IL CARO STADIO

da www.supertifo.it

La protesta della curva milanista in occasione di Milan-Fiorentina ha riportato a galla una problematica da tempo in discussione nel mondo del tifo organizzato: il caro stadio. A San Siro la Sud ha manifestato l'esasperazione dei tifosi per una situazione che da molti viene ormai ritenuta insostenibile. 'Ovunque con te! ..si ma quando.. e a che prezzi!' Questo il principale striscione esposto nella curva rossonera svuotata nella zona centrale nel prepartita della gara interna contro la Viola. Nel mezzo della curva temporaneamente desolata, senza striscioni e senza effetti sonori, si leggono altri eloquenti striscioni: 'Orari: la TV decide, la Lega obbedisce.. è il tifoso che subisce'. E ancora, per rendere il concetto ben chiaro: 'A questi prezzi e a questi orari noi non ci stiamo'. Una protesta costruttiva e incisiva come è nello stile degli ultras milanisti che già in tempi lontani sono stati precursori nella lotta al caro biglietti, sensibilizzando l'opionione pubblica su un tema controverso che è strettamente collegato all'evoluzione e ai cambiamenti del calcio business.

La curva rossonera ha manifestato contro una scomoda situazione che coinvolge tutti i tifosi italiani e che sta portando gli appassionati di calcio a disertare lo stadio e le trasferte al seguito della propria squadra del cuore per sedersi davanti alla tanto detestata Sky. I motivi sono semplici: gli orari delle partite non facilitano i tifosi (il lunedì mattina si lavora e, ad esempio, seguire in trasferta il posticipo della domenica sera non è certo semplice) ed i prezzi dei biglietti stanno raggiungendo, soprattutto per alcune gare, prezzi esorbitanti. Per un tifoso rossonero intenzionato a seguire la propria squadra nella prossima trasferta di Torino, il prezzo minimo per un biglietto era di 40 euro (per non parlare dei bagarini), a cui bisogna aggiungere le varie spese del viaggio. Non bisogna poi lamentarsi se gli stadi si stanno svuotando. Prezzi troppo alti, improponibili, gonfiati. E sproporzionati allo spettacolo del campo. Gli ultras milanisti alla fine sono riusciti a strappare un prezzo scontato per entrare nel settore loro riservato, ma anche 25 euro è un prezzo esagerato. Gli stadi italiani, oltre a subire un progressivo calo di pubblico (rispetto a Inghilterra, Germania, Francia e Spagna in netta crescita, con stadi sempre pieni), sono quelli più 'salati' per le tasche dei tifosi.

Quaranta euro per la supersfida Juve-Milan. Avete letto bene: 40 euro, ottantamila vecchie lire, sono il prezzo minimo per mettere piede nello stadio frigorifero Delle Alpi. Oddio, il salasso bianconero è stato il primo della lista ma non si può certo dire che gli altri club stiano a guardare. In serie A la gamma dei prezzi oscilla da 10 a 35 euro, a seconda delle partite e degli ospiti da spennare. Adriano Galliani, che la contestazione se l'è vista piombare a San Siro nella benemerita iniziativa della curva Sud milanista, in qualità di presidente della Lega ha subito promesso un intervento sui club per bloccare le tariffe di alcuni settori. Fantastico. Ma in tutti questi anni in cui la corsa dei prezzi procedeva a ritmi forsennati, il presidente della Lega dov'era? E dov'è e cosa fa il presidente Carraro, candidato dimezzato della Lega stessa che punterà ad essere rieletto in Figc? Avete mai ascoltato un suo intervento calmieratore? Avete mai registrato un suggerimento, una raccomandazione, una decisione, una preghiera della Federcalcio e della Lega perché questo sconcio abbia fine? E parliamo degli orari infami delle partite, stabiliti da Sua Maestà Televisione che quest'anno tirava anche a far giocare un incontro alle 13. Non c'è riuscita ma ci riproverà. Anticipi, posticipi, partite come Juve-Roma giocate di giovedì sera, calendari frantumati e pattumati: c'è di tutto e di peggio nel carrozzone che si sta sfasciando mentre infuriano le lotte di potere. In palio, come prima e più di prima, c'è sempre e soltanto la torta dei diritti tv. Che cosa volete che freghi a quelli del Palazzo delle proteste dei tifosi, buoni soltanto per essere spolpati o criminalizzati a seconda delle circostanze? Importa forse a qualcuno il calo degli spettatori negli stadi? E nel braccio di ferro fra il partito di Galliani e quello di Della Valle, avete mai sentito parlare del preoccupante problema della sicurezza? Ma che razza di calcio è questo che trascura i vivai, mortifica i dilettanti, ripulisce le tasche degli appassionati? Se l'obiettivo è quello di svuotare gli stadi e fare il pieno degli abbonamenti tv, i padroni del pallone lo raggiungeranno presto, a colpi di parabola o digitale terrestre. Prima però, che paghino i debiti del Fisco. E c'è già chi ha chiesto una spalmadebiti bis. E' un obbrobrio come la prima. Ma, se passa, bisognerà fare di tutto per spazzarla via. (articolo tratto da Il Giorno)

