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  1. #1
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Thumbs down Zapatero ricompensa i suoi elettori cattocomunisti: ora di religione declassata

    E' uscito ieri il progetto di legge spagnolo secondo cui la religione cattolica verrà resa opzionale nelle scuole e il suo voto non verrà piùcalcolato unitamente alle altre materie (insomma non farà media).

    E' questa una delle tante ricompense che Zapatero e il governo comunista ha dato a tutti quei "cattolici", vescovi in testa, che lo hanno appoggiato nelle elezioni dipingendo Aznar come un guerrafondaio, un nazista etc.

    Adesso si trovano a fare i conti con queste porcherie, e se non ci fosse da piangere verrebbe da dire: ben gli sta, ai cattocomunisti.

    --------------------------

    All'indomani della pubblicazione del Documento di Proposte, i giornali mettono in grande rilievo lo scontro con la Chiesa cattolica sulla questione dell'insegnamento della religione.

    • L' ABC è implacabile e titola: "Il Governo riduce la riforma dell'istruzione alla “non valutazione” dell'insegnamento della religione” e continua: “Senza ricercare nessun consenso con l'opposizione, il Governo ha presentato una riforma educativa che oscilla tra un minor rigore nei confronti degli alunni e l'ossessione laicista contro la Chiesa cattolica”



    • El Mundo titola : "Il voto di religione non conterà, quello di Educazione alla cittadinanza invece sì”, e all'interno di un duro editoriale scrive: ”E' deludente che, quattro mesi dopo che il Governo ha deciso di paralizzare la LOCE, approvata nella precedente legislatura, la ministra annunci che la sua alternativa è ritornare alla LOGSE e approvare una riforma che fomenta il laicismo”



    • La Razón apre con la frase: “Il Governo ignora la Chiesa e toglie la valutazione all'insegnamento della religione" e aggiunge “Un maquillage educativo laico”, e ancora: ”E' con sorpresa che ci si accorge che solo la soppressione dell'esame al Baccillierato e l'attacco all'insegnamento della religione hanno impedito che PP e PSOE trovassero a suo tempo un accordo sulla scuola”


  2. #2
    più arcipreti, meno arcigay
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    Quasi l’80% degli studenti iberici sceglie di partecipare ai corsi. Un dato «molto significativo» per la Conferenza episcopale spagnola «considerando le difficoltà che attraversa questo tipo di insegnamento e gli ostacoli che deve superare nel suo sviluppo quotidiano nelle aule»

    La Spagna corre all’ora di religione

    Il governo vuole «depotenziarla». I familiari non ci stanno. E nelle elementari aumenta il numero degli iscritti. Nell’ultimo anno l’incremento ha sfiorato il 2%

    Da Madrid Michela Coricelli

    La polemica sulla riforma dell'insegnamento in particolare, i cambiamenti che riguarderanno l'ora di religione, continua: il dibattito è ancora aperto, ma non è ancora chiaro il destino della materia religiosa nella prossima modifica legislativa del governo spagnolo.

    I dati appena pubblicati dalla Conferenza episcopale assumono un peso ancora più rilevante: nel corso scolastico 2004-2005, il 79,3% degli studenti spagnoli di tutte le età (escluse le Università) sono iscritti all'ora di religione. Oltre 5,2 milioni di ragazzi (su un totale di 6,4) ricevono questo tipo di educazione: rispetto allo scorso anno (2003-2004), si è verificato un aumento dell'1,8%.

    Un dato, «molto significativo - spiega la Cee - considerando le difficoltà che attraversa l'insegnamento religioso cattolico nella scuola e gli ostacoli che deve superare nel suo sviluppo quotidiano nelle aule».

    Una delle prime misure dell'esecutivo di Zapatero, 10 mesi fa, è stato proprio il congelamento della precedente riforma scolastica del partito popolare, che riconosceva alla religione lo stesso status delle altre materie (voto e peso nella media finale).

