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  1. #1
    Redskin
    Ospite

    Predefinito Nazionalismo concetto borghese???

    Secondo voi, l'amor di patria o nazionalismo è da considerare un concetto borghese?

    il Nazionalismo effettivamente, dall'avvento degli Stati-nazione è stato quasi sempre appoggiati e portato avanti, dalla borghesia e dall'aristocrazia. Poi venne la Rivoluzione Francese, la quale uni' tutto il popolo d'oltralpe nella propria bandiera, dando vita alla nuova repubblica.

    La rivoluzione industriale, porto' alla presa di coscienza del movimento operaio, poi alla nascita del pensiero socialista, che mise da parte le questioni nazionali, per unire i lavoratori contro il capitalismo mondiale.

    Oggi il concetto di Nazionalismo in Occidente è un po' scomparso, entrando nell'orbita della confederazione di stati europei. oggi amare la propria nazione è un concetto borghese, politico e di destra?

    secondo me no.

  2. #2
    vicepres Destra cricetale
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    Predefinito

    Il nazionalismo è frutto della cultura borghese.

    L'aristocrazia non era nazionalistica ma era legata molto di più dall'appartenenza a una classe sociale, anche eprché quasi mai - in virtù dei vari matrimoni combinati - l'aristocratico apparteneva allo stesso popolo che governava.

    L'idea di Nazione è permessa dal diffondersi dlle lingue volgari in Europa a seguito della Riforma ed è legata all'ascesa della borghesia. Tra l'altro fino al '900 - fino a quando cioé il nazionalismo non venne usato dalle classi dirigenti aristocratiche - il nazionalismo era anche democratico e, diciamo, di "sinistra".

    Però la parola "nazionalismo" oggi dice poco. Tutte le culture politiche, eprfino il marxismo-leninismo, in certi momenti e in certi luoghi hanno promosso il nazionalismo. Dunque bisognerebbe chiarire quale nazionalismo e quanti tipi di nazionalismo ci sono

  3. #3
    Redskin
    Ospite

    Predefinito

    Bè quello che ieri si chiamava Nazionalismo in Cina o in URSS, oggi molti transfughi dell'estremismo di destra settantino, lo definiscono a comodo "nazionalcomunismo"....si Stalin era un nazionalcomunista ma non era fascista e nemmeno ex..

  4. #4
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    Predefinito Re: Nazionalismo concetto borghese???

    In origine postato da Redskin
    Secondo voi, l'amor di patria o nazionalismo è da considerare un concetto borghese?

    il Nazionalismo effettivamente, dall'avvento degli Stati-nazione è stato quasi sempre appoggiati e portato avanti, dalla borghesia e dall'aristocrazia. Poi venne la Rivoluzione Francese, la quale uni' tutto il popolo d'oltralpe nella propria bandiera, dando vita alla nuova repubblica.

    La rivoluzione industriale, porto' alla presa di coscienza del movimento operaio, poi alla nascita del pensiero socialista, che mise da parte le questioni nazionali, per unire i lavoratori contro il capitalismo mondiale.

    Oggi il concetto di Nazionalismo in Occidente è un po' scomparso, entrando nell'orbita della confederazione di stati europei. oggi amare la propria nazione è un concetto borghese, politico e di destra?

    secondo me no.

    Di destra forse sì, borghese no di certo.

  5. #5
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Re: Nazionalismo concetto borghese???

    In origine postato da Peucezio
    Di destra forse sì, borghese no di certo.
    condivido.

  6. #6
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    Predefinito Re: Nazionalismo concetto borghese???

    In origine postato da Redskin
    Secondo voi, l'amor di patria o nazionalismo è da considerare un concetto borghese?

    il Nazionalismo effettivamente, dall'avvento degli Stati-nazione è stato quasi sempre appoggiati e portato avanti, dalla borghesia e dall'aristocrazia. Poi venne la Rivoluzione Francese, la quale uni' tutto il popolo d'oltralpe nella propria bandiera, dando vita alla nuova repubblica.

