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    Predefinito III Domenica di Quaresima

    LITURGIA DELLA PAROLA



    Prima Lettura Es 17, 3-7
    Dacci acqua da bere!

    Dal libro dell'Esodo.

    In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?» .
    Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!» .
    Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà» .
    Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?» .

    Salmo Responsoriale Dal Salmo 94
    Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce.

    Venite, applaudiamo al Signore,
    acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
    Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
    a lui acclamiamo con canti di gioia.

    Venite, prostràti adoriamo,
    in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
    Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo,
    il gregge che egli conduce.

    Ascoltate oggi la sua voce: «Non indurite il cuore,
    come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,
    dove mi tentarono i vostri padri:
    mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere» .

    Seconda Lettura Rm 5, 1-2. 5-8
    L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

    Fratelli, giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.
    La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
    Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.



    Vangelo Gv 4, 5-42
    Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

    Dal vangelo secondo Giovanni

    In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
    Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» . Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
    Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» . «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
    Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
    In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?» , o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
    Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
    Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto» . E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

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    Terza Domenica di Quaresima - Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna

    di Jan van Elzen/ 27/02/2005


    Egli chiese alla Samaritana l’acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del suo amore. Signore, dammi dell’acqua viva, perché non abbia più sete.



    "Quando manifesterò in voi la mia santità, vi raccoglierò da tutta la terra; vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo", dice il Signore (Ez 36,23-26). Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. "Chi beve dell’acqua che io gli darò", dice il Signore, "avrà in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna" (Gv 4,13-14).



    La Samaritana e l’acqua viva



    La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’"acqua viva". Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale. Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: "È in te la sorgente della vita" (Sal 36,10). Ecco la sua professione di fede: "Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio" (Sal 42,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. "Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (Gv 10,10).


    Dacci acqua da bere!

    Prima lettura dal libro dell’Èsodo (Es 17,3-7) - In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: "Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?". Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: "Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!". Il Signore disse a Mosè: "Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà". Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?".

    L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
    per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato


    Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 5,1-2.5-8) - Fratelli, giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

    Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna

    Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42) - In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘‘Dammi da bere!’’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?". Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le disse: "Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene ‘‘non ho marito’’; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". Le disse Gesù: "Sono io, che ti parlo". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?". La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?". Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbi, mangia". Ma egli rispose: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". E i discepoli si domandavano l’un l’altro: "Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?". Gesù disse loro: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro". Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".

    L’acqua di vita eterna
    Padre Raniero Cantalamessa
    In famiglia, Speciale domenica, Il Vangelo della speranza
    Famiglia Cristiana N. 9, 27 febbraio 2005