    L'ora di religione cresce come opzione soprattutto nella scuola primaria (elementare) la tappa in cui «i genitori possono esercitare il loro diritto di opzione formativa per i figli con maggiore libertà» mentre cala nella secondaria obbligatoria (-0,8%) e registra un leggero aumento nelle superiori, con un + 0,3%.

    Sono questi gli anni tradizionalmente più «deboli» per l'insegnamento religioso: «In questi corsi, i voti non sono considerati per l'accesso all'Università, a borse o aiuti per gli studi. Questo implica che l'insegnameno della religione cattolica non abbia un trattamento equiparabile a quello di una materia fondamentale, dato che lo studio della religione non viene considerato come si fa con il resto delle aree».

    Per questo motivo, il lieve incremento è considerato un dato particolarmente importante.
    Presentando le cifre, la commissione epis copale di insegnamento e catechesi, presieduta dall'arcivescovo di Toledo Antonio Cañizares, ricorda che quest'opzione «è un diritto fondamentale, riconosciuto dalla Costituzione spagnola», e che lo Stato è obbligato a permettere che «venga impartita con tutte le garanzie necessarie, affinché non si produca nell'attività scolastica nessuna discriminazione per il fatto stesso di ricevere o no questo insegnamento».

    Contro la futura riforma la Concapa, l'associazione nazionale dei genitori cattolici, ha raccolto tre milioni di firme, che verranno consegnate il prossimo mese al premier Zapatero. Nel frattempo, venerdì, i suoi rappresentanti incontreranno la responsabile dell'Educazione Maria Jesús San Segundo.

    Per José Escandell, segretario generale dell'Istituto di Umanità Angel Ayala-Ceu, l'accordo fra il Vaticano e lo Stato spagnolo assicura la garanzia dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, ma l'esecutivo sta creando «tutte le difficoltà possibili» a questa materia.

    da AVVENIRE

  3. #3
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    Predefinito Altra pillola

    Il premier Zapatero ha deciso che a partire dal 2005 nelle scuole pubbliche di alcune città a forte presenza musulmana si insegnerà la religione islamica. E c’è già chi, anche nel nostro paese, vuole seguire l’esempio spagnolo.

  4. #4
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  5. #5
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    Ecco un altro articolo che illustra le meravigliose sorti e progressive cui va incontro la Spagna, e poi l'Europa.

    Notiamo anche i pregiudizi anticristiani del quotidinao, Repubblica, che com'è noto è giornale della coalizione dove "cattolici" e comunisti convivono alla faccia delle anime belle che non s'accorgono dell'opposizione.

    ----------------------------------------------

    Dai diritti dei gay all'eutanasia: è la svolta iberica
    E la Chiesa non sa come reagire


    La rivoluzione laica di Zapatero

    dal nostro inviato GUIDO RAMPOLDI

    Se il centrodestra avesse rivinto le elezioni questo sarebbe stato l'anno di Isabella la Cattolica, la regina che avendo cacciato i Mori dalla Spagna oggi ispira un culto di cui la Fallaci è la fondatrice, Aznar il sacerdote e opinionisti italiani i missionari. Ricorrendo il quinto centenario della morte (1504), il governo aveva predisposto grandi mostre, concerti di musica antica e l'esposizione del trattato con cui s'arrese l'ultimo re musulmano, Boabdil di Granada.

    Alla Moncloa il cerimoniale avrebbe regalato agli ospiti illustri la biografia di Isabella già consegnata da Aznar al papa alla vigilia dell'invasione dell'Iraq, per ricordargli che dopotutto anch'egli combatteva i Mori come la Cattolica. E l'ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede avrebbe raddoppiato gli sforzi perché Isabella sia beatificata malgrado i cacadubbi ricordino che la candidata inaugurò in Europa la persecuzione statale degli ebrei. Insomma la paffuta regina castigliana sarebbe diventata un'icona della Spagna aznariana, la polena del galeone spagnolista che avanzava nel nome della civiltà cristiana: finché non è arrivata la tempesta.

