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Discussione: L'esordio di Paragone

  1. #1
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito L'esordio di Paragone

    IN PIEDI, PADANIA!

    gianluigi paragone



    Manca poco più di un mese alle elezioni regionali. Un anno alle politiche. Cosa è cambiato per le nostre genti, i nostri imprenditori, le nostre famiglie in questi anni di governi di centrodestra a forte trazione padana? Non basta un editoriale per dare le risposte del caso. Ci vuole di più: ci vuole un giornale che ogni giorno si interroghi circa le ragioni che dal duemila a oggi hanno portato gli elettori padani a dare fiducia alla Casa delle Libertà. Ora si tratta di analizzare i resoconti. E maturare una scelta per il futuro.
    La Padania che da oggi prendo in mano vuole fare questo. Non si accontenterà delle mezze risposte. Non s'accoderà a quel politically correct che mi sa tanto di inchino da educande. La Padania che poco alla volta prenderà nuova forma sarà un giornale eretico. Sarà un giornale di idee e di identità. E ci perdonino quindi i nostri politici leghisti se qualche volta daremo fastidio agli equilibri che la politica romana impone: la Padania è la voce del Nord e al Nord siamo fatti così, che ci volete fare...
    Siamo sempre gli stessi che negli anni Novanta, dando fiducia a Umberto Bossi, maciullarono quella Prima Repubblica impunturata di tradimenti e traditori. E siamo pronti a rifarlo anche oggi contro chi tradisse il Vento del Nord. Che è un Vento di riforme, non di restaurazioni democristianoidi.
    Le istanze federaliste per cui abbiamo accettato di stringere accordi sono sempre le stesse: vogliamo più libertà nelle nostre regioni. Lo ricordiamo a Berlusconi dal quale ci aspettiamo riforme, riforme, riforme. Questo governo conta tanti ministri del Nord; parliamo lo stesso linguaggio. Bene, fatevi un giro dalle nostre parti e vi diremo che è ora di cambiare passo.
    C'era il tempo dei miracoli economici. I nostri piccoli imprenditori, quella ricetta miracolosa, la conservano ancora; è scritta nel loro dna: lavorare, sacrificarsi e poi lavorare ancora. Ma le regole devono essere uguali per tutti. I nuovi mercati asiatici non possono fare gol anche con le mani: alcuni distretti industriali sono al collasso proprio per questo gioco anarchico.
    Con Prodi e la sua Unione Euro-Sovietica non abbiamo nulla a che spartire. Non facciamo neanche in tempo a liberarci dalle catene romane che a Bruxelles ci stanno mettendo collare, guinzaglio e museruola. Scendemmo nelle piazze per rivendicare la dignità delle nostre genti, per affermare la Padania, le sue priorità, le sue esigenze e ora che per tutti la Padania è una realtà, Bruxelles ci indica il canile dove restare accucciati...
    Nessuno ne parla più? Per tutti l'Europa è una questione chiusa? Per noi no, abbiamo ancora alcune cosette da dire. Non contate sulle nostre genti se avete intenzione di consegnarci nelle mani di una Europa irriguardosa verso la dignità dei popoli, di una Europa in deficit di democrazia, di una Europa in ritardo rispetto alle storture che la globalizzazione imprime ai mercati e alle società. Una Europa che si irrigidisce sul Patto di Stabilità e che fa finta di niente se gli Stati ex comunisti, per rilanciare la loro economia, non accettano le regole minime in tema di sicurezza, ambiente e welfare.
    Non contate su di noi per una Europa che baratta il crocifisso in nome del capitale, per una Europa Superstato, di matrice marxista, che poco alla volta dirà che siamo tutti uguali. Al contrario diremo sì ad una Europa che si formi dal basso, che si sviluppi per esigenze dei popoli e non dei banchieri. Ad un'Europa forte contro l'islamismo.
    Grandi battaglie ancora ci aspettano, cari lettori. Battaglie per cui c'è bisogno di un giornale libero veramente, che non teme le posizioni di nessuno. Un giornale eretico. Lo dico a Voi che ogni giorno ci vorrete seguire, a Umberto Bossi e ai vertici della Lega che mi hanno scelto per la direzione de la Padania, ai colleghi della redazione, al cda e a Giuseppe Leoni che ora potrà riprendere a volare alto nel cielo della politica dopo avere accompagnato il giornale fin qui, in un momento di grandissima difficoltà.
    In Piedi, Padania! Come un tempo…

