Paolo Flores D’Arcais per Micromega
Cerchiamo di non fare la politica degli struzzi (premessa necessaria per fare politica tout court): i dirigenti dei maggiori partiti dell’Ulivo non vogliono affatto Romano Prodi come leader dell’opposizione. Lo vogliono come candidato unico e, anzi, unitariamente plebiscitato (senza primarie, insomma), ma non si tratta affatto della stessa cosa.
(Romano Prodi-U.Pizzi)
Per la grande maggioranza della nomenklatura, infatti, il leader riconosciuto del centro-sinistra c’è già: lo (si) riconoscono infatti in Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, che quotidianamente detta la linea, assistito da Michele Salvati per l’alta strategia e da Paolo Franchi per la tattica e la cucina quotidiana.
C’è da dire, del resto, che strategia, tattica e cucina l’Ulivo alla Mieli almeno le ha, l’Ulivo-Ulivo, invece, no (speriamo nella ‘fabbrica’ di Prodi). Tale linea utilizza a piene mani il foglio clandestino e opulentissimo (in origine di entourage dalemiano) che fa da supplemento arancione al Foglio di Ferrara-Berlusconi.
Con la vicedirezione di Battista alla cultura, la leadership mielista riconosciuta dai dirigenti del centro-sinistra sul centro-sinistra si radica secondo questa straordinaria logica: la cultura ‘vincente’ della sinistra, per essere tale – cioè, a) cultura e b) di sinistra – deve essere di destra.
(Paolo Franchi e signora-U.Pizzi)
Del resto, Paolo Franchi era il primo candidato – sbandierato dal responsabile Ds dell’informazione, non da un carneade qualsiasi – come nuovo direttore dell’Unità al posto del duo ‘inaffidabile’ Furio Colombo-Antonio Padellaro, ‘inaffidabile’ perché estremista, girotondino e non ossequiente al pensiero unico. Insomma, aperto alla sinistra (scriviamo queste righe venerdì 18 febbraio, siamo certi che quando il numero uscirà Furio e Antonio saranno ancora alla testa di uno dei rarissimi strumenti di informazione e di giornalismo-giornalismo ancora rimasti, non possiamo credere che il masochismo dei Ds arrivi al diapason e agli ultrasuoni).
(Antonio Padellaro-U.Pizzi)
C’è da aggiungere che tra i dirigenti del centro-sinistra le contestazioni dell’egemonia mielista non mancano: D’Alema e Fassino lo hanno criticato da destra più volte. Rutelli, in compenso, sempre. Ecco perché abbiamo voluto avviare un dibattito – insieme politico e di cultura politica, di filosofia politica – che offra a tutte le posizioni che in modi diversi, e spesso diversissimi (fino all’incompatibilità), auspicano una vittoria delle opposizioni alle prossime elezioni, la possibilità di un confronto ravvicinato e che vada ‘alla radice’ dei problemi e delle differenze. Che si discuta senza diplomazie, senza perifrasi, senza l’alibi di ‘non offendere’.
Ringraziamo perciò Michele Salvati, Paolo Prodi, Gad Lerner, padre Bartolomeo Sorge e Marco Revelli per la franchezza con cui hanno discusso le tesi del direttore della rivista. Proseguiremo anche nel prossimo numero. E al dibattito politico-filosofico-sociologico accompagneremo sempre più anche quello storico. Perché ogni identità politica è intessuta di tradizione, e la tradizione (cioè la propria storia) non è data bensì scelta.
(Francesco Rutelli-U.Pizzi)
E in continua evoluzione (o involuzione), dunque. A partire dal rispetto – e anzi la devozione e l’amore – per quelle che Hannah Arendt chiamava le modeste verità di fatto, però. Che nell’attuale dibattito storico, e storico-giornalistico, e storico-politico, subiscono invece e spesso il trattamento di Cenerentola (ad esclusione del lieto fine).
Vedi i casi recenti sulla differenza tra comunismi e fascismi, sulle foibe, e perfino sul craxismo. Un caso infimo ci riguarda, del resto: in tutte le rievocazioni del decennale dell’Ulivo, è stato cancellato ogni riferimento a MicroMega. Eppure, quello che poi sarebbe divenuto il programma di Prodi uscì su questa rivista nel settembre del ’94 (ma la decisione di pubblicare un saggio con tali caratteristiche era stata presa in un incontro tra Prodi e il direttore della rivista nella primavera precedente), e fu anche un modo per ‘forzare’ una parte consistente e assai riluttante del mondo politico di centro-sinistra a candidarlo.
(Indro Montanelli)
Tanto è vero che nell’assemblea del 10 marzo 1995 alla Sala Umberto di Roma, dove la candidatura di Prodi venne ‘solennizzata’ (ma non era ancora una candidatura unanime), un banchetto dell’editore Donzelli vendeva il volumetto fresco d’inchiostro (era uscito il giorno prima) di Romano Prodi, Governare l’Italia – manifesto per il cambiamento, che riproduceva il saggio di MicroMega, con tre postafazioni-testimonianze (di Indro Montanelli, di padre Bartolomeo Sorge e di Paolo Flores d’Arcais) e un’introduzione dello stesso Prodi dal titolo ‘Nel segno dell’Olivo’ (proprio così, con la O). Modestissima verità di fatto a cui restiamo affezionati.




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