicon was interpolated by the Damascene, Sophronius, and others, and, from the ninth to the twelfth centuries, many new feasts and offices were added.

    To determine the origin of this feast we must take into account the genuine documents we possess, the oldest of which is the canon of the feast, composed by St. Andrew of Crete, who wrote his liturgical hymns in the second half of the seventh century, when a monk at the monastery of St. Sabas near Jerusalem (d. Archbishop of Crete about 720). But the solemnity cannot then have been generally accepted throughout the Orient, for John, first monk and later bishop in the Isle of Euboea, about 750 in a sermon, speaking in favour of the propagation of this feast, says that it was not yet known to all the faithful (ei kai me para tois pasi gnorizetai; P. G., XCVI, 1499). But a century later George of Nicomedia, made metropolitan by Photius in 860, could say that the solemnity was not of recent origin (P. G., C, 1335). It is therefore, safe to affirm that the feast of the Conception of St. Anne appears in the Orient not earlier than the end of the seventh or the beginning of the eighth century.

    As in other cases of the same kind the feast originated in the monastic communities. The monks, who arranged the psalmody and composed the various poetical pieces for the office, also selected the date, 9 December, which was always retained in the Oriental calendars. Gradually the solemnity emerged from the cloister, entered into the cathedrals, was glorified by preachers and poets, and eventually became a fixed feast of the calendar, approved by Church and State.

    It is registered in the calendar of Basil II (976-1025) and by the Constitution of Emperor Manuel I Comnenus on the days of the year which are half or entire holidays, promulgated in 1166, it is numbered among the days which have full sabbath rest. Up to the time of Basil II, Lower Italy, Sicily, and Sardinia still belonged to the Byzantine Empire; the city of Naples was not lost to the Greeks until 1127, when Roger II conquered the city. The influence of Constantinople was consequently strong in the Neapolitan Church, and, as early as the ninth century, the Feast of the Conception was doubtlessly kept there, as elsewhere in Lower Italy on 9 December, as indeed appears from the marble calendar found in 1742 in the Church of S. Giorgio Maggiore at Naples.

    Today the Conception of St. Anne is in the Greek Church one of the minor feasts of the year. The lesson in Matins contains allusions to the apocryphal "Proto-evangelium" of St. James, which dates from the second half of the second century (see SAINT ANNE). To the Greek Orthodox of our days, however, the feast means very little; they continue to call it "Conception of St. Anne", indicating unintentionally, perhaps, the active conception which was certainly not immaculate. In the Menaea of 9 December this feast holds only the second place, the first canon being sung in commemoration of the dedication of the Church of the Resurrection at Constantinople. The Russian hagiographer Muraview and several other Orthodox authors even loudly declaimed against the dogma after its promulgation, although their own preachers formerly taught the Immaculate Conception in their writings long before the definition of 1854.

    In the Western Church the feast appeared (8 December), when in the Orient its development had come to a standstill. The timid beginnings of the new feast in some Anglo-Saxon monasteries in the eleventh century, partly smothered by the Norman conquest, were followed by its reception in some chapters and dioceses by the Anglo-Norman clergy. But the attempts to introduce it officially provoked contradiction and theoretical discussion, bearing upon its legitimacy and its meaning, which were continued for centuries and were not definitively settled before 1854. The "Martyrology of Tallaght" compiled about 790 and the "Feilire" of St. Aengus (800) register the Conception of Mary on 3 May. It is doubtful, however, if an actual feast corresponded to this rubric of the learned monk St. Aengus. This Irish feast certainly stands alone and outside the line of liturgical development. It is a mere isolated appearance, not a living germ. The Scholiast adds, in the lower margin of the "Feilire", that the conception (Inceptio) took place in February, since Mary was born after seven months -- a singular notion found also in some Greek authors. The first definite and reliable knowledge of the feast in the West comes from England; it is found in a calendar of Old Minster, Winchester (Conceptio S'ce Dei Genetricis Mari), dating from about 1030, and in another calendar of New Minster, Winchester, written between 1035 and 1056; a pontifical of Exeter of the eleventh century (assigned to 1046-1072) contains a "benedictio in Conceptione S. Mariae "; a similar benediction is found in a Canterbury pontifical written probably in the first half of the eleventh century, certainly before the Conquest. These episcopal benedictions show that the feast not only commended itself to the devotion of individuals, but that it was recognized by authority and was observed by the Saxon monks with considerable solemnity. The existing evidence goes to show that the establishment of the feast in England was due to the monks of Winchester before the Conquest (1066).