    In marzo Aznar ha perso le elezioni, e dopo quel naufragio non solo Isabella è sparita tra i flutti, ma all'improvviso non è più chiaro se il cattolicesimo sia un tratto costitutivo dell'identità spagnola. Cosa voglia dire essere cattolici in Spagna era una questione complicata già tre secoli fa, al tempo della Mas Catolica Monarquia, la monarchia più cattolica del pianeta, quando le ragazze dell'aristocrazia scandalizzavano madame d'Aulnoy parlando delle loro malattie veneree "come si trattasse d'un'emicrania". Però questo rimescolamento di codici morali non impediva alla Chiesa spagnola di conservare, talvolta con metodi feroci, la sua centralità nel potere e nella storia: rappresentava i valori della tradizione, il nucleo etico della nazione. Adesso proprio quella centralità sta per essere abrogata dal governo socialista con un'offensiva su più fronti che incontra una resistenza debole.

    E forse per questo oggi la palazzina dell'Opus dei in via Vitruvio, col suo pianterreno vuoto e silenzioso, sembra un po' il comando d'un esercito che stia preparando la ritirata per salvare il salvabile. Da qui al 2008 i socialisti vorrebbero, nell'ordine, autorizzare gli omosessuali a contrarre il matrimonio e ad adottare; riformare la legge (ora sospesa) per la quale gli insegnanti di religione avrebbero dato il voto agli studenti iscritti a quella materia; creare un "registro centrale delle ultime volontà" contro l'accanimento terapeutico (cioè in sostanza cominciare a discutere d'eutanasia); snellire tempi e procedure per il divorzio, complicato come in Italia; allargare le maglie d'accesso all'aborto; formulare un progetto di legge sulla ricerca con cellule staminali.

    Infine il Psoe allude alla possibilità di rinegoziare i patti per i quali lo Stato risulta determinante sia nel pagamento dei salari di 20mila sacerdoti, 30mila insegnanti di religione, un migliaio di cappellani militari, ospedalieri o carcerari, sia nell'agevolare le scuole cattoliche parificate, di fatto gratuite.

    Anche se la questione del finanziamento probabilmente sarà risolta aumentando la percentuale che il contribuente può devolvere alla Chiesa, oggi il 52 per mille, la sostanza non cambia: il governo intende "abolire la posizione di innegabile vantaggio di cui gode la confessione cattolica... nessuna religione può essere più ufficiale delle altre" (così il sottosegretario alla Giustizia, Guerra). Insomma, la rivoluzione. O perlomeno una trasformazione inimmaginabile in Italia, dove la sola idea di togliere i crocefissi dalle aule, da tempo spariti in quasi tutte le scuole pubbliche spagnole, provoca svenimenti nel centrosinistra.

    A fronte di questa sfida la reazione del vertice ecclesiastico sulle prime è stata veemente, talvolta sopra le righe: si è gridato al "fondamentalismo laicista", e monsignor Gea ha accusato i socialisti di volere la morte della Chiesa, nientemeno. Ma spentesi queste voci, dal silenzio che è seguito si poteva perlomeno sospettare che a negare centralità alla Chiesa non fosse Zapatero ma la società spagnola. L'appello alla controffensiva aveva radunato non molto più di quella destra dura che vorrebbe usare la religione per rissare con i socialisti e impedire la riconversione centrista del Partido popular, non più sotto il controllo di Aznar. Il Pp se ne restava defilato, e anzi i suoi sindaci annunciavano che avrebbe celebrato nozze gay se così avesse deciso il parlamento. Dormivano le tv con proprietari o direttori cattolici: i cardinali non fanno audience. La stampa amica non si scalmanava.

