www.resistenze.org - popoli resistenti - cina - 17-11-09 - n. 295


da www.lacinarossa.net

Cina ed Africa: relazioni internazionali senza sfruttamento

Agli inizi di novembre del 2009, si è tenuta in Egitto la quarta conferenza cino-africana con la partecipazione del primo ministro cinese Wen Jiatao e, sull’altra sponda, da leader a ministri degli esteri di quasi tutti i paesi africani.
Si è verificato un nuovo salto di qualità nelle relazioni politico-economiche tra le due sfere geopolitiche, soprattutto grazie a otto misure concrete prese da Pechino, che dimostrano l’assoluta inconsistenza dell’equazione Cina = nuovo polo imperialistico.

Prima azione concreta cinese: per sviluppare la cooperazione cino-africana contro i cambiamenti climatici mondiali, Pechino costruirà a proprie spese in Africa cento progetti energetici basati sull’energia solare, del biogas ed idroelettrica.

Seconda misura: cento nuovi progetti scientifici-tecnologici, paritari sotto tutti gli aspetti, avviati in comune tra Cina ed Africa.

Terzo provvedimento concreto: Pechino concederà nel 2010 circa 10 miliardi di dollari in prestiti a tasso vantaggioso alle nazioni africane, mentre sempre la Cina cancellerà unilateralmente entro la fine del 2009 i crediti (a tasso zero, tra l’altro) da essa via via accumulati da molte nazioni dell’Africa, specie nell’area sub sahariana e nelle sue nazioni più povere.

Il ricco imperialismo occidentale che copia queste concrete misure cinesi a favore del continente Africa? Ma per favore…

Quarto intervento cinese, la riduzione a zero (zero) delle tariffe doganali applicate da Pechino rispetto al 95% dei prodotti africani esportati nel gigantesco subcontinente asiatico.

Il ricco imperialismo occidentale che copia questa concreta politica cinese a favore del continente Africa? Ma per favore…

Quinta azione politico-economica della Cina a favore dello sviluppo autonomo del continente africano, incrementerà di (nel 2010) altre venti unità il numero dei suoi centri di tecnologia agraria negli stati africani.

Sesto punto, la Cina fornirà gratuitamente equipaggiamenti medici e medicine contro la malaria per un valore di 73 milioni di dollari alle nazioni africane, oltre ad addestrare a sue spese 3000 dottori ed infermieri africani.

Settimo intervento di Pechino, questa volta a favore del settore scolastico africano: la Cina costruirà nel 2010 cinquanta scuole nel continente ed addestrerà a sue spese 1500 insegnanti africani, mentre tra il 2011 ed il 2014 il loro numero aumenterà fino a ventimila unità.

Infine la Cina ha proposto di lanciare un programma di ricerche e collaborazione culturale con l’Africa, al fine di supportare sul piano intellettuale e culturale la cooperazione tra i due attori internazionali.

Non è certo la rivoluzione, ma se (un grosso se…) tutti i potenti imperialismi occidentali adottassero le giuste, concrete e reali misure politico-economiche che ha adottato la Cina, i problemi annosi e devastanti della fame nel Terzo Mondo e dell’ipersfruttamento del continente africano si ridurrebbero notevolmente, sia sul piano quantitativo che qualitativo.

Ma dov’è la sinistra occidentale? Dove sono i celebri cantanti Bono e gli U-2 , fino a poco tempo fa occupati (a parole…) nell’aiutare le persone affamate del sud del nostro pianeta? Semplice, sono a Berlino, per celebrare il ventesimo anniversario del crollo del muro di Berlino e lo splendido “nuovo ordine mondiale” (o nuovo disordine mondiale?) che hanno contribuito a creare, seppur in misura assai modesta.

Ed i poveri africani del Terzo e Quarto mondo, le decine di milioni di donne, uomini e bambini che continuano ogni anno a morire di denutrizione e malattie perfettamente curabili?

Ma per favore: il “crollo del comunismo” val bene trenta milioni di morti per fame all’anno…

Fonte: “Chinese premier announces eight new misures to enhance cooperation with Africa”, in Quotidiano del Popolo del 9 novembre 2009. English.peopledaily.com.cn

Cina ed Africa: relazioni internazionali senza sfruttamento


www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 12-11-09 - n. 295

da www.rebelion.org
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura di F.R. del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

La Cina prosegue la sua alleanza economica e politica con l’Africa

Nuovi massicci investimenti cinesi nei paesi africani per i prossimi tre anni


Gara


11/11/2009

Il IV Foro sulla Cooperazione tra Cina e Africa (Focac) ha approvato un piano per rafforzare i rapporti in ambito politico, economico e sociale al fine di migliorare la disponibilità di cibo, l’agricoltura e il funzionamento del sistema bancario e dei trasporti del continente africano.

