Sì alla battaglia per il referendum sul Trattato, i cittadini devono poter scegliere



LUIGI GIANOLA
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Per quanto la battaglia parlamentare contro la Costituzione Ue sia stata visibile, se al Senato fosse rifatto il medesimo percorso non si andrebbe al di là della protesta verbale, mentre c’è la possibilità di conseguire il risultato voluto con un parziale mutamento di rotta.
Esigere che il Trattato sia approvato tenendo conto di quanto la Costituzione italiana impone davanti a una legge di radicale riforma costituzionale come è de facto il Trattato in questione, è una battaglia giusta e doverosa, che troverà grande rispondenza in tutto il popolo italiano, perché nel suo complesso comporta gravi condizionamenti alla democrazia, in Italia come negli altri paesi europei.
Nella battaglia parlamentare la Lega ha sostenuto la richiesta di un referendum popolare sul “Trattato...Costituzione”, ma non è stato messo in evidenza che dal punto di vista della Costituzione italiana il “Trattato...” in questione è una legge di radicale riforma costituzionale, tanto che la Costituzione italiana diventerebbe una legge di secondaria rispetto al medesimo!
È pertanto evidente che se in quanto trattato internazionale non potrebbe essere sottoposto a referendum, poiché è prima di tutto una legge di riforma costituzionale la Costituzione impone che sia approvato in modo palese da entrambi i rami del Parlamento e che, su richiesta di un gruppo minoritario, sia sottoposto a referendum abrogativo. Sulla questione dei negoziati con la Turchia la Costituzione italiana non prevede referendum, esige invece che una legge come il “Trattato...Costituzione” venga sottoposto a referendum.
Non c’è bisogno di alcuna modifica costituzionale, anzi, ogni altra procedura è incostituzionale. Si noti che in Francia pochi giorni orsono è stata approvata una modifica costituzionale per poter approvare o respingere il “Trattato...” in questione, da noi invece si sta procedendo senza tener conto di quanto la Costituzione italiana impone.
È curioso il fatto che questa operazione venga attuata dal governo del Polo, seppure con le esternazioni contrarie della Lega, ma gli elettori sanno che questa è la “Costituzione” dell’Europa voluta da Prodi, Amato, D’Alema, Schroeder e Chirac, insomma da coloro con i quali Berlusconi si è scontrato e rispetto ai quali non dice di avere piena identità di vedute politiche. Certamente anche per questo vi sono degli elettori demotivati.
Se Berlusconi non attacca Prodi proprio anche per questo brutto “Trattato...Costituzione” adesso, prima che gli enormi danni alla vita democratica dei paesi europei siano diventati evidenti, non si faccia alcuna illusione sulla possibilità di battere il Professore tornato da Bruxelles con un “tal trofeo” per il quale perfino il rivale Berlusconi gli ha reso omaggio.
BLOCCARE UNA PROCEDURA ANTI-COSTITUZIONALE - Il Trattato è una legge di radicale modifica della Costituzione italiana, pertanto va approvato o respinto come tale, prima che come trattato internazionale. Acconsentire alla sua approvazione senza ottemperare al dettato costituzionale è talmente grave da incrinare comunque il prestigio del leader politico che fosse di ciò responsabile.
Nonostante la Consulta, di solito pronta a dare pareri anche fuori luogo, non abbia ancora detto niente, la procedura messa in atto alla Camera è illegittima e non deve essere seguita anche al Senato.
I vecchi Trattati attualmente in vigore costituiscono una base migliore e più chiara del “Trattato...Costituzione” per delineare un rinnovamento delle istituzioni della Comunità Europea, più rispettoso dei principi democratici e più aperto alla partecipazione dei cittadini alla formazione della volontà politica dell’Europa. Ai precedenti Trattati, che il nuovo “Trattato...Costituzione” abolirebbe, ci si deve richiamare per contrastare efficacemente, anche con ricorsi presso la Corte di Giustizia europea, la politica, portata avanti dalla Commissione europea negli ultimi anni di abbattimento generalizzato dei dazi doganali in settore produttivi importanti per il nostro paese.
DECISIONI CONTRARIE AGLI INTERESSI DEGLI IMPRENDITORI - Sono state prese misure contrarie agli interessi di imprenditori e di operai di interi settori produttivi, per quanto volute da grandi gruppi finanziari che hanno enorme interesse a sfruttare in tempi ravvicinati la colossale differenza di salari tra i lavoratori dei paesi europei e quelli ad esempio della Cina o dell’India, si noti per altro che la Cina sceglie le zone nelle quali consente la penetrazione di gruppi stranieri e che persegue anche una sua politica di potenza militare, quanto all’India va segnalato un notevole sviluppo di alcuni settori, purtuttavia ad esempio nel settore tessile permangono dazi molto elevati.