    The Normans on their arrival in England were disposed to treat in a contemptuous fashion English liturgical observances; to them this feast must have appeared specifically English, a product of insular simplicity and ignorance. Doubtless its public celebration was abolished at Winchester and Canterbury, but it did not die out of the hearts of individuals, and on the first favourable opportunity the feast was restored in the monasteries. At Canterbury however, it was not re-established before 1328. Several documents state that in Norman times it began at Ramsey, pursuant to a vision vouchsafed to Helsin or Æthelsige, Abbot of Ramsey on his journey back from Denmark, whither he had been sent by William I about 1070. An angel appeared to him during a severe gale and saved the ship after the abbot had promised to establish the Feast of the Conception in his monastery. However we may consider the supernatural feature of the legend, it must be admitted that the sending of Helsin to Denmark is an historical fact. The account of the vision has found its way into many breviaries, even into the Roman Breviary of 1473. The Council of Canterbury (1325) attributes the re-establishment of the feast in England to St. Anselm, Archbishop of Canterbury (d. 1109). But although this great doctor wrote a special treatise "De Conceptu virginali et originali peccato", by which he laid down the principles of the Immaculate Conception, it is certain that he did not introduce the feast anywhere. The letter ascribed to him, which contains the Helsin narrative, is spurious. The principal propagator of the feast after the Conquest was Anselm, the nephew of St. Anselm. He was educated at Canterbury where he may have known some Saxon monks who remembered the solemnity in former days; after 1109 he was for a time Abbot of St. Sabas at Rome, where the Divine Offices were celebrated according to the Greek calendar. When in 1121 he was appointed Abbot of Bury St. Edmund's he established the feast there; partly at least through his efforts other monasteries also adopted it, like Reading, St. Albans, Worcester, Gloucester, and Winchcombe.

    But a number of others decried its observance as hitherto unheard of and absurd, the old Oriental feast being unknown to them. Two bishops, Roger of Salisbury and Bernard of St. Davids, declared that the festival was forbidden by a council, and that the observance must be stopped. And when, during the vacancy of the See of London, Osbert de Clare, Prior of Westminster, undertook to introduce the feast at Westminster (8 December, 1127), a number of monks arose against him in the choir and said that the feast must not be kept, for its establishment had not the authority of Rome (cf. Osbert's letter to Anselm in Bishop, p. 24). Whereupon the matter was brought before the Council of London in 1129. The synod decided in favour of the feast, and Bishop Gilbert of London adopted it for his diocese. Thereafter the feast spread in England, but for a time retained its private character, the Synod of Oxford (1222) having refused to raise it to the rank of a holiday of obligation.

    In Normandy at the time of Bishop Rotric (1165-83) the Conception of Mary, in the Archdiocese of Rouen and its six suffragan dioceses, was a feast of precept equal in dignity to the Annunciation. At the same time the Norman students at the University of Paris chose it as their patronal feast. Owing to the close connection of Normandy with England, it may have been imported from the latter country into Normandy, or the Norman barons and clergy may have brought it home from their wars in Lower Italy, it was universally solemnised by the Greek inhabitants. During the Middle Ages the Feast of the Conception of Mary was commonly called the "Feast of the Norman nation", which shows that it was celebrated in Normandy with great splendour and that it spread from there over Western Europe. Passaglia contends (III, 1755) that the feast was celebrated in Spain in the seventh century. Bishop Ullathorne also (p. 161) finds this opinion acceptable. If this be true, it is difficult to understand why it should have entirely disappeared from Spain later on, for neither does the genuine Mozarabic Liturgy contain it, nor the tenth century calendar of Toledo edited by Morin. The two proofs given by Passaglia are futile: the life of St. Isidore, falsely attributed to St. Ildephonsus, which mentions the feast, is interpolated, while, in the Visigoth lawbook, the expression "Conceptio S. Mariae" is to be understood of the Annunciation.

