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  1. #1
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    Predefinito Antichi amuleti e talismani

    La terra su cui camminiamo, abitata da innumerevoli generazioni, è letteralmente zeppa di oggetti e frammenti di ogni epoca.
    Basta scavare un po' e affiorano reperti, sia pur poveri e privi di valore, che testimoniano questa assidua presenza umana.
    Chi non ha in casa qualche piccolo oggetto proveniente da uno scavo più o meno abusivo, o magari trovato nelle vicinanze di casa?
    Ecco alcuni di quelli che fanno mostra di sé nella mia vetrinetta.
    Naturalmente per il Forum Esoterico ho scelto quelli che mi parevano più "misteriosi".


    La credenza nel malocchio in Italia è molto antica, i romani lo chiamavano fascinum probabilmente derivando il termine dal greco baskania che significa invidia o gelosia; e la difesa dal malocchio era assicurata da appositi oggetti da indossare.
    Questi oggetti, detti fulakthria sono presenti in grande quantità tra i reperti archeologici: spesso piccoli animali con le corna o parti del corpo umano, tra cui, assai comune, la mano aperta.
    Per questa ragione ipotizzo che questo piccolo braccio di bronzo con la mano aperta possa essere un antico amuleto che, forgiato duemila anni or sono in epoca romana, conserva intatto - se non accresciuto dalla sua vetustà - il suo magico potere.
    Anche se lo spiritello scettico che si annida nella mia formazione volterriana e del tutto priva di spirito superstizioso mi suggerisce invece l'idea che il minuscolo braccio - lungi dall'essere portatore di fortuna o scacciatore di malocchio - mi irrida con un volgare e poco romano "gesto dell'ombrello"...

  2. #2
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    Ma no, mai visto nessuno fare il "gesto dell'ombrello" a mano aperta. Non viene spontaneo…

    Si tratta sicuramente di un prezioso oggetto apotropaico che, oltre a scongiurare il malocchio, era usato come potente talismano a protezione della famiglia. Leggo inoltre che la mano aperta simboleggia azione, magnanimità e potere.
    Più di così...

  3. #3
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    Rincuorato dalla consulenza silviesca, passo al secondo pregevole e misterioso reperto.

    Io lo chiamo "lo spillone":


    L'impugnatura sembra guardarci minacciosa come l'urlo di Munch, ma apparentemente è solo uno spillone di bronzo a forma conica che si rastrema pian piano fino alla punta finale.
    Però non è difficile notare che tra l'impugnatura e il cono a punta c'è una evidente linea di separazione.
    Parrebbe quasi che l'impugnatura sia "avvitata" sul cono o forse - se questo fosse cavo - ne costituisca in realtà solo una chiusura ermetica.
    Sfortunatamente il tempo, incrostando di ossidi la giuntura (se di giuntura si tratta), ne ha resa impossibile l'apertura.
    Quindi l'eventuale contenuto nella cavità dello spillone (un potente veleno o alcune gocce dell'elisir di Lunga Vita) resta del tutto inaccessibile.

    Da non trascurare, per chi invece di Munch ci vedesse l'alieno di Roswell, l'ipotesi che si tratti di una misteriosa "chiave aliena" in grado di aprire qualche Stargate...

  4. #4
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    Predefinito

    In Origine Postato da pcosta
    Rincuorato dalla consulenza silviesca, passo al secondo pregevole e misterioso reperto.

    Io lo chiamo "lo spillone":


    Ne ho uno simile, più piccolo, in osso: serve a raccogliere i capelli...



    Sfortunatamente il tempo, incrostando di ossidi la giuntura (se di giuntura si tratta), ne ha resa impossibile l'apertura.
    Quindi l'eventuale contenuto nella cavità dello spillone (un potente veleno o alcune gocce dell'elisir di Lunga Vita) resta del tutto inaccessibile.
    Veleno, elisir... oppure frammenti di erbe magiche, cenere d'ulivo benedetto, raschiatura di intonaco di santuari, incenso, polvere di placenta essiccata (considerata un potentissimo antimalocchio), o semplicemente sale. Chissà...

