INTERVISTA
L’Occidente e i suoi legami col sacro: parla il filosofo francese Philippe Nemo «L’Europa oggi rifiuta le sue radici, ma la stessa idea di laicità è cristiana»
Negazionisti anticattolici
«Quando nella storia del Vecchio Continente si è voluta limitare l'influenza del cristianesimo, si è finito
per risacralizzare lo Stato»
Da Parigi Daniele Zappalà
«L'Occidente appare nel Medioevo sotto l'influenza esplicita della Chiesa cattolica, capace di adottare una spiritualità originale e di operare un'autentica sintesi di civiltà. L'unione di Atene, di Roma e di Gerusalemme diventa così una logica intima». È la tesi principale presentata dallo storico delle idee Philippe Nemo in Che cos'è l'Occidente, che sta per essere pubblicato dall'editore Rubbettino. Noto intellettuale francese, Nemo riassume qui la sua lunga riflessione sull'evoluzione del pensiero politico occidentale.
Professore, lei sostiene che l'Occidente trova i suoi prodromi non solo nell'agorà greca, ma anche negli antichi tribunali romani. Perché?
«A proposito del diritto romano, sottolineo il suo ruolo per la protezione della sfera privata in tutti gli scambi. La definizione giuridica della proprietà privata favorisce gli scambi perché coloro che li attuano sanno che il frutto degli scambi sarà conservato. Dunque, si può più facilmente dare ciò che si ha. Esiste un legame diretto fra la protezione giuridica della proprietà e lo sviluppo degli scambi economici e intellettuali. Inoltre, se i proprietari privati sono ben distinti, le identità delle persone sono ugualmente distinte. Ciò permette allo Stato romano di far vivere in buon accordo dei popoli di etnie diverse, la stessa esigenza posta oggi dalla globalizzazione. Ma, allo stesso tempo, tale diritto aveva per scopo intimo di rendere a ciascuno il dovuto e certamente non di migliorare il mondo».
Mancava, secondo lei, una direzione…
«Sì. È dopo la riforma gregoriana, fra XI e XIII secolo, che si sviluppa, grazie anche alla riflessione dei grandi teologi dell'epoca, un cambiamento di prospettiva fondato sull'idea che spetta innanzitutto agli uomini migliorare il mondo per poter infine intravedere la parusia. L'uomo torna in primo piano e ciò è mostrato dal successo della filosofia tomista, preceduto da un nuovo interesse per l'averroismo e dalla reintroduzione in Occidente dei testi di Aristote le. Tutto ciò ha dato l'abbrivio all'Occidente».
Lei sostiene, inoltre, che è stato lo spirito biblico a realizzare la "desacralizzazione dello Stato moderno". Cosa intende?
«Sostengo che l'idea stessa di laicità è di origine cristiana. A livello storico, si tratta di un lungo processo occidentale che risale all'antichità. Ma, per contrasto, ciò emerge anche osservando tutte le altre civiltà. Non ve n'è una dove lo Stato sia laico, con una chiara divisione fra potere temporale e potere spirituale. Lo Stato conserva sempre, invece, una certa pretesa di fissare il senso della vita. Altra evidenza per contrasto: quando in Europa si è cominciato a rifiutare l'influenza del cristianesimo, si è risacralizzato lo Stato. A livello del pensiero, per Hobbes è il Leviatano, per Hegel è lo Stato come Ragione suprema della Storia, con la matrice di tutti i pensieri totalitari del XX secolo. Lo stesso, per i giacobini francesi».
La coscienza dell'unità dell'Occidente è un fenomeno recente?
«Essa è presente, credo, dall'inizio, almeno dal tempo di Tommaso d'Aquino. I grandi intellettuali del Medioevo, per esempio, hanno spesso un percorso europeo. In seguito, è per via di questa coscienza che grandi spiriti come Leibniz e Kant saranno disperati a proposito delle successive divisioni e guerre dell'Europa. E ciò fino ai conflitti del XX secolo, dopo i quali il processo di costruzione dell'Unione europea è apparso. Se Monnet, De Gasperi, Schuman e Adenauer hanno detto "mai più tutto ciò", è a partire dalla consapevolezza dell'assurdità di fondo di queste guerre, dato che abbiamo gli stessi valori. È, oggi, ciò che rende problematico l'ingresso della Turchia, dato che potrebbe implicare una perdita di questa identità. Si cambia terreno rispetto all'idea di base dei fondatori dell'Europa».
La sorprende l'assenza, oggi, di un riferimento al cristianesimo nel preambolo della Costituzione europea?
«Trovo ciò deplorevole e inquietante. Ciò è dovuto, credo, a una profonda incultura dell'attuale classe politica europea. Si è voluto eliminare questo riferimento al cristianesimo pensando che, in fondo, non ci sono più tanti veri cristiani in Europa e dunque l'Europa non è più cristiana. Ma ciò vuol dire dimenticare che la struttura delle mentalità europee è dovuta al cristianesimo. Siamo di fronte a una forma di negazionismo e su questa base non si può costruire nulla di serio e durevole».
In estrema sintesi, quali sono questi valori occidentali di cui lei descrive l'evoluzione?
«Si tratta del frutto progressivo di cinque "salti di civiltà", dal mondo classico greco e dal mondo biblico fino al più recente rappresentato dalle grandi rivoluzioni democratiche moderne. I valori così creati sono lo Stato di diritto, la libertà individuale sotto la legge, i concetti di persona e di dignità della persona, la proprietà privata e lo scambio con altre persone libere, la volontà morale di migliorare il mondo, cioè il progresso come programma politico deliberato che suppone l'etica biblica, i diritti dell'uomo, la scienza, la razionalità ma anche la sua fallibilità in accordo con la tradizione cristiana, dunque lo spirito critico che obbliga anche alla tolleranza e al pluralismo».
Che cos'è l'Occidente
Rubbettino. Pagine 140. Euro 12
Avvenire - 26 febbraio 2005




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