    The controversy

    No controversy arose over the Immaculate Conception on the European continent before the twelfth century. The Norman clergy abolished the feast in some monasteries of England where it had been established by the Anglo-Saxon monks. But towards the end of the eleventh century, through the efforts of Anselm the Younger, it was taken up again in several Anglo-Norman establishments. That St. Anselm the Elder re-established the feast in England is highly improbable, although it was not new to him. He had been made familiar with it as well by the Saxon monks of Canterbury, as by the Greeks with whom he came in contact during exile in Campania and Apulin (1098-9). The treatise "De Conceptu virginali" usually ascribed to him, was composed by his friend and disciple, the Saxon monk Eadmer of Canterbury. When the canons of the cathedral of Lyons, who no doubt knew Anselm the Younger Abbot of Bury St. Edmund's, personally introduced the feast into their choir after the death of their bishop in 1240, St. Bernard deemed it his duty to publish a protest against this new way of honouring Mary. He addressed to the canons a vehement letter (Epist. 174), in which he reproved them for taking the step upon their own authority and before they had consulted the Holy See. Not knowing that the feast had been celebrated with the rich tradition of the Greek and Syrian Churches regarding the sinlessness of Mary, he asserted that the feast was foreign to the old tradition of the Church. Yet it is evident from the tenor of his language that he had in mind only the active conception or the formation of the flesh, and that the distinction between the active conception, the formation of the body, and its animation by the soul had not yet been drawn. No doubt, when the feast was introduced in England and Normandy, the axiom "decuit, potuit, ergo fecit", the childlike piety and enthusiasm of the simplices building upon revelations and apocryphal legends, had the upper hand. The object of the feast was not clearly determined, no positive theological reasons had been placed in evidence.

    St. Bernard was perfectly justified when he demanded a careful inquiry into the reasons for observing the feast. Not adverting to the possibility of sanctification at the time of the infusion of the soul, he writes that there can be question only of sanctification after conception, which would render holy the nativity, not the conception itself (Scheeben, "Dogmatik", III, p. 550). Hence Albert the Great observes: "We say that the Blessed Virgin was not sanctified before animation, and the affirmative contrary to this is the heresy condemned by St. Bernard in his epistle to the canons of Lyons" (III Sent., dist. iii, p. I, ad 1, Q. i).

    St. Bernard was at once answered in a treatise written by either Richard of St. Victor or Peter Comestor. In this treatise appeal is made to a feast which had been established to commemorate an insupportable tradition. It maintained that the flesh of Mary needed no purification; that it was sanctified before the conception. Some writers of those times entertained the fantastic idea that before Adam fell, a portion of his flesh had been reserved by God and transmitted from generation to generation, and that out of this flesh the body of Mary was formed (Scheeben, op. cit., III, 551), and this formation they commemorated by a feast. The letter of St. Bernard did not prevent the extension of the feast, for in 1154 it was observed all over France, until in 1275, through the efforts of the Paris University, it was abolished in Paris and other dioceses.

    After the saint's death the controversy arose anew between Nicholas of St. Albans, an English monk who defended the festival as established in England, and Peter Cellensis, the celebrated Bishop of Chartres. Nicholas remarks that the soul of Mary was pierced twice by the sword, i.e. at the foot of the cross and when St. Bernard wrote his letter against her feast (Scheeben, III, 551). The point continued to be debated throughout the thirteenth and fourteenth centuries, and illustrious names appeared on each side. St. Peter Damian, Peter the Lombard, Alexander of Hales, St. Bonaventure, and Albert the Great are quoted as opposing it.