    La rivoluzione industriale, porto' alla presa di coscienza del movimento operaio, poi alla nascita del pensiero socialista, che mise da parte le questioni nazionali, per unire i lavoratori contro il capitalismo mondiale.

    Oggi il concetto di Nazionalismo in Occidente è un po' scomparso, entrando nell'orbita della confederazione di stati europei. oggi amare la propria nazione è un concetto borghese, politico e di destra?




    secondo me no.

    Secondo me, una cosa è l'amor di Patria e un'altra cosa il nazionalismo.

    Il nazionalismo tipico del diciannovesimo e prima metà del ventesimo secolo ha rappresentato l'arma con la quale la borghesia industriale di allora ha cercato di coinvolgere l'intero popolo nelle sue avventure imperialistiche.
    Mentre oggi nell'epoca del capitalismo post borghese il nazionalismo pur non essendo essenziale al capitalismo(che si esplicita nella lotta interimprenditoriale a livello globale che e serve solo gli interessi dell'ideocrazia imperiale statunitense) viene agitato dagli ascari yankee come giustificazione (oltre a quello di portare la democrazia nel mondo) per gli interventi militari dei vari Stati in giro per il mondo.

    Ben altra cosa è l'amor di Patria e la difesa delle identità nazionali ( da qualcuno definito nazionalitarismo) che rappresenta, se si trasforma in inter nazionalismo cioè in collaborazione dei popoli in difesa delle propria sovranità ed indipendenza, un baluardo nei confronti della globalizzazione che è il grimaldello con il quale gli USA tendono al dominio planetario.

  7. #7
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    Predefinito

    Il nazionalismo di oggi è quello frutto della rivoluzione francese è un nazionalismo vuoto,che si riconosce nella bandiera e nei valori come:libertà,uguaglianza,fraternità e democrazia,ma non nella tradizione culturale millenaria di un popolo!
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  8. #8
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    Predefinito

    Non sempre, caro Milite, ma in massima parte.
    Hai decisamente ragione. Il nazionalismo di oggi non rappresenta certo la difesa della identità terra-sangue, ma l'insieme delle carreggiate che a branco si percorrono sconsideratamente; è più una opinione nazionale, se così vogliamo chiamarla, che altro.
    Quanto poi si possa ricondurre alla borghesia, è possibile quanto è possibile ricondurre alla borghesia le rivoluzioni, che non sono di popolo, come più volte abbiamo assodato.
    Il fallimento del comunismo ha probabilmente avuto il tassello decisivo quando essi stessi si sono accorti di non rappresentare, come è, il popolo.


  9. #9
    Liberale
    Ospite

    Predefinito Re: Nazionalismo concetto borghese???

    In origine postato da Redskin
    Secondo voi, l'amor di patria o nazionalismo è da considerare un concetto borghese?

    il Nazionalismo effettivamente, dall'avvento degli Stati-nazione è stato quasi sempre appoggiati e portato avanti, dalla borghesia e dall'aristocrazia. Poi venne la Rivoluzione Francese, la quale uni' tutto il popolo d'oltralpe nella propria bandiera, dando vita alla nuova repubblica.

    La rivoluzione industriale, porto' alla presa di coscienza del movimento operaio, poi alla nascita del pensiero socialista, che mise da parte le questioni nazionali, per unire i lavoratori contro il capitalismo mondiale.

    Oggi il concetto di Nazionalismo in Occidente è un po' scomparso, entrando nell'orbita della confederazione di stati europei. oggi amare la propria nazione è un concetto borghese, politico e di destra?



    secondo me no.

    E' un concetto borghese e di destra. Su questo non ci piove assolutamente. Almeno che non si voglia ignorare la radice culturale e sociale del fenomeno nazionalistico.

