Milioni di iraniani navigano il web, si scambiano informazioni e opinioni
Il regime reagisce: aumentano gli arresti per i diari online
Iran, la libertà va su internet
e la censura colpisce i blog
Il persiano sarebbe la quarta lingua del weblogging mondiale
Bloccati circa diecimila tra siti e chat. Una campagna per reagire
di MONICA ELLENA
Il presidente iraniano Khatami
TEHERAN - Il Gutenberg dei weblog iraniani si chiama N. Alavi. Nel suo http://iranbloggers. blogspot. com scrive che, comprando l'immagine venduta dalla propaganda di regime o dagli esuli, che non ne conoscono i cambiamenti e hanno a volte scopi personali, l'occidente non conosce il vero volto dell'Iran. È nella blogosfera è il riflesso di un paese che cambia. Sono circa 75 mila i weblogs in Farsi - 46 mila in Iran - : il persiano sarebbe la quarta lingua più popolare del blogging mondiale. Un blogging oggi a rischio estinzione. Secondo Reporters sans Frontiers di Parigi, la libertà di espressione in Iran è in pericolo. "Da tempo le autorità iraniane limitano i media tradizionali, ma negli ultimi sei mesi c'è stato un attacco dei cyber-dissidenti e dei webloggers. È una situazione preoccupante".
Le redini del regime cercano di frenare giovani in fermento: oggi settanta milioni di iraniani hanno meno di 25 anni, musulmani sì, ma nati dopo la rivoluzione, che non ricordano Khomeini, che non si riconoscono negli ideali dei loro padri, che ascoltano pop e bevono Coca Cola. Nei centri commerciali di Jem-e Jem oVali-ye Asr in nord Tehran non si vedono chador. I giovani della nuova borghesia vestono abiti stretti (al limite dell'accettabilità), jeans, felpe e rossetti brillanti, i nasini perfetti tradiscono una rinoplastica diffusa più dell'interesse politico.
Ai quotidiani di regime preferiscono internet, ai raduni nelle piazze le chat. Gli internauti sono passati da poco meno di mezzo milione nel 2000 a oltre sette milioni nel 2004, una crescita esponenziale per lo scambio virtuale di opinioni e idee. Che fa paura al regime. Ma combattere il "nemico"con le sue stesse armi è una delle tattiche usate fino ad oggi con l'ayatollah Ali Khamenei, erede sbiadito del padre della rivoluzione Khomeini, che ha aperto un suo sito - www. khamenei. ir. La scure della censura contro i diari del web per mantenere il monopolio su ogni forma di comunicazione però rimane.
Quando nel 2003 fu arrestato il giornalista Sina Motallebi, l'Iran divenne il primo paese a cominciare azioni legali contro i bloggers. Editorialista del quotidiano Tehran Times, Motallebi aprì un diario online quando i suoi articoli cominciarono ad essere censurati. Prima ammonimenti, poi il carcere. Liberato, Motallebi lasciò l'Iran e si rifugiò prima in Olanda, poi in Gran Bretagna.
Reporters sans Frontiers stima che siano stati bloccati circa 10 mila siti web e chats - come Orkut, diventata un forum molto popolare per lo scambio di opinioni. Alla fine del 2004 Amnesty International denunciava che "25 giornalisti internet e attivisti per i diritti civili erano stati arrestati, segno di un allarmante aumento delle violazioni dei diritti umani".
Violazioni che sono state rivelate, in un blog, da Mohammad Ali Abtahi. Riformista, già vice presidente e consigliere di Khatami, Abtahi è diventata un'icona della blogsfera iraniana quando, deluso dal voto dello scorso anno, si dimesse e decise di parlare alla web-generation attraverso il suo www. webneveshteha. com.
Ma gli arresti continuano. Il cyber-dissidente Mojtaba Lofti è stato condannato due settimane fa a tre anni e dieci mesi per aver diffuso "bugie" via internet. Lofti, studente di teologia a Qom (la seconda città sacra in Iran) lavorava come giornalista nel quotidiano riformista Khordad, chiuso dal governo nel 2000. È stato arrestato la prima volta nel maggio 2004 dopo aver pubblicato su www. naqshineh. com (un sito web dedicato a Qom) un articolo sul rispetto dei diritti umani nei casi riguardanti il clero. Naqshineh stesso è stato messo sotto accusa per i suoi pezzi sulle elezioni legislative e chiuso.
Mojtaba Saminejad ha varcato la prigione più tardi, a novembre, per aver denunciato l'arresto di tre bloggers sul suo blog personale. Rilasciato alla fine di gennaio - dopo aver pagato una cauzione di 500 milioni di rials (43.000 euro) ne aprì uno nuovo. Di qui il ri-arresto, senza un'accusa formale legata al diario online e con cauzione raddoppiata, Impossibile ora per Mojtaba raccogliere tanti soldi. Secondo Human Rights Watch, l'organizzazione per la difesa dei diritti umani basata a New York, Saminejad è stato tenuto quasi tre mesi in isolamento, picchiato e seviziato. La scorsa settimana la notizia che un altro blogger, Arash Sigarchi, è stato arrestato nel nord del paese, a Rashat, per aver scritto su "la finestra dell'ansia". Cauzione per il rilascio: 150.000 euro.
A Mojtaba e Arash è stata dedicata la prima campagna del Comitato per la Protezione dei Bloggers (http://commiteetoprotectbloggers. blogspot. com), nato a Gennaio negli Usa su iniziativa del blogger Curt Hopkins che, insieme a Ellen Simonetti, ha cominciato a lavorare sulla Carta dei Diritti dei bloggers internazionali. L'Associazione dei bloggers iraniani - Penlog - ha chiesto che Saminejad venga formalmente incriminato o rilasciato.
(25 febbraio 2005)
Tratto da Repubblica.it


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