A partire da oggi, sulle pagine di questo giornalino (ma non solo) troverà spazio un'iniziativa ideata e realizzata dalla Fossa dei Leoni, per analizzare alcuni argomenti legati al nostro modo di vivere lo stadio. Accanto a temi per noi più familiari, come gli orari impossibili, il caro-biglietti e la repressione, cercheremo di comprendere meglio l'attuale momento del calcio in Italia. La 'lotta' alla pay-tv, ai giornalisti sciacalli ed ai decreti anti-ultrà e 'spalmadebiti', non può essere veramente efficace, senza compiere un reale tentativo di confronto/scontro tra le parti. Confronto tra di noi, che deve partire dalle riunioni del giovedì fino ad arrivare ad iniziative come questa; scontro con coloro che per interessi diversi dai nostri tentano di ridurre la nostra passione ad una fastidiosa presenza. Da ultras siamo fermamente convinti che la curva sia il luogo più adatto per compiere questo percorso, quel luogo che anche dopo anni non smette di esercitare il suo fascino e che, nonostante i grandi sacrifici, non cambieremmo mai. Come già spiegato in passato, la Fossa non ha aderito alle ultime manifestazioni che hanno visti protagonisti molti gruppi ultras del panorama italiano. Proprio dalla scelta dei luoghi nei quali portare la protesta al sistema calcistico nasce la nostra decisione di non prenderne parte. Questo non significa però che deleghiamo ad altri, quelle che sono anche le nostre battaglie, condotte come sempre, esenti da qualsiasi forma di condizionamento (vedi ad esempio i volantini 'No a S. Siro come un carcere!' distribuiti dal nostro gruppo, già nella stagione 85/86). Nelle prossime domeniche (o martedì o mercoledì o sabato ?!?) in cui il Milan giocherà a S. Siro, dal nostro settore e da quello degli altri gruppi della Sud, che vorranno di volta in volta aderire, attraverso striscioni ed altri sistemi di 'comunicazione' altrettanto efficaci, renderemo visibile all'esterno le tematiche in discussione. Il programma definitivo degli argomenti verrà deciso e reso noto nelle prossime riunioni. Invitiamo quindi tutti a supportare concretamente i nostri sforzi. (tratto dalla fanzine della Fossa dei Leoni)