    [Data pubblicazione: 01/03/2005]

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  2. #2
    freedomforce
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    Talking la Padania di Paragone

    Sono davvero contento della nuova impostazione grafica e contenutistica de la Padania. I migliori auguri di buon lavoro a Paragone. Chi ben comincia è già a metà dell'opera.
    W la Padania

  3. #3
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    In origine postato da Beli Mawyr


    Bene, prendiamo atto allora che ci sarà meno incenso da respirare tra una pagina e l'altra ...


    questo deve essere un refuso, è del solito amico di aussie, giannino

    l Governo Berlusconi ha dato il via all’immissione in ruolo di 9.229 insegnanti. Altri 6 mila entreranno nel prossimo biennio
    Vuol “scomunicare” i prof di religione?
    Alcune reazioni scomposte dalle sinistre sono piene di livore e dimostrano un accanimento ingiustificato


    Alberto Giannino*


    Il Governo Berlusconi ha dato il via all’immissione in ruolo di 9.229 docenti di religione cattolica in tutta Italia con il decreto Baccini. E, ogni Direzione scolastica regionale, ha già provveduto a istituire una graduatoria con i relativi criteri per l’assegnazione delle cattedre.
    Pertanto, dal 1 settembre 2005, questi docenti saranno di ruolo a tutti gli effetti. Gli altri 6 mila docenti di religione entreranno in ruolo nel prossimo biennio. Era un provvedimento atteso, dopo che i docenti di religione avevano sostenuto un concorso nazionale, per esami e per titoli, e l’avevano superato. Contrariamente ad alcuni docenti di altre discipline che si trovano nella scuola senza aver fatto un regolare concorso. Mentre i docenti di religione in questi anni hanno acquisito una nuova professionalità con diploma in Scienze religiose, dottorato in Teologia, e qualche volta anche una laurea civile. Dunque, docenti preparati e qualificati. E le reazioni scomposte al decreto del Governo della Cgil scuola, dei radicali di sinistra, della Uil scuola, del Cidi (organismo contiguo ai Ds e alla Cgil) sono piene di livore e dimostrano un accanimento ingiustificato verso lavoratori della scuola che non hanno solo doveri, ma anche dei diritti. Il decreto che immette in ruolo 9.229 docenti di religione è un atto dovuto ai docenti vincitori di un Concorso nazionale contemplato dalla legge 186 del 2003. E le leggi non sono mai discrezionali, ma si attuano e basta. Anche a me non piacciono le leggi che consentono l’aborto, il divorzio e la manipolazione genetica.
    Non le condivido, ma rispetto il volere del Parlamento. Questa è la democrazia, piaccia o no. Un altro dato importante di cui i detrattori dei docenti di religione sono a conoscenza ma si guardano bene dal comunicare, è che in Italia il 93% deg li studenti (su 6 milioni di studenti), sceglie di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica; una scelta massiccia che dimostra la fiducia delle famiglie e degli studenti verso i docenti di religione che molti vorrebbero relegati in un angolo a scuola, con la bocca chiusa durante le riunioni collegiali, e fuori da ogni organismo di partecipazione della scuola. Noi cattolici non ci stiamo. Non abbiamo nei confronti dei laicisti e degli anticlericali nessun complesso di inferiorità culturale; chiediamo quindi maggiore rispetto, maggiore tolleranza, e meno pregiudizi sulle nostre persone. Se qualcuno è ancora imbevuto di razionalismo, di scetticismo e di relativismo, si legga Voltaire, Benedetto Croce, Mounier, e Maritain e impari cosa sono i valori della persona.