Il Primo ministro cinese, Wen Jiabao ha annunciato la concessione di prestiti per 10.000 milioni di dollari (6.800 milioni di euro) ai paesi africani nei prossimi tre anni, come mezzo per “irrobustire la capacità finanziaria”. (..) Wen si è impegnato a ridurre le imposte doganali sui prodotti di provenienza africana ed ha pure promesso la creazione di un centinaio di progetti di energia rinnovabili. Il gigante asiatico è il secondo partner commerciale dell’Africa. Secondo i dati cinesi nel 2003 la Cina ha investito 491 milioni di dollari (331 milioni di euro), e nel 2008 ben 7.800 milioni (5.253 milioni di euro). Si tratta della conseguenza della richiesta cinese di petrolio, gas, minerali e altre materie prime. L’Angola, per esempio, le fornisce il 18% del greggio e il Sudan 225.000 barili al giorno. L’ Istituto sudafricano di relazioni internazionali ha indicato che “nel 2007 l’83% delle esportazioni africane verso la Cina sono avvenute sotto forma di petrolio”. Ma la crescita del commercio si spiega anche grazie a milioni di prodotti “made in Cina” giunti in Africa e ai progetti di sviluppo in paesi distrutti dalla guerra come Angola, Liberia e Sierra Leone.

Zimbabwe, Kenia, Marocco, Sudan e Angola hanno accolto di buon grado l’offerta di aiuto di Wen, che raddoppia l’offerta lanciata dal presidente Hu Jintao nella terza conferenza svoltasi nel 2006 a Pechino. Come ha sintetizzato il ministro degli Esteri keniota: “L’Africa vive da sempre in condizioni di sottosviluppo, ora arrivano i cinesi e chiedono: volete una ferrovia? Abbiamo i soldi e la tecnologia necessari. Perché dovremmo rifiutare questa offerta?”. Gli ha fatto eco il ministro degli esteri egiziano che ha definito questa conferenza “Un grande successo per tutti”.

Sudafrica e Zambia, invece, hanno avuto manifestato delle riserve insieme all’Unione Africana.

Nella conferenza stampa finale il ministro cinese del Commercio, Chen Deming, ha negato che il suo paese sia sbarcato in Africa per sfruttarne le risorse naturali, mentre il ministro degli esteri ha dichiarato che non c’è nessuna intenzione di trattare l’Africa “alla maniera imperialista”.

La Cina è uno dei principali alleati e partner commerciali del Sudan, sul cui presidente pesa un ordine di arresto internazionale per crimini di guerra nel Darfur. Di fronte alle critiche, la Cina sostiene di mantenere una strategia di non ingerenza nei paesi in cui realizza i suoi investimenti.

La Cina ha guadagnato terreno in Africa senza imporre né reclamare riforme politiche o economiche ma la sua politica di non ingerenza nelle questioni interne l’ha resa oggetto di critiche da parte di organismi internazionali. La strategia cinese si basa nell’investire in settori privati poco attraenti per l’Occidente eppure vitali per lo sviluppo dei paesi africani - telefonia mobile, agricoltura e rinnovamento delle raffinerie- . Inoltre, la Cina collabora nella formazione di tecnici africani e investe in fabbriche di trasformazione delle materie prime. Nel 2005 più di 3.000 persone di 50 paesi africani ed organizzazioni hanno partecipato ai corsi per tecnici svoltisi in Cina, ed un migliaio di africani studiano nel gigante asiatico grazie ad una borsa di studio fornita dal governo cinese. Si calcola che siano circa 80.000 i cinesi che lavorano in Africa, specialmente in Algeria, Senegal, Sudan, Nigeria, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Zambia, Angola e Sudafrica. I settori di collaborazione sono diversi, in Zimbabwe, per esempio, si concentra nel ramo estrattivo, nelle telecomunicazioni e nel finanziamento di centrali termiche. In cambio ottiene una parte delle esportazioni di cromo. In Gabon ha investito decine di milioni di euro nel petrolio. In Sudafrica nell’alluminio; nella Repubblica Democratica del Congo nel rame; in Etiopia nell’oro, uranio, rame e carbone; e nel Marocco nel fosfato.

La Cina prosegue la sua alleanza economica e politica con l’Africa