Ora che per molte ragioni, riassumibili in un nome illustre di cinque lettere che comincia per “R” e finisce per “ini”, ai nostri amati radicali è stata rifiutata l’attesa ospitalità nei due schieramenti politici alternativi, ora si può iniziare a discutere. Cominciando con una domanda.
Se un’associazione cattolica si presentasse alle elezioni, per giunta regionali, con Lourdes nel simbolo, e per programma una lunga e tenera cura dei malati, in laicissimi ospedali cattolici e in santuari mariani affollati di miracoli, noi atei devoti avremmo appena qualcosa da ridire, conformisti e bigotti come siamo: ma che cosa direbbero i nostri amici anticlericali sparsi per ogni dove, e al comando nello staff di Pannella?
La domanda è ironica e provocatoria, dunque irricevibile.
Anzi, ci fa arrossire già un po’.
Infatti i radicali con le loro liste Luca Coscioni rinverdiscono soltanto antiche battaglie per la giustizia, per l’amore degli affamati e per altre decisive questioni che nella politica spoglia di passioni non entrano né per dritto né per rovescio.
Così ci assicurano.
E’ poi chiaro che loro con quel simbolo non promettono miracoli, quei miracoli che certi laici vedono come problema e certi altri vedono come mistificazione e abuso della buonafede pubblica; macché, con quel simbolo i radicali fomentano in modo ardente ma lucido e razionale, così ci assicurano, una linea di libertà per la ricerca scientifica. La loro religione è la scienza, combinata con desideri che diventano diritti, ma questo non vuol dire che questa loro religione secolare sia diventata instrumentum regni o invito alla superstizione, per carità.
Tuttavia, vi ricordate il professor Di Bella e la battaglia per la libertà di cura, non priva di un suo charme demagogico?
Non è ambiguo legittimare con il dolore e la malattia una scelta politica?
Siamo sicuri che sia di buona fattura la scelta di suscitare emozioni forti facendo di un’ipotesi terapeutica un’arma di lotta e un simbolo di partito alla conquista di seggi nelle Regioni?
E’ vero che i radicali non improvvisano, che hanno la cultura e una tradizione militante capace di giustificare anche certe ambiguità; ed è vero che il loro cinismo, quando ci sia o sembri esserci, è sempre cinismo d’amore e di idee.
Ma è anche vero che qui tutto è cominciato con la questione se sia umano e civile fabbricare bambini à la carte, scartando i rifiuti e vivisezionandoli per amore di scienza, e questo tutto, che è un pieno di problemi da discutere seriamente, rischia di finire nel pozzo di San Patrizio, pieno di bellurie e brutture della politica politicante.
Già è dubbio che sia di buon gusto opporre agli argomenti referendari del “no” e degli astensionisti l’immagine di un malato al quale chi non la pensa come Marco e Daniele ed Emma vuole negare la guarigione, naturalmente per ragioni bastarde e medievali, ma allargare l’immaginetta fino a coprire i bisogni del partito non è ancora più dubbio?
Comunque, se questa analisi fosse sbagliata, il Foglio e il suo direttore chiederebbero ospitalità ai radicali nel Lazio e in Piemonte, e sarebbero pronti a presentare a fianco della loro (e contro di loro) la Lista Embrione.
Ferrara su Il Foglio del 25 febbraio
saluti




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