IL COSTO SOCIALE E FINANZIARIO
DELL’IMMIGRAZIONE EXTRA-COMUNITARIA

di Silvano Lorenzoni


L'immigrazione, in Europa, è un fenomeno che incomincia subito dopo la guerra; ma che solo da 20/25 anni ha assunto una dimensione preoccupante e sinistra. Ne è un indicatore il generalizzato - anche se spesso non confessato - malessere che sta incominciando a provocare. Per incominciare, diciamo pure senza mezzi termini chi sono i beneficiari del fenomeno.
I grandi beneficiari sono i megaricchi, i finanzieri usurocratici internazionali, tutti tesi verso l'instaurazione di quel nuovo ordine mondiale al quale fanno da ostacolo le specificità etnonazionali dei Popoli Europei: per poter raggiungere i loro scopi, è necessario che quelle specificità vengano distrutte, e per distruggerle lo strumento principe è la cosiddetta società multirazziale, primo passo verso una società formata da atomi umani dislocati, senza appartenenza, senza religione, senza famiglia, senza identità etnica, mossi esclusivamente da pulsioni edonistiche: i cosiddetti consumatori puri - nel contempo, troppo ottusi e troppo abbietti per potersi ribellare. Ci sono poi dei beneficiari di secondo grado. Fra di loro, per incominciare, la casta dei politicanti d'accatto - per intenderci, le sinistre - che si rendono conto che il terreno sta mancando loro sotto i piedi e che, se vogliono sopravvivere come casta, devono correre ai ripari. In un'Europa dove, a forza di onesto lavoro, la maggioranza della popolazione ha raggiunto un livello di vita ragionevole - ha, cioè, superato la povertà - essi hanno disperatamente bisogno di un nuovo sottoproletariato miserabile che faccia loro da serbatoio elettorale; e questo sottoproletariato sono in via di fabbricarselo con il materiale umano costituito dagli immigrati terzomondiali – vi è poi una certa categoria di industriali per i quali i terzomondiali, che si accontentano di lavorare sotto condizioni da rivoluzione industriale, sono comodi perché fanno da calmiere sui costi del lavoro. Ciò premesso, esaminiamo brevemente alcuni ragionamenti che vengono fatti per far credere agli sprovveduti che l'immigrazione terzomondiale è non solo accettabile, ma addirittura un bene. La popolazione europea sta invecchiando - ci sono sempre meno giovani che pagano le tasse e sempre più vecchi che aspettano di percepire una pensione.
Questa è una dura e tragica realtà, che potrebbe benissimo portare a una situazione per cui potrebbero non esserci più una quantità sufficiente di giovani contribuenti per mantenere in piedi il fondo pensioni. Ma - ci assicurano i soliti - il rimedio c'è: aprire le
cateratte dell'immigrazione terzomondiale, formata di massima da giovani ed eccellenti pagatori di tasse, raddrizzando in quel modo la condizione pericolante dei fondi pensioni. Questo è un argomento di notevole valore elettorale, presso un elettorato formato in modo crescente da vecchietti terrorizzati dalla prospettiva di rimanere da un momento all'altro senza pensione. -Ben diversa è invece la situazione reale: l'immigrato terzomondiale è tutt'altro che un eccellente pagatore di tasse. Solo un'infima parte degli immigrati terzomondiali lavora e paga tasse - il resto vive d’accattonaggio, di parassitismo, di crimine (il
crimine è una forma estrema di parassitismo). Ed è la società civile nel suo insieme che paga per la manutenzione delle crescenti masse che dal Terzo Mondo vengono qua a farsi mantenere (in modo diretto o indiretto). Gli europei giovani, negli anni futuri, non dovranno pagare soltanto le pensioni a quei vecchietti, ma dovranno anche pagare per mantenere masse
enormi di parassiti, passivi o attivi - il parassita attivo è il criminale, e anche la criminalità ha un suo costo. In Francia si calcola che la presenza delle masse extracomunitarie costi al contribuente francese circa 2.000 miliardi di lire all'anno. Per quanto strano possa sembrare, si risparmierebbe se si istituisse un fondo di rimpatrio e di pensionamento per rimandare
all'origine tutti gli extracomunitari presenti in Europa e passare là ad ognuno una pensione sufficiente per la sua sopravvivenza: con quel che costa al contribuente la presenza di un extracomunitario in Europa, se ne potrebbero mantenere di sana pianta una ventina nel Terzo Mondo. Un'altra spiritosa storia che ci viene raccontata è che l'extracomunitario è essenziale per
espletare lavori che l'europeo ormai rifiuta di fare: lavori pericolosi, nocivi alla salute o semplicemente troppo umili. Si è invece osservato che se si dessero degli adeguati (non astronomici) compensi pecuniari, gente disposta a fare anche mestieri pericolosi o sgradevoli ce ne sarebbe. Comunque, la tendenza è a che si preferisca dare il posto di lavoro all'extracomunitario, preferendolo all'europeo, perché domanda meno ed è disposto a lavorare sotto condizioni peggiori e
più precarie, con notevole risparmio da parte di certi industriali. La presenza degli extracomunitari non fa se non esacerbare il problema della disoccupazione e creare un generalizzato impoverimento. Tutto questo, dovrebbe di per sé dar da pensare. Ma ci sono delle altre allarmanti casistiche legate al fenomeno dell'immigrazione terzomondiale. Principalissime, quella della criminalità e del continuo peggioramento della situazione sanitaria. - E' un fatto che, appare spesso sulla stampa quotidiana, che la quantità di tubercolotici presente in Europa sta aumentando vertiginosamente come conseguenza dell'immigrazione terzomondiale. Non viene invece menzionato che la tubercolosi è una delle prima "infezioni opportunistiche"
che accompagnano l'AIDS: c'è da sospettare che molti fra quei tubercolotici siano anche sieropositivi. Vale l'osservazione che sia il degrado sanitario che la criminalità sono casistiche legate alla presenza extracomunitaria: in mancanza di controlli sanitari adeguati, la distinzione fra clandestino e non-clandestino
viene qui a cadere (a prescindere dal fatto che un'altissima
percentuale dei non-clandestini non sono se non ex-clandestini che si sono rifatti una verginità approfittando di qualcuna fra le numerose moratorie offerte da governi di sinistra). In Europa occidentale, il 70% della criminalità è d'importazione: importata
dal Terzo Mondo. E non si tratta di un fenomeno transitorio,
legato alla cosiddetta integrazione dell'immigrato terzomondiale nella società civile. Con il passare del tempo, la situazione invece di migliorare si aggrava - si formano i ghetti di colore, su stile americano, dove una massa di complessati e di infelici,
generalmente senza lavoro, si nutre di sogni di vendetta.
E' dimostrato che il tasso di criminalità non solo non diminuisce ma sale di generazione in generazione fra gli extracomunitari d'Europa: ci si può perciò aspettare uno spaventoso incremento nei fatti di violenza, all'americana, quando ogni rione, ogni
caseggiato, ogni condominio dovrà divenire, specie di notte, una specie di villaggio fortificato. Per questo è necessaria più che mai una rigorosa politica in materia di immigrazione. Per questo noi etnonazionalisti völkisch chiediamo che si agisca in tempo e si
affronti in maniera decisa, determinata, la "questione allogena".