    Stupisce e sconcerta che certe organizzazioni sindacali facciano convegni sul mobbing (persecuzione) quando nella scuola i primi mobbers contro i docenti di religione, considerati ingiustamente di serie B, sono proprio loro. Sono dei mobbers ontologici quando isolano, escludono, fanno delazioni sul tuo conto, quando ti calunniano, ti controllano, quando ti diffamano e tu, alla fine, sei costretto a cambiare scuola per vivere in pace. No, di fronte ai mobbers, per quanto agguerriti, mai la resa: bisogna resistere e rivolgersi a un avvocato per tutelare i propri legittimi diritti. Loro, i mobbers, temono terribilmente solo le cause civili, perchè perdono diversi soldi, tanti soldi. E i dirigenti scolastici che fanno? Stanno sempre dalla parte del più forte. Per cui fingono di essere “super partes”, ma in realtà lasciano fare e non intervengono mai perchè i mobbers hanno la maggioranza. Il loro salario però è aumentato e percepiscono fino a 4000 euro mensili... La scuola ormai è ridotta un luogo di scontro di potere (si litiga per riempire il carrello del supermercato). Ci sono le fazioni che si scontrano per avere il proprio vicepreside e i propri collaboratori, i propri progetti quando la scuola dovrebbe essere una comunità educante in cui il docente trasmette e rielabora cultura. Invece, nei Collegi dei Docenti non si sente mai parlare di didattica, ma solo di carichi di lavoro, di compiti da correggere, dei presunti tagli della Moratti, di soldi e di progetti ben remunerati. Ma vogliamo mettere al centro anche i bisogni educativi degli studenti, qualche volta? Oppure dobbiamo andare in sala professori e sentire, per nove mesi consecutivi, queste lamentele? La scuola pubblica è di tutti, non è di questo o quel sindacato, sia pure maggioritario, all’interno della scuola. Ma questo concetto non viene recepito, e così ci si deve difendere da attacchi ingiustificati, da aggressioni, e calunnie. Loro magari sono in 100 ostili alla religione, e noi solo in dieci. La solidarietà fra di loro è compatta, solida, e granitica. Cosa fare? Prendere sberle all’infinito.
    No, grazie. Non siamo votati al martirio. Abbiamo deciso che i docenti cattolici risponderanno in tutte le sedi opportune con la dovuta fermezza. E gli studenti? In questo periodo, gli scrutini del primo quadrimestre sono terminati. Eppure gli studenti sono pieni di tensioni, di ansie e di paure. Temono il disagio provocato in loro da chi cerca, a parole, di prevenirlo. Per darvi solo un’idea, vi racconto cosa avviene in una scuola italiana (in cui non esiste la serenità necessaria per lavorare per il bene dei ragazzi e delle ragazze) di cui evito appositamente di fare il nome. Un presidente del Consiglio d’istituto ignorante insulta pubblicamente davanti ad autorità civili militari, politiche e studenti la preside e rimane tranquillamente al suo posto a ricoprire indegnamente quella carica. Mentre la poveretta viene trasferita, subendo gravi danni nella società milanese, nel sindacato, nel Csa, nella Direzione scolastica regionale, nella famiglia senza solidarietà ufficiale dei suoi capi. Il presidente del Consiglio d’istituto è arrogante, è un prepotente e non sente il bisogno di fronte a 1200 persone di dimettersi. Solo una sentenza potrà cacciarlo, e speriamo presto. Un’altra professoressa fa centinaia di fotocopie con la fotocopiatrice della scuola di una atto giudiziario, e lo distribuisce ai suoi studenti, violando la privacy dei docenti coinvolti e dei testimoni, e commentendo alcuni reati. E nessuno interviene per farle rifondere i soldi dei contribuenti o quanto meno per sanzionarla per iscritto.