    St. Thomas at first pronounced in favour of the doctrine in his treatise on the "Sentences" (in I. Sent. c. 44, q. I ad 3), yet in his "Summa Theologica" he concluded against it. Much discussion has arisen as to whether St. Thomas did or did not deny that the Blessed Virgin was immaculate at the instant of her animation, and learned books have been written to vindicate him from having actually drawn the negative conclusion. Yet it is hard to say that St. Thomas did not require an instant at least, after the animation of Mary, before her sanctification. His great difficulty appears to have arisen from the doubt as to how she could have been redeemed if she had not sinned. This difficulty he raised in no fewer than ten passages in his writings (see, e.g., Summa III:27:2, ad 2). But while St. Thomas thus held back from the essential point of the doctrine, he himself laid down the principles which, after they had been drawn together and worked out, enabled other minds to furnish the true solution of this difficulty from his own premises.

    In the thirteenth century the opposition was largely due to a want of clear insight into the subject in dispute. The word "conception" was used in different senses, which had not been separated by careful definition. If St. Thomas, St. Bonaventure, and other theologians had known the doctrine in the sense of the definition of 1854, they would have been its strongest defenders instead of being its opponents.

    We may formulate the question discussed by them in two propositions, both of which are against the sense of the dogma of 1854:
    • the sanctification of Mary took place before the infusion of the soul into the flesh, so that the immunity of the soul was a consequence of the sanctification of the flesh and there was no liability on the part of the soul to contract original sin. This would approach the opinion of the Damascene concerning the holiness of the active conception.
    • The sanctification took place after the infusion of the soul by redemption from the servitude of sin, into which the soul had been drawn by its union with the unsanctified flesh. This form of the thesis excluded an immaculate conception.

    The theologians forgot that between sanctification before infusion, and sanctification after infusion, there was a medium: sanctification of the soul at the moment of its infusion. To them the idea seemed strange that what was subsequent in the order of nature could be simultaneous in point of time. Speculatively taken, the soul must be created before it can be infused and sanctified but in reality, the soul is created snd sanctified at the very moment of its infusion into the body. Their principal difficulty was the declaration of St. Paul (Romans 5:12) that all men have sinned in Adam. The purpose of this Pauline declaration, however, is to insist on the need which all men have of redemption by Christ. Our Lady was no exception to this rule. A second difficulty was the silence of the earlier Fathers. But the divines of those times were distinguished not so much for their knowledge of the Fathers or of history, as for their exercise of the power of reasoning. They read the Western Fathers more than those of the Eastern Church, who exhibit in far greater completeness the tradition of the Immaculate Conception. And many works of the Fathers which had then been lost sight of have since been brought to light.

    The famous Duns Scotus (d. 1308) at last (in III Sent., dist. iii, in both commentaries) laid the foundations of the true doctrine so solidly and dispelled the objections in a manner so satisfactory, that from that time onward the doctrine prevailed. He showed that the sanctification after animation -- sanctificatio post animationem -- demanded that it should follow in the order of nature (naturae) not of time (temporis); he removed the great difficulty of St. Thomas showing that, so far from being excluded from redemption, the Blessed Virgin obtained of her Divine Son the greatest of redemptions through the mystery of her preservation from all sin. He also brought forward, by way of illustration, the somewhat dangerous and doubtful argument of Eadmer (S. Anselm) "decuit, potuit, ergo fecit."