    E soprattutto, i sacerdoti e i fedeli non seguivano. Stando anzi a quanto ci dice un conoscitore, il sociologo cattolico Rafael Diaz Salazar, nella Chiesa ora prevalgono "malessere" e "irritazione" per l'atteggiamento conflittuale adottato da un vertice ecclesiastico già malvisto, "perché in genere scelto da Roma e perché caro all'Opus dei". Forse anche a causa di questo isolamento adesso l'Opus cerca il dialogo, come ricaviamo da una conversazione con il numerario Manuel Garrido. Ma se dialogo vuol dire trattativa, stando al primo test, la legge che estende il matrimonio agli omosessuali, il psoe non pare disponibile. "Non consideriamo negoziabile l'eguaglianza dei diritti", ci dice la deputata Carmen Monton.

    Dunque all'inizio del 2005 il parlamento riconoscerà agli omosessuali non solo il diritto a sposarsi, ma anche ad adottare, come in Olanda.
    Nella realtà cambierebbe poco: in Spagna le coppie gay già ora possono adottare bambini ricorrendo alla legge (non osteggiata dal Pp) che permette l'adozione ai single. Secondo la Monton, ricerche statunitensi e spagnole dimostrano che i figli adottivi delle coppie omosessuali (di solito i più bisognosi, perché in precedenza scartati dalle coppie etero) distinguono perfettamente i ruoli maschile e femminile; invece ne dubita il cardinal Rouco, primate di Spagna.

    Ma questo aspetto resta sulla sfondo, come se non fosse cruciale. Lo scontro è soprattutto di principio. Ciascuno dei due campi vuole affermare un assoluto.
    Da una parte l'eguaglianza dei diritti, quali che ne siano i titolari; dall'altra il diritto naturale, per il quale è insensato chiamare "matrimonio" un'unione senza possibilità di procreare. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale, i socialisti stanno immettendo "un virus" nella società, quasi fossero appestatori; a loro volta i socialisti si dichiarano "rattristati dalla reazione del vertice ecclesiastico", quasi fosse dovere dei ministri dì una fede millenaria allinearla ai voleri effimeri dell'elettorato.

    Non è facile tenere bassi i toni d'uno scontro mai sopito da quando, nell'Ottocento, clericalismo e liberalismo spagnoli cominciarono a combattersi ferocemente. Ed è enorme la questione sottesa dalle riforme annunciate dal Psoe: infatti si tratta di decidere se il cattolicesimo sia un elemento residuale o costitutivo, se lo Stato debba tutelarlo come qualcosa di prezioso oppure considerarlo un gravame.

    Qual è il suo posto in una Spagna non più rurale, dove 12 neonati su 100 sono figli di immigrati, dove sono arrivati dal Maghreb l'islam e dall'America latina il cristianesimo riformato, sicché ora l'Alleanza evangelica (un milione di fedeli) ha diritto di chiedere un'istruzione "depurata dei pregiudizi contro il protestantesimo"? La società spagnola è così cambiata che secondo il rettore dell'ateneo di Madrid, Josè Luis Abellan, diventa inevitabile rifondare anche la hispanidad senza il cattolicesimo: l'unico ostacolo sarebbero le "poderose forze della reazione".

    Le "poderose forze" devono essersi ben camuffate perché non se ne vede traccia in giro. E anzi il cattolicesimo spagnolo dà l'impressione d'essere armato di vecchi archibugi, e fiacco, e diviso in fazioni che si odiano con l'intensità che riesce solo ai cattolici quando detestano altri cattolici.

    La Chiesa dimostra poi un'incapacità di comunicare "quasi patetica", concorda un cattedratico vicino all'Opus dei, Rafael Navarro Valls, fratello del portavoce vaticano. Infine è difficile mobilitare una fede plurima com'è anche in Spagna il cattolicesimo. Molti fedeli, e la metà dell'elettorato di centrodestra, sono favorevoli alle nozze gay (il cattolicissimo sindaco di Victoria ne è stato tra i promotori). E ancora: secondo una ricerca della Fundacion Santa Maria, solo il 5% dei giovani cattolici segue la morale della Chiesa. Insomma non c'è un cattolicesimo, magari con le sue morali doppie o triple ma politicamente univoco: ve ne sono diversi, di destra o di sinistra, ortodossi o eterodossi, tra loro distanti quanto Baget Bozzo e Nigrizia, don Milani e Biffi.