  5. #5
    Ospite

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    Il primo reperto, quello della mano, è un exvoto di ringraziamento alla Dea Cibele.
    La guarigione, di solito, era "generata" in quell'epoca, dalla Dea Cibele.
    Divina Matre, generatrice di protezione e guarigione.

    Il secondo reperto, è per lo più un simbolo materiale.Una ipostasi ferrosa.

    Rappresenta la lettera I con cui Dante nomina il primo Adamo, dato che, il primo uomo presso le scuole iniziatiche regolari, veniva chiamato I, a rappresentare l'asse inviolabile ed immobile che, dal centro del cuore fisico, si innalza al Se indefettibile e supremo.
    In realtà, si tratta di una salita che è, una iniziale discesa <per poi "risalire nelle profondità Divine" attraverso l'illuminazione sapienzale>, nelle profondità del cuore per poi raggiungere il centro motore immobile, che coincide assialmente con il Se Supremo. Ecco il simbolismo dell'I.

    Vorrei aggiungere anche che, nella risalità dagli inferi, Dante segue
    la naturale burella cioè, un cunicolo "sotterraneo" percorso da un chiarissimo fiume, ovvero dalla TRADIZIONE PRIMORDIALE che scorre fulgida e sotterranea, invisibile ai profani, e perfettamente riconoscibile da chi ne ha la qualifica, per grazia o per iniziazione.

    La fuoriscita dalla naturale burella è di Dante è la fuoriscita dalla "caverna iniziatica" dei piccoli misteri; l'uomo nuovo si riallinea all'asse inviolabile, ed "inizia" a prepararsi ai "grandi misteri" , collimando la sua volontà, purificatà dall'umiltà, alla Sapienza Santa Betrice, ed alla supervisione di San Bernardo di Chiaravalle.

    Dante fuorisce dalla burella all'impiedi [ritroviamo il simbolismo I ].Le impurità gli vengono lavate dal volto, la nigredo lascia il posto all'albedo; la ragione si unisce alla contemplazione dei Misteri Eterni.

    I tre fori che sormontano lo "spillone" mi ricordano le tre goccie di sangue che Parzival contempla nella neve, e tale contemplazione, lo innalza talmente all'amore di Cristo da rimanerne tramortito.
    Le tre gocce simboleggianti i "tre chiodi" della passione con cui Nostro Signore CRISTO Materia Divina, fù crocifisso al crogiulo ermetico, che prepara la reintegrazione/rigenerazione della Fenice, o resurrezione nel corpo e nello spiritus.
    Tre puntini, che sono il segno di riconoscimento dei fratelli muratori framassoni.

    la "formazione volterriana" non cancella il bisogno di sacro impresso nel DNA di ogni uomo; più che bisogno, esso è un ricordo di quando eravamo nello splendore silente del logos primordiale...
    "In verità io vi dico, non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio." Gesù, il Cristo

    Cordiali saluti
    geom.antonio


  6. #6
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    Predefinito Re: Antichi amuleti e talismani

    In Origine Postato da pcosta
    Chi non ha in casa qualche piccolo oggetto proveniente da uno scavo più o meno abusivo, o magari trovato nelle vicinanze di casa?
    Ehm... Caro pcosta, il thread è carinissimo... però, se conosci le leggi in materia (a mio avviso da rivedere, ma comunque in vigore), comprenderai che ti esponi alquanto mostrando certi oggetti e dichiarando che stanno nella vetrina di casa tua...

    (a meno che tu non sia in regola rispetto alle leggi medesime, il che è possibile ma raro)...