    Ci sono altri docenti che non sono quasi mai in classe con la scusa che sono Rsu e poi devono portare gli studenti dell’ultimo anno (poveretti) all’Esame di stato, e non sappiamo come li hanno valutati e preparati in questo periodo. Alcuni docenti si rifiutano persino di fare corsi di recupero. E si sono inventati una nuova forma lessicale il “recupero in itinere”. Che vuol dire: io non ti faccio corsi di recupero perchè non ho voglia, sono stanca e perchè sono pagata male, ma tu, studente, devi seguirmi in classe, in tal modo recupererai le tue gravissime carenze (tre, quattro) altrimenti sarai bocciato. Signor Ministro Letizia Moratti , per favore, con una ordinanza ministeriale, bocci i corsi in itinere, e faccia lavorare questa categoria che rifiuta lo sportello, e il recupero individuale, e quello di gruppo, mandi un ispettore a verificare se tutto ciò giova allo studente. Abbiamo poi lo spettacolo deprimente di docenti che, per non affaticarsi nelle interrogazioni, fanno i quiz agli allievi, perchè interrogare è faticoso, ma sono raccomandati, e tutto gli è permesso. Altri ancora godono di privilegi: possono ricevere telefonate in classe e stare anche dieci minuti consecutivi al cellulare. Oppure usufruire di permessi giornalieri che penalizzano fortemente lo studente. Ma se la prof. sorprende il ragazzo con il cellulare che squilla sono guai. Questa professoressa, l’anno scorso, è stata monitorata dai ragazzi della sua classe: 38 minuti al cellulare in una settimana. Lei è coperta perché è in grado di procurare corsi del Fondo sociale europeo e quelli della Direzione regionale scolastica, e poi distribuisce pani e pesci. L’altro giorno a scuola è venuta la Finanza per controllare questi corsi. Che ci sia qualcosa di irregolare? Vedremo. Ma cosa insegneranno mai agli studenti? Altre si fanno il mese canonico di malattia dopo gli scrutini. Altri hanno la sesta ora a disposizione e che fanno? Se ne vanno arbitrariamente dalla scuola, perchè inutilizzati. Altri docenti con cattedra di 18 ore dovrebbero fare 15 ore in classe, e 3 ore di supplenza, mentre da anni si fanno 15 ore in classe e le altre cosi suddivise: 2 ore di programmazione per il Piano nazionale di informatica e 1 di supplenza (rigorosamente vietate dal Ccnl che è legge di Stato) commettendo un grave danno erariale che poi naturalmente sarà quantificato dal Procuratore Regionale della Corte dei Conti che chiederà conto anche per gli anni precedenti. Da ultimo abbiamo le sacerdotesse, le più illuminate, che dettano la linea culturale (ma quale cultura che non hanno più niente da dire?) le più rigorose nei compiti scritti, nelle valutazioni orali. Ma perchè tutto questo rigore? Ma è semplice. Loro non vogliono classi con 28 studenti: si lavora troppo e si lavora male. Ecco allora che le sacerdotesse del pensiero debole hanno elaborato la