    Prevale una fede "à la carte", secondo la definizione sarcastica che ci consegna Navarro Valls. Però una sezione del menù è fissa, non solo per i cattolici ma per gran parte della popolazione: sia convinzione o convenzione, gli spagnoli battezzano i figli (il 90%), li iscrivono all'ora di religione (il 75%), in grande maggioranza si sposano in chiesa e per l'81% dichiarano il cattolicesimo la loro fede.

    In virtù di tutto questo la Chiesa ha particolare diritto, conclude Navarro Valls, a quella cooperazione che la Costituzione garantisce alle religioni, lì dove stabilisce la "distanza amichevole" che le separa dallo Stato aconfessionale; invece il governo sarebbe mosso da un "laicismo ostile", di cui sarebbero prova "l'intenzione di degradare il rango della religione (cattolica) all'interno dell'insegnamento scolastico, l'attacco al matrimonio anche attraverso il divorzio express, e lo stesso metodo di annunciare quelle riforme senza prima discuterne (con il vertice dell'espiscopato)".

    L'Opus rimpiange il tempo di Aznar e della concertazione, quando la Chiesa s'illuse di conservare con accordi di potere quella centralità che avrebbe fatto meglio a conquistarsi nella società spagnola, magari osando chiedere un minimo d'autenticità al cattolicesimo light così diffuso tra i suoi credenti. Ora non pare facile trovare comprensione in una sinistra dove, ci dice Lola Galan del quotidiano el Pais, "se un politico dicesse del papa le stesse cose positive che mi disse Bertinotti, susciterebbe uno scandalo".

    Ma anche il psoe dev'essere giudizioso. Zapatero ha dimostrato l'audacia che manca a tante sinistre europee, ma deve guardarsi dal rischio di maneggiare questioni assai delicate con una disinvoltura eccessiva. Inoltre sarebbe stolto dimenticare che la Chiesa qua e là produce un sapere non banale, anche se poi lo spreca malamente quasi temendo di comunicarlo.

    Infine (ma di questo al psoe sembrano consapevoli) in Spagna come altrove i preti di periferia - magari rozzi, magari esagitati - ormai sono quasi gli unici a dare ancora concretezza alla parola più usata dalla sinistra europea: solidarietà.

    10 ottobre 2004

    da la repubblica (sovietica)

  6. #6
    più arcipreti, meno arcigay
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    Intervista al cardinal Sebastián, 74 anni, vicepresidente della conferenza episcopale spagnola: egli è a favore d’una linea mediana, di un dialogo mite ma fermo.
    Prima d’essere fatto vescovo è stato professore di teologia e rettore dell’università di Salamanca: il cardinale Tarancon lo definì “la migliore testa pensante del clero spagnolo”.

    Nell’intervista c’è la denuncia della pericolosità della sfida laicista, specie quando pretende – come ha detto Zapatero – che “la verità è ciò che decide la maggioranza”.

    Ma c’è anche il riconoscimento della “mediocrità spirituale” e della “debolezza missionaria” di tanta parte della cattolicità spagnola.

    C’è la speranza che la frustata laicista diventi per la Chiesa occasione non di scontro, ma di una “testimonianza di fede più viva e coerente”.

    Sebastián, 74 anni, ha dato questa intervista al quotidiano di una conferenza episcopale sorella, quella italiana, anch’essa incalzata dalla pressione laicista.