    From the time of Scotus not only did the doctrine become the common opinion at the universities, but the feast spread widely to those countries where it had not been previously adopted. With the exception of the Dominicans, all or nearly all, of the religious orders took it up: The Franciscans at the general chapter at Pisa in 1263 adopted the Feast of the Conception of Mary for the entire order; this, however, does not mean that they professed at that time the doctrine of the Immaculate Conception. Following in the footsteps of their own Duns Scotus, the learned Petrus Aureolus and Franciscus de Mayronis became the most fervent champions of the doctrine, although their older teachers (St. Bonaventure included) had been opposed to it. The controversy continued, but the defenders of the opposing opinion were almost entirely confined to the members of the Dominican Order. In 1439 the dispute was brought before the Council of Basle where the University of Paris, formerly opposed to the doctrine, proved to be its most ardent advocate, asking for a dogmatical definition. The two referees at the council were John of Segovia and John Turrecremata (Torquemada). After it had been discussed for the space of two years before that assemblage, the bishops declared the Immaculate Conception to be a doctrine which was pious, consonant with Catholic worship, Catholic faith, right reason, and Holy Scripture; nor, said they, was it henceforth allowable to preach or declare to the contrary (Mansi, XXXIX, 182). The Fathers of the Council say that the Church of Rome was celebrating the feast. This is true only in a certain sense. It was kept in a number of churches of Rome, especially in those of the religious orders, but it was not received in the official calendar. As the council at the time was not ecumenical, it could not pronounce with authority. The memorandum of the Dominican Torquemada formed the armoury for all attacks upon the doctrine made by St. Antoninus of Florence (d. 1459), and by the Dominicans Bandelli and Spina.

    By a Decree of 28 February, 1476, Sixtus IV at last adopted the feast for the entire Latin Church and granted an indulgence to all who would assist at the Divine Offices of the solemnity (Denzinger, 734). The Office adopted by Sixtus IV was composed by Leonard de Nogarolis, whilst the Franciscans, since 1480, used a very beautiful Office from the pen of Bernardine dei Busti (Sicut Lilium), which was granted also to others (e.g. to Spain, 1761), and was chanted by the Franciscans up to the second half of the nineteenth century. As the public acknowledgment of the feast of Sixtus IV did not prove sufficient to appease the conflict, he published in 1483 a constitution in which he punished with excommunication all those of either opinion who charged the opposite opinion with heresy (Grave nimis, 4 Sept., 1483; Denzinger, 735). In 1546 the Council of Trent, when the question was touched upon, declared that "it was not the intention of this Holy Synod to include in the decree which concerns original sin the Blessed and Immaculate Virgin Mary Mother of God" (Sess. V, De peccato originali, v, in Denzinger, 792). Since, however, this decree did not define the doctrine, the theological opponents of the mystery, though more and more reduced in numbers, did not yield. St. Pius V not only condemned proposition 73 of Baius that "no one but Christ was without original sin, and that therefore the Blessed Virgin had died because of the sin contracted in Adam, and had endured afilictions in this life, like the rest of the just, as punishment of actual and original sin" (Denzinger, 1073) but he also issued a constitution in which he forbade all public discussion of the subject. Finally he inserted a new and simplified Office of the Conception in the liturgical books ("Super speculam", Dec., 1570; "Superni omnipotentis", March, 1571; "Bullarium Marianum", pp. 72, 75).

    Whilst these disputes went on, the great universities and almost all the great orders had become so many bulwarks for the defense of the dogma. In 1497 the University of Paris decreed that henceforward no one should be admitted a member of the university, who did not swear that he would do the utmost to defend and assert the Immaculate Conception of Mary. Toulouse followed the example; in Italy, Bologna and Naples; in the German Empire, Cologne, Maine, and Vienna; in Belgium, Louvain; in England before the Reformation. Oxford and Cambridge; in Spain Salamanca, Toledo, Seville, and Valencia; in Portugal, Coimbra and Evora; in America, Mexico and Lima. The Friars Minor confirmed in 1621 the election of the Immaculate Mother as patron of the order, and bound themselves by oath to teach the mystery in public and in private. The Dominicans, however, were under special obligation to follow the doctrines of St. Thomas, and the common conclusion was that St. Thomas was opposed to the Immaculate Conception. Therefore the Dominicans asserted that the doctrine was an error against faith (John of Montesono, 1373); although they adopted the feast, they termed it persistently "Sanctificatio B.M.V." not "Conceptio", until in 1622 Gregory XV abolished the term "sanctificatio". Paul V (1617) decreed that no one should dare to teach publicly that Mary was conceived in original sin, and Gregory XV (1622) imposed absolute silence (in scriptis et sermonibus etiam privatis) upon the adversaries of the doctrine until the Holy See should define the question. To put an end to all further cavilling, Alexander VII promulgated on 8 December 1661, the famous constitution "Sollicitudo omnium Ecclesiarum", defining the true sense of the word conceptio, and forbidding all further discussion against the common and pious sentiment of the Church. He declared that the immunity of Mary from original sin in the first moment of the creation of her soul and its infusion into the body was the object of the feast (Denzinger, 1100).