La questione caro prezzi a Roma. Prezzi allo stadio. Un'annosa questione che si ripropone con puntualità svizzera. In ogni parte d'Italia, Roma compresa. Un problema molto sentito dai tifosi come dimostra anche il calo di abbonamenti rispetto all'anno scorso. Bisogna favorire l'affluenza e venire incontro ai tifosi per quanto riguarda le tariffe degli abbonamenti e dei biglietti. Con questi prezzi non si favoriscono le fasce più 'popolari', meno abbienti, soprattutto la generazione più giovane. Tenendo conto che attualmente le entrate economiche più grandi provengono dai canali a pagamento e dai diritti televisivi. Il botteghino non è più, da diversi anni, la principale fonte di guadagno, ma una delle voci di secondo piano del bilancio di una società. Sono in calo gli incassi e gli spettatori. Anche se la questione della pay-tv mi sembra allarmistica e influenza la presenza dei tifosi in trasferta che è maggiore di altri campionati come Inghilterra, Francia o Spagna. In casa per posticipi e anticipi (anche quelli di C) c'è sempre pieno. Divagazione a parte, torniamo alla questione del caro-stadio. Allora viene spontaneo fare questa riflessione: perché non abbassare i prezzi per riempire gli stadi? Senza dimenticare che molti stadi sono vecchi, scomodi, pericolosi, strutturati con criterio lontani da quelli di un ambiente calcistico e dalle esigenze di un tifoso che assiste ad una partita. Molti impianti sono insicuri e antiestetici, hanno la pista d'atletica, il filo spinato, i settori ospiti trasformati in 'gabbie'. Inoltre ci sono barriere e cartelloni pubblicitari che sono da ostacolo alla visibilità. Sulla questione dell'Olimpico: «Abbiamo parlato con i responsabili dell'ufficio tecnico del Coni che si occupa della gestione dello stadio per eliminare dalle curve alcune file che impedivano di vedere la partita come si deve. La questione non è stata del tutto risolta. Sulle ultime file, in caso di violenti temporali, piove che è un piacere. L'Olimpico ha evidenti problemi strutturali» afferma Lorenzo sulla rivista 'Forza Roma'. Carobiglietti e stadio sono due facce della stessa medaglia. Ma la questione degli stadi, già affrontata altre volte su questa rivista e strettamente collegata anche al fenomeno del tifo organizzato (modo di tifare, collocazione degli striscioni, posti a sedere, sicurezza, ecc.), torneremo sul prossimo numero. Ci limitiamo a dire che tutti si riempiono la bocca di belle parole sulla necessità di costruire nuovi stadi con progetti avveneristici (di lunga scadenza) ma nessuno ha mosso una foglia e soltanto poche eccezioni come Modena e Messina che hanno costruito due ottimi stadi. In compenso sono diminuiti i prezzi degli abbonamenti. Che dovrebbe essere numerosi non solo nelle città dove si riscuote un entusiasmo sfrenato (Palermo, Messina, ecc.). Quest'estate la Lazio ha dato vita ad una campagna tesseramenti promozionale con prezzi stracciati. Una strategia per richiamare tifosi allo stadio che ha portato a superare la soglia dei 40 mila abbonati.

La lezione dal mondo del basket. Contro il caro biglietti nei palasport italiani la Legabasket ha accolto la proposta degli ultras italiani di fissare in 10 euro il costo dei biglietti della curva ospite destinata ai tifosi in trasferta. L'idea partorita proprio a Reggio durante un summit tra responsabili di tutte le tifoserie cestistiche italiane avvenuto al Giglio nell'estate del 2003 è stata in seguito avanzata e approvata dal presidente della Lega, il reggiano Enrico Prandi, che ha emanato a tal fine una delibera. Secondo l'accordo tra tifosi, Lega e società, non sono più di 50 i biglietti disponibili. Questi biglietti sono da destinarsi unicamente ai tifosi organizzati, fermo restando la reciprocità dello scambio tra le due società coinvolte. Un modo di favorire gli irriducibili della palla a spicchi che ogni anno percorrono lo stivale per seguire sda Nord a Sud la propria squadra del cuore. Nella lettera pubblicata a fianco e giunta ieri alla Gazzetta di Reggio i tifosi rosetani hanno raccontato i fatti avvenuti domenica scorsa. Gli ultras abruzzesi accorsi in un'ottantina al Bigi per assistere alla sfida della loro squadra con la Bipop si sono prima visti negare i biglietti a prezzo ridotto, solo in seguito assegnatigli a 10 euro, invece dei canonici 15, così come stabilito dalla delibera del presidente Prandi. «Peccato - chiarisce a nome della società l'addetta alle pubbliche relazioni Maria Bertozzi - che non ci era stata comunicata la delibera della Lega e da neopromossi in serie A non ne potevamo essere al corrente. Nessuno quindi ha voluto fare le orecchie da mercante e non appena abbiamo saputo dell'accordo siamo stati ben lieti di assegnare agli ultras del Roseto i tagliandi di curva al prezzo di 10 euro, seguendo le disposizioni della Lega». Nessuno sconto, dunque, ma l'applicazione di un accordo finalizzato a facilitare gli ultras e a promuovere la pallacanestro in Italia.