    “Questo non è riformismo, è nichilismo”

    Intervista con Fernando Sebastián, vescovo di Pamplona

    D. – Monsignor Sebastián, ha l'impressione che la Chiesa in Spagna sia sotto attacco?

    R. – “Non si tratta di un attacco diretto a eliminare la Chiesa cattolica in quanto tale. A mio avviso siamo di fronte a un attacco indiretto che mira a instaurare il laicismo nella società. È qualcosa che non ha nulla a che vedere con la giusta rivendicazione della laicità dello stato, su cui si fonda la libertà delle diverse espressioni culturali e religiose. Si vuole invece imporre una concezione di vita assolutamente immanentista a ogni livello sociale, emarginando la fede religiosa. La Chiesa potrà continuare ad esistere, al pari dei gruppi che praticano la magia o credono nei marziani, ma non potrà avere un ruolo nel dinamismo della società”.

    D. – Il governo afferma che i progetti di legge contestati dalla Chiesa godono del sostegno della maggioranza dell'opinione pubblica.

    R. – “In primo luogo vorrei ricordare che questo governo non ha la maggioranza assoluta. In secondo luogo c'è un'altissima percentuale di spagnoli, oltre il 70 per cento, che sceglie l'ora di religione per i propri figli, e quasi un 30 per cento di fedeli praticanti. In molte persone i sentimenti religiosi convivono con giudizi di segno opposto. Io comunque non ho dubbi sul fatto che la maggioranza degli spagnoli sia contro il matrimonio omosessuale, e sarebbero ancora di più se la televisione non favorisse in modo scandaloso l'opinione opposta. In ogni caso la verità non dipende dalla maggioranza”.

    D. – Cosa intende dire?

    R. – “La democrazia è un metodo per organizzare la vita collettiva, non può essere considerata la fonte del bene e della verità. Il valore dell'uomo non dipende dalle istituzioni che si è dato. Oppure riteniamo che il principio di maggioranza valga anche per stabilire i valori morali dell'esistenza? È un dibattito che vede la Chiesa in prima linea”.

    D. – Il cattolicesimo spagnolo è in grado di affrontare questa battaglia culturale?

    R. – “Penso di sì, anche se sono il primo a riconoscere che c'è una debolezza missionaria della nostra Chiesa. Dobbiamo guardarci dentro e ammettere la nostra mediocrità spirituale. Molti cattolici hanno ceduto al materialismo pratico. Quando però il potere si mette contro la sensibilità religiosa restano sopresi e inquieti. E in molti casi reagiscono. Io spero che sia l'occasione non per andare allo scontro, ma per dare una testimonianza di fede più viva e coerente”.

    D. – Come giudica la fretta con cui il governo socialista sta portando avanti le cosiddette riforme laiche?

    R. – “C'è l'affanno di liberarsi da quel che ritengono un peso eccessivo, vale a dire dall'influsso che la religione esercita ancora sulla società. Ma negare quel che si ha non crea per ciò stesso qualcosa di nuovo e di migliore. Si nega soltanto per affermare una libertà vuota e assoluta. Questo non è riformismo, è nichilismo”.

    D. – Molti gruppi e associazioni del mondo cattolico si stanno mobilitando contro i provvedimenti governativi. Qual è il suo giudizio?

    R. – “Sono iniziative che essi prendono sotto la loro responsabilità personale. La nostra responsabilità di vescovi è quella di richiamare i fedeli a essere bravi cristiani, capaci di utilizzare gli strumenti della democrazia nel modo più efficace possibile. Ritengo molto positivo che i cattolici si diano da fare. Poi, sulle scelte concrete, si potrà ovviamente discutere”.

    D. – C'è un dialogo tra governo e conferenza episcopale sulle cosiddette riforme laiche?

    R. – “Noi l'abbiamo sollecitato più volte ma finora non abbiamo avuto risposta. Diciamo che vi sono stati alcuni contatti a livello personale e informale, ma un confronto di tipo istituzionale non si è avviato. Eppure credo che varrebbe la pena trovarsi attorno ad un tavolo per discutere insieme delle intenzioni del governo e delle preoccupazioni dell'episcopato.