    Alla Samaritana, e a tutti coloro che in qualche misura si riconoscono nella sua vicenda, Gesù fa nel Vangelo di questa domenica una proposta radicale: cercare un’altra "acqua", dare un senso e un orizzonte nuovi alla propria vita. Un orizzonte eterno! «L’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». "Eternità" è una parola caduta in "disuso". È diventata una specie di tabù per l’uomo moderno. Si crede che questo pensiero possa distogliere dall’impegno storico concreto per cambiare il mondo, che sia un’evasione, uno «sprecare in cielo i tesori destinati alla terra», diceva Hegel.
    Ma qual è il risultato? La vita, il dolore umano, tutto diventa immensamente più assurdo. Si è persa la misura. Se manca il contrappeso dell’eternità, ogni sofferenza, ogni sacrificio appare assurdo, sproporzionato, ci "sbilancia", ci butta a terra. San Paolo ha scritto ai cristiani di Corinto: «Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria». In confronto all’eternità della gloria, il peso della tribolazione gli appare "leggero"(a lui che nella vita ha sofferto tanto!) proprio perché "momentaneo". Infatti, aggiunge san Paolo: «Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne» (2Cor 4,17-18).
    Il filosofo Miguel de Unamuno (che pure era un pensatore "laico"), a un amico che gli rimproverava, quasi fosse orgoglio e presunzione, la sua ricerca di eternità, rispondeva in questi termini: «Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d’eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c’è più gioia di vivere... È troppo facile affermare: "Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita". E quelli che non se ne accontentano?». Non è che colui che desidera l’eternità dimostri di non amare la vita; piuttosto chi non la desidera, dal momento che si rassegna così facilmente al pensiero che essa debba finire. Sarebbe un grande guadagno, non solo per la Chiesa ma anche per la società, riscoprire il senso dell’eternità. Aiuterebbe a ritrovare l’equilibrio, a relativizzare le cose, a non cadere nella disperazione di fronte alle ingiustizie e al dolore che ci sono nel mondo. A vivere meno freneticamente.
    Nella vita di ogni persona c’è stato un momento in cui ha avuto una qualche intuizione dell’eternità, un sentore, per quanto confuso... Bisogna stare attenti a non cercare l’esperienza dell’infinito nella droga, nel sesso sfrenato e in altre cose, dove, alla fine, c’è soltanto delusione e morte. «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete», disse Gesù alla Samaritana. Bisogna cercare l’infinito in alto, non in basso; al di sopra della ragione, non al di sotto di essa, nelle ebbrezze irrazionali.
    È chiaro che non basta sapere che esiste l’eternità, bisogna anche sapere come si fa a raggiungerla. Chiedersi come il giovane ricco del Vangelo: «Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Leopardi, nella poesia L’infinito, parla di una siepe, che «da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude».
    Cos’è per noi questa "siepe", l’ostacolo, che ci impedisce di spingere lo sguardo verso l’orizzonte ultimo, quello eterno? La Samaritana, quel giorno, capì che qualcosa doveva cambiare nella sua vita se voleva ottenere la "vita eterna", perché la troviamo di lì a poco trasformata in una evangelizzatrice che racconta a tutti, senza vergogna, quello che le ha detto Gesù.


    Gesù disse alla samaritana: "Dammi da bere"
    Paolo Curtaz
    La Domenica, 27 febbraio 2005


    Gesù è l’acqua che disseta l’anima, l’unico che riempie il cuore, il solo che colma l’infinito desiderio di bene che abita i nostri fragili cuori. Smettiamola di cercare acqua in cisterne screpolate. Nel cammino del deserto che è la vita, come per il popolo nel deserto, Dio fa scaturire l’acqua della Parola dalla roccia. La sete di assoluto che ognuno porta nel cuore, è la spinta che ci porta a cercare Dio. La sete di Gesù, stanco al pozzo, è sete della fede della Samaritana, donna provata e indurita dalla vita.
    Il dialogo straordinario e rispettoso tra i due, porta la Samaritana a rimettersi in discussione, senza sentirsi giudicata, e a riconoscere nello sconosciuto il Messia atteso. La vergogna, che la portava a prendere l’acqua in pieno sole cocente, è ormai superata: ora affronta a viso aperto i suoi concittadini, anzi, la sua esperienza di debole vita affettiva diventa l’occasione per annunciare lo straordinario incontro. Gesù aspetta anche me, al pozzo, non per parlare di "religione", ma per donarmi l’acqua che disseta. La fede non è conoscere qualcosa, ma incontrare qualcuno. L’annuncio di fede non è la stanca ripetizione di concetti teologici, ma la testimonianza di quell’incontro. Che il cammino di deserto che stiamo facendo, ci aiuti a scoprire il volto del Maestro divino!


    Prega con il Vangelo
    Nicola Gori
    La Domenica, 27 febbraio 2005


    «Dammi da bere»: è la richiesta di Gesù alla Samaritana; ti chiediamo, o Signore, che, anche noi come lei, sappiamo riconoscere il Cristo in ogni fratello che è nel bisogno. E fa’ che fortificati dall’acqua della grazia vivificante possiamo essere annunciatori e testimoni del Vangelo. Ti preghiamo anche, o Signore, di aiutarci a comprendere che solo tu, con il dono dello Spirito Santo, sei la vera acqua che sola ristora le nostre anime assetate di eternità.


    Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce
    Don Remigio Menegatti
    Lachiesa.it


    Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature
    La prima lettura (Es 17,3-7) presenta una momento importante nell'Alleanza tra Dio e il suo popolo: il Signore ha liberato i discendenti di Abramo e, con la guida di Mosè, li sta conducendo verso la libertà, intesa come luogo, ma soprattutto come maturazione di fede e adesione piena all'Alleanza. Ci sono momenti difficili in cui il popolo sembra rinunciare perché non si fida di Dio. Il Signore non smette di amare coloro che ha chiamato alla libertà, e sempre rinnova i segni di tenerezza e gli inviti alla fiducia. Uguale pazienza usa Gesù con coloro a cui annuncia la bella notizia del regno di Dio. Il brano del vangelo (Gv 4,5-42) racconta l'incontro tra Gesù e la donna Samaritana presso il pozzo di Giacobbe. La donna "straniera" e poco fedele parte dalla sfida per arrivare alla fede, passa dalla polemica all'adesione piena al Signore. Gesù conferma l'alleanza che il Padre vuole offrire a tutti, senza distinzioni.

    Un commento per ragazzi

    Succede che a scuola ogni tanto gli insegnanti ci spostano di banco. Per favorire la socializzazione, dicono loro. E ne siamo convinti, e pure contenti, se ci arrivano vicini i nostri amici, se siamo in mezzo al nostro gruppetto. Non così quando abbiamo vicino un ragazzo che conosciamo poco, oppure uno con cui ci sono già stati degli screzi, e abbiamo litigato. Allora, o ci sentiamo in difficoltà, oppure decidiamo di provocare e di dar fastidio al compagno di banco, tanto da liberarcene. Gli lanciamo una chiara sfida: o io o te!
    La donna Samaritana vede concretizzarsi l'occasione di poter prendersi gioco di un Galileo, che, con i Giudei, non erano simpatici ai Samaritani.
    "Tu hai sete, qui c'è dell'acqua, io ho il secchio e la corda, ma voi Giudei non vi degnate di usare i nostri strumenti, li considerate "sporchi". Vediamo adesso come farai a bere!" pensa la donna. E lancia così la sua provocazione. Come il popolo che nel deserto, vicino al monte Oreb, lancia la sfida a Dio: "Vediamo come ci farai bere in questo luogo così inospitale. Si stava meglio quando si stava peggio! Riportaci indietro, dove eravamo".
    Come il Padre, così anche Gesù raccoglie la sfida, e con tanta pazienza dialoga. Accettando di parlare con la donna e di seguire le sue provocazioni, pian piano la conduce alla fede in lui. L'acqua non interessa più, ciò che emerge chiaramente è la fiducia della donna verso un uomo che mostra di conoscerla, ma soprattutto di volerle bene.
    Le risponde con convinzione, ma con amore; con chiarezza, non per aumentare la polemica.
    Mostra di saper ascoltare e di avere argomenti per farsi ascoltare. Manifesta la tenerezza di Dio con il popolo che ha liberato dall'Egitto e al quale vuole manifestare la sua bontà e pazienza per poterlo condurre alla terra promessa, la terra della libertà. Vuole un popolo che lo segua per amore e non schiavi che passano da un padrone – il Faraone – ad un altro – il Dio che i loro padri servivano prima di entrare in Egitto -. Vuole essere il loro Padre, il compagno di viaggio, colui che dona l'acqua viva dello Spirito, la sola che toglie la sete di amore che assilla ogni uomo.
    "L'Alleanza" di Dio sta ancora camminando, e si ferma al pozzo di Sicar, per raccogliere nuovi discepoli e renderli testimoni. La donna infatti torna in città a raccontare la sua scoperta di fede e coinvolge ai suoi amici, che a loro volta affermano di credere perché anche loro hanno ascoltato quel Galileo fermo presso il pozzo che era stato di Giacobbe.
    "Ascoltate oggi la sua voce"...dice il salmo. "Ascoltatelo" ripeteva la voce sul monte. E anche adesso l'ascolto, il dialogo, la parola crea legame, apre alla fede.
    Ascoltare per conoscere e diventare amici, passare dalla indifferenza, o anche ostilità, alla confidenza, maturare fiducia e giungere alla fede. Anche noi, come il popolo liberato e la Samaritana, conosciamo poco il Signore, pure se abbiamo ricevuto l'acqua del battesimo. Abbiamo bisogno di ascoltare e capire, di fare le nostre domande per entrare in dialogo e arrivare a dire: "Adesso ci credo, sei il mio Salvatore, il mio Dio".





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