teoria della classe minima: cioè formata quella da 15 studenti (meglio se 10). Cosi il carico di lavoro diminuisce, i compiti e le interrogazioni subiscono una notevole flessione e poi, in fondo, fanno del bene alla società, facendo una selezione dei capaci e dei meritevoli. E quindi la futura classe dirigente sarà ben preparata. I somari o cambiano scuola o si adeguano alla loro linea. E badate, cari amici, che queste sacerdotesse, sono quelle che prendevano il “18 politico” nelle università del ’68. Poi, queste professoresse di sinistra, sono le prime persone che pretendono di darti delle lezioni di moralità, di insegnarti l’etica, loro che sono fraudolente per natura e aggrediscono i docenti di religione, sia perchè ideologicamente siamo distinti e distanti, sia perchè sono atee militanti e aggressive e non vedono di buon occhio l’istruzione religiosa nella scuola. Ma vediamo cosa dice uno psichiatra cattolico sui loro metodi didattici avanzati: «Questo atteggiamento ha prodotto degli handicappati culturali, giovani che non hanno alcuna formazione e ancor meno cultura religiosa. Sono incapaci di capire interi periodi della storia della nostra civiltà, nonché dell’arte, la letteratura e la musica. Non sono allergici ai dogmi, ossia alle verità della fede cristiana, più di quanto non siano contrari alla Chiesa: semplicemente non ne sanno niente! Per questo, nelle inchieste più serie, le loro risposte rivelano ignoranza, indifferenza ed essenzialmente una mancanza di educazione religiosa. Sono condizionati da tutti i cliché e da tutti i conformismi che circolano sulla fede cristiana. In poche parole sono lontani dalla Chiesa perché, non essendovi stati educati, non si sono inseriti nella tradizione religiosa». (P. Tony Anatrella, pschiatra e psicoanalista). I ragazzi hanno l’impressione di essere circondati da tanti maestri senza avere veri e propri educatori accanto che al di là dell’essere la stessa persona o più persone manifestano loro lo stesso identico amore e li aiutano a fare un tratto di strada insieme, mano nella mano, come una staffetta che cammina all’unisono nei cambi e procede sicura verso la meta a cui tutti tendono.
    È necessario quindi definire le conoscenze le competenze e abilità, in grado di garantire indistintamente a tutti i giovani quei «diritti di cittadinanza» di cui parla il vescovo di Verona, Msg. Cesar e Nosiglia, indispensabili per affrontare positivamente la prosecuzione degli studi o l’inserimento nel mondo del lavoro. Ma non si fa scuola dei progetti, qualificata e moderna se non si fa leva sulla risorsa dei soggetti nella prospettiva dello sviluppo umano solidale.
    Occorre mettere al centro del dibattito la “cultura dell’educazione” entro cui si motiva la riforma della scuola a tutt’oggi concentrata in una visione funzionalistica di efficacia ed efficienza rispetto al sistema economico.
    C’è la necessità di fornire alle nuove generazioni solidi criteri di orientamento e discernimento, in una società in cui tutto può apparire relativo ed equipollente. Sarebbe errato concepire in maniera alternativa e agonistica l’educazione e l’istruzione da una parte e l’inserimento sociale e lavorativo dall’altra, ma va anche evidenziato che educazione ed istruzione appartengono entrambe a pieno titolo, e in maniera il più possibile unitaria, al compito della scuola d’oggi.