    D. – C'è la possibilità che si arrivi a uno scontro?

    R. – “Noi non lo vogliamo nel modo più assoluto. Siamo desiderosi di collaborare per il bene della società e rispettosi delle iniziative che il governo intende assumere a tale scopo. L'abbiamo testimoniato negli anni passati, anche quando al potere c'era un governo socialista con cui abbiamo avuto rapporti sostanzialmente corretti, in uno spirito di collaborazione”.

    D. – La conferenza episcopale spagnola ha lanciato una serie di campagne informative sui temi più caldi del momento. La prima riguarda l'eutanasia che però non compare nel programma del governo socialista. Come mai?

    R. – “Ho rivolto anch'io questa domanda all'interno della conferenza episcopale. È stato spiegato che la difesa della vita è il punto di partenza per qualsiasi altra rivendicazione. Lei dice che l'eutanasia non rientra nei programmi di questo governo. Mi piacerebbe che fosse così. Purtroppo ci sono indizi di segno opposto. Non siamo ancora alle proposte di legge ma temo che si stia preparando il terreno con varie iniziative di tipo culturale”.

    D. – Un esponente socialista ha proposto di cambiare l'attuale sistema di finanziamento alla Chiesa cattolica. Pensa che il governo sia intenzionato a rimettere in discussione gli accordi sottoscritti tra lo stato spagnolo e la Santa Sede?

    R. – “Il primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero ha detto di no. Per quanto riguarda il sistema di finanziamento non è stato realizzato completamente quel che venne stabilito. E al contrario di quanto solitamente si dice in giro, non per colpa nostra. Comunque siamo pronti a ridiscuterlo, non è il problema più importante per la Chiesa”.

    D. – Quel che sta succedendo in Spagna potrebbe accadere presto in altri paesi europei di tradizione cattolica?

    R. – “Forse sì, ma in maniera diversa. Credo ad esempio che in Italia il confronto tra laici e credenti stia avvenendo in modo più saggio e tranquillo”.

    Di Luigi Geninazzi, “Avvenire”, 21 novembre 2004, visibile QUI

  7. #7
    più arcipreti, meno arcigay
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    Predefinito

    E ovviamente, con Zapatero in Italia sono d'accordo gli invertiti, i radiculi e i comunisti:

    Qui la empia gioia dei gay

    Qui il nefasto gaudio dei radicali

    e per quelli dei comunisti basta che cerchiate su google.

    Meditiamo...

  8. #8
    Napoléon I
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    Predefinito

    In Italia il concordato regola ancora l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, regola il matrimonio concordatario, e pone la religione cattolica (come del resto la costituzione) su di un piano privilegiato, rispetto alle altre religioni.
    Aspettiamoci dunque, sia per l'insegnamento della religione, sia per i privilegi che il matrimonio canonico ha rispetto agli altri riti matrimoniali acattolici riconosciuti (si pensi solo alle competenze dei tribunali ecclesiastici), ed in generale per i privilegi che il cattolicesimo ha, rispetto alle altre religioni, una soluzione unilaterale del concordato da parte dello stato, qualora gli emuli de noantri di Zapatero andassero al potere.

  9. #9
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito Re: Zapatero ricompensa i suoi elettori cattocomunisti: ora di religione declassata

    Originally posted by Dreyer


    Adesso si trovano a fare i conti con queste porcherie, e se non ci fosse da piangere verrebbe da dire: ben gli sta, ai cattocomunisti.
    Sono l'infamia del genere umano.

  10. #10
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito Re: Zapatero ricompensa i suoi elettori cattocomunisti: ora di religione declassata

    Originally posted by Dreyer


    Adesso si trovano a fare i conti con queste porcherie, e se non ci fosse da piangere verrebbe da dire: ben gli sta, ai cattocomunisti.
    Pensi che ai cattocomunisti dispiaccia? Sono invece assolutamente d'accordo coi marxisti atei, in nome di una presunta libertà, laicità,maturità dello stato, ed adesione al "concilio vaticano II".
    Peccato che del concilio sanno le stesse cose che sanno i lefebvriani. Ovvero una cippa.

 

 
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