  10. #10
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    Predefinito

    IL SENSO DELLA NAZIONE

    Se solo riflettessimo un attimo anziché farci alienare in un stato di perenne individualismo… Se solo provassimo a farlo, allora capiremmo quanto la nazione sia davvero parte della nostra identità, della nostra essenza di singoli uomini.
    Sebbene ognuno di noi sia qualcosa di unico e irripetibile, è altrettanto vero che le nostre vite sono maturate dalla storia, appartenenti a un rivolo di persone strette intorno a un destino comune, a una lingua nazionale, a orgogli e umiliazioni collettivi.
    Scrisse Salvatore Gotta: “Noi siamo zolle viventi di Patria, siamo materiati di patria: che ci ha dato sangue, carne, cervello come la terra dà frutti, umori e fiori”
    Sintesi unificante di “homo” e “humus” , la Nazione trascende il puro dato materiale, trovando il suo senso unificante, la sua forza profonda nel “senso dell’appartenenza”. Un punto luminoso e vibrante della nostra anima … una fiaccola di coesione, di unità, di un legame profondo tra uomini consci della propria individualità storica; fiaccola di cui inevitabilmente diventiamo portatori con le nostre piccole essenze, insieme alla nostra tenace volontà di rinnovare e continuare la vita, esaltandola nel calore dei nostri amici, nel senso di fratellanza comunitaria, nella solidarietà verso altri come noi.
    A livello inconscio il patrimonio di diritto e di civiltà collettivo si riflette nella nostra morale individuale, nell’inconscio del nostro super-io, in quell’insieme di credenze e valori etici che ognuno di noi porta dentro di se, e che sommati l’uno all’altro danno luogo al costume e alla coscienza Nazionale.
    Nel nostro io più profondo s’imprimono i nostri ricordi, si realizza il nostro presente, si anticipa il futuro attraverso le parole della nostra lingua, i cui suoni danno vita al nostro mondo interiore, dandogli il mezzo per manifestarsi, per divenire realtà.
    Disse Josè Antonio il 29 ottobre del 1933 al teatro della commedia di Madrid: “la Patria è un’unità totale, nella quale si integrano tutti gli individui e tutte le classi; la patria è una sintesi trascendente, indivisibile con le propria finalità da perseguire… L’unico stato in cui possiamo credere è uno strumento efficace, autorevole, al servizio di quell’unità indiscutibile e permanente chiamata Patria”
    Non una “sommatoria” di singole individualità come la vorrebbero il pensiero liberale e marxista, non una comunità fatta di individui tutti identici nelle loro prerogative di consumo; ma la patria come “personalità storica” con tradizioni irrinunciabili di cultura, di pensiero, di lingua, di arte; un’entità pulsante portatrice di una propria storia letteraria e artistica, di una storia civile, di propri ricordi e di propri luoghi della memoria, d’ una serie di elementi letterari artistici, culturali, antropologici che rappresentano il più forte corollario alla nostre fragili individualità di cittadini spersi per l’ immenso oceano del relativismo etico.
    Ma ora questa splendida idea che rimane la più alta invenzione della civiltà politica europea a cominciare dalla polis greca è il bersaglio di una strisciante e sotterranea battaglia per la sua demolizione. Mai come in questo scenario di decadenza post-materialista l’idea nazionale è stata bersaglio delle critiche più corrosive che ne hanno reclamato e invocato la fine. La Nazione, bollata come dato storico del tutto residuale in una società industriale avanzata; come realtà negativa cui opporre la creazione di governi trans-nazionali, gli unici dotati di vera legittimità proprio in quanto “universali” …
    Non difficile intuire lo scopo di questi attacchi: con la morte dell’idea di patria verrà demolito l’intero istituto dello Stato Nazionale. Non appena quest’ultimo avrà definitivamente perso le residue capacità di controllare i confini territoriali e limitare i trasferimenti di capitale allora uno spazio immenso si aprirà alle forze del capitale transnazionale.
    Con la caduta dello Stato Nazione si priverà definitivamente il popolo del controllo delle leve economiche, privandolo della possibilità di decidere il proprio futuro assetto socio-politico, favorendo di contro l’attuazione di politiche sempre meno capaci di contrastare l’azione delle forze di mercato; in governi nazionali ormai conniventi con i centri di potere legati al capitale multinazionale e multirazziale; segnando il definitivo trionfo della plutocrazia cosmopolita, della sovversione materialista.