    *Presidente Associazione docenti cattolici

    [Data pubblicazione: 01/03/2005]

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    ma questo è un articolo tratto dalla Padania?

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    In origine postato da pensiero
    ma questo è un articolo tratto dalla Padania?
    Certo!! Si vede che non la leggi da mesi e mesi, eh? Questi articoli SONO LA NORMA, ormai!
    Iunthanaka
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  6. #6
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Iunthanaka
    Certo!! Si vede che non la leggi da mesi e mesi, eh? Questi articoli SONO LA NORMA, ormai!

    da mesiiii.....oramai è più di un anno che non la prendo, qualche volta ci dò un occhio online, ma solo se nella rassegna stampa è citato qualche articolo degno di nota, allora me lo cerco, ma anche online non è così facile spesso non aggiornano per giorni interi

  7. #7
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    ... NON DIVAGHIAMO


    gianluigi paragone


    La storia si ripete: dagli al leghista. Così almeno passa la voglia anche agli altri che magari leghisti non sono e forse nel loro intimo un po' di intolleranza la provano. Il che, detto in assoluta libertà, può anche starci. Già, perché se i cattivi lo fanno, i buoni lo pensano. È nel genere umano. A me, per esempio, di vedere gli zingari a zonzo con il bicchiere della CocaCola a chiedere le elemosina potrebbe anche dare fastidio. Di certo, lo confesso, non sono contento quando al mattino, sulla metro, mi devo ascoltare il siparietto musicale dal vivo di Bella Ciao arrangiata in chiave tzigana: pensavo di aver pagato il biglietto dell'atm per una tratta di trasporto, invece c'è anche l'allegato musicale.
    Si può ancora dire che mi infastidisce? Potrei essere disturbato da questo folk group itinerante in cui uno strumento non è accordato con l'altro? No, non mi può dare fastidio. E ammesso che lo dia, non lo devo dare a vedere perché altrimenti non solo non è politicamente corretto ma rischio pure di passare dalla parte di chi emargina. Poco importa poi se gli zingari si auto-emarginano per scelta di vita.
    Perché tutta questa manfrina populista, demagogica, rozza (perdonate, mi porto avanti col lavoro…) di questo direttore barbaro della Padania? Perché ieri i giudici del tribunale di Verona hanno reso note le motivazioni della sentenza di condanna contro il consigliere regionale, Flavio Tosi e di altri cinque leghisti veneti per istigazione all'odio razziale nei confronti di nomadi veronesi.
    Cosa hanno fatto quei fetenti della Lega? Con la scusa di raccogliere delle firme contro un campo di zingari, «propugnavano - dice la sentenza così come riportata dalle agenzie di stampa - una visione del mondo differenzialista». …Hai capito!
    Uno crede di fare politica e invece si trova intruppato nel "differenzialismo culturale (è sempre il giudice che parla)" senza nemmeno saperlo. Ma ignorantia legis neminem excusat ci insegnavano già alle prime lezioni di Diritto. Condannato. Perché "il differenzialismo culturale non vuole esprimere al contrario del razzismo biologico un giudizio di valore sulle superiorità di un popolo o di un'etnia su altri, ma si traduce in un meccanismo di chiusura sociale a esclusione dell'Altro".
    Oddio, io il giuridichese non l'ho mai amato particolarmente ma qui mi sembra un'altra dimensione lessicale. Oltre che sostanziale, visto che cinque militanti della Lega si ritrovano ora a dover pagare un conto alla Giustizia per una sentenza che mi sembra più interpretativa che strettamente normativa, per una sentenza che mi permetto di definire più politica che rigorosamente di diritto. Il che non sarebbe neanche un torto se - e preciso se - i magistrati fossero eletti dal popolo, come non ultimo ieri ha detto Umberto Bossi. Ma siccome l’elezione diretta dei giudici, in Italia, è un tabù allora la lettura dei fatti di Verona piglia una strada tutta sua. Finanche inquietante perché allora anche un commento sull’intolleranza rischia di passare come una intenzione tesa a propugnare una visione del mondo differenzialista. O giù di lì.
    Mi allarmava il concetto delle manette ideologiche come la stavano architettando in Europa, forse mi conviene stare buonino anche dalle parti dell’Arena.
    La verità è che ieri come oggi alle persone libere si vuole mettere il bavaglio perchè danno fastidio, perché rompono il pensiero politically correct.
    È scritto nero su bianco. “Il messaggio lanciato dagli imputati attraverso la diffusione del loro pensiero - dice ancora la sentenza - è stato quello di esaltazione dell’identità etnico culturale dei popoli e delle varie leghe popolari concepiti come vere e proprie unità di lingua e di tradizioni unici veri collanti della classe popolare piuttosto che di uno Stato nazione”.
    Un po’ come smontare l’azione politica della Lega e di chi volesse declinare politicamente l’azione federalista o autonomista. Giusto ieri, sulle colonne della Padania, Umberto Bossi ricordava la lezione di Carlo Cattaneo, il pericolo degli Stati multinazionali e oggi, i giudici di Verona, “smontano” l’identità politica della Lega, ne minacciano la libertà di azione.
    Quando davo gli esami di giurisprudenza e tentavo di allargare il mio discorso verso sponde sociologiche o filosofiche, il prof sollevava gli occhiali, mi guardava e secco mi diceva: “Non divaghiamo e atteniamoci alle norme...”. Ecco, appunto, non divaghiamo...