  7. #7
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Antichi amuleti e talismani

    In Origine Postato da Tomás de Torquemada
    Ehm... Caro pcosta, il thread è carinissimo... però, se conosci le leggi in materia (a mio avviso da rivedere, ma comunque in vigore), comprenderai che ti esponi alquanto mostrando certi oggetti e dichiarando che stanno nella vetrina di casa tua...

    (a meno che tu non sia in regola rispetto alle leggi medesime, il che è possibile ma raro)...

    ...il professore sà quello che fà...

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Antichi amuleti e talismani

    In Origine Postato da geom.antonio
    ...il professore sà quello che fà...
    Non ho dubbi in proposito, ma anch'io so quel che dico... e ho il dovere di avvertire...

  9. #9
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Antichi amuleti e talismani

    In Origine Postato da Tomás de Torquemada
    Non ho dubbi in proposito, ma anch'io so quel che dico... e ho il dovere di avvertire...
    giusto

  10. #10
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    Predefinito

    Eh eh eh... magari - dico io - questi oggetti destassero la rapace avidità della Soprintendenza ai Beni Archeologici...
    Come minimo vorrebbe dire che hanno un qualche valore, cosa di cui dubito, viste le immani quantità di oggetti di ben altro calibro che sono non dico esposte ma anche solo stipate alla rinfusa nei depositi della più piccola e sguarnita Conservatoria Comunale.

    La legge non ha mai vietato il possesso o il commercio di questi beni, né ha mai imposto la denuncia e la consegna di quanto posseduto dai privati; l’obbligo di denuncia e di consegna, infatti, ha sempre avuto come destinatario, a partire dalla Legge Bottai del 1939, solo chi abbia rinvenuto beni culturali fortuitamente e non certo chi li abbia ereditati, comprati in un negozio o se li sia aggiudicati in asta.
    E' ben vero che alcune Soprintendenze pensano che la detenzione di materiale archeologico sia un fatto di per sé illecito, fino a prova contraria, ed esponga chiunque abbia conservato in casa propria oggetti ricevuti in eredità, o acquistati in aste o negozi, al rischio concreto di subire perquisizioni in casa “anche in tempo di notte” e doversi difendere da un’accusa (la ricettazione), che prevede da due a otto anni di reclusione.
    I processi che seguono ai sequestri - e le sentenze ben chiare della Cassazione al riguardo - (ma si tratta di ben altre "collezioni") si concludono, nella stragrande maggioranza dei casi, con sentenze di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” (cioè, perché il detentore del materiale archeologico era in buona fede) o addirittura “perché il fatto non sussiste” (cioè, perché non vi è la prova della provenienza da delitto delle cose, in quanto è, generalmente, impossibile accertare se siano state rinvenute in Italia oppure all’estero, e se prima o dopo l’entrata in vigore della Legge Bottai, che puniva per la prima volta come delitto l’illecito impossessamento di beni culturali ritrovati fortuitamente, fatto precedentemente considerato semplice contravvenzione).

    Nel mio caso - a parte alcuni piccoli utensili di selce e qualche piccolo vasetto votivo di epoca villanoviana che ho trovato personalmente affiorante nel prato, da bambino - sono tutte cose ereditate e in famiglia da gran tempo.
    Ma anche per quelli, davvero non è pensabile che si possano configurare come beni "culturali" più che non le decine di mattoni fatti a mano di epoca romana che ancora si distinguono nelle volte e nei muri a vista della mia casa, non antica ma costruita, come d'uso ancora cento anni or sono, riciclando tutto quello che si poteva recuperare dalle precedenti fabbriche.
    Il già scarso valore intrinseco di questi oggetti viene poi del tutto azzerato dal fatto che essendo ormai inesorabilmente decontestualizzati, sono anche privi di ogni valore scientifico.

    Sperando di non essere sbattuto a dormire sotto un ponte a causa del sequestro di detti mattoni e conseguente crollo della magione, ringrazio comunque per la cortese sollecitudine sia Tomàs che il Geometra.

 

 
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