    Questo il vero fine della falsa convinzione che la creazione di una federazione universale, di una pax Kantiana, sia l’ultimo e inevitabile stadio della storia dell’umanità. L’eurofederalismo, la concentrazione dei poteri a livello centrale di Bruxelles, la creazione di una molteplicità di organismi multinazionali che avranno giurisdizione internazionale sui processi governativi (consiglio d’Europa, Ocse, Beers, WTO) lasciano intravedere la loro nuda faziosità: progetti finanziati e spinti da ristrette oligarchie di uomini per imporre il proprio dominio sulle iper-masse.
    Ed è proprio in quest’ottica di battaglia per la libertà collettiva che l’ideale nazionale assume il suo significato più alto: strumento di liberazione, ultimo baluardo per la difesa della nostro essere. Così come agli albori di questo concetto, quando nella polis greca hellas e democratos erano indissolubilmente inscindibili, così come l’intera storia europea ci ha insegnato mostrando come l’emancipazione delle masse sia conseguenza dell’affermarsi dell’ autocoscienza nazionale. La Nazione come comunità di individui che autonomamente decidono di autodeterminarsi e di autogovernarsi. L’idea che lo stato nazione sia l’unica cornice istituzionale e simbolica indispensabile perché una tale forma di sovranità possa liberamente vivere e svilupparsi, proprio come affermava Lord Namier : la libertà si manifesta nelle comunità autolimitatesi, con una forte nazionalità territoriale, dove l’idea di patria diviene il contrafforte che conferisce equilibrio e stabilità a tutto l'organismo sociale.
    Ed ecco allora che nell’odierno scenario post-materialista, tramontato il conflitto di classe, la questione nazionale assurge ad ultima dialettica emergente. Un riemergere d’attualità, laddove il processo di creazione di uno stato unico trans-nazionale genera solo tensioni e squilibri tanto nell’occidente capitalistico quanto nelle periferie degradate del terzo mondo. Ovunque, l’interdipendenza economica generata dal nuovo ordine globalizzato determina instabilità globale, diseguaglianza tra popoli, scontro tra culture e religioni, portando l’opinione pubblica a richiedere un sempre maggiore intervento riequilibratore da parte dei propri governi nazionali. La fine della politica dei blocchi contrapposti e la nuova politica di protagonismo unilateralista di Washington determinano a loro volta il riaffiorare delle vecchie aspirazioni d’indipendenza dei vecchi alleati europei.
    Torna quindi la volontà di pensare la nazione, di raccogliere e integrare la comunità nazionale, di trovare il senso del nostro essere nella storia, il nostro senso della terra, la nostra dimensione di uomini figli e protagonisti di un grande e stupendo sogno collettivo.
    L’ideale nazionale, ieri rimosso in quanto ostacolo alle logiche di accumulazione del capitale, oggi diventa strumento di liberazione individuale e collettiva dalla stretta mortale del nuovo dogma multi-culturale che vorrebbe trasformarci in freddi automi, in indistinte macchine dal pensiero globale.
    Tuttavia, il potere coercitivo e persuasivo non possono alla lunga annichilire il potere dello spirito, la forza dei valori e della coscienza umana… Perché l’immenso potere che ogni giorno manipola le nostre vite, i nostri affetti, i nostri intimi desideri può forse alienarci nei traumi mentali di disoccupati, precari, interinali, ma non potrà mai farci ritenere ne la globalizzazione, ne il cosmopolitismo, ne il turbocapitalismo come autentici ideali dell’uomo moderno, bensì solo “stati allucinatori di massa” sostenuti e alimentati da immense fonti propagandistiche.
    E in questa società priva come non mai di vita comunitaria, di senso d’appartenenza, d’identità s’insinua la volontà di un rapporto diretto con il reale non più mediato dalla rappresentazione televisiva e mediatica; cresce il bisogno spirituale di nuovi punti di riferimento, cresce il rigetto del dogma indiscusso del primato dell’economia.
    Torna in forza l’esigenza di pensare e costruire prospettive comunitarie, sorretti da un’esigenza di verità, in un desiderio di veder incarnato il proprio io in un logos più puro e più grande.
    La nazione è la sintesi; la Nazione siamo noi

    (DA Rinascita Nazionale)

 

 
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