LA COMPETITIVITÀ ITALIANA È NELLE MANI DELL’UE -In Italia l’occupazione presenta percentuali migliori che negli anni passati, ma vi sono settori dell’economia in netta crisi e una generale perdita di competitività su mercati internazionali. Ma le misure necessarie per contrastare questa situazione in gran parte non si possono prendere perché vengono decise dalla Commissione europea. Questa situazione, che presenta aspetti abnormi e inaccettabili, diventerà ancora difficile da contrastare dopo l’eventuale approvazione del “Trattato...Costituzione”!
Come va riconosciuto al mercato comune europeo di essere stato un elemento positivo per lo sviluppo industriale italiano, pur con le sue debolezze e contraddizioni, negli anni Sessanta e Settanta, così va messo in chiaro che nell’ultimo decennio, se l’adesione dell’Italia all’euro ha consentito un parziale miglioramento del debito pubblico, le scelte della Commissione hanno colpito di fatto alcuni settori produttivi dell’economia italiana e gli effetti deprimenti e devastanti si manifesteranno pienamente nel prossimo futuro.
DIMENTICATE LE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA - Dire di no a questo brutto “Trattato...Costituzione”, che non a caso si è dimenticato delle radici cristiane dell’Europa, non significa risolvere i problemi del futuro, ma cercare di fare un poco di chiarezza ed iniziare ad operare per non essere in balia delle scelte fatte sopra la teste dei popoli, in base ai calcoli numerici preordinati dal capo di governo che è in grado di coagulare gli interessi della maggioranza dei capi di governi dei vari paesi europei. Ma è chiaro che la democrazia dei vari Stati europei verrebbe sottoposta a una pesante cappa con connotati di burocrazia e di autoritarismo.
Il “Trattato...Costituzione” asserisce il primato indiscusso del medesimo e dei Regolamenti della Commissione in tutti i campi in cui l’Unione legifera in modo esclusivo e nelle materie di legislazione concorrente quando legifera per mezzo di un Regolamento. Pertanto il Parlamento italiano perderebbe la sovranità sancita dalla Costituzione italiana; ma se ciò fosse approvato senza seguire il dettato costituzionale si tratterebbe di un atto de facto illegittimo.
Si noti che, se fosse in vigore il “Trattato...Costituzione”, una legge approvata in un paese europeo in modo pienamente legittimo secondo le regole democratiche sancite dalla legge di quel paese, potrebbe venire cancellata o sostituita da un’altra, se la maggioranza numerica dei rappresentati dei singoli governi, egemonizzata da uno o dall’altro capo di governo, decidesse di fare approvare un Regolamento nel merito. Ma per i cittadini di quel paese sarebbe del tutto arbitrario il “Regolamento” che abolisce la legge approvata in modo legittimo dai loro rappresentati. Il senso stesso della democrazia verrebbe pesantemente compromesso.
L’art. 11 (punto 4°) della Parte Prima del “Trattato...Costituzione“ scardina di fatto il principio fondamentale della Costituzione italiana che afferma la sovranità delle due Camere in campo legislativo (art. 70); quindi doveroso che l’eventuale decisione di riduzione della Costituzione italiana a legge secondaria, sia assunta secondo le modalità volute dalla Costituzione stessa.
L’UNIONE CONSIDERATA COME SOGGETTO SUPERIORE - Si noti che nel testo del “Trattato...Costituzione”, l’Unione appare sovente quale «soggetto autonomo», superiore agli Stati membri, non un’espressione della vita democratica dei singoli Stati, bensì quasi una entità imperiale. Il “Trattato...Costituzione“ si autodefinisce come non emendabile, perciò va respinto perché erode la sostanza stessa della democrazia nei vari paesi. (...)
È evidente che anche le battaglie contro il riconoscimento giuridico dell’Islam, quelle per la difesa del matrimonio e contro il riconoscimento della poligamia, come pure quelle contro il mandato d’arresto europeo e per impedire che interi settori dell’economia italiana vengano devastati da decisioni che rispondono agli interessi di potenti gruppi finanziari e di celati piani di potenza, diverrebbero ancora più ardue perché si troverebbero prive della base legale a cui in generale oggi si possono richiamare.
CONTRADDETTO IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ - Si noti che il “Trattato...Costituzione” in questione abolirebbe, tra l’altro, i precedenti Trattati fondamentali della Comunità Europea, ma nelle votazioni parlamentari come nei referendum chi vota no al nuovo “Trattato... costituzione”, esprime anche la volontà di mantenere in vita i precedenti Trattati, che costituiscono una base migliore, rispetto al parto della Convenzione, per giungere a una Carta europea che deve essere più rispettosa dei principi democratici, delle istituzioni nazionali e della volontà di partecipazione dei cittadini alla formazione della volontà politica del proprio paese e dell’Europa medesima (si noti che lo stesso principio di sussidiarietà da questa Carta viene sostanzialmente contraddetto).
In Francia è stata approvata una modifica costituzionale per poter approvare o respingere la Carta europea


[Data pubblicazione: 27/02/2005]