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Risultati da 1 a 10 di 36

Discussione: Sull'immigrazione

  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Sull'immigrazione

    Tra le tante scemenze che circolano nell'ambiente, le più eclatanti riguardano l'immigrazione extraeuropea che coinvolge i paesi europei.

    Un fenomeno tanto complesso viene ridotto, grazie alla solita povertà d'analisi che furoreggia nell'ambiente, al seguente schemino ipersemplificante:

    l'emigrante emigra perchè vittima dei kattivi capitalisti neoliberisti

    Qui si esaurisce la ''profondità'' dell'analisi.

    In questa discussione elencherò un pò di argomenti al riguardo.

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Innanzitutto, guardando il fenomeno dalla parte dell'immigrato, non si deve mai dimenticare che per lo più l'immigrato non si sente una ''vittima'' del bieco sistema capitalistico [che quindi andrebbe distrutto in quanto colpevole del suo status] ma un aspirante ''partecipante al banchetto'', cosa che è molto diversa.

    A supporto, una simpatica citazione: ''non si dovrebbe dimenticare che all'origine della decisione migratoria va collocato innanzitutto quel processo di acquisizione degli stili di vita del mondo occidentale e di diffusione del consumo di massa, come anche di crescente esposizione ai mass media stranieri e, per così dire, di assimilazione di una certa mentalità 'all'occidentale', che viene definito - rispetto al fenomeno delle migrazioni internazionali - 'socializzazione anticipatoria''' [R. Marini, ''L'immigrazione e la prospettiva di una società multiculturale'', in AA. VV., ''Multiculturalismo e democrazia'', Donzelli, 1996, p. 139].

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Altra citazione per spiegare la tristezza di certi luoghi comuni.

    ''Tutte le analisi testimoniano infatti che gli emigranti appartengono in genere a strati sociali in condizioni di minor deprivazione rispetto alla media della loro società [...]. Non risponde a verità ciò che la retorica classica dell'immigrazione continua a ripetere secondo cui l'immigrato è sempre e solo il frutto della fuga disperata dalla paura, dal bisogno e dalla povertà. La dinamica dell'emigrazione è assai più complessa e sofisticata di quanto a prima vista possa apparire. Basta riflettere sul fatto che se davvero la sua determinazione esclusiva fosse la povertà dovremmo trovare nei movimenti migratori ciò che invece non troviamo: in maggioranza non si emigra infatti dai paesi più poveri ma da quelli che lo sono relativamente meno. Sono pochi quelli che lasciano, ad esempio, le terre poverissime della Sierra Leone, Burkina Faso, dell'Indonesia, del Paraguay o della Bolivia. Molti, moltissimi sono invece coloro che partono dai paesi relativamente più ricchi come il Messico, le Filippine, l'India o il Pakistan'' [Guido Bolaffi, ''I confini del patto. Il governo dell'immigrazione in Italia'', Einaudi, 2001, pp. 30-31].

  4. #4
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    l'emigrazione di oggi nasce dal desiderio, non dal bisogno. Conosco molto bene il caso messicano. Il Messico é la nona economia del mondo, la prima in America latina: una media potenza a scala globale. Eppure ogni anno 300.000 messicani tentano di varcare il border con gli States. Perché? semplice: l'american way of life é un magnete potentissimo, persino per un popolo cosí nazionalista come quello messicano. Il miraggio dei dollari facili, del consumo illimitato, della "libertá" individuale intesa anzitutto come "liberazione" da ostacoli tradizionali (il villaggio, il barrio, le costrinzioni familiari, sociali o etniche). La penetrazione dei modelli di vita gringos é capillare, diffusissima. Per via del cinema, dei viaggi, del contatto con i familiari o gli amici emigrati. Il tutto finisce per creare un "mito americano" senz'altro esagerato, ma sentito, creduto. Si da' piú credito ai casi di successo che a quelli di insuccesso, talora concludenti nella morte, nella prigione o in condizioni di vita deplorevoli.
    Per fermare il movimento si dovrebbe lavorare anzitutto per smontare il "mito" del paese di Bengodi, dove tutto é possibile, tutto é facile, tutto é permesso.

  5. #5
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    Bella Paul. E' molto importante, tra slogan e certezze sbandierate, mettersi in discussione sulla base dei fatti. COmplimenti.

  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da Felix
    l'emigrazione di oggi nasce dal desiderio, non dal bisogno. Conosco molto bene il caso messicano. Il Messico é la nona economia del mondo, la prima in America latina: una media potenza a scala globale. Eppure ogni anno 300.000 messicani tentano di varcare il border con gli States. Perché? semplice: l'american way of life é un magnete potentissimo, persino per un popolo cosí nazionalista come quello messicano.
    Credo che questo possa certamente valere per il Messico se i dati che hai esposto sono veri... e se non c'è sperequazione ecxcessiva tra ricchi e poveri. Non penso che emigrino i ricchi no?

    E poi a pensarci bene non è forse TUTTO dettato dal desiderio?

  7. #7
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Mi fa piacere che Felix abbia confermato quanto detto da Bolaffi, in rapporto al Messico.

    In effetti una delle molle fondamentali dell'immigrazione è proprio la ''socializzazione anticipatoria'', il desiderio di ''partecipare al banchetto capital-liberista'', cosa che spiega pure perché molti immigrati provengono da paesi relativamente meno poveri.


    Altra causa dell'immigrazione è sicuramente l'esplosione demografica del terzo mondo. Basti pensare che l'Africa è passata dai 120-150 milioni d'abitanti dei primi del Novecento ai più di 800 milioni di adesso. Su questo punto molto importante, ottima l'analisi di Giovanni Sartori, ''Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica'', Rizzoli, 2000, pp. 96-97.

  8. #8
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    Cool senza tante citazioni

    In origine postato da Paul Atreides
    Tra le tante scemenze che circolano nell'ambiente, le più eclatanti riguardano l'immigrazione extraeuropea che coinvolge i paesi europei.

    Un fenomeno tanto complesso viene ridotto, grazie alla solita povertà d'analisi che furoreggia nell'ambiente, al seguente schemino ipersemplificante:

    l'emigrante emigra perchè vittima dei kattivi capitalisti neoliberisti

    Qui si esaurisce la ''profondità'' dell'analisi.

    In questa discussione elencherò un pò di argomenti al riguardo.
    avevi cominciato benissimo, poi sei finito sepolto dalle citazioni (scherzo, non prendertela: absit iniuria verbis)

    secondo me va via di casa chi ha voglia di migliorare la propria vita facendo affidamento sulle proprie capacità, avendo perso la speranza o non intravvedendo possibilità di farlo dove è nato.

    Insomma, temo si possa dire che quelli che arrivano sono i migliori.

    Diverso mi sembra il discorso di molti islamisti.

    Ave ac Vale

  9. #9
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Un'altra causa dell'immigrazione risiede nella continua erosione dello ''strato'' contadino terzomondista.

    Questo fenomeno ha, a sua volta, molteplici cause. Tra queste la desertificazione/inaridimento dei suoli e le carestie [a loro volta causate da periodici cicli climatici sfavorevoli legati in genere all'ENSO, ovvero El Nino Southern Oscillation] e la dinamica ''campagna verso città'', dinamica che ovviamente noi conosciamo da secoli e che si sta invece producendo adesso in modo massiccio nel terzo mondo.

    Tutto ciò provoca la crescita esponenziale di megalopoli terzomondiste in condizioni di disagio altissimo. Da qui l'emigrazione come ''valvola di sfogo'' del ''surplus'' umano accumulatosi in queste megalopoli [Lagos, Il Cairo, Città del Messico, ecc.].

  10. #10
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Ricapitolando, ho finora elencato quelle che sono, a mio parere, le tre cause più importanti dell'emigrazione.

    Ovviamente, però, un conto è la volontà di emigrare, tutt'altro conto è l'effettiva riuscita di tale disegno, ossia la trasformazione dell'emigrante in immigrato, ossia in un individuo accolto in uno degli stati europei.

    In questo caso, l'analisi deve passare dalle cause che spingono l'emigrante a divenire tale alle cause che spingono i paesi europei ad accoglierlo.

 

 
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