Colpo di spugna sulle stragi naziste con il salvaPreviti
Con la SalvaPreviti rischiano la prescrizione i processi dell’«Armadio della vergogna», da S.Anna di Stazzema a Marzabotto
Nedo Canetti
ROMA
Corrono un serio pericoli i processi contro i colpevoli delle stragi nazifasciste. È all'orizzonte un incredibile colpo di spugna. A mandarli in fumo, tra i tanti guasti che combinerà nel sistema giudiziario italiano, la famigerata legge sulle prescrizioni, comunemente nota come salvaPreviti. A lanciare l'allarme, un gruppo di senatori dell'Unione, Guerzoni, Vitali e Brunale, ds; D'Andrea, dl; Marino, PcdI; Biscardini e Crema, Sdi; Sodano, Prc che, in un'interrogazione ai ministri della Giustizia e della Difesa, chiedono che il testo del ddl, attualmente all'esame della commissione Giustizia del Senato, venga rivisto, per evitare che si blocchino i procedimenti relativi a quegli eccidi.
«Dopo oltre quaranta anni - ricordano i senatori - di un gravissimo occultamento, perpetrato ponendo in essere uno dei più gravi reati contro l'ordinamento, sono finalmente giunti alla fase dibattimentale - grazie alla meritoria azione delle procure militari, in particolare di quella di La Spezia - di alcuni processi per gravissimi crimini compiuti dopo l'8 settembre 1943 da appartenenti all'esercito tedesco, alle SS, alla Guardia nazionale repubblicana e alle Camicie nere» (quelli che una proposta di legge di An vorrebbe equiparare all'esercito e ai partigiani...).
Tra i processi in corso, quelli per gli eccidi di S.Anna di Stazzema, Marzabotto, Cibeno di Carpi. Sono, inoltre, attualmente in fase di indagine istruttoria, numerosi altri procedimenti per eccidi, stragi, violenze subiti da appartenenti alla Forze Armate italiane, che non aderirono alla Repubblica di Salò, oltre che da sacerdoti, donne, bambini, anziani.
Con il salvaPreviti, segnalano i senatori, si prevede di ridurre i termini di prescrizione, attualmente fissato dall'art. 157 del Codice penale. Se approvato definitivamente dal Senato, si determinerebbe la prescrizione della pena per reati attualmente puniti con l'ergastolo, qualora le aggravanti fossero tali da non modificare la formulazione della pena da irrogare. Le nuove norme, inoltre, non risulterebbero più idonee a determinare il tempo di prescrizione della pena in base alle previsioni dell'attuale articolo 577 del codice penale, dal quale solo deriva l'imprescrittibilità del reato di omicidio aggravato.
Si vanificherebbero, così, gli sforzi messi in atto per restituire almeno un po' di giustizia ad una parte delle 15-20 mila vittime delle stragi nazifasciste.
«Una giustizia -insistono gli interroganti- già colpevolmente impedita con l'occultamento di migliaia di fascicoli arbitrariamente "archiviati provvisoriamente" e riscoperti solo nel 1994: con ciò verrebbero mortificate e pere sempre deluse le attese di verità e giustizia riaccese, dopo decenni, allorché i fascicoli furono inviati alle procure militari che ripresero l'azione penale a distanza di decenni dalla loro criminosa interruzione».
Da qui, la richiesta rivolta ai ministri Castelli e Marino per un «doveroso» e «urgente» intervento in commissione, per evitare che, con l'approvazione del ddl, si dia luoghi a gravissime prescrizioni.
La richiesta è sacrosanta. È difficile però che sia accolta dal governo e dalla maggioranza, che sono determinati, come confermato dal sottosegretario Luigi Vitali e dal relatore del ddl, Luigi Bobbio, An, a conseguire due risultati. Blindare il testo, impedendo qualsiasi modifica e approvarlo, al più presto, mandandolo addirittura in aula anche se non finito in commissione.




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