Si è spento a Napoli il cantante Aurelio Fierro
di red
È morto venerdì a Napoli Aurelio Fierro, interprete di spicco della canzone napoletana. Aveva 81 anni ed era ricoverato dal 18 gennaio scorso nell' ospedale Cardarelli. Da tempo ammalato, quasi dieci anni, ma aveva subito di recente anche un ictus.
La sua canzone più drammatica e famosa è forse “O’ Scapricciatiello”, con la quale il celebre Pasquariello decise di lanciarlo al premio “Voci nuove”, nel '51, dove il giovane si classificò primo su seicento. Ma anche “Core grato”, “Lazzarella”. Tre le vittorie a Sanremo e famose le esibizioni con Gino Bramieri nel ’62 e con Claudio Villa l’anno dopo. A Napoli godava di una popolarità immensa e da consigliere comunale nelle fila della Dc negli anni '70 tentò di promuoverla e difenderla, ma era noto anche in Giappone, in Canada, negli Usa, dove solidarizzò con le comunità italo americane. «In testa il cappello bianco, modello Panama; un provinciale buono, nel ricordo degli amici: bassino, rotondo e democristiano, con il viso sempre sorridente, accompagnato dal quel cane da presa di Marisa, sua moglie, una donna organizzata, pronta, con il piglio della manager», come dice affettuosamente il regista e giornalista Nino Masiello.
Lascia due figli sulla quarantina, entrambi musicisti, Fabrizio il maggiore, Flavio, e l'erede del suo nome, il nipote, Aurelio Junior, batterista di talento.
Nato a Montella, in provincia di Avellino, il 13 settembre del 1923, con un primo contratto con la Durium di Milano per incidere canzoni napoletane e italiane nel 1951, Fierro compie la sua scelta decisiva tre anni dopo, quando decide di fare il cantante, piuttosto che l'ingegnere.
Un suo progetto non andato in porto, finora, era quello di creare a Napoli un museo della canzone napoletana, con tanto di teatrino per i turisti, un progetto avviato e naufragato, che nei suoi piani avrebbe dovuto realizzarsi nella Casina dei Fiori della Villa comunale.
Nelle sue molte attività, mise in piedi anche una casa discografica, la King Universal, e un ristorante «A canzuncella», che richiamava i clienti soprattutto il sabato sera, quando interveniva lui, con un dinner show all’americana. Fu anche autore di una «Grammatica della lingua napoletana», con prefazione di Antonio Ghirelli; e di un libro commissionatogli dalla Rusconi di Milano «Fiabe e leggende napoletane»; non arriverà mai alle stampe invece «L'enciclopedia storica della canzone», un progetto in quattro volumi che lo impegnò dai primi anni '90.I napoletani ricordano la sua ultima esibizione, un anno e mezzo fa per i suoi 80 anni, a Napoli, a Santa Maria La Nova
da www.unita.it
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