Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    stanziale
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    Cool se un romano lavora..è un veneto!

    All'Opera Nazionale Combattenti toccò principalmente il compito di dividere la pianura in unità terriere d'estensione variabile secondo la fertilità del terreno e con una media di 20 ha per ogni gruppo familiare al quale andò in dotazione una casa colonica (il podere), munita dei servizi civili e agricoli necessari. Nel periodo tra ottobre e novembre del 1932 iniziò l'immigrazione di circa 60 mila contadini veneti, friulani ed emiliani che dovevano popolare il territorio bonificato. A loro furono affidate le unità poderali, dapprima a mezzadria quindi, dal 1942, a riscatto. Per ogni cento poderi furono creati i centri aziendali che si sarebbero poi sviluppati autonomamente e che attualmente sono dei centri popolosi molti dei quali mantengono tuttora la vocazione agricola: ad essi furono dati nomi delle località della Prima Guerra Mondiale ed oggi sono Borgo Isonzo, Borgo Grappa, Borgo Piave, Borgo Montello, Borgo Faiti, Borgo San Michele, Borgo Montenero, Borgo Pasubio, Borgo Vodice e Borgo Hermada.
    Di pari passo si svolgeva l'attività tendente a migliorare le condizioni di vita, con la creazione di centri per la profilassi che combattevano con il chinino la terribile zanzara anofele che Angelo Celli e Giambattista Grassi avevano studiato aprendo, infine, scuole che seguirono l'opera di apostolato che aveva svolto Giovanni Cena. Quest'ultimo, un gracile maestro dotato di una volontà e di un senso della scuola che elevava l'insegnamento a missione, negli anni precedenti la prima guerra mondiale passò al setaccio la palude alla ricerca di studenti tra le povere famiglie di contadini, sfidando la malaria per portare una buona parola e un po' di luce nei casolari spogli dell'Agro. Con la creazione di Casal Delle Palme (1927) si dà inizio alla realizzazione di una serie di scuole per combattere l'analfabetismo.
    Con Giovanni Cena operarono poeti e artisti, altri insegnanti e medici: Giacomo Boni, Angelo Celli, Alessandro Marcucci, Sibilla Alleramo e Duilio Cambellotti, pittore e scultore che nella scuola di Casal delle Palme sull'Appia, tra Cisterna e il bivio di Latina, ha lasciato sei quadri a tempera che illustrano la vita in palude. tra ottobre e novembre del 1932 iniziò l'immigrazione di circa 60 mila contadini veneti, friulani ed emiliani che dovevano popolare il territorio bonificato

  2. #2
    stanziale
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    percy
    farò il tuo nome a Borghezio e a Boso
    ..non mettere mai piede al Nord!...

  3. #3
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    Originally posted by carbonass
    percy
    farò il tuo nome a Borghezio e a Boso
    ..non mettere mai piede al Nord!...
    Si Chiama Padania , a meno che tu non voglia ricordare anche il TIROLO e la TOSCANA.

  4. #4
    stanziale
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    ho scritto Nord
    perchè metto dentro anche Torino, Padova e Milano...

  5. #5
    stanziale
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    Predefinito nella tana della lupa...

    IL RISCATTO DEI CISPADANI TARGATO LEGA


    Detto fatto: i nordisti di Castelli in visita a Latina per riprendersi la loro gente arrivata in palude in cerca di un sogno. Tra dialetti e contaminazioni all’insegna dei ricordi del tempo che fu.



    Lidano Grassucci (18 febbraio 2005)


    “Qui c’è la nostra storia”. Poi citano Bossi: “il popolo che non ha storia non può costruire il suo futuro”. I senatori leghisti sono venuti in massa. “No ghe sé problema” esordisce. Ma tutto comincia con Roberto Amiconi che ha un accento con slang romano. Ma dopo di lui, tranne Lilli D’Ottavi saranno parlate del Nord. Il sindaco Zaccheo manda una missiva e fa sapere che “in altro è impegnato”. Del resto qui c’erano solo 10 senatori, un ministro della Repubblica e il vicepresidente del Senato. Insomma quattro gatti. Il senatore Stiffoni ha gioco facile davanti alla proposta avanzata dal suo colega di Latina Pedrizzi di fare una giornata di “tutti i bonificatori”. Loro, quelli della Lega, la proposta non solo l’avevano fatta prima, ma ci hanno messo cervello.

    Tanto che Alberto Panzarini, presidente dell’associazione veneti di Latina, ringrazia: “voi non avevate interessi diretti eppure avete fatto una cosa per riconoscere la nostra storia”.

    Uno schiaffo morale, politico e umano enorme rispetto alla pattuglia di sei parlamentari che… semplicemente non ci hanno pensato. I senatori della Lega non si nascondono: “qui a Latina, in questo museo – dice il senatore Agoni – c’è un pezzo della nostra storia”. Parla dei trattori Om, Fergusson che “ho guidato personalmente, e qualcuno anche fuso”.

    Boldi è il vicepresidente del senato che ricorda delle famiglie costrette ad emigrare per vivere. Ora loro sono l’Italia ricca.