La carta dei tifosi. Può sembrare incredibile, ma in Inghilterra i tifosi hanno detto basta e con l'adozione del 'fans' charter' hanno ottenuto ciò che avevano richiesto: biglietti per le partite a prezzi più bassi ed una fine al continuo cambiamento della maglietta ufficiale durante l'anno. L'esasperazione del business all'interno del mondo del calcio, in Inghilterra ha portato molte squadre a massimizzare i ricavi imponendo prezzi altissimi sui biglietti (fino a 50-60 sterline, oltre 70 euro, per la curva) o anche, come nel caso del Newcastle, lasciar entrare solo i possessori dell'abbonamento. La cosa più irritante era la differenza minima fra le varie fasce di prezzo, cioè i biglietti di curva costavano poco meno di quelli per le tribune. Tutto ciò ha portato i gruppi di pressione dei tifosi una forte protesta per ottenere prezzi più accessibili e, nel caso del Newcastle, addirittura per la possibilità di comprare biglietti singoli. I club inglesi avevano deciso di seguire l'esempio estremo del Bayern Monaco con la sua politica di continuo ricambio di tipologia e colori delle magliette durante la stagione, ma mentre in Baviera i tifosi non si sono opposti più di tanto, in Inghilterra i gruppi di pressione dei tifosi sono andati di fronte al governo. Risultato? Da quest'anno i club della Premier League non cambieranno colori e design della maglietta non solo durante l'anno ma per almeno 2 anni. La 'carta dei tifosi' è il documento firmato da tutte e venti le società che mette nero su bianco i rimedi a questi 'soprusi', cioè non più di un tipo di maglietta per anno ed un abbassamento dei prezzi più bassi a spese di quelli 'executive' o VIP. Inoltre la carta stabilisce che il 10% dei posti (o altrimenti almento 3.000 posti) debbano essere riservati ai tifosi ospiti che devono essere trattati a parità di condizioni di quelli della squadra di casa. La ciliegina sta nell'impegno ad abbassare i prezzi e il servizio per le classi disagiate (disabili, bambini e pensionati). Tutto questo sembra molto civile e positivo, ma i tifosi non sono contenti ed il 92% è a favore dell'istituzione da parte del governo di un regolatore indipendente. La situazione italiana, per quanto ancora alcuni passi dietro quella inglese, si sta dirigendo nella stessa direzione. I prezzi delle maglie iniziano a sorpassare i 60 euro, i biglietti sono cari, gli stadi sono troppo vecchi, scomodi, pericolosi, freddi e in alcuni casi non adatti per il calcio (basta con piste, recinzioni, punzoni, ecc.). Ma nonostante tutto, un documento di autoregolamentazione a beneficio dei tifosi e firmato da tutte le società potrebbe essere un passo avanti per tutti. In Portogallo è da rimarcare l'iniziativa promossa dalla Torcida Verde dello Sporting Lisbona, con una larga adesione di altri gruppi di tifoserie della Liga portoghese, che hanno inviato una petizione ai responsabili dello Sport dell'Assemblea dela Repubblica (il Parlamento lusitano) per chiedere un provvedimento che fissi un tetto per i prezzi dei biglietti dei settori popolari. Insomma la questione riguarda tutti gli ultras europei. I milanisti hanno fatto il primo passo. La protesta deve continuare, con metodologie diverse (striscini, scioperi, volantini, ecc...) ma qualcosa bisogna fare. Le linee sono quelle degli accordi di reciprocità (le società applicano lo stesso costo ai tifosi ospiti), dei prezzi bloccati e della lotta al bagarinaggio selvaggio. Purtroppo la voce botteghino incide poco sui bilanci della società che preferiscono più soldi dai diritti televisivi che tifosi allo stadio. Forse una protesta collettiva di tutte le curve farebbe aprire gli occhi...