    Explicit universal acceptance

    Since the time of Alexander VII, long before the final definition, there was no doubt on the part of theologians that the privilege was amongst the truths revealed by God. Wherefore Pius IX, surrounded by a splendid throng of cardinals and bishops, 8 December 1854, promulgated the dogma. A new Office was prescribed for the entire Latin Church by Pius IX (25 December, 1863), by which decree all the other Offices in use were abolished, including the old Office Sicut lilium of the Franciscans, and the Office composed by Passaglia (approved 2 Feb., 1849).

    In 1904 the golden jubilee of the definition of the dogma was celebrated with great splendour (Pius X, Enc., 2 Feb., 1904). Clement IX added to the feast an octave for the dioceses within the temporal possessions of the pope (1667). Innocent XII (1693) raised it to a double of the second class with an octave for the universal Church, which rank had been already given to it in 1664 for Spain, in 1665 for Tuscany and Savoy, in 1667 for the Society of Jesus, the Hermits of St. Augustine, etc., Clement XI decreed on 6 Dec., 1708, that the feast should be a holiday of obligation throughout the entire Church. At last Leo XIII, 30 Nov 1879, raised the feast to a double of the first class with a vigil, a dignity which had long before been granted to Sicily (1739), to Spain (1760) and to the United States (1847). A Votive Office of the Conception of Mary, which is now recited in almost the entire Latin Church on free Saturdays, was granted first to the Benedictine nuns of St. Anne at Rome in 1603, to the Franciscans in 1609, to the Conventuals in 1612, etc. The Syrian and Chaldean Churches celebrate this feast with the Greeks on 9 December; in Armenia it is one of the few immovable feasts of the year (9 December); the schismatic Abyssinians and Copts keep it on 7 August whilst they celebrate the Nativity of Mary on 1 May; the Catholic Copts, however, have transferred the feast to 10 December (Nativity, 10 September). The Eastern Catholics have since 1854 changed the name of the feast in accordance with the dogma to the "Immaculate Conception of the Virgin Mary."

    The Archdiocese of Palermo solemnizes a Commemoration of the Immaculate Conception on 1 September to give thanks for the preservation of the city on occasion of the earthquake, 1 September, 1726. A similar commemoration is held on 14 January at Catania (earthquake, 11 Jan., 1693); and by the Oblate Fathers on 17 Feb., because their rule was approved 17 Feb., 1826. Between 20 September 1839, and 7 May 1847, the privilege of adding to the Litany of Loretto the invocation, "Queen conceived without original sin", had been granted to 300 dioceses and religious communities. The Immaculate Conception was declared on 8 November, 1760, principal patron of all the possessions of the crown of Spain, including those in America. The decree of the First Council of Baltimore (1846) electing Mary in her Immaculate Conception principal Patron of the United States, was confirmed on 7 February, 1847.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VII, New York, 1910

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    Autore ignoto, Il Padre Eterno dipinge l'Immacolata, XVIII sec., Real Parroquia de San Andrés, Valencia

    José Camarón Bonanat, Apparizione dell'Immacolata concezione a un suo devoto, Museo Lázaro Galdiano, Madrid

    Peter Paul Rubens, L'Immacolata Concezione, 1628-29, Museo del Prado, Madrid

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    Predefinito Musiche ed immagini su Maria




















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    Angelus in piazza San Pietro, poi l'omaggio alla Madonna in Piazza di Spagna

    «I bambini vittime dell'amore corrotto»

    L'allarme di Benedetto XVI nel giorno dell'Immacolata: «Giovani spesso ingannati da adulti senza scrupoli»


    CITTÀ DEL VATICANO - I giovani e i bambini spesso «vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli», attirati «nei vicoli senza uscita del consumismo», in cui «anche le realtà più sacre, come il corpo umano» «diventano oggetti di consumo, e questo sempre più spesso, già nella preadolescenza». È l'allarme lanciato da Benedetto XVI nel corso dell'Angelus recitato dalla finestra del suo studio davanti ad alcune migliaia di persone nel giorno della solennità dell'Immacolata Concezione.

    «FALSI MODELLI DI FELICITA'» - «Che grande dono avere per madre Maria Immacolata», ha commentato, «penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità: questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perchè sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita» ha detto Ratzinger. «Non poche esperienze - ha ricordato il Pontefice - ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell'amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza - ha esclamato - quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l'incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero».

    CERIMONIA IN PIAZZA DI SPAGNA - Nel pomeriggio, per il consueto omaggio alla statua della Madonna nel giorno dell'Immacolata Concezione, il Papa è arrivato a piazza di Spagna. « Ci ritroviamo qui per offrire il nostro omaggio floreale alla Madonna», ha sottolineato Benedetto XVI, esortando i fedeli a seguire la «Madre celeste che ci invita a fuggire il male e a compiere il bene», a «non perderci d’animo quando la sofferenza e la morte bussano alla porta delle nostre case», a «guardare fiduciosi al nostro futuro» e «a essere fratelli gli uni degli altri, tutti accomunati dall’impegno di costruire insieme un mondo più giusto, solidale e pacifico».

    Fonte: Corriere della sera, 8.12.2007

    I vigili del fuoco di Roma depongono, sul braccio della Vergine, una corona di fiori. La statua bronzea si trova sulla colonna ed è oggetto di omaggio del Papa, nel giorno dell'Immacolata Concezione, dal 1953. Il monumento in piazza di Spagna, opera di Luigi Poletti e inaugurato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1857, fu fatto erigere dallo stesso Pontefice per ricordare la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854. La colonna, alta quasi 12 metri, e sormontata da una statua della Vergine in ottone e bronzo, creata dall’artista Giuseppe Obici, fu rinvenuta nel 1777 nel monastero di Santa Maria in Campo Marzio, durante una campagna di scavi archeologici.

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    Il Papa ai giovani: il consumismo viola la sacralità del corpo umano

    di Redazione


    Roma - Il Papa lancia l'allarme per i giovani e bambini spesso "vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli", attirati "nei vicoli senza uscita del consumismo", in cui "anche le realtà più sacre, come il corpo umano" "diventano oggetti di consumo, e questo sempre più spesso, già nella preadolescenza". Un monito duro, preciso, questo del Pontefice, che invita a riflettere.

    Benedetto XVI lo ha detto durante l'Angelus recitato dalla finestra del suo studio davanti ad alcune migliaia di persone, partendo dalla riflessione sulla figura di madre che è stata la Madonna. "Che grande dono avere per madre Maria Immacolata", ha commentato, "penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità: questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita".

    "Non poche esperienze - ha detto il Papa - ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell'amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell'amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza - ha esclamato - quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l'incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero". Per l'Immacolata, rispettando la tradizione, questo pomeriggio il Papa ha deposto una corona sotto la statua della Madonna in piazza di Spagna. Dopo l'Angelus ha anche ricordato il 150esimo anniversario delle apparizioni di Lourdes e il fatto che comincia oggi lo speciale anno giubilare del santuario francese.

    Fonte: Il Giornale, 8.12.2007

 

 
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