    Polemico Panzarini: “C’è ancora chi continua a negare le identità, pensa che noi siamo un peso per la comunità”.

    Intorno tanta gente comune, persone che sono qui perché? “Per decenni si sono sentiti dimenticati dai loro”.

    Il senatore Stiffoni presenta i colleghi: Vanzo; Tirelli, Pedrazzini, Agoni, Frignone, Boldi, Pirovano, Corraro. Sono tanti. Il ministro Calderoli sta male, ha la febbre. Ma arriva il ministro Castelli con tanto di scorta.

    Chi c’era di Latina? Il collega Michele Forte, in questo caso un signore. Capisce di ospitalità. Gli altri? Diciamo che hanno fatto una figuraccia e hanno lasciato il campo libero agli altri. C’è sul tavolo il presidente del Fogolar Furlan, Ettore Sciani, 91 anni portati bene: “Qui per difendere la nostra storia abbiamo sempre cacciato soldi di tasca nostra, vi dobbiamo un grazie per quello che avete fatto”.

    In sala c’è un imbarazzato Maurizio Lucci, è il capogruppo di An in consiglio provinciale, è di Bassiano ma capisce che qui sta avvenendo qualcosa di importante. Da una parte la retorica del ventennio, da questa parte i fatti.

    “A noi – dice Panzarini – hanno insegnato che contano i fatti”. E i fatti li hanno portati quelli della Lega. Arriva Castelli, il ministro. Un ministro della Repubblica che viene a rendere omaggio ai Bepy, ai Tony che quando arrivavano a Littoria venivano derisi e irrisi da una borghesia così piccola da non esistere.

    “Ghe se vegnuo il ministro, par nu”.

    Già per loro, il sindaco ha preso i loro voti, lo stesso ha fatto il senatore Pedrizzi che ora vuole ricordarsi di “tutti i bonificatori”, come se la storia fosse un grande buco nero dove sono tutti uguali. I Cispadani hanno diritto alla loro storia. Lilli d’Ottavi prende la parola, è di Sezze: “non sono veneta, ma ho la farmacia a Borgo San Michele sono cresciuta tra i veneti, quando ho proposto di intitolare le strade ai bonificatori mi hanno detto che era meglio dedicarle ai poeti italiani”.

    Insomma questi cispadani sono scomodi, magna polenta e lenti.

    Ma ora hanno qualcosa da dire, quando uno di loro divenne sindaco di Latina, era il primo cispadano laureato, lo chiamavano “zolla”.

    Era Delio Redi divenne senatore con 80.000 voti personali.

    Ecco, ieri Castelli ha parlato di una storia che nessuno voleva. Vogliono chiamare Latina già Littoria. Ma non sarebbe meglio chiamarla già Vicenza, già Belloni, già Sezze, già Bassiano?

    E Zaccheo? Aveva altri impegni. Pedrizzi era geloso. E… va bene così.

  6. #6
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    Guarda, io sono di Latina e molti (me compreso) hanno origini settentrionali, ma non credo che le strumentalizzazioni leghiste possano avere un grande impatto al di là della “nostalgia delle origini” che simili ricordi evocano…

    L’ingegneria sociale che permise la nascita della città è stata voluta ed attuata da un ben preciso regime a cui molti nel territorio (nel bene e nel male) guardano ancora con simpatia e personalmente non mi sembra affatto che l’eredità dei bonificatori sia conculcata o negata e basterebbe fare un giro in città e vedere il nome delle piazze e delle vie per rendersene conto (lo stesso stemma cittadino la rievoca).

    E ancora adesso può capitare (nelle feste patronali dei borghi ma non in città) di sentir parlare qualche anziano in veneto, ma tutti quelli che conosco pur rimarcando ed essendo giustamente fieri delle loro origini non rinnegano certo l’italianità nella quale si riconoscono perfettamente per una identità maldefinita e frutto di elucubrazioni create a tavolino.

    E lasciamo stare Redi per piacere...



  7. #7
    stanziale
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    percy
    quello che scrivi corrisponde perfettamente
    con il pensiero di Gilberto Oneto
    ...e non capisco certi padani
    che a furia di voler sembrare "estremisti"
    finiscono solo per essere ridicoli
    un etno-federalista
    come fa a non rispettare tutte le culture e le diversità?

  8. #8
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    Originally posted by percy
    non solo non è vero ma il detto messaggio denota una crassa ignoranza dell'italia preunitaria: basti pensare alla rete di rapporti (e di parentele) dell'aristocrazia italiana (ed europea) dell'epoca. la madre di Francesco II, ultimo Re di Napoli era la Venerabile (decreto di Santa Romana Chiesa) Maria Cristina di Savoia...
    tanto per dirne una: ma cosa si può pretendere da chi disprezza un Regno come quello di Napoli, all'avanguardia culturale, civile, e INDUSTRIALE dell'italia di allora...
    e allora torniamo a quei tempi...amici ma ognuno si fa i cazzi propri a casa sua.

 

 

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