    [Data pubblicazione: 02/03/2005]

  8. #8
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    A proposito dell'esordio di Paragone, l'avete vista su "laPadania" di ieri l'evidente "marchetta"?
    Nelle pagine degli Spettacoli (o Cultura, non ricordo) c'era un bell'articolone (con tanto di ritratto fotografico) dedicato al nuovo, fulgido spettacolo teatrale (vagamente intellettualoide, secondo me) della moglie del dentista...naturalmente, tale pièce non ha nulla di vagamente autonomista o identitario...
    Cominciamo bene...
    Iunthanaka
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  9. #9
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    CI STUPISCE IL SILENZIO DELLA CHIESA
    GIANLUIGI PARAGONE Volemose bbene. Ma potevamo anche scrivere prego, accomodatevi. Oppure, ancora, potevamo inventarci mille altri titoli a effetto per evidenziare un malcontento che crediamo sia non soltanto degli elettori leghisti. Ci riferiamo alla piega che sta prendendo la legge sulla libertà di religione in discussione in commissione Affari istituzionali. Gli onorevoli Fontanini e Bricolo da tanto tempo anche dalle colonne della nostra Padania stanno mettendo in luce tutti gli aspetti legati a questa possibile legge. Aspetti amministrativi, sociali, giuridici e religiosi.
    In un contesto dove l’integrazione tra Islam e cristiani, tra musulmani e cattolici è ben lontana dal trovare il punto di equilibrio, la Camera non vuole capire le curve di questo provvedimento.
    Ammesso che quel punto di equilibrio lo si possa trovare (e detto per inciso, secondo me non ci sono proprio gli elementi di una compatibilità) non credo che siano questi i tempi per un processo che mi sembra di osmosi. Non trovo infatti altro modo per definire la “parificazione” dell’Islam con tutte le altre religioni. Mi stupisce il silenzio della Chiesa che, in un momento di crisi di vocazioni oltre che di radicalismo cristiano, non riconsideri la sfida ecumenica e quel dialogo interreligioso che mi pare essere ormai un assillo più che una sfida.
    Come facilmente avevo previsto in altri contesti, ci siamo già scordati dello schiaffo dato alla nostra chiesa da quel Adel Smith irriguardoso nei confronti del crocifisso e degli altri simboli appartenenti alla nostra tradizione.
    Tutta la indignazione dei cattolici, i giorni successivi ai gesti di Smith, furono indignazioni che muovevano dalla pancia, dalla emotività. Non seguì un processo di razionalizzazione del pericolo. E ancora oggi non mi sorprenderei se qualcun altro si alzasse la mattina e offendesse i simboli della cristianità.
    Tutto questo senza parlare di eventuali contributi di cui beneficerebbe la religione islamica per costruire moschee e pseudo centri culturali, qualche volta sfiorati anche da inchieste giudiziarie circa le collusioni con ambienti terroristici.

    [Data pubblicazione: 03/03/2005]

  10. #10
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    Invece a me non stupisce affatto il silenzio della chiesa cattolica romana nei nostri confronti, ergo è inutile baciare le sottane dei pretoni nostrani che non porta a nulla.

    Forse qualcuno ci sta arrivando che la chiesa è uno dei maggiori pericoli...
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

 

 
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    Ultimo Messaggio: 28-11-07, 18:27
  4. varie sull'esordio
    Di l'altro nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-07-04, 15:27
  5. Buon esordio per l'Udc
    Di Colombo